CAPITOLO XIV
Disturbi sessuali
Nei disturbi sessuali è sempre presente — a causa degli intensi impulsi ad
essi associati — un forte elemento di ansia, conscia o inconscia. Per quanto
questa ansia possa essere più spiccata in uno dei due soggetti, vi è sempre
naturalmente una forte interreazione di meccanismi affettivi e fisici che non
può non coinvolgere anche l'altro. In genere, quando vi è una relaaione sessuale
insoddisfacente, uno dei due interessati si rende maggiormente conto della
situazione e spesso uno dei due è più portato a rivolgersi al medico. Tentare la
desensibilizzazione delle risposte di ansia o il condizionamento di nuovi schemi
di comportamento su un solo soggetto senza la collaborazione dell'altro può
servire a poco o niente, a meno che la persona che si rivolge al medico non sia
quella più bisognosa di cure. Aiutare una persona tramite un'altra è un'impresa
difficile da tentarsi solo se non vi sono altre alternative. Il massimo dei
risultati, in questì casi, si ottiene quando ambedue gli interessati comprendono
e collaborano.
In quest'ultima eventualità, è opportuno trattare i due soggetti
separatamente. Anche l'anamnesi deve essere raccolta separatamente e si potranno
vedere insieme i due interessati solo per ottenere il mutuo consenso ad uno
sforzo comune, oppure durante sedute d'istruzione sugli aspetti generali di
questi pro-blemi. Quando due persone asseriscono di non aver « segreti » l'ima
per l'altra, ciò è già in sé un indizio dell'esistenza di qualche problema di
fondo. In ogni soddisfacente relazione eterosessuale, ci sono sempre alcune
personali caratteristiche di comportamento e di motivazione ignote all'altro e
che perciò vanno studiate in privata sede. Senza di che molti elementi utili
perdono la loro efficacia. Per esempio, ogni parola o gesto di uno dei due può
essere interpretato in maniera diversa dal compagno se questi sente che non è
spontaneo. Sapere che alcune espressioni o gesti sono dovuti a consigli dati da
una terza persona può provocare risposte del tutto contrarie a quelle
desiderate.
Quando risposte di ansia si sono condizionate a stimoli associati ai rapporti
sessuali, può accadere che la capacità dell'individuo sia gravemente compromessa
spesso fino alla completa impotenza. A sua volta, questa situazione porta un
aumento del livello dell'ansia. E' pertanto opportuno consigliare al paziente di
astenersi da tentativi di rapporti sessuali per un certo tempo, a meno che non
vi sia un'incontrollabile necessità fisica. Bisogna assolutamente evitare i
tentativi di raccogliere, per così dire, una sfida o di provare qualcosa a se
stessi. Invece vanno incoraggiate le situazioni utili ad ottenere piacevoli
risposte. La collaborazione del compagno deve consistere, se possibile, nel
partecipare a situazioni che suscitino l'eccitamento sessuale senza che
implichino però il dover dimostrare qualcosa o il dover essere all'altezza di un
particolare livello di capacità. Oltre a tutto ciò, bisogna stabilire un
programma per diminuire sistematicamente d'intensità anche tutte le risposte
d'ansia non sessuali, riducendo così il livello dello stato generale di
ansia.
Si hanno spesso casi in cui l'uomo diviene più attivo ed eccitabile della
donna e raggiunge prematuramente l'orgasmo. Ciò provoca immancabilmente un senso
di frustrazione nella donna e talora un diminuito interesse per i rapporti
futuri.
In questi casi, si può ottenere alle volte un miglioramento consigliando
all'uomo di essere più rilassato, di pensare durante il rapporto a cose casuali,
di arrestare i suoi movimenti quando l'eccitamento aumenta e riprenderli quando
diminuisce. Se tutta ciò è inefficace e l'orgasmo continua ad essere precoce, un
secondo rapporto ad un'ora circa di distanza può dare un miglioramento. Dando
risalto al miglior risultato di questo secondo rapporto, si può spesso ottenere
in futuro un miglioramento fin dal primo rapporto.
Nei casi in cui l'eccitamento sessuale provochi comportamenti anormali o
strani è possibile impiantare un programma che utilizzi le risposte di
ripulsione, condizionandole in modo che esse prevalgano sulle risposte
indesiderabili o le sostituiscano. In tali casi, il terapista deve dare al
paziente dettagliate istruzioni prima, durante e dopo la trance. Solo dopo aver
accuratamente saggiato le risposte alle suggestioni, si potrà concedere una
certa libertà al paziente nella scelta delle visualizzazioni. Quando il paziente
risponderà bene a queste suggestioni, senza tendenza a deviarle o ad elaborarle,
si potrà proficuamente utilizzare un ben delimitato programma di autoipnosi,
purché sia possibile mantenersi in stretto contatto con il paziente.
Impotenza
Il Signor G., commesso viaggiatore di 32 anni, soffriva da quasi un anno,
cioè dall'epoca del suo matrimonio, di eiaculazione precoce. Dichiarava di
essersi sempre considerato di nor-male virilità, come minimo, e questa sua
opinione era perfetta-mente condivisa dalla moglie nei numerosi rapporti
pre-matrimoniali. Il medico di famiglia che conosceva entrambi da tempo
attiribuiva questo spiacevole disturbo a circostanze collegate al giorno del
matrimonio. Spiegazione che, per quanto probabilmente esatta, non aveva
contribuito molto alla soluzione del pro-blema. Il medico aveva acutamente
osservato che, in quel giorno, un insieme di circostanze aveva provocato nel
Signor G. la risposta indesiderata che non era in lui abituale. Mai prima egli
aveva sentito il bisogno di mettere alla prova le sue capacità sessuali. Mai era
stato prima così eccitato per un così prolungato periodo e mai prima aveva
bevuto tanto. Nella notte di nozze era troppo stanco, troppo eccitato e aveva
bevuto troppo per essere fisica-mente in grado di compiere in modo soddisfacente
l'atto sessuale. Il rendersi conto di aver « deluso » la moglie, creò in lui
l'imperativo di rimediare al più presto possibile. Cosa che da allora tentava
invano di fare.
Questo tipo di situazione si verifica molto spesso. Una incapacità
fisiologica temporanea spesso condiziona una risposta psicologica
permanente. Permanente nel senso che si stabilisce un meccanismo di
amplificazione per cui gli aumentati stimoli provocano un eccessivo eccitamento
che viene a rendere impossibile proprio l'atto che si vorrebbe compiere.
Si ottenne la desensibilizzazione di questo stato di eccessiva ansia
consigliando al Signor G. di astenersi da rapporti sessuali per tutto il periodo
che gli fu necessario per impratichirsi nel-l'autoipnosi. Si consigliò inoltre a
entrambi i coniugi di favorire situazioni che comportassero il massimo di
eccitamento sessuale tutte le volte che lo desiderassero, ma fu loro proibito
assolutamente di tentare il coito. Lo scopo, naturalmente, era di togliere al
Signor G. l'obbligo di « mettersi alla prova », rinnovando al tempo stesso le
piacevoli sensazioni associate all'atto sessuale.
Il Signor G. dimostrò di essere un ottimo soggetto ipnotico e in tre
settimane raggiunse un'alta capacità nell'autoipnosi. Riferì che l'acquistata
capacità di rilassarsi gli era utile in molti modi e che cominciava a provare
sensazioni serene e piacevoli durante le sedute con la moglie. Dietro opportune
suggestioni, il suo braccio destro diveniva molto rigido e reagiva anche in
stato di veglia divenendo ancora più rigido ogni volta che tentava di piegarlo.
Appena lo toccava con la mano sinistra, il braccio si rilassava. Notai che il
Signor G. attribuiva un grande significato a questo controllo sul suo braccio e
ne desunsi che aveva già capito che un controllo analogo sarebbe stato suggerito
per altre parti del suo corpo. Questo, a mio parere, sarebbe stato ben lungi
dall'avere l'efficacia della forma di trattamento progettato, ma il fatto che
egli pensasse in questo modo era da parte sua una conclusione naturale e
costruttiva. Mi congratulai col Signor G. per la sua capacità di controllare
così bene il suo braccio e gli dissi che eravamo ormai pronti per passare allo
stadio successivo. Parve piuttosto sorpreso quando gli consigliai di formulare
la suggestione che, anche nelle circostanze più eccitanti, non avrebbe raggiunto
l'erezione. Gli spiegai che operando sul controllo indirettamente, la sua
tendenza ad eccitarsi troppo avrebbe avuto meno possibilità di interferire.
Questo gli parve logico e promise di dedicarsi a questa suggestione per una
settimana, continuando insieme con la moglie il programma di provocare
situazioni eccitanti senza tentare il coito.
La settimana successiva, quando venne per la solita seduta, rise e dichiarò
che i suoi problemi erano risolti. Nel corso della settimana, mi spiegò, aveva
avuto delle erezioni in varie occasioni dopo aver formulato la suggestione che
questo non sarebbe accaduto. Gli era « balenato in mente » che probabilmente era
proprio questo che io intendevo che accadesse. Nei giorni successivi era stato
in grado di controllarsi sempre meglio, finché era ormai certo di essere « come
prima e meglio di prima ».
Era questo più o meno che ci si attendeva, solo che non pose la solita
domanda: « Come mai si può ottenere un eccellente controllo con le suggestioni
più diverse ma la tecnica " fallisce " se si tenta di evitare l'erezione in
stato di eccitamento? ». La risposta a questo quesito è molto semplice. Bisogna
volere chela suggestione si attui, altrimenti è assai improbabile che si
raggiunga il successo.
Questo caso particolare è stato tenuto sotto successivo controllo per soli
sei mesi, ma è così tipico di tanti altri casi e il Signor G. è così fermamente
convinto di avere ormai risolto il suo problema, che le probabilità di una
ricaduta, a nostro parere, sono assai scarse.
Un giovane di 22 anni mi riferì di essere molto preoccupato por quanto segue:
Due mesi prima era uscito con una ragazza che considerava molto attraente. Dopo
averla condotta a cena In un ristorante pittoresco a vari chilometri dalla
città, erano andati in un altro locale dove avevano ballato e bevuto un po'.
Ritornati nella macchina, che aveva parcheggiato in un punto na-scosto alla
vista del locale, l'aveva baciata a più riprese e lei aveva ricambiato i suoi
baci con passione. Si era molto eccitato ed era convinto che la sua compagna
fosse desiderosa quanto lui di andare più oltre. Tuttavia, aveva opposto una
debole resistenza per qualche minuto e poi aveva ceduto; ma lui si era trovato
nell'impossibilità di compiere l'atto sessuale. Il suo precedente stato di
eccitazione era diminuito, fisiologicamente parlando, sebbene il suo ardore
emotivo fosse immutato. Si era molto irritato con se stesso ed era sicuro,
sebbene lei affermasse il contrario, che la ragazza era rimasta delusa. Durante
la strada del ritorno, aveva avuto l'erezione per due volte, ma ogni volta le
cose si erano svolte più o meno come abbiamo descritto prima. Con la differenza
che al terzo e ultimo tentativo non vi era stata la minima resistenza da parte
della ragazza. Se poteva nutrire ancora qualche dubbio sulla reazione della sua
compagna, mi disse, ben pochi ne rimasero a questo punto: era non solo delusa,
ma apertamente disgustata della sua incapacità di portare a termine quello che
aveva cominciato.
Dopo questo spiacevole incidente, aveva tentato numerose altre esperienze,
convincendosi sempre più che ben poco rimaneva della sua passata virilità.
Avendo considerato la possibilità che la sua impotenza potesse essere dovuta
all'alcool bevuto, si era convinto che questa ipotesi era infondata astenendosi
dal bere in alcune di queste occasioni.
Interrogando questo giovane sugli antecedenti di questo suo insuccesso, si
scoprì che in quasi tutti i suoi precedenti rapporti sessuali vi erano stati
vari importanti fattori che erano mancati in questo caso particolare. Di solito
conosceva meglio le ragazze e le aveva corteggiate più a lungo prima di giungere
al rapporto sessuale. Il caso in questione era il primo in molti anni in cui
aveva tentato il rapporto sessuale in un'automobile. In varie occasioni, i
preliminari si erano svolti in automobile, ma l'atto finale aveva avuto luogo in
un ambiente meno esposto. Riflettendoci, tenendo presenti questi fattori, ammise
di avere provato un senso di disagio quella sera all'idea di poter essere
interrotto, e, ripensandoci meglio, ricordò che era stata questa la principale
preoccupazione espressa dalla ragazza come motivo per la sua temporanea
resistenza. Si ricordò anche un altro elemento che poteva essere stato un
ulteriore fattore negativo, e cioè di aver letto su un giornale che un uomo era
stato arrestato per essere stato trovato in un'auto, in circostanze
compromettenti, con la moglie di un altro.
Abbiamo qui un caso di impotenza psicogena condizionata da stimoli d'ansia
associati col timore di essere scoperto in una situazione compromettente. Il
fatto di non essere conscio sul momento della vera causa della sua ansia,
indusse il giovane ad attribuire la sua impotenza a cause sconosciute da lui
associate a qualche malattia organica. Il timore di ulteriori insuccessi
contribuì a condizionare più radicalmente le sue risposte di ansia a tutte le
situazioni riguardanti i rapporti sessuali, anziché solo a quelle riguardanti
l'uso dell'automobile. La sua ansia inibì le sue capacità sessuali, e
l'inibizione delle sue capacità sessuali aumentò a sua volta l'ansia.
Tutte queste conclusioni furono raggiunte nella prima seduta durata due ore.
La settimana successiva il giovane riferì che i chiarimenti avuti sulle cause
del suo stato non avevano migliorato la sua capacità di compiere l'atto
sessuale, come dimostrato da tre « prove » fatte in quell'intervallo. Discutemmo
la possibilità di fargli praticare l'autoipnosi e utilizzare la visualizzazione
delle sue precedenti esperienze soddisfacenti per condizionare risposte di
sollievo a stimoli associati con l'atto sessuale. Disse che gli sarebbe piaciuto
provare ed io gli spiegai le tecniche generali riguardanti gli esercizi che
doveva eseguire durante la settimana. Gli feci tenere lo sguardo fisso dinanzi a
sé mentre gli davo queste spiegazioni. Reagì bene alle suggestioni della
chiusura degli occhi e del rilassamento; ma poiché non avevamo più tempo per
quella seduta, concludemmo a questo punto con l'accordo che si sarebbe
esercitato secondo le istruzioni ricevute.
All'inizio della seduta successiva mi disse che, contrariamente a quanto gli
avevo consigliato, aveva provato a rilassarsi pensando ai simboli mentre tentava
l'atto sessuale con una ragazza ili casa sua. Ma, com'era da prevedere, questo
tentativo era completamente fallito. Ammonendolo di non procedere troppo
rapidamente, gli spiegai di nuovo che le risposte ai simboli devono essere prima
condizionate, e che il modo in cui vengono utilizzate le suggestioni è
estremamente importante. Promise di essere paziente e di seguire le istruzioni
alla lettera.
Gli chiesi se aveva modo di organizzare situazioni particolari con una
ragazza con la quale avesse già avuto dei soddisfacenti rapporti sessuali. Annuì
con aria fiduciosa, e così gli spiegai che doveva ottenere la collaborazione
della ragazza nel senso di farle accettare di partecipare a incontri eccitanti
dal punto di vista sessuale senza aspettarsi di giungere mai all'atto completo.
Doveva rinunciare a qualsiasi idea, continuai, di "portare a compimento l'atto
sessuale per due o tre settimane almeno, poiché questo era troppo strettamente
legato al suo stato di ansia. Invece, doveva sforzarsi di mantenere uno stato di
rilassamento più profondo possibile quando si trovava in situazioni sessualmente
eccitanti.
Nel corso di questa seduta furono fatti ulteriori progressi nello sviluppo
dello schema autoipnotico, con particolare riguardo alla suggestione che avrebbe
potuto rilassarsi e restare rilassato durante la visualizzazione di precedenti
atti sessuali. Gli diedi istruzioni di immaginare se stesso in una situazione
particolarmente soddisfacente dopo avere suggerito che sarebbe rimasto
completamente rilassato per un periodo di cinque minuti. Al risveglio, mi riferì
di avere sperimentato visualizzazioni soggettive di un rapporto perfetto e di
avere provato solo una lieve ansia durante l'episodio. Gli consigliai di
esercitarsi con questa stessa visualizzazione due o tre volte ogni giorno
durante la prossima settimana e di combinare, possibilmente, due o tre incontri
con la sua amica in casa sua, durante i quali avrebbe dapprima dedicato da dieci
a quindici minuti a formulare suggestioni di persistente rilassamento e poi
continuato a pensare il più spesso possibile al simbolo « 1000-3 », mentre si
trovava nella situazione sessualmente stimolante di essere solo con la ragazza,
libero da qualsiasi timore di essere interrotto. Gli spiegai che l'obbiettivo
principale era di sviluppare la sua capacità di rimanere rilassato e che in
nessun caso doveva tentare il coito vero e proprio.
Durante le quattro settimane successive vennero applicate varianti secondarie
di questa tecnica, con un graduale aumento della sua capacità di ottenere
erezioni accompagnate da una diminuzione dell'ansia durante l'eccitamento
sessuale. Altre due settimane portarono a un miglioramento così netto che
il paziente si considerò ormai normale dal punto di vista della capa cita
sessuale, pur sussistendo ancora un certo grado di ansia. Ritenni che questa
ansia, che era stata condizionata dalla paura di essere osservato mentre si
trovava nell'auto, poteva ora essere desensibilizzata praticando visualizzazioni
di episodi soddisfacenti in casa sua, che includessero oggetti-stimolo associati
con l'incidente dell'automobile. Giudicai che le risposte di sollievo
sperimentate durante i rapporti sessuali fossero ormai abbastanza forti da
dominare le risposte di ansia e qualsiasi lieve aumento di esse che potesse
essere evocato da un oggetto-stimolo scelto appropriatamente che venisse
aggiunto alla visualizzazione. Lo oggetto-stimolo scelto fu la parola « auto ».
Pensando prima a questa parola durante le visualizzazioni di soddisfacenti
episodi sessuali e poi durante il culmine dell'eccitamento nel corso
dell'effettivo atto sessuale, l'ansia diminuì rapidamente. Frattanto
l'oggetto-stimolo passò per una fase di transizione da « auto » I «
visualizzazione di stare nella propria auto da solo », a « stare nella propria
auto con una ragazza » e infine « visualizzazione di compiere l'atto sessuale
nell'auto ».
La tecnica descritta portò al pieno ritorno delle facoltà sessuali e alla
desensibilizzazione di ogni forma di ansia associata con questa attività. Il
caso è stato sottoposto ad un attento controllo successivo per un periodo di tre
anni e non vi sono state ricadute.
Frigidità
Una coppia sulla trentina, sposata da otto anni e con due figli, si lagnava
di rapporti sessuali insoddisfacenti. Entrambi riconoscevano che sotto ogni
altro aspetto erano perfettamente felici e si consideravano fortunati. Non
avevano problemi finanziari, e dopo qualche discussione iniziale, si era ormai
creato in loro un profondo rispetto per i reciproci diritti come
individui, ma allo stesso tempo erano molte le cose che facevano volentieri
insieme. La prima seduta fu dedicata a raccogliere l'anamnesi e a spiegare le
varie tecniche ipnotiche. Il loro problema connsisteva evidentemente nel fatto
che gli stimoli sessuali non provocavano sensazioni piacevoli nella moglie. In
otto anni di matrimonio aveva provato un larvato piacere solo quattro o cinque
volte e si era ormai rassegnata all'idea di essere una donna « frigida ». Il
marito spiegò che questo gli era dispiaciuto al principio, ma che si preoccupava
soprattutto della felicità di sua moglie. Godevano in tante altre maniere del
loro amore e della reciproca compagnia che entrambi sentivano di poter
continuare a vivere una vita piena e felice anche se non si fosse potuto trovare
il modo di risolvere questo problema.
Fu convenuto che ognuno di loro sarebbe venuto al mio studio per un'altra
seduta prima di prendere qualsiasi decisione sulla tecnica da seguire. Fu
fissato un appuntamento con la moglie per il martedì prossimo e con il marito
due giorni dopo.
Le informazioni raccolte dalla Signora C, come la chiameremo, dimostrarono
che era una donna evidentemente equilibrata; il suo punteggio nel test di
Willoughby era 14 senza alta intensità in nessuna zona. Aveva una visione larga
e tollerante della vita e non nutriva idee ristrette o errate sui rapporti
sessuali. Spiegò con calma che all'inizio del rapporto sessuale col marito si
eccitava e le piacevano le sue carezze e le sue parola affettuose, ma quando si
rendeva conto che il coito era imminente, si « irrigidiva » e, pur esercitando
su se stessa tutto il controllo che poteva, non riusciva a nascondere a suo
marita quanto questa parte del rapporto sessuale le fosse sgradevole « spesso
causa di un vero dolore fisico. Avrebbe tanto voluto poterlo accontentare, ma
questo era un aspetto del suo schema emotivo che non poteva proprio
cambiare.
Ricordava di aver avuto forti reazioni a stimoli sessuali nel l'adolescenza;
e del resto, ancora adesso, reagiva bene con il marito fino al momento
dell'immissione in vagina. Solo a quel momento il suo eccitamento cadeva.
Sebbene non avesse mal avuto rapporti sessuali prima del matrimonio, vi era
stato un incidente in cui un suo innamorato l'aveva quasi forzata a col dergli.
Le sue carezze l'avevano eccitata e ricordava la forte reazione provata al suo
stimolo manuale sul clitoride. Tuttavia era stata presa dal panico al tentativo
da lui fatto di inserire un dito in vagina. Sentiva che la reazione provata in
quel momento era dovuta alla sua convinzione che quello non era il ragazzo che
intrudeva sposare, più che ad una avversione per l'atto in sé. Si era resa conto
da anni che questo probabilmente era stato l'epi-sodio scatenante che aveva
condizionato le sue reazioni di fuga, ma ogni tentativo di pensare a
quell'episodio durante i rapporti sessuali col marito non era servito che a
intensificare la sua avversione. Non aveva mai parlato di questo con suo marito,
sempre sperando di riuscire a superare le sue reazioni da sola.
Le spiegai che l'autoipnosi l'avrebbe aiutata a rilassarsi in queste
situazioni e che avrebbe dovuto cominciare a crearsi la convinzione che l'atto
sessuale può essere reciprocamente gradevole. Le dissi che non doveva affrontare
questi rapporti con la sola idea di far piacere a suo marito. Le feci osservare
che nes-suina donna poteva «recitare una parte» facendo credere al marito di
raggiungere una soddisfazione sessuale. Avrebbe fatto piu piacere al marito
giungendo, nel rapporto sessuale, solo fin dove questo le riusciva veramente
gradevole, e nelle prossime settimane avrebbe dovuto attenersi a questa norma.
Questo, continuai, avrebbe desensibilizzato la sua ansia e col tempo avrebbe
reso l'atto completo realmente desiderabile. Frattanto, poteva soddisfare suo
marito con mezzi diversi dal coito. Capì e promise di seguire queste
istruzioni.
Due giorni dopo, durante l'intervista privata con il Signor C.,fu deciso che
la via migliore da seguire per lui era di aste-nersida qualsiasi tentativo di
immissione in vagina finché sua moglie non avesse fatto ben chiaramente capire
di desiderarlo. Tuttavia, durante ogni rapporto con la moglie, avrebbe dovuto
essere prodigo di carezze e cercare di eccitarla in tutti i modi posibili; ma,
giunto lui stesso all'orgasmo, lo avrebbe accettato come un piacere in sé,
sufficiente a soddisfarlo per qualche tempo. Concludemmo che l'ipnosi non
sarebbe stata necessaria per-che lui svolgesse la sua parte in questo
procedimento. Consigliai anche che, quando sua moglie fosse giunta al punto di
desiderare l'iimmissione in vagina e avesse espresso insistentemente questo
desiderio, egli avrebbe dovuto procedere con molta cautela, usare un
lubrificante vaginale e arrestarsi appena avesse raggiunto lui stesso l'orgasmo.
Anche il suo atteggiamento doveva essere indirizzato più alla propria
soddisfazione sessuale che a quella della moglie limitandosi nei suoi riguardi a
parole e carezze affettuose. Convenne che questo atteggiamento pareva logico e
che avrebbe seguito le mie istruzioni.
La Signora C. giunse in breve tempo a praticare l'autoipnosi fino al punto di
rilassarsi facilmente. In meno di due settimane riferì di sentirsi più rilassata
sotto ogni aspetto. Si sorprese a sperare ad ogni rapporto sessuale che il
marito non si ponesse dei limiti e cominciò perfino a notare che lo giudicava
egoista. Considerò anche se stessa un po' egoista e si rese conto che così
doveva essere. Ognuno doveva desiderare l'altro, ma solo in quanto fosse
piacevole per entrambi.
Nel corso della terza settimana, chiese al marito di tentare l'immissione in
vagina, ma questi si rifiutò, giudicando che il suo desiderio non fosse
abbastanza intenso. La notte successiva cedette tuttavia alla sua richiesta che
questa volta era stata formulata in maniera inequivocabile. Fu comunque molto
cauto e attento ad evitare di farle male. Più tardi la moglie disse che
cominciava a sentirsi un po' irritata dalla riluttanza mostrata dal marito e
affermò perfino che non prevedeva di provare alcun dolore fisico, ma se anche
avesse dovuto provare un po' di dolore, sarebbe stato meglio che « essere
lasciata così a mezza strada ».
Da allora in poi la vita è stata più ricca e completa per ì coniugi C. Sono
entrambi felici insieme più di quanto non possano esprimere, e il termine «
frigidità » non ha per loro alcun significato ormai da più di otto anni.
Questa coppia avrebbe probabilmente potuto raggiungere lo stesso risultato
senza l'ipnosi, ma ci sarebbe voluto molto più tempo. Questo esempio dimostra
come l'ipnosi debba essere considerata integrativa di altre terapie, più che un
mezzo in sé. Può avere una parte molto importante o molto secondaria. Nell'uni
caso o nell'altro, i procedimenti da usare devono essere scelti con cura e i
risultati — sia negativi che positivi — attribuiti a ogni elemento nella giusta
proporzione.
Trasvestismo
Sebbene questi casi, secondo l'esperienza dell'autore, siano abbastanza rari,
il metodo di trattamento è simile a quello di altri casi di comportamento
sessuale anormale. Si ha di solito un graduale accumularsi di ansia e di senso
di frustrazione fino a che si scatena il comportamento ritualistico. Questo può
accadere a cicli piuttosto definiti, oppure ogni episodio può essere scatenato
da una serie specifica di circostanze. Questa forma di comportamento compulsivo
sembra essere condizionato da intensi impulsi sessuali, e poiché questi impulsi
non sono mai sufficientemente soddisfatti, il risultato è un crescendo di ansia
e di senso di colpa e di vergogna.
Si riscontra in genere un forte e apparentemente sincero desiderio di
superare questi comportamenti compulsivi, desiderio che si può far risalire al
timore di essere osservati o rinchiusi dai familiari o dalle autorità. Il
trasvestista differisce dall'al-coolizzato nella volontà di continuare il
trattamento che sembra avere un benefico influsso sul suo comportamento
compulsivo. Mentre il dipsomane spesso trascura le istruzioni e manca agli
appuntamenti appena si rende conto che si sta verificando un miglioramento, il
trasvestita di solito segue le istruzioni, si presenta agli appuntamenti ed è
disposto a sottoporsi a severe e noiose cure pur di liberarsi dai suoi
sintomi.
Il Signor A., un giovane di 29 anni, di bell'aspetto e piuttosto robusto, era
profondamente preoccupato di sentirsi spinto a indossare abiti femminili e a
compiere atti di masturbazione. Aveva avuto le prime manifestazioni di questo
comportamento ritualistico all'età di dieci anni, e negli ultimi tre anni era
stato scoperto e arrestato dalla polizia in quattro diverse occasioni. Questo
comportamento si ripeteva ogni quattro-otto settimane e ciascun episodio durava
da due a quattro giorni, durante i quali compiva questi atti da due a quattro
volte al giorno. Il fatto di essersi sposato a ventidue anni e di avere avuto
due figli non aveva influito minimamente né sui cicli né sull'intensità di
questo comportamento ritualistico. La madre e la moglie erano al corrente del
suo problema e avevano tentato diversi metodi per venirgli in aiuto, ma senza
risultati.
Questo paziente mi fu inviato da uno psichiatra che lo aveva in cura da due
anni senza essere riuscito a ottenere alcun mutamento nel suo bizzarro
comportamento. Il medico mi aveva descritto i sintomi, chiedendomi quali
procedimenti avrei usato per cercare di eliminarli. Gli spiegai la tecnica per
ottenere il rilassamento attraverso l'autoipnosi e suggerii che se il paziente
si fosse dimostrato un buon soggetto ipnotico, una qualche forma di terapia di
repulsione avrebbe potuto essere efficace. A seguito di questa conversazione, fu
deciso di effettuare delle prove per valutare la suscettibilità del paziente
all'ipnosi e stabilire quindi quale fosse la migliore via da seguire a seconda
dei risultati di queste prove.
Il Signor A. si dimostrò molto disposto a collaborare e fin dalla prima
seduta fu raggiunta una trance profonda. Gli demmo istruzioni di esercitarsi per
pochi minuti due volte al giorno e di usare solo suggestioni tendenti a ottenere
un rilassamento più profondo. Il paziente fu informato prima e durante la trance
che non sarebbe stato in grado di indurre da sé la trance se non per scopi
specifici e nella maniera esatta da noi descritta. Mettemmo alla prova questa
suggestione invitando il paziente a vedere se riusciva a indurre la trance
stando in piedi e dopo aver formulato alcune suggestioni di sua scelta. Non gli
fu possibile, sebbene, come fu dimostrato pochi minuti dopo, riuscisse
facilmente a indurre la trance seguendo le istruzioni ricevute.
Tenemmo con il Signor A. delle sedute di due ore ogni settimana. Dopo tre
settimane aveva raggiunto un alto grado di capacità di rilassarsi a piacimento.
Gli chiedemmo quindi se ricordava qualche incidente che fosse collegato a un
senso di nausea e di ripulsione. Descrisse immediatamente un incidente
verificatosi una volta che era andato in una specie di giostra in un parco di
divertimenti. Ricordava benissimo la sensazione-di girare vorticosamente e
ricordava di aver provato una nausea atroce appena sceso dalla giostra.
Facendogli rivedere questa scena sotto ipnosi constatammo che era facile
provocare in lui un'intensa sensazione di nausea e di ripulsione con suggestioni
appropriate. Le successive quattro sedute furono quindi dedicate a condizionare
la risposta di nausea allo stimolo delle parole « vostro abito ». Fu dato sempre
maggior risalto a queste suggestioni finché non riferì di provare una sensazione
di nausea ogni volta che le parole-stimolo venivano pronunciate mentre era in
stato di trance.
Nel corso delle sedute successive demmo istruzioni al Signor A. di provocare
la visualizzazione di se stesso mentre svolgeva il rituale di indossare abiti
femminili, provando tutte le sensazioni che accompagnavano questo rituale,
compresi i suoi pensieri prima, durante e dopo.
Quando ebbe riferito che questa visualizzazione era visiva e affiorava
istantaneamente ogni volta che veniva suggerita, lo invitammo a formulare da sé
la suggestione di questa visualizzazione, indurre lo stato di trance e poi
segnalare l'inizio della visualizzazione alzando il dito indice della mano
destra. A quel momento le parole-stimolo « vostro abito » venivano da noi
pronunciate insieme alla suggestione che avrebbe provato un senso di nausea e di
ripulsione. Lo stimolo fu ripetuto a varie riprese nel corso della sua
visualizzazione di tutto il rituale allo scopo di condizionare risposte di
ripulsione ad ogni elemento del rituale. Questo fu fatto anche varie volte prima
che desse il segnale con l'idea che questa ripetizione avrebbe influito sui suoi
pensieri preparatori al rituale stesso.
Nel periodo che il Signor A. si esercitava nell'autoipnosi per raggiungere il
rilassamento, riferì di avere eseguito il rituale due volte. Dal momento in cui
venne iniziato il condizionamento di ripulsione, lo eseguì solo una volta, circa
due settimane più lardi, e non lo ha più eseguito da allora. Il condizionamento
è stato continuato finché il paziente non ha espresso ripulsione, in stato di
veglia, a qualsiasi idea del rituale e della sua esecuzione. Tutto ciò richiese
all'incirca tre mesi — con un totale di 35 ore — durante i quali la ripulsione
aumentò continuamente di intensità. Questo condizionamento non è affatto
definitivo. Il caso esposto è tipico di quattro casi analoghi in cui i sintomi
principali erano identici, come pure i procedimenti impiegati e i risultati
conseguiti. Il controllo successivo è stato effettuato risce rimanere a letto,
anche se è bagnato, piuttosto che alzarsi durante la notte. Di giorno essi non
sono di questo parere, ma di notte, quando devono prendere questa decisione
reagiscono in questo modo.
I risultati sono molto più soddisfacenti quando non si accenna al risveglio
notturno. Verrà invece dato maggior risalto alla sensazione di scomodità di un
letto bagnato rendendo desiderabile quella del letto asciutto e, infine, quando
queste sensazioni si saranno stabilizzate, lo sforzo sarà diretto a sviluppare
il controllo della vescica per tutta la durata del sonno.
Sebbene le suggestioni dirette mediante etero-ipnosi possano essere efficaci,
le probabilità di risultati duraturi sono molto maggiori quando si utilizzano le
tecniche autoipnotiche. Ciò probabilmente è dovuto al fatto che nel paziente il
rafforzarsi della fiducia in se stesso, attraverso l'auto-suggestione, è
collegato al controllo sulle sue funzioni corporali.
Esistono numerose teorie sulle cause alla base dell'enuresi. Una che prevale
sulle altre si basa sul concetto che il paziente è, o talvolta era, avvilito
perchè i genitori, troppo premurosi, gli avevano imposto delle mète troppo alte.
Si ritiene quindi che il paziente ritorni ad un comportamento infantile nel
tentativo di attirare l'attenzione e la simpatia che sente di non poter ottenere
attraverso il raggiungimento di mète impossibili. Se tali teorie sulle cause
alla base siano vere o meno, non è così importante come il rendersi conto che
questo tipo di comportamento può essere condizionato ad essere ripetutamente
evocato anche quando i fattori che l'hanno provocato non esistono più. Ciò è
provato dal fatto che molti di questi casi sono stati trattati con successo e
che, per dei lunghi periodi, non hanno subito ricadute, e ciò senza aver
investigato sulle probabili cause dei sintomi individuali.
Nel corso delle prime sedute pratiche per lo sviluppo della autoipnosi si
deve dire al paziente di non fare assolutamente nulla riguardo al suo problema.
Egli dovrà innanzi tutto sviluppare capacità autoipnotiche al punto di ottenere,
in stato di trance, risposte appropriate a suggestioni neutrali, come la
rigidità del braccio o la levitazione della mano. Successivamente, dovrà
formulare suggestioni e sviluppare la visualizzazione assoclata all'idea di
scomodità e di indesiderabilità di trovarsi in un letto bagnato. Infine, gli si
darà istruzione di bere ogni sera un bicchiere d'acqua mezz'ora prima di
coricarsi e di formulare a letto, durante l'esercizio pratico, suggestioni che
orinerà nel letto prima di addormentarsi. Dopo varie notti, questo dovrebbe
riuscire assai sgradevole al paziente, e quando rifiuterà energicamente di
continuare lo spiacevole esercizio gli verrà detto di cominciare ad esercitarsi
sull'interruzione della minzione ogni volta che vuoterà la vescica, sia di
giorno che di notte. Ad ogni minzione dovrà interrompere il flusso dell'orina
contraendo quattro o cinque volte gli sfinteri fino a quando la vescica non sarà
completamente vuota. Gli si dovrà dire che questo lo aiuterà a sviluppare il
controllo, così da poter mantenere per tutta la notte un letto comodo e
asciutto. Le precedenti istruzioni di bagnare di proposito il letto, verranno
modificate in quelle di andare in bagno la sera prima di coricarsi. A questo
proposito gli si dovrebbe far notare che urinando prima di addormentarsi, potrà
esercitare un maggior controllo sulla vescica. E' raro che un paziente che ha
bagnato il letto prima di addormentarsi, si svegli durante la notte e, molto
probabilmente, giungerà al mattino lenza ulteriori minzioni. Da allora in poi le
sedute pratiche saranno dedicate alle suggestioni ed alla visualizzazione
connessa con i vantaggi di un letto asciutto.
Molti pazienti riscontrano già una minor frequenza nel bagnare il letto, e
con poche settimane di esercizio il sintomo scompare completamente. Il trenta
per cento circa riferisce che il sintomo non si verifica più fin dall'inizio
della visualizzazione positiva e che il letto, da quel momento in poi, resta
asciutto.
Nei casi per i quali è stata impiegata questa tecnica si sono verificate
pochissime ricadute e, in molti casi di ricaduta, si sono ottenuti risultati
duraturi riprendendo sia gli esercizi negativi che positivi per varie
settimane.
E' bene a questo punto dare una breve definizione del significato dei termini
« esercizi negativi » ed « esercizi positivi » adoperati nella precedente
esposizione ed in quelle che seguiranno.
L'esercizio positivo include il tentativo sistematico di astenersi dal
compiere l'azione indesiderabile nei momenti in cui esiste l'involontario
bisogno urgente. Questo sarà difficile da ottenere soprattutto se il paziente è
consapevole della sua indesiderabile azione solo quando questa è stata
parzialmente o completamente compiuta o fino a quando non si è verificata
qualche alterazione degli schemi stimolo-risposta associati ad essa.
L'esercizio negativo potrebbe essere il mezzo per attuare tale alterazione.
E' l'esecuzione sistematica volontaria dell'atto indesiderabile nei
momenti in cui non esiste il bisogno urgente involontario. Questo
tipo di esercizio comprende numerosi fattori che differiscono considerevolmente
da quelli associati con l'esercizio positivo. Esistono differenze nel tipo e
nell'intensità della motivazione, della visualizzazione, degli stimoli
ambientali, degli stimoli-risposta e nell'ordine in cui questi fattori si
presentano durante l'esercizio negativo. L'applicazione di questa tecnica può
fornire una base per modificazioni dello schema abituale stesso, modificazioni
forse difficilmente ottenibili in altro modo. Effettuate tali modificazioni
l'esercizio positivo potrà essere utilizzato con successo dove precedentemente
si era rivelato inefficace.
Balbuzie
Secondo l'esperienza dell'A., il trattamento dei balbuzienti ha dato esito
favorevole nel cinquanta per cento circa dei casi. I soggetti facilmente
ipnotizzabili e quelli in grado di sviluppare, durante la trance, una vivida
visualizzazione, conseguirono risultati di gran lunga superiori ai soggetti
refrattari. Si è anche notato che nei pazienti in cui la balbuzie cessava o
diminuiva parlando in stato di trance, quasi sempre si otteneva un netto
miglioramento.
Le tecniche più efficaci erano quelle in cui si incoraggiava il paziente ad
imparare l'autoipnosi prima di affrontare direttamente il problema. Ottenuto
questo, si richiedeva al paziente di parlare frequentemente durante la trance,
complimentandolo al minimo segno di miglioramento. Facendogli ripetere delle
frasi dette dall'ipnotista si evitava al paziente di prendere qualsiasi
decisione, con il risultato di più frequenti risposte favorevoli. La complessità
delle frasi era gradualmente aumentata a seconda del miglioramento ottenuto. La
fase successiva consisteva nel dare al soggetto la possibilità di scegliere la
frase che desiderava ripetere. Il concetto fondamentale di questa tecnica è che
molti di questi problemi nascono dall'incapacità del paziente di coordinare la
favella con il pensiero Si ritiene che spesso si verifichi nella mente del
paziente un conflitto tra l'esprimere ciò che veramente sente e ciò che ritiene
possa essere accetto all'ascoltatore. Tale conflitto potrà essere minimizzato
usando il sistema di preparare per il paziente delle frasi e dargli poi la
scelta fra due o più; una delle quali sarà ovviamente la giusta in modo che
possa scegliere facilmente. Quando il miglioramento sarà palese, si potrà
rendere più difficile la scelta tra le varie frasi.
Mentre il soggetto è in trance, oltre a procedimenti di suggestione esistono
varie tecniche che comprendono l'uso della visualizzazione e che il soggetto
potrà praticare quando vuole giornalmente e durante l'auto-induzione della
trance. Sarà molto utile l'impiego di una visualizzazione in cui il soggetto
vede se stesso parlare speditamente con qualcuno; quando sarà in grado di farlo
con sufficiente naturalezza, lo si incoraggerà ad indirizzare, in stato di
veglia, delle semplici frasi ad una persona, finché non potrà fare anche questo
con facilità.
I casi di balbuzienti che manifestano uno stato di grande ansia per ciò che
riguarda l'esecuzione sono in genere influenzabili più rapidamente di quelli che
presentano solo un leggero stato ansioso ed un minor imbarazzo.
L'uso della distorsione temporale favorisce molto il miglioramento se
applicata dapprima secondo schemi non associati al problema e sembra dia
risultati ancora migliori se il genere di esercizio e le frasi usate sono
dapprima poste sotto controllo senza il suo impiego. La distorsione temporale
sarà quindi usata principalmente per consolidare i progressi già ottenuti con
altri mezzi.
Un'altra tecnica efficace consiste nel suggerire al paziente di scegliere una
persona che secondo lui parli molto bene e poi di visualizzarla mentre parla.
Sembra che, in questo caso, il paziente abbia la tendenza ad immaginare se
stesso nella visualizzazione dell'altra persona, e agendo come se fosse l'altra
persona, si dissocia al punto di poter parlare con molta più facilità.
La fiducia che il paziente acquista nello sperimentare l'efficacia della sua
suggestione costituisce un altro fattore importante. Quando avrà imparato a dare
più importanza a quello che dice piuttosto che a come lo dice, si otterrà
immancabilmente un miglioramento.
Tics
Sebbene i tics non siano esattamente delle « cattive abitudini » vengono
classificati tali per comodità in quanto sono soggetti al processo di
condizionamento. La percentuale di esiti favorevoli per il trattamento dei tics
è leggermente superiore a quella per la balbuzie e l'applicazione delle tecniche
ipnotiche è simile a quella impiegata nei casi di balbuzie. Esistono tuttavia,
alcune applicazioni supplementari che potranno essere di un certo aiuto.
Nei casi in cui il paziente è inconsapevole del movimento tic-simile, si può
condizionare il movimento come uno stimolo che generi la consapevolezza.
Ottenuto questo risultato si potranno in seguito condizionare risposte di
sollievo all'inizio del movimento, in modo che non sia più necessario portarlo a
compimento. Questo metodo, naturalmente, potrà essere applicato solo a movimenti
abbastanza estesi o con durata sufficiente per poterne distinguere l'inizio e la
fine. Quei tics causati da degenerazione o da disfunzione delle vie neuronali
non saranno trattati con questi procedimenti.
Un ragazzo aveva l'abitudine tic-simile di muovere reiteratamente la testa
come se il colletto fosse troppo stretto. Questo gli accadeva soltanto quand'era
impegnato in conversazione. Il movimento diveniva più pronunciato quando si
apprestava a parlare, poi, parlando, l'ampiezza e la frequenza del movimento
diminuivano e, giunto alla conclusione, scomparivano fino a che non si preparava
di nuovo a parlare. Egli era più consapevole di questo movimento immediatamente
dopo aver iniziato a parlare che non durante la formulazione mentale di quel che
aveva intenzione di dire, o dopo l'inizio del discorso. Se qualcuno lo
interrompeva o se l'opportunità di parlare non si presentava in stretta
coincidenza con la formulazione dei suoi pensieri, la frequenza e l'intensità
dei tics aumentavano grandemente.
Dopo che il paziente ebbe praticato l'autoipnosi e si fu esercitato a
visualizzare se stesso, parlò senza tic e si notò un leggero miglioramento.
Siccome questo lieve miglioramento fu considerato insufficiente, decidemmo che
era necessario un tipo di condizionamento più serrato.
Lo schema-movimento del tic consisteva nel protendersi del mento in avanti
seguito da un movimento dall'alto in basso verso la spalla destra. Infine con un
rapido movimento circolare, il capo del paziente riassumeva la posizione
normale.
Il paziente doveva, durante la trance, visualizzare di scrivere su una
lavagna una domanda formulata dall'ipnotista e segnalare di averlo fatto alzando
l'indice della mano sinistra. Poiché nella visualizzazione il paziente aveva
dovuto usare la mano destra per scrivere era per lui più conveniente usare
l'altra per segnalare). Successivamente doveva scrivere la sua risposta alla
domanda nella stessa maniera.
Siccome egli visualizzava le parole scritte su una lavagna proprio di fronte
a lui, l'attenzione era diretta in modo da fargli tenere la testa rivolta in
quella direzione. Gli fu consigliato di formulare i suoi pensieri in questa
maniera durante le conversazioni da sveglio, dopo aver messo in pratica questi
procedimenti per due settimane, in trance e da sveglio, si notò un netto
miglioramento. Decidemmo in seguito di utilizzare uno stimolo doloroso per il
condizionamento negativo nel tentativo di eliminare le ultime tracce del tic.
Questo sistema funzionò molto bene. Il procedimento consisteva nell'induzione di
una leggera corrente elettrica nell'avambraccio del paziente ogni volta che la
testa si muoveva verso destra durante l'esercitazione in trance. Tutte le volte
che visualizzava di scrivere una domanda e di rispondere senza muovere la testa,
non si applicava la corrente ottenendo così la stabilizzazione di una risposta
di sollievo. Se si osservava il minimo movimento della testa verso destra si
trasmetteva la corrente per tutta la durata del movimento. A questo procedimento
fu dedicata la maggior parte di sette sedute di un'ora al termine delle quali il
paziente non mostrava più alcuna tendenza a muovere la testa. Il paziente riferì
di poter parlare facilmente in ogni circostanza e di formulare i pensieri «
esternamente » come se fossero scritti su una lavagna immaginaria posta dinanzi
a lui. Non aveva più alcuna tendenza ad eseguire il movimento tic-simile.
L'abitudine evidentemente era stata alterata. A 18 mesi dal trattamento il
sintomo non era ricomparso.
Sono state usate con successo variazioni di questa tecnica in dozzine di casi
analoghi nei quali i sintomi variavano da movimenti appena localizzati come
spasmi muscolari attorno agli occhi ad estesi movimenti della testa e delle
braccia. Sviluppare la capacità di rilassarsi durante la manifestazione del tic
può essere utile. Una visualizzazione atta a condizionare sia le risposte
negative che positive, come il senso di sollievo dopo una buona esecuzione ed
una risposta di fuga dopo un'esecuzione insufficiente pare sia un fattore
addizionale per il miglioramento. Più efficace di tutte si è rivelata
l'utilizzazione di queste tecniche con i procedimenti di condizionamento che
comprendono lo stimolo doloroso. In alcuni casi si è riscontrato che la reazione
negativa alla stimolazione elettrica può essere condizionata al tocco di un
dito, dopo che il paziente ha sentito l'effettiva stimolazione durante la
trance, e da quel momento in poi i risultati non differiscono da quelli ottenuti
con la reale applicazione della corrente. In alcuni casi in cui i pazienti erano
ottimi soggetti ipnotici l'applicazione dello stimolo doloroso venne eliminata
dal procedimento, e si poterono condizionare delle eccellenti risposte di fuga
con il semplice uso della suggestione.
Un'altra tecnica usata con successo sì basa sul condizionamento della
reazione-tic ad uno stimolo nuovo e controllabile e sulla successiva estinzione
attraverso procedimenti condizionanti negativi.
Un tipico caso fu quello in cui il tic del paziente consisteva in un
movimento della mano destra verso la nuca, in un lieve scuotimento della testa
seguito, dopo un minuto o due, dalla caduta del braccio in grembo. Questo
accadeva circa ogni minuto durante una conversazione o una intensa
concentrazione del pensiero. Il paziente sviluppò soltanto una minima capacità
di rilassarsi attraverso la suggestione autoipnotica, e dopo molte settimane di
esercitazione non si notò alcuna modificazione nella frequenza o nell'intensità
del sintomo.
Tuttavia, dopo aver condizionato il movimento ad un nuovo stimolo ed averlo
poi annullato il miglioramento fu abbastanza rapido. Questo fu fatto attaccando
degli elettrodi all'avambraccio sinistro ed ordinandogli di eseguire i movimenti
del tic ogni volta che udiva il segnale di due colpi di matita sullo scrittoio.
Subito dopo il segnale venne indotta una leggera corrente contemporaneamente
all'esecuzione del movimento, corrente interrotta solo dopo che il braccio era
ricaduto in grembo.
Furono effettuate quaranta applicazioni del genere durante cinque sedute ad
intervalli di due o tre giorni, per un totale di duecento episodi condizionanti
senza effettuare nel frattempo alcun esperimento. Nel corso della prima seduta
sperimentale furono dati cinque segnali ad intervalli di due minuti, ed ogni
volta la risposta movimento-tic avveniva spontaneamente, anche senza l'uso della
corrente. Successivamente si diede al paziente istruzione di tentare di
eseguire il movimento al segnale di un solo colpo di matita dicendogli che la
corrente sarebbe stata aumentata in proporzione al grado del movimento del
braccio. Seguirono duplici applicazioni con segnali a caso di uno o due colpi.
Al segnale di un colpo si emetteva la corrente soltanto se sollevava il braccio.
Gli fu detto di ingigantire ed accentuare le sensazioni di sollievo quando non
alzava il braccio e in questo caso lo stimolo doloroso non veniva applicato.
Tuttavia, al segnale di due colpi, l'unico modo ch'egli avesse di minimizzare lo
stimolo doloroso era di eseguire rapidamente il movimento.
Vennero poi effettuate centoventi applicazioni nel corso di tre sedute finché
il condizionamento ai segnali fu ben stabilizzato: nessun movimento ad un colpo,
movimento rapido ai due colpi. Successivamente si ottenne la desensibilizzazione
attraverso centoventi applicazioni di segnali di un colpo, diminuendo
gradualmente l'intervallo fra un colpo e l'altro fino ad avvicinarsi molto al
segnale di due colpi. Il paziente riferì di provare significative risposte di
sollievo ai segnali quando si asteneva dal sollevare la mano. Queste erano
dovute al fatto che, verso la fine del periodo di condizionamento, l'unica volta
che la corrente veniva indotta era quando si osservava l'inizio del movimento,
senza tener conto di quale segnale veniva dato. Nel corso delle tre sedute
finali il tic scomparve gradualmente ed il solo effetto del rumore del segnale
era di evocare un senso di rilassamento.
Onicofagia
Questo tipo di comportamento si associa spesso ad una forma ansiosa,
specialmente quando è prima condizionato. Può tuttavia manifestarsi in una
risposta automatica a situazioni stimolo completamente sconosciuta al
soggetto. Può diventare inoltre una reazione compulsiva che il soggetto
riconosce, ma è incapace di controllare. I procedimenti di cura sono identici a
quelli impiegati nel trattamento dei tics, quindi non riteniamo opportuno
ripeterli qui. La percentuale di trattamenti con esito favorevole è molto più
alta in questi casi che in ogni altro campo delle abitudini indesiderabili.
Questo è dovuto al fatto che si verificano raramente delle ricadute. Quasi
sempre questi pazienti seguono i procedimenti prescritti finché i sintomi non
scompaiono completamente.
Alcoolismo
Solo tre su venti dei casi più recenti di alcoolismo trattati dall'A.
mostrarono un miglioramento significativo e duraturo pur essendo tutti e venti
degli ottimi soggetti per l'ipnosi. La ragione principale per questa percentuale
così bassa è da ricercarsi nel rifiuto da parte di 15 di essi di continuare il
trattamento dopo due o tre sole sedute. Vi sono forti motivi per supporre che se
il trattamento fosse stato continuato, i risultati sarebbero stati assai più
incoraggianti.
Il grado di motivazione manifestato dal paziente sembra essere estremamente
importante. Quei pazienti che sono spinti da altri a ricorrere al trattamento
cooperano raramente. Questo appare evidente quando il paziente che deve guardare
in una determinata direzione, sebbene affermi di farlo, guarda da un'altra
parte. Al minimo accenno di progresso questi pazienti trovano spesso una scusa
per non presentarsi al prossimo appuntamento. Essi non desiderano realmente
essere aiutati, ma non vogliono che nessun altro sappia che cercano di sottrarsi
alla cura.
In questi casi un'altra difficoltà è rappresentata dai molti fattori
ambientali che contribuiscono al problema e dal fatto che il terapista deve
entrare in molte altre fasi delle situazioni di vita del paziente e questo non è
sempre possibile date le limitazioni di tempo o il desiderio di evitare tale
tipo di rapporto intimo con il paziente.
Questi e molti altri fattori sottolineano l'opportunità di qualche forma di
internamento. In questo modo molti fattori variabili potranno essere tenuti
sotto adeguato controllo.
In ognuno dei tre casi positivi a cui abbiamo accennato il paziente aveva
motivi sufficienti per cercare aiuto senza essere spinto a farlo da altri. I
procedimenti usati erano essenzialmente gli stessi per tutti i casi.
Ritenemmo sconsigliabile insegnare l'autoipnosi all'inizio del trattamento.
Venne invece indotta una trance mediante suggestione diretta, con il metodo
della levitazione della mano. La trance fu quindi resa più profonda con le
suggestioni della rigidità, della pesantezza e della leggerezza del braccio e
infine con suggestioni continue della durata di una mezz'ora. Il paziente doveva
successivamente visualizzare parecchi esempi di nausea sperimentata durante il
bere, e questa visualizzazione venne sviluppata mediante ripetute suggestioni,
fino al punto in cui il paziente in trance, riferiva che le scene erano vivide e
che risentiva intensamente le sensazioni associate ad esse.
Poi formulammo la suggestione che, ogni volta che avrebbe pensato di bere
qualcosa di alcoolico, si sarebbero immediatamente evocate queste scene e
sensazioni e che la loro intensità sarebbe aumentata finché non avesse deciso di
rinunciare. Venne dedicata circa un'ora alla costruzione dell'« immagine
negativa » nella quale il paziente doveva visualizzare se stesso sottoposto alle
più ripugnanti esperienze di sensazioni connesse con il bere. Gli veniva quindi
dato in mano un bicchiere di whiskey con l'ordine di « provare » a berlo.
Durante il tentativo di portare il bicchiere alle labbra venivano formulate
enfatiche suggestioni che avrebbe sperimentato nausea e ripugnanza « dieci volte
maggiori », e che ogni volta che diminuiva lo sforzo di sollevare il bicchiere
sarebbe stato fortemente spinto a provare di nuovo. Questo procedimento continuò
finché non venne effettuato alcuno sforzo per sollevare il bicchiere.
Si iniziò quindi il « condizionamento positivo » suggerendo la
visualizzazione in cui il paziente vedeva se stesso in ottima forma e felice. Un
gran numero di dettagli vennero usati in queste suggestioni e si tentò di
descrivere al paziente ogni possibile beneficio derivante dal non
prendere la bibita o dal berne una non-alcoolica. Gli venne successivamente
posto in mano un bicchiere d'acqua e gli fu detto di pensare alla
visualizzazione positiva e di sperimentare le sensazioni piacevoli ad essa
associate ogni volta che beveva un bicchiere d'acqua. Questi procedimenti di
condizionamento negativi e positivi furono continuati alternativamente, finché
il paziente non rifiutò di sollevare il bicchiere di whiskey e non alzò e bevve
con facilità il bicchiere di acqua. Vennero infine formulate suggestioni finali
che, da quel momento, ogni mattina avrebbe bevuto un bicchiere d'acqua o di
latte e che questo gli avrebbe dato la forza di conservare la immagine positiva
per le successive 24 ore.
In ognuno di questi casi vennero presi accordi per aumentare il numero delle
attività costruttive del paziente. A due di essi venne consigliato di dedicarsi
a degli hobbies e a degli sports. Per uno dei pazienti vennero fissati
appuntamenti dal dentista per una cura dentaria. Vennero presi in considerazione
quanti più dettagli possìbili per un rafforzamento della fiducia e dell'orgoglio
e per tenere il paziente produttivamente occupato.
Le sedute iniziali richiesero approssimativamente quattro ore per ciascun
paziente e per le successive due settimane vennero fissati appuntamenti di
un'ora al giorno. Fu compilata una listacontrollo per ciascuno di essi in modo
da valutare e registrare il grado di suggestione raggiunto. Nel corso di ogni
seduta il condizionamento positivo e quello negativo vennero rafforzati da
suggestioni dirette.
Una considerevole quantità di tempo fu dedicata agli amici ed ai parenti di
ciascun paziente e a consulti con i loro medici curanti. Furono prese molte
decisioni nei loro confronti, decisioni che comunemente sarebbero state
considerate un'intromissione nei loro affari privati. Si stabilì nelle relazioni
paziente-terapista un'intimità di gran lunga superiore a quella usata dall'A.
per qualsiasi altro caso trattato. Dopo due o tre settimane nel corso delle
quali nessuno di questi pazienti espresse il desiderio di bere, venne ridotta la
frequenza delle sedute a due settimanali e dopo altre quattro settimane ad una
sola settimana. A questo punto iniziammo il condizionamento di una limitata
autoipnosi formulando suggestioni che la capacità poteva essere usata solamente
per esercitarsi nelle visualizzazioni positive e negative e per migliorare la
capacità di rilassamento.
Due di questi pazienti furono tenuti sotto attenta osservazione per un po'
più di due anni senza che si riscontrassero segni di recidive. Il terzo subì una
grave ricaduta a sei mesi circa dallo inizio del trattamento, ma ciò nonostante
guarì: il paziente, tenuto sotto costante controllo per quattro anni, non
manifestò alcun desiderio di bere e la sua situazione-vita era nettamente
migliorata.
Abuso del fumo
E' opinione quasi generale che il fumo e numerose altre cattive abitudini
possano essere facilmente e celermente modificate usando le tecniche ipnotiche,
con poco o nessuno sforzo o desiderio da parte del soggetto. Quest'errata
convinzione è esemplificata da frequenti commenti come: « E così lei è un
ipnotista? Passerò da lei uno di questi giorni perchè mi faccia smettere
di fumare ». Tale mancanza di valutazione del vero stato delle cose è
comprensibile in vista della pubblicità data a « cure » sensazionali nelle varie
pubblicazioni. Purtroppo si rendono noti solamente i casi con esito favorevole.
Il fatto che questi casi possano rappresentare solo un esiguo numero del totale
dei casi trattati o che molti di questi casi subiscano in futuro una ricaduta è
raramente indicato nelle relazioni.
Ad aumentare la confusione contribuiscono dimostrazioni di fenomeni ipnotici
apparsi sul video televisivo, nei locali notturni e nelle sale di conferenza.
Gli spettatori, a queste dimostrazioni, possono non rendersi conto di percepire
solo una minima parte del totale dei fattori richiesti per una vera valutazione
e comprensione di ciò che sta accadendo. Per esempio, una persona testimone
delle dimostrazioni di un vero ipnotista potrà essere indotta erroneamente a
pensare che l'ipnotista sia in grado di indurre una trance lì per lì in
qualsiasi soggetto che salga sul palcoscenico.
Questa è una conclusione comprensibile ma è ben lontana dall'essere vera. Se
riesaminiamo quel che realmente avvenne riscontreremo che l'ipnotista ha avuto
vasta opportunità di osservare le reazioni di numerosi membri del pubblico ad
astute suggestioni incluse nelle osservazioni introduttive. Quando invita dei «
volontari » a partecipare all'esecuzione in realtà non fa che selezionare quelle
persone che avevano risposto favorevolmente a quelle suggestioni. Il sorridente
cenno del capo dell'ipnotista verso l'individuo prescelto e il suo casuale: «
Vorrebbe prendere parte a questo interessante esperimento? » non è
affatto una scelta fatta a caso di volontari. E' invece un processo
selettivo molto accurato delle persone più suggestionabili tra il pubblico.
L'ipnotista fa delle ulteriori distinzioni nella scelta del soggetto invitando
parecchie persone sul palcoscenico, facendo altri tests e osservando le reazioni
alle sue istruzioni e lavorando poi solo con una o due persone dell'intero
gruppo. Dato che l'ipnotista sa per esperienza che potrà contare su due o tre
persone su dieci come soggetti adatti, sviluppa la sua abilità nel selezionare
questi buoni soggetti per assicurarsi una rappresentazione interessante.
L'ipnotista che lavora in campo clinico è messo di fronte ad una serie di
problemi completamente diversi. Se deve svolgere il suo compito correttamente,
deve lavorare con chiunque abbia bisogno dell'uso delle tecniche ipnotiche. Egli
non può selezionare i suoi pazienti. Deve perciò aspettarsi dì lavorare su
soggetti con vari gradi di suscettibilità. Anche lui riscontrerà che due o tre
su dieci reagiscono prontamente alla suggestione, e che gli altri sette o otto
non saranno tanto trattabili.
La persona che desideri effettuare qualche alterazione di schemi abituali
deve arrivare a comprendere queste limitazioni dell'uso dell'ipnosi. E' vero che
si ottengono alcuni rapidi risultati, ed è altrettanto vero che alcuni di questi
casi ricavano dei benefici a lunga scadenza. Ma che il singolo individuo creda
di appartenere necessariamente al gruppo con alta suscettibilità, è assurdo. A
questo genere di persone si dovrebbero dare informazioni esatte prima di
istituire qualsiasi procedimento terapeutico, se no le sue convinzioni errate
potrebbero ostacolare l'esito favorevole dei risultati.
Esistono alcuni fattori favorevoli nelle condizioni cliniche che non esistono
sul palcoscenico o nei procedimenti a scopo dimostrativo. Questo fa sì che la
percentuale degli usi fortunati delle tecniche ipnotiche sia più alta nei casi
che potrebbero altrimenti essere, entro certi limiti, refrattari. Il tempo, ad
esempio, non è generalmente così importante nei trattamenti clinici, come lo è
nelle dimostrazioni. L'ipnotista che si occupa di casi clinici può dedicare (e
generalmente lo fa), molte ore ad un'accurata induzione della trance perchè è
molto più interessato ad ottenere la sicurezza dei suoi risultati che non al
tempo o alla maniera sensazionale con cui vengono conseguiti.
Da queste osservazioni possiamo renderci conto che, per ottenere
un'alterazione degli schemi abituali, è essenziale una cognizione esatta
dell'efficacia dei procedimenti ipnotici e un sufficiente grado di
motivazione.
Nei casi in cui il desiderio di smettere di fumare è grande, l'uso
dell'autoipnosi può rivelarsi assai efficace. Il condizionamento dello schema
autoipnotico può iniziare durante la prima seduta, e dopo aver ottenuto la prova
di risposte appropriate alle suggestioni neutrali, si potrà iniziare il
condizionamento delle risposte di alleviamento a stimoli associati con il «non
fumare » e quello delle risposte
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