CAPITOLO XIII
Allergie
La madre di Shari ed io eravamo seduti nello studio del medico. Io osservavo
le sue reazioni, mentre il medico spiegava come spesso l'ipnosi sia d'aiuto nel
trattamento dei sofferenti di asma. Era bassa e corpulenta e con i piedi quasi
toccava per terra, mentre stava seduta nella poltrona a schienale diritto,
intenta ad ascoltare la spiegazione. Era una giapponese dal volto grazioso e
dall'intelligenza sveglia; parlava con voce dolce e senza accento, mentre
interrogava il medico o gli rispondeva. Questi ci aveva presentato l'uno
all'altra; e dopo avere spiegato brevemente il caso, aveva chiesto alla madre di
raccontarmi di sua figlia, Shari, la paziente malata di asma bronchiale.
« Cosa vuole sapere di lei? » mi domandò sorridendo.
« Tutto », dissi, « l'età, l'aspetto, le sue simpatie e le sue antipatie, la
sua attività, quando gli attacchi ebbero inizio, la loro frequenza ed intensità
e qualsiasi altra notizia che lei ritenga utile comunicarmi ».
« E' molto carina », incominciò. Poi sorrise ed arrossì leggermente.
Riteneva, evidentemente, che la propria bellezza fosse la fonte da cui era
derivata quella della figlia, ed aveva il diritto di pretenderlo, perchè,
nonostante il viso tondo e la figura tozza, era una donna affascinante dalla
personalità radiosa. Continuò: «Ha dodici anni, ed è la prima di cinque
figlioli. E' magra, ma in ottima salute, a parte l'asma. E' brillante a scuola,
fa la terza media ed è sempre una delle prime. Suona il piano e le piace tanto
la musica. Ha una quantità di amici ». Si fermò per riflettere e riprendere
fiato. Poi: « Ha avuto questi attacchi da quando era piccola, vediamo... sui tre
anni, mi pare. Aveva tre anni quando ebbe il primo, e da allora li ha avuti
sempre. Molto gravi ». Volgendosi verso il medico, « Non le pare, dottore?
».
Egli assentì. « Sì, sono proprio gravi. Ma credo che questa sarà la soluzione
». La guardò come se si aspettasse da lei una risposta o un consenso.
Sorrisi tra me e me. « Sta cercando di persuaderla », pensai, « eppure
soltanto un paio di anni fa non voleva saperne della ipnosi ».
« Lo credo anch'io », ella disse finalmente. « Devo farla entrare? ». Si alzò
e si avvicinò alla porta, mentre il dottore diceva di sì, poi si voltò: « Io
aspetterei fuori. Va bene? ». Ne fui molto contento. E' sempre essenziale che un
paziente, soprattutto un paziente di asma, sia interrogato senza che vi siano
nella stanza dei parenti — specialmente un genitore — o delle conoscenze.
Shari era una delle più belle bambine che io abbia mai visto. Era sottile e
graziosissima, con un portamento eretto del corpo e del capo. Aveva degli occhi
insolitamente grandi e brillanti ed una magnìfica carnagione. S'inchinò
lievemente nel salutare il dottore. Aveva la tendenza a distogliere lo sguardo
dei suoi occhi neri, un indice di timidezza che sembrava quasi assurdo in una
persona dal contegno così fiero. Il suo respiro era lievemente accelerato, e mi
accorsi che ansimava un poco, ogni volta che cessava di parlare. Disse che aveva
avuto quella mattina un forte attacco e sentiva che ne avrebbe avuto un altro
prima della fine del pomeriggio.
Non aveva niente in contrario all'ipnosi, e non fece nessuni domanda;
sembrava che tutto ciò che il medico le ordinava 1< andasse perfettamente
bene. Stava ben dritta sulla sua sedia ma si accomodò appoggiandosi
all'indietro, quando le dissi di farlo. Fu interessata e divertita
dall'esperimento delle mani giunte. Le avevo chiesto di congiungere le mani e,
tenendole solledinanzi al viso, fissare lo sguardo su di esse, immaginando che
una grossa corda, arrotolata attorno ad esse, stesse comprimendo le sue dita e
le sue mani.
Dissi: « Immagina che io stia tirando le estremità di questa corda e che,
mentre lo faccio, tu possa sentire le tue mani compresse l'una contro l'altra.
Più forte... così forte che, quando contero sino a tre, non potrai più
separarle. Anzi, quanto più ti sforai, tanto più le mani saranno premute l'una
contro l'altra». Le nocche delle sue dita erano bianche, le mani si stringevano
tanto che vi si poteva notare un leggero tremito. Dissi allora con • voce
piuttosto decisa: « Uno... non potrai separare le tue mani ». \ questo punto la
maggior parte delle persone non si prova a farlo essa invece ci si provò, ma
senza riuscirvi, anzi le sue mani si strinsero ancora di più. « Due... quanto
più ti sforzi, tanto più le tuè mani si stringono. Non potrai separare le tue
mani, fino a che io non toccherò il dorso della tua mano destra. Tre... prova
con tutta la tua forza. Quanto più ti sforzerai, tanto più le tue mani si
stringeranno». Provò con tutta la sua forza, ma aveva le mani « incatenate
».
Decisi di farla cadere subito in trance. Volevo però mantenere uno stretto
controllo. Unpaziente, quando va in trance, sen-(1 agisce come ci si aspetta che
egli senta ed agisca. Volevo che questa fosse per lei una esperienza piacevole.
Dissi in fretta: Smetti di sforzarti ». Le toccai la mano destra, poi: « Ora le
tue mani e le tue dita si stanno rilassando. Mentre lo fanno, tutto il tuo corpo
si rilassa. Hai gli occhi pesanti... molto pesanti... si stanno chiudendo.
Mentre le mani ritornano nel tuo grembo, i tuoi occhi si chiudono e ti senti
molto bene. Molto a tuo agio. Completamente rilassata. Senti la mia voce, e
tutto è esattamente come io dico. Piacevole... Rilassante... Più
profondamente...più profondamente... ».
Ella cadde perfettamente in trance. Sperimentai allora per suggestione i
fenomeni della rigidità del braccio, della levitazione della mano, della
pesantezza del braccio, e di una visualizzazione del suo nome di battesimo
scritto nel cielo da un aereo. Poi suggerii che il vento lo stesso soffiando
via, e che essa non sarebbe tinta capace di pronunciare il suo nome, dopo
essersi svegliata, finché non avessi fatto schioccare le dita. Prima di
svegliarla, stabilii lo schema autoipnotico, suggerii che ogni volta essa
avrebbe approfondito la trance e che, mentre era in trance, avrebbe potuto con
facilità parlare e rispondere a delle domande.
Riferì, con evidente sorpresa, che l'esperienza era stata molto piacevole, e
fu divertita e stupita di non riuscire a pronunciare il proprio nome, finché non
le ebbi dato il segnale. Rise e disse « Shari » altre due volte, come per
convincersi di poterlo dire realmente.
Ricordava ogni parola delle istruzioni e lo dimostrò ritornando in trance da
sola. Il medico ed io ci alternammo nel parlarle e nel farle delle domande, e
scoprimmo, contrariamente a quanto aveva detto sua madre, che non le piaceva di
esercitarsi al piano, e che sgobbare a scuola era per lei una fonte di ansia.
Avrebbe voluto anche che sua madre le concedesse una maggiore libertà di azione
e minore sorveglianza.
Quando le fu chiesto se c'era qualcosa che la disturbava, Shari rispose di
essere spaventata dal rumore di passi diretti verso la sua stanza, che si
fermavano fuori della porta.
Iniziai la tecnica della « stella che svanisce », dicendole che essa era
stesa sulla cima di un colle, intenta a guardare le nuvole che passavano. « Il
cielo si sta facendo più scuro, mentre tu sprofondi sempre di più », dissi. «
Mentre conto da uno a cinque, il cielo si farà molto scuro e tu vedrai una
stellina che brilla in lontananza. Mentre guardi la stellina, essa diventerà
sempre più brillante. Quando sarà molto brillante, tu alzerai l'indice della
mano destra ». Poco dopo vedemmo il suo dito drizzarsi. Continuai: « Cinque. Ora
la stella sta svanendo, e quando avrò contato all'indietro sino ad uno, sarà
completamente svanita ». Le spiegai allora che essa aveva una buona intelligenza
ed un corpo sano, e che nessuna cosa del passato l'avrebbe più disturbata. « A
tutti capitano ogni tanto delle cose che spaventano o turbano, e tu non sei
diversa dagli altri. A noi tutti capitano cose che ci danno la sensazione di
essere colpevoli o spaventati o frustrati Ma queste cose appartengono al
passato. I passi che senti sono dì tua madre e di tuo padre, che controllano
semplicemente che tu sia al sicuro. Essi ti vogliono bene e vogliono essere
certi che tu stia bene. Ora stai imparando a rilassarti ed a rimanere rilassata,
cosicché ti sentirai meglio e penserai meglio. Rimarrai rissata mentre studi, e
ti accorgerai di pensare e ricordare meglio quandò sei rilassata. Potrai fare
tutto quello che vuoi, mentre sei questo stato di rilassamento, e ciò ti aiuterà
a fare tutto meglio. Invece di evitare le cose, come una bambina, affronterai
ielle che vuoi cambiare ed esprimerai apertamente i tuoi pen-•ri. Ormai sei una
giovanetta ed otterrai ciò che vuoi comportandoti come una persona adulta,
invece di piangere come un bambino piccolo per averlo ».
Quando Shari si risvegliò, notai che non ansimava. Disse di sentirsi
molto meglio di quanto non si fosse mai sentita prima. Accettò di
esercitarsi secondo le istruzioni e di affrontare coraggiosamente sua madre e
chiunque altro, quando voleva che agissero diversamente con lei. Sembrò
incuriosita all'idea di studiare il piano con la distorsione temporale e
rimanemmo d'accordo che gliel'avrei insegnata alla prossima seduta. Parlammo
brevemente con sua madre, sola, prima che se ne andasserò. Essa acconsentì
subito a concedere a Shari una maggiore responsabilità ed a non spronarla tanto
a studiare per la scuola e la musica. Un mutato atteggiamento da parte dei
geni-tori e importante quanto l'effetto dell'ipnosi. Questo avveniva più di tre
anni fa. Shari è venuta da noi una volta alla settimana per due mesi, poi una
volta al mese sino ad oggi. In tutto questo periodo ha avuto tre attacchi di
sima entità, è sempre un'ottima scolara, ma si diverte a studiare e si sente
rilassata durante gli esami. Ha riconosciuto chesi era ribellata a sua madre
perchè si sentiva soffocata ogni a che sua madre le chiedeva di fare qualcosa;
ora fa praticamente le medesime cose, ma perchè desidera di farle e non perche
le deve fare, e senza conseguenze dannose. A Shari, come a molti di noi, non
importa di essere istruita e guidata, ma non piace di essere costretta.
Non ho ancora mai visto un asmatico che non possa essere aiutato almeno un
poco dall'ipnosi, e ne ho visti molti, i cui sintomi erano diventati più
leggeri. Sebbene vi siano dei casi, omo quelli di bambini piccoli con sintomi di
asma, in cui la possibilità di fattori emotivi sembra da escludersi, di solito
questi fattori esistono e divengono sempre più apparenti, quanto più la persona
cresce in età. Questi sintomi diventano condizionati come risposte a situazioni
di stimolo indesiderabili, e scompaiono quando risposte predominanti di
adattamento possono sostituirli, o per un'alterazione degli stimoli ambientali.
Ciò spiega in gran parte il miglioramento che prova un asmatico, quando si reca
in una differente località geografica o cambia lavoro, contatti sociali, ecc.
Spesso questo miglioramento è di breve durata, generalmente a causa di un
ritorno alle condizioni precedenti di comportamento o di tensione.
Una giovane donna soffriva di gravi attacchi di asma da cinque anni. Sebbene
avesse soltanto venticinque anni, aveva sette figli, quattro femmine e tre
maschi. Era l'ultima nata di una famiglia numerosa e si era sentita
terribilmente sconvolta e sola, quando i fratelli maggiori si erano sposati ed
avevano lasciato la casa paterna. Era consapevole che il suo desiderio di avere
una famiglia numerosa era causato dal timore di rimanere sola, e tuttavia non si
accorgeva che il timore che i suoi figliuoli crescessero e la lasciassero era
uno stimolo di base nell'evocare delle risposte simili a quelle che aveva avuto
da bambina. Da piccola aveva pianto per cercare di trattenere i suoi fratelli e
sorelle dal lasciarla; divenuta adulta, faceva la medesima cosa. Non poteva
piangere realmente, perchè sarebbe stato sconveniente per una persona adulta;
gli attacchi asmatici erano più « da adulto » ed apparentemente servivano allo
stesso scopo. Ciò non significa affatto che i suoi sintomi fossero simulati; al
contrario, essa era stata ricoverata in un ospedale, quasi morente, mentre la
sola cosa che non voleva era quella di lasciare i suoi figlioli abbandonati.
Sotto ipnosi, la visualizzazione indotta della sua figlia maggiore che si
sposava, si trasferiva in una casa vicina e vi accoglieva sua madre a braccia
aperte, quando questa la veniva a visitare, portò ad una svolta decisiva della
sua malattia. Mentre aumentava il numero delle fantasticherie di tutti gli
avvenimenti meravigliosi e di tutte le dimostrazioni di affetto che il futuro la
riserbava, i sintomi sparirono e furono sostituiti da risposte di sollievo e di
piacere a stimoli che in precedenza avevano evocato dell'ansia. Chi non abbia
assistito a simili cambiamenti stenta a crederci: il respiro è affannoso,
l'aspetto sofferente, vi sono prove fisiche e tangibili di vie bronchiali
bloccate dal muco. E poi, in seguito a suggestioni di calma ed a visualizzazioni
di situazioni desiderabili, il respiro si fa gradatamente più facile, la fronte
aggrottata si spiana, ed il paziente trova altri mezzi per raggiungere scopi e
mète. Ad un paziente mète e scopi costruttivi possono sembrare tavolta
irraggiungibili. Ai sintomi si associano molto spesso sen-sazioni di impotenza e
disperazione. Il paziente non riesce a con-cepire che due estremi: la situazione
indesiderabile, secondo lui quella esistente, e la situazione apparentemente
impossibile che eglii considera ideale. L'abisso fra le due sembra troppo ampio
per poter essere superato. Spesso chiedo ad unodi questi pazien-ti« Se lei
volesse andare da questa stanza in un'altra al piano di sopra, si aspetterebbe
di farlo con un solo balzo?». Quando egli riconosce che questo non sarebbe
ragionevole, chiedo ancora: E non è altrettanto poco realistico aspettarsi una
trasformazio-ne improvvisa delle sue circostanze attuali in altre, che lei
con-sidera ideali? ». Cerco di far capire che gli scopi di un paziente possono
anche essere ragionevoli, se soltanto si riesce a trovare una via per avanzare
facilmente per gradi. Proiettando i propri pensieri in un'epoca futura, si può
trovare un sollievo in immagini di impulsi ridotti e traguardi raggiunti; e nel
frattempo si puo anche trarre soddisfazione da ogni grado raggiunto, ciò che puo
rendere l'esistenza più tollerabile e piacevole. Varie malattie della pelle
hanno spesso una simile genesi. Pero gli stimoli, che condizionano queste
risposte, di solito sembrano più strettamente collegati con situazioni che sono
o sono state considerate dal paziente ripugnanti, disgustose o di colpa.
Disolito questi malati presentano una elevata risposta galvanica della pelle ed
un rossore riflesso ipersensibile. I « capillari AV », che normalmente
trasportano il sangue ad un dato livello sottola superficie, rispondono fin
troppo facilmente ad un controllo emotivo. In certe condizioni questi capillari
A-V sono ostruiti, ed il sangue è costretto a scorrere attraverso capillari più
vicini alla superficie della pelle; e questo è il meccanismo alla base del
rossore riflesso. Ora gli stessi stimoli che evocano questa risposta possono
anche provocare reazioni simultanee in vari organi e ghiandole interne. E'
facile capire che simili persone possono essere suscettibili di malattie della
pelle in modo anormale.
Non è indispensabile che una persona che s'interessi alla autoipnosi divenga
esperta di fisiologia, ma potrà esserle utile l'avere alcune nozioni in tale
campo, sufficienti a matteria in grado di visualizzare i rudimenti del metodo.
Per esempio, non è necessario di prendere parte ad una discussione sulle qualità
irritanti dell'istamina per potere ottenere dei benefici dalla visualizzazione
di condizioni circolatorie migliorate. Questa è la ragione per cui molti medici,
che usano tecniche ipnotiche per i loro pazienti, non riescono a ritrarne lo
stesso sollievo per i loro problemi personali. Sapendo notevolmente di più in
fatto di anatomia e fisiologia, non possono accettare per se stessi quelle
suggestioni, di cui si servono con tanta efficacia per i loro pazienti. Nella
mia qualità di ipnotista chiamato da medici a collaborare a certi casi, ho
potuto osservare le reazioni sia del paziente sia del medico. La semplice
suggestione di immaginare di far scattare « un piccolo interruttore » può
servire a provocare l'anestesia del paziente, mentre la medesima suggestione può
non avere alcun effetto su un medico. Tale blocco in certi medici spesso
inibisce il loro uso della suggestione e dell'ipnosi. Le suggestioni devono
avere per loro « un significato », altrimenti essi non possono parlare ed agire
come se realmente contassero sulla loro efficacia. Qualsiasi incertezza da parte
dell'ipnotista può essere facilmente individuata dal paziente in trance, e ciò
sì riflette sulla sua accettazione o mancanza di accettazione delle
suggestioni.
Questo ragionamento ha trovato spesso una conferma nei casi in cui il medico,
trattando uno stato allergico con cure mediche, decide ad un certo punto di
aggiungere la suggestione ipnotica al procedimento terapeutico. Il fatto che
egli continui le cura mediche rappresenta per il paziente una forte suggestione
che lo stesso dottore non crede all'effetto dell'ipnosi. D'altra parte lo
ipnotista, che deve fare assegnamento unitamente sulla suggestione, spesso avrà
successo perchè le sue suggestioni non saranno « diluite » dal dubbio o da un
apprezzamento apertamente critico sulla loro « sensibilità ».
« Henry » era in cura del suo medico da quasi due anni. Il suo caso,
diagnosticato come dermatosi allergica, era grave; lo provavano l'estremo
rossore ed il prurito della pelle su tutto quanto il suo corpo. Tutte le
superfici erano aride, screpolate e calde al tatto. Di solito doveva avvolgersi
in lenzuola bagnate per riuscire a dormire la notte. Aveva trent'anni, era
sposato con due figli. La sindrome si era manifestata all'età di sedici anni; in
sepolto egli era progressivamente peggiorato, con un miglioramento lieve e
temporaneo soltanto quando si era trasferito nel suo attuale domicilio da una
cittadina dell'Ovest, e dopo un trattamento medico. Il suo lavoro era al disotto
della sua intelligenza I delle sue capacità, ma il timore di contatti sociali
gli aveva impedito di vivere all'altezza delle sue possibilità.
Rispose prontamente a tutte le domande e si dichiarò disposto a discutere i
suoi pensieri più intimi ed il suo comportamento. Spiegò che in tutti quegli
anni aveva dedicato alla questione molta attenzione, ed era certo di conoscere
la causa del suo stato. Si era accorto, disse, che i soli pensieri ed i soli
argomenti di conversazione che lo mettessero a disagio erano quelli relativi a
questioni sessuali. In tutti quegli anni egli aveva cercato di giungere alla
conoscenza completa ed all'accettazione di simili argomenti, e gli sembrava di
esserci riuscito. Poteva comprendere come si sviluppavano desideri e schemi di
comportamento; ma ragionandoci sopra, non riusciva a trovare nulla di colpevole
o di errato nelle proprie azioni, né in quelle della maggior parte tifila gente
che conosceva o di cui aveva letto.
Herry riconosceva in vari episodi dei suoi anni giovanili un atteggiamento
eccessivamente austero. In uno di essi, all'età di quattordici anni, era stato
imprigionato in un granaio da due ragazze maggiori di lui, che avevano cercato
di sedurlo. In preda al panico era fuggito attraverso una porta aperta, andando
a finire sopra un mucchio di letame, incolume ma estremamente imbarazzato. « Se
mi capitasse la medesima opportunità oggi », disse ridendo, « credo che il
risultato sarebbe alquanto diverso! ».
Riferì vari altri incidenti per far capire che sapeva di essere stato troppo
sensibile, ma che ora aveva mutato atteggiamento in simili questioni. Questo
mutamento non era stato accompagnato da un eguale mutamento nelle risposte.
Henry era « conscio » di tutto ciò. Non vi era stato che un tenue tentativo,
se pure v'era stato, di « reprimere » questi episodi. Il concetto che «
abreazione «, « ventilazione », « introspezione » estese ad un lungo periodo
possano produrre cambiamenti è spesso sbagliato. Sembrava, almeno a me, che
questo suo stato riflettesse delle risposte così pienamente condizionate a
schemi di stimoli noti da essere diventato di natura automatica, e qualsiasi
sforzo consapevole o forza di volontà sarebbero riusciti soltanto a
condizionarle ancora più fermamente.
Se si riescono a provocare risposte diverse e più desiderabili evocando gli
stessi stimoli, le risposte nuove possono dominare, indebolire ed alla fine
anche rimpiazzare le precedenti: questa è la cosiddetta inibizione reciproca. Il
lettore che s'interessi a questo tipo di procedimento e che desideri maggiori
informazioni, può trovare utile la lettura di altri testi, come, ad esempio, del
libro del dott. Joseph Wolpe *.
(*) Joseph Wolpe: Psychotherapy by Reciprocai Inhibition, Stanford
University Press, 1958.
I sistemi di autoipnosi resero possibile a questo paziente dil sperimentare
la visualizzazione di varie situazioni sconvolgenti, mentre il suo corpo
rimaneva in uno stato di rilassamento profondo, col risultato di condizionarlo a
rispondere con sensazioni di sollievo a stimoli che prima evocavano risposte di
ansia. La visualizzazione fu utilizzata anche per condizionare delle sensazioni
di « freddezza » a stimoli che precedentemente provocavano il rossore.
Al raggiungimento di un « ambiente ipnotico » terapeutico contribuì anche
l'idea che il suo sangue circolava molto « più facilmente » nei « muscoli
intorpiditi », portando via « i materiali di scarto» con maggiore
efficienza.
Dopo sette settimane incominciarono ad apparire delle vaste chiazze di pelle
bianca morbida che si estesero poi a tutto il corpo. Il paziente ottenne un
lavoro migliore e di maggior soddisfazione, tutti gli aspetti della sua vita
migliorarono immensamen-te, la cerchia delle sue attività sociali si allargò, e
non si presentarono più altri sintomi. L'ipotesi che questo paziente volesse
consscrvare i suoi sintomi per evitare una reazione più sgradevole sembra
infondata.
Le associazioni tra schemi-stimolo e risposte non sono sempre così facilmente
individuabili. Fortunatamente ciò non è sempre necessario, anzi può anche essere
sconsigliabile. Rivivere erianalizzare delle esperienze traumatiche potrebbe
servire solo aprovocare sintomi ulteriori, rendendo ancora più oscuro lo schema
stimolo-risposta. Scoprire gli stimoli abituali che evocano le risposte
abituali, quando è possibile, è in genere la cosa più semplice, meno
trau-matizzante, più breve e più efficace. Recentemente mi fu indirizzato un
giovane per curarlo di sin-tomi di eczema. Anche in questo caso si trattava di
uno stato che durava da lungo tempo. Le zone interne dei gomiti, delle ascelle e
della regione pelvica, come mi disse egli stesso, erano continuamente in
eruzione, malgrado avesse provato ogni sorta di trattamenti. Mi disse di essere
un omosessuale ambivalente e, mentre lo diceva, sembrava aspettarsi che io avrei
tentato di dissuaderlo da questo schema di comportamento. Invece gli dissi che
mi era stato inviato a causa del suo eczema e che, per quanto mi riguar-davai
suoi interessi sessuali erano affar suo. Questo, a dire la verita, non era
precisamente quel che pensavo. Dopo che me ne ebbe parlato, ero abbastanza
sicuro che il suo atteggiamento ses-suale egli fosse collegato con la
sintomatologia. Ma ritenevo che pro-babilmente egli -ci aveva meditato a lungo,
e che altri avevano cercato di modificare il suo comportamento — senza successo
apparente — così che io avrei solo accresciuto il suo problema, lasciandogli
capire che davo importanza al suo atteggiamento sessuale.
Guardandolo, gli chiesi incidentalmente: « Lei non desidera di cambiare,
vero? ».
Sorpreso, mi rispose con fare incerto: « No. Non credo. Mi trovo benissimo
così ».
« Va bene », dissi assentendo. « Le mostrerò come impalare a controllare il
suo corpo per liberarsi dall'eczema. Poi, se lo desidera, potrà aumentare o
diminuire le altre sue soddisfazioni ».
Secondo me, gli omosessuali possono essere aiutati soltanto se essi stessi
decidono di desiderare un cambiamento, altrimenti qualsiasi tentativo di
influenzare la loro decisione servirà unicamente ad accentuare e rinforzare lo
schema e probabilmente aumenterà le risposte di colpa al loro comportamento.
Facendo credere al paziente che non trovavo nulla di particolarmente
sbagliato o di insolito nella sua anormalità, lo aiutavo a minimizzare il suo
senso di colpa; e alludendo al fatto che poteva usare l'autoipnosi per
rafforzare o indebolire qualsiasi impulso da lui prescelto, gli lasciavo la
possibilità di arrivarci da solo, se realmente lo desiderava.
Questa fu una di quelle « cure » apparentemente miracolose che capitano a
tutti gli ipnotisti di tanto in tanto. Per quanto possa sembrare impossibile,
dopo tre settimane il paziente non presentava più la minima traccia di eczema.
Non so se poi egli abbia modificato o no il suo comportamento sessuale; ma l'uso
dell'autoipnosi, ad ogni modo, direttamente od indirettamente, fu il mezzo per
liberarlo dai sintomi indesiderabili.
In molte malattie della pelle il prurito ha grande importanza. La tendenza a
grattare od irritare in altro modo l'area interessata può ovviamente prolungare
lo stato patologico. Spesso suggestioni ipnotiche che la sensazione di prurito
cesserà o si modificherà in un'altra meno fastidiosa saranno sufficienti a
trattenere il paziente dal grattarsi. Questo aiuta ad impedire che si estenda
l'area irritata, oltre a permettere una guarigione più rapida. L'autoipnosi in
questi casi sembra più efficace e durevole della eteroipnosi, ma generalmente
basteranno sia l'una che l'altra.
Alcuni casi di febbre da fieno e di « roseola » rispondono molto bene alla
suggestione ipnotica, mentre altri sembrano non esserne influenzati. In genere,
anche se non sempre, i casi ad esito favorevole hanno mostrato minor rapporto
stagionale e livelli più alti di risposte di ansia a stimoli ambientali. Inoltre
i casi in cui i sintomi sono comparsi di recente, sembrano più in-fluenzabili
dalla suggestione di quelli sotto trattamento già da lungo tempo.
La conclusione cui giunge la maggior parte degli sperimentatori, dopo
parecchi anni di esperienze sull'uso dell'ipnosi nel trattamento delle allergie,
è che in quasi tutti i casi è bene provare le tecniche ipnotiche, poiché dal
loro uso non può certamente derivare un risultato dannoso, mentre vi sono
notevoli probabilità di miglioramento.
|