CAPITOLO XII
Ansia
Le risposte di ansia sono indubbiamente tra le più frequenti di tutte le
reazioni umane. Noi rispondiamo con l'ansia ad avvenimenti ed a pensieri del
passato, del presente e del futuro, particolarmente gravi; le nostre ansie sono
eccitate da quasi ogni situazione associata ad una sensazione catastrofica di
impotenza.
Possiamo sentirci ansiosi perchè certe cose avvengono o non avvengono, e
spesso tipi differenti di ansia ci assalgono simultaneamente. Le cause possono
essere reali e fondate, o assolutamente prive di fondamento. Le reazioni di
ansia possono essere leggere e infrequenti od intense e continue. Di solito
all'ansia si accompagna una reazione fisiologica sconvolgente, ed a questa segue
poi la stanchezza. E' impossibile descrivere tutte le infinite varietà
psicologiche e fisiologiche delle risposte di ansia; qualsiasi tentativo di
anche solo delineare, non diciamo spiegare, tutti i modi in cui l'ansia
influisce sulla nostra vita richiederebbe molti volumi, e ne è una prova il
numero di articoli e libri sull'argomento di cui disponiamo.
Fortunatamente non sarà necessario analizzare ogni fase del fenomeno per
raggiungere il nostro scopo : una conoscenza più approfondita del
condizionamento delle risposte di ansia. Suddividendo i vari tipi di risposte di
ansia in grandi gruppi, poi classificando ed esaminando alcuni esempi di ciascun
gruppo, giungeremo ad una chiarificazione sufficiente per quanto ci serve.
Sebbene due o più persone possano provare un'ansia evocata da un unico
oggetto che serva da stimolo, ogni reazione individuale è per se stessa
un'entità, ed è influenzata dalle caratteristiche proprie della personalità di
un individuo. L'ansia è una risposta condizionata. Non soltanto essa si evolve
attraverso gli stessi processi delle altre risposte condizionate, ma è anche
influenzata in molti modi da fattori che la rafforzano e l'annullano. Può
accadere che l'ansia non sia sempre manifesta nel contegno esteriore, perchè
l'individuo può sviluppare delle difese per nasconderla agli altri, e magari a
se stesso.
Nell'ansia vi è spesso un elemento « remoto » che la distingue da ogni altra
reazione, particolarmente quando essa implica la visualizzazione di avvenimenti
sia passati sia futuri, piuttosto che di fenomeni attuali.
Prendiamo in considerazione anzitutto una situazione ipotetica, in cui
l'ansia sia provocata da uno stimolo nocivo di natura fisica.
Immaginiamo che il nostro soggetto, Nancy, sia una donna di casa con due
figli, un maschio di sette anni ed una femmina di otto, e che sia intenta ai
suoi compiti casalinghi, mentre suo marito Bill è al lavoro ed i bambini sono a
scuola. In questo momento Nancy sta discutendo fra sé e sé. Deve o no vestirsi
ed andare in macchina al centro? Il suo conflitto implica l'alternativa di
lavare e stirare una speciale camicia da sera, che Bill ha progettato di
indossare ad una cena danzante, per cui è grande la loro aspettativa. Nancy si
sente colpevole per il fatto di non avere ancora lavato la camicia di Bill... Il
suo vestito è pronto, così l'abito da sera di Bill. Insomma tutto è in ordine;
solo che Bill è così difficile quando si tratta di camicie! E questa è la sua
unica camicia da sera ed egli si indispettisce se non è stirata alla perfezione.
Nancy riconosce che avrebbe dovuto occuparsene giorni fa; se la porta ora alla
tintoria, non la riavrà in tempo, quindi ella decide che il solo modo di
cavarsela è quello di tirare fuori l'asse da stiro e farlo lei. In verità non è
molto brava, ma se prende le cose con calma, lo fall bene. Però Bill è davvero
troppo meticoloso in fatto di camicie.
Dopo avere preparato l'asse da stiro ed avere attaccato il ferro, Nancy
stende la camicia sull'asse e si accorge di una macchia proprio sul davanti: va
alla vasca a lavare la camicia e tira un respiro di sollievo nel vedere la
macchia sparire subito. Ma in quel momento si accorge di non avere messo
dell'acqua nel ferro a vapore; quindi stende una volta ancora la camicia
sull'assee, tenendo il ferro nella mano destra, tende la sinistra per aprire il
rubinetto dell'acqua. Nancy ignora che il cordone elettrico è rovinato; e per
caso, proprio in questo istante, il pezzo logoro viene a contatto con il suo
avambraccio destro. Quando essa tocca il rubinetto, ha inizio tutta una serie di
epi-sodi drammatici. Nancy prova una forte scossa, lascia cadere il ferrò
proprio nel bel mezzo della camicia di Bill sull'asse da stiro, nella fretta di
toglierlo si brucia la mano destra. Si pre-c ipita al frigorifero per prendervi
un po' di burro da applicare sulla scottatura, e nel farlo pensa soltanto alla
macchia di bru-ciato, fin troppo evidente sul davanti della camicia di Bill.
Essa « vede » il marito che arriva a casa, e nella sua visualizzazione vede se
stessa che gli presenta la camicia rovinata, lui che incomincia ad inquietarsi,
finché lei non gli mostra dove si è scottata la mano. L'ira di lui è
dimenticata; egli le prende la mano ed alzandola alle labbra, bacia teneramente
il punto dolente, le cinge la vita con un braccio e dolcemente la conduce sino
ad una poltrona, dicendole che dopo tutto non è così importante che loro vadano
a quel pranzo... Di colpo la visualizzazione cambia. Il pranzo! Bene, se non è
importante per Bill, non lo è di certo per lei! Vediamo... Del resto Bill non si
è comperato una camicia già da qualche tempo... se ne merita una nuova e la sua
mogliettina tenera, premurosa, farà in modo che ce l'abbia. Le sembra di vedere
l'ammirazione negli occhi del marito, quando la sera ella gli metterà dinanzi
una camicia nuova. Ecco la soluzione. Tanto quella vecchia camicia era destinata
ad essere buttata via. Ma... quanto costa una camicia da sera? Lei avrà a sua
disposizione il denaro con cui comperarne una? I negozi saranno aperti oggi nel
pomeriggio?
Finalmente, riposto l'asse da stiro, Nancy prende un paio di forbici e, dopo
avere ritagliato il pezzo bruciato sul davanti della camicia, lo va a gettare
nel secchio della spazzatura; poi strappa la camicia in vari pezzi e li ficca
nel sacchetto dei cenci, infine si avvia a prendere nel cassetto dello
scrittoio, dieci dollari dalla busta destinata ai soldi delle assicurazioni, ne
prende invece quindici, si veste e tutta allegra parte nella sua "Volkswagen"
verso il centro, dove sono i negozi. Tutto è ritornato normale, lo sciocco
incidente della camicia è superato. Ora la fantasia della donna ricama sul fatto
che Bill è un buon marito. Più tardi egli capirà come mai a Nancy occorrerà del
denaro per far tornare i conti; ma la cosa non verrà in discussione che la
settimana successiva, e nel frattempo Nancy gli dimostrerà che cosa significhi
per un uomo avere una brava moglie. Bill sarà soddisfatto della sua bella
camicia nuova, ed indubbiamente sorriderà di gioia, quando la sua mogliettina
elegante, affettuosa, gli mostrerà il proprio cappello nuovo.
E adesso torniamo un poco indietro per vedere se possiamo rintracciare ed
isolare alcuni dei fattori implicati in questo caso ipotetico, specialmente quei
fattori che possono essere collegati con l'ansia.
Il desiderio iniziale di Nancy, di avere una camicia adatta all'occasione e
pronta per il marito, era causato probabilmente da una lieve ansia. Questa ansia
era stata evocata dalla visualizzazione di una situazione che essa avrebbe
voluto evitare, cioè essa prevedeva la reazione di Bill, quando, al suo ritorno
a casa quella sera, non avrebbe trovato la camicia pronta da indossare per il
pranzo. Anche il pensiero di non andare al pranzo le dispiaceva, ed una volta
ancora l'ansia aveva provocato un'ulteriore serie di pensieri.
E' importante notare che gli stimoli iniziali, che provocarono queste
risposte, non erano di per sé associati all'ansia, ma avevano attinenza con una
piacevole visualizzazione, cioè i preparativi per il ballo, Nancy ed il marito
che si cambiavano d'abito, il bel vestito di Nancy ecc. Poi la consapevolezza
che la camicia di Bill non era pronta aveva evocato una visualizzazione con un
contenuto di ansia. La visualizzazione della reazione negativa di Bill e quella
di non andare alla festa erano state gli elementi principali che avevano dato il
via all'ansia. Ciò che Nancy aveva fatto nel tentativo di evitare queste
spiacevoli circostanze future rappresentava la sua « risposta d'ansia ». L'ansia
era stata provocata da visualizzazioni anticipatrici, e probabilmente non
avrebbe potuto essere osservata, anche se in quel momento altre persone fossero
state presenti. Anche la visualizzazione di Nancy, che riguardava i suoi
progetti sul come provvedere alla camicia necessaria, era una « risposta d'ansia
», alla stessa stregua delle sue attività fisiche risultanti da questi progetti.
Quindi l'ansia è associata alla visualizzazione di avvenimenti
spiacevoli; e questi avvenimenti possono essere reali o immaginari.
L'ansia è evocata dall'apprendere o dall'acquistare la consapevolezza che
talune idee, taluni avvenimenti o talune circostanze sono o potrebbero essere
spiacevoli o pericolosi per le persone coinvolte in essi.
L'ansia non è soltanto una risposta, può essere anche uno stimolo che
provochi ulteriori risposte. Le risposte di ansia possono assumere la forma di
visualizzazioni o di reazioni fisiologiche e motorie.
Le risposte di ansia possono comprendere risposte di fuga o di rinunzia,
risposte di attacco o di aggressione e molte altre reazioni caratterologiche,
come, ad es., la dipendenza da un simbolo predominante. Queste reazioni a loro
volta possono stimolare altre ansie.
Le risposte di ansia, come accade per altre forme di apprendimento, possono
essere condizionate al punto che la visualizzazione non partecipa più alla
reazione.
Finora abbiamo preso in considerazione soltanto le risposte di Nancy alle sue
visualizzazioni. Vediamo ora quale avrebbe potuto essere il risultato di altri
stimoli.
Fra tutte le reazioni descritte nella nostra serie ipotetica di episodi, la
più violenta è probabilmente la risposta di Nancy alla scossa elettrica, la
quale naturalmente avrebbe potuto essere notata da altri, se fossero stati
presenti. Non è necessario soffermarci sugli effetti dei vari tipi-di corrente
elettrica; ammettiamo senz'altro che nel toccare il rubinetto con la mano
sinistra Nancy abbia scaricato a terra una corrente alternata di 110 volts. Per
un'immediata reazione in seguito all'effetto della corrente, i muscoli del
braccio di Nancy si sarebbero contratti, strappando il braccio stesso dal
rubinetto ed interrompendo la corrente. Contemporaneamente a questa contrazione
dei muscoli, Nancy avrebbe provato una forte sensazione, che prese la forma di
un'intensa vibrazione attraverso tutto il suo corpo. Effettivamente può essere
mancata qualsiasi percezione di dolore, ma almeno lo stimolo subitaneo,
inaspettato potrebbe averla sconvolta e certamente deve essere stato spiacevole.
Nel caso che Nancy non abbia mai sperimentato prima d'ora una scossa elettrica,
saprà ora cosa si prova e certamente non vorrebbe ripetere l'esperienza.
A questo punto la situazione potrebbe presentare dei fattori di ogni genere,
e descrìverli tutti sarebbe impossibile. Limitandoci ad esaminare una o due
possibili reazioni, immaginiamo che Nancy non abbia posseduto nessuna cognizione
in fatto di elettricità e non si sia accorta che il suo braccio era venuto in
contatto con il cordone logorato. Nel ripensare in seguito all'episodio, come
certamente avrà fatto, la sensazione violenta dopo avere toccato il rubinetto
avrà il predominio. La sua visualizzazione si aggirerà attorno a questa scena.
Nancy potrà "vedersi", mentre tende il braccio verso il rubinetto, lo tocca, fa
un balzo indietro e lascia cadere il ferro da stiro. Potrà anche riprovare la
sensazione della scossa, in parte nella visualizzazione ed in parte in un
movimento automatico della sua mano. In questo esame dell'episodio entreranno
degli elementi di curiosità riguardo a ciò che è accaduto ed a ciò che ne è
stata la causa, ed anche una certa ansia circa la possibilità che esso si
ripeta. In tal caso avremo un'ansia indotta da una visualizzazione ed essa a sua
volta evocherà ulteriori visualizzazioni riguardanti avvenimenti futuri, ad
esempio in quale modo una simile situazione così spiacevole avrebbe potuto
essere evitata. Nancy potrà decidere che doveva esservi qualcosa di rotto nel
rubinetto e nella sua visualizzazione vedersi mentre ne parla a Bill, al suo
rientro a casa quella sera; potrà anche vedersi mentre cerca di evitare di
toccare di nuovo il rubinetto, potrà avere una visualizzazione di se stessa che
continua il proprio lavoro per accertarsi se esso sarà ostacolato o no dal
doversi tenere lontana dall'acquaio. Na-turalmente nel complesso della scena
potranno esservi altre forme di visualizzazioni con vari gradi di ansia
associata ad altri oggetti, ma le sue visualizzazioni-evocatrici di ansia
seguiranno probabilmente uno schema simile a quello descritto.
La scossa elettrica, per se stessa, avrebbe dunque provocato una risposta
violenta di fuga di natura fisiologica; ma non potremmo considerare questa
reazione una « ansia ».
A loro volta anche le visualizzazioni evocate, che hanno preso la forma di un
riesame dell'incidente, non sono una « ansia » mentre invece può essere
considerata una forma di ansia la consa-pevolezza che ne deriva che qualcosa
avente attinenza col rubinetto potrebbe causare una sensazione spiacevole. Si è
giunti così ariconoscere o ad apprendere l'esistenza di una situazione
spiacevole, benché nel caso illustrato l'ansia implichi un dato errato, poiche
evidentemente il solo rubinetto non potrebbe essere il responsabile della
scossa. Questo ci induce a pensare ad un parallelismo diretto con molte
situazioni, in cui l'ansia e le risposte di ansia possono essere fortemente
condizionate, senza che esista un fondamento reale.
Supponiamo che quando i figli tornino a casa da scuola, Nancy racconti loro
l'accaduto. Suo figlio può essere in grado di spiegarle ciò che è avvenuto in
realtà e convincerla che potrà di nuovo toccare il rubinetto senza farsi male, e
lei stessa potrà forse essere scettica all'inizio, secondo la fiducia che ha nel
figlio enella esattezza della sua spiegazione, potrà magari toccare timidamente
il rubinetto, poi, riscontrando che suo figlio ha ragione, toccarlo ancora con
maggiore sicurezza. Mentre lo fa, ha nuovamente una visualizzazione, che ora
comprende delle scene in cui essa tocca il rubinetto senza nessuna conseguenza
danno-sa, l'ansia associata al rubinetto ne viene quindi ad essere diminuìta.
Col passare del tempo e a mano a mano che essa tocca ripetutamente il rubinetto
senza provare scosse, le visualizzazioni
cheimplicano ansia sono neutralizzate, e spariscono le risposte di ansia per
quanto concerne il rubinetto.
Nancy potrà passare attraverso un'analoga serie di episodi a proposito del
cordone del ferro elettrico. La sua ansia potrà portare alla risposta di
provvedersi di un nuovo cordone, nel qual caso di nuovo l'ansia sparirà presto,
o essa potrà continuare ad usare il vecchio cordone, evitando di toccarlo
contemporaneamente al rubinetto, ed in tal caso conserverà una certa ansia, e la
sua risposta di ansia sarà una risposta negativa.
Tenendo presente che la visualizzazione è un elemento costitutivo dell'ansia,
vediamo ora se essa può servire ad uno scopo costruttivo. E' stata l'ansia a
provocare la risposta di ansia per cui Nancy evitava di toccare il rubinetto;
come si è visto poi, non c'era proprio nessun bisogno che essa lo facesse,
quindi potremmo dire che la risposta di ansia non è servita a nessuno scopo
utile. Questo tipo di risposta di ansia è detto di « inadattamento ». L'ansia ha
suscitato pure un'altra risposta di ansia, quella di evitare di usare il cordone
difettoso. Poiché è facile che una persona si faccia male con un simile cordone
o che dal suo uso derivi un danno all'apparato elettrico, questa risposta di
ansia dovrebbe essere considerata come utile a raggiungere uno scopo. In questo
caso la risposta di ansia è di adattamento, come l'ansia che l'ha evocata.
Possiamo quindi distinguere quattro classificazioni : l'ansia e la
risposta di ansia, ognuna delle quali può essere di adattamento o
di inadattamento.
L'ansia di adattamento non soltanto è utile, ma può essere assolutamente
essenziale per un benessere prolungato. E' l'ansia di adattamento che spinge a
tutti gli espedienti e sistemi cui ricorriamo a scopo protettivo: le porte di
sicurezza degli ascensori, i parapetti nei punti più alti, gli estintori da
incendio, i tergicristallo, le serrature a porte e finestre, i semafori, le
sbarre ai passaggi a livello ecc. Tutte queste misure di precauzione e molte,
molte altre sono dovute all'ansia di coloro che le inventarono e di coloro che
le installarono. Quando ci si accorge di una situazione pericolosa, è l'ansia di
adattamento che dà origine alle idee su ciò che si potrebbe fare per eliminare
od evitare l'eventuale danno per noi stessi e per gli altri. Se possiamo trovare
qualche via per raggiungere lo scopo, la risposta di ansia si esaurisce a mano a
mano che noi realizziamo le misure protettive, mentre, se non riusciamo a
prendere nessun provvedimento soddisfacente, la risposta di ansia continua ad
essere su-scitala tutte le volte che noi siamo esposti allo stesso stimolo o
aduno affine, sia esso sensorio od immaginario.
Da un punto di vista generale, qualsiasi ansia provocata da Una minaccia
reale ad un nostro benessere durevole è di adattamento; ma quando l'ansia è
provocata da uno stimolo che non ha alcuna probabilità di danneggiarci, è di
inadattamento. Per esempio, se ci dicono che degli oggetti grossi e veloci, come
le automobili, possono ferirci gravemente, noi visualizziamo di es-serné
investiti, e questa situazione spiacevole crea altre visualizzazioni, in cui noi
andiamo alla ricerca dei modi per evitare questo danno. Ci vediamo guardare da
un lato e dall'altro della strada prima di attraversarla, riconosciamo la
opportunità di rimanere all'interno delle strisce pedonali agli incroci
affollati, immaginiamo di attraversare quando il traffico si è fermato per noi,
la luce del semaforo è verde, o la strada è sgombra da vei-coli. Ad un certo
momento giungiamo alla decisione che, se noi ci atteniamo a certi principi e
schemi di comportamento, sono poche le probabilità di dover subire dei danni.
Mentre poniamo In atto questi schemi, essi divengono più o meno automatici, noi
Impariamo a rispondere a stimoli periferici, e lo schema diventa lauto
stabilmente condizionato che, senza volerlo, facciamo un balzo all'indietro se
un oggetto si muove rapidamente nel no-stro campo visivo. Fino a questo
punto l'ansia e la risposta di ansia sono di adattamento. Se invece noi
rispondiamo nello stesso modo ad oggetti che penetrano nel nostro campo visivo
senza costituire un pericolo, come ad esempio nuvole, o persone che passano
ecc., allora quella parte di risposta di ansia è di inadat-tamento.
Anche un'ansia eccessiva o risposte di ansia estreme sono di inadattamento,
come ad esempio quando la sensazione o il comportamento sono sproporzionati ad
una situazione pericolo-sa, quale ad esempio quella di attraversare la strada.
Se noi osserviamo delle'misure prudenziali ragionevoli, l'ansia serve ad uno
scopo utile; ma se risposte estreme, come il rifiuto di attraversare una
strada in cui non vi sia traffico, sono evocate, allora la risposta di ansia è
in parte di inadattamento. Naturalmente sarebbe poco saggio l'eliminare
completamente questa risposta di ansia, poiché ciò porterebbe a correre dei
rischi inutili, ed un individuo finirebbe col trascurare una giusta prudenza in
situazioni potenzialmente pericolose. Chiaramente è di inadattamento soltanto
quel grado di ansia che porta a reazióni eccessive od estreme.
Dopo un certo tempo le risposte di ansia possono essere fortemente
condizionate a stimoli che non evocano più delle visualizzazioni, e il soggetto
può essere inconsapevole di quanto costituisce questi stimoli. Si ha allora
quella che vien detta « ansia diffusa ». Ora questa denominazione non si
riferisce ai tipi di ansia i cui stimoli sono noti, ma sembrano innocui; questa
sarebbe invece un'ansia « specifica ». Soltanto quando gli stimoli non sono
conosciuti, si ha una condizione di « ansia diffusa ».
Se le risposte di ansia sono provocate da cose come dolori, suoni delicati,
animali festosi o da qualsiasi situazione od oggetto innocuo, si potrà pensare
all'esistenza di una causa di base;' ma anche se ciò fosse vero, per i nostri
scopi le risposte di ansia dovrebbero essere ancora considerate « specifiche ».
Le risposte di ansia sia diffusa che specifica possono essere evocate nello
stesso individuo simultaneamente o in momenti differenti e con vari gradi di
intensità.
Questo ci porta, per finire, a classificare la « intensità » I la « frequenza
». Quest'ultima richiede ben poche spiegazioni: significa semplicemente il
numero di risposte di ansia o di episodi evocati durante un dato periodo di
tempo. Può essere basata sul numero al giorno, alla settimana o al mese, o può
essere continua. L'intensità deve essere valutata dal grado di interferenza
delle risposte di ansia con altre attività, e dalla gravità degli elementi
fisiologici ed emotivi in esse contenuti.
L'ansia può essere provocata dalla consapevolezza di elementi pericolosi o
indesiderabili in avvenimenti passati, che nel momento in cui si
verificarono non furono riconosciuti pericolosi. Per esempio, una persona può
guidare su una strada durante un temporale, e sentirsi poi dire che ha guidato
sopra un ponte, le cui sottostrutture erano state quasi asportate dall'acqua. La
notizia del crollo del ponte pochi minuti dopo indubbiamente evocherebbe
dell'ansia sotto la forma di visualizzazioni di « ciò che sarebbe potuto
accadere ». Se questo portasse in seguito l'individuo ad usare di una
ragionevole cautela prima di a traversare un ponte, le sue risposte dovrebbero
essere considerate di adattamento; ma se invece esse fossero così estreme da
impedirgli di attraversare un ponte anche dopo aver visto altre macchine che lo
attraversano senza pericolo, sarebbero di ina-dattaenento, almeno in una certa
misura.
Un esempio diffuso di ansia evocata da avvenimenti non ancora realizzati è
quello del classico panico degli attori sul palcoscenico. In questo caso la
visualizzazione presenta un individuo che non riesce a recitare bene, si vede
ridicolo dinanzi ad unpubblico sprezzante, ed è più preoccupato di cosa proverà
o di urne apparirà al pubblico che non dell'importanza di ciò che devedire o
fare. Benché sappia benissimo che vi è ben poca possibilità, per non dire
nessuna, che gliene possa derivare un danno, e sappia anche che una volta al
cospetto del pubblico andra tutto bene, pure soffre per le risposte di ansia,
che prendono la forma di nervosismo, tensione ed irritabilità.
A questo punto potrà essere utile di sunteggiare gli elementi dell'ansia:
1. L'ansia, quando si manifesta, è sempre associata a qual-cheforma di
visualizzazione o di una situazione reale o immaginaria, ritenuta, fondatamente
o no, pericolosa od indesiderabile.
2. L'ansia è evocata soltanto dalle visualizzazioni che la precedono e non
già da stimoli fisici diretti.
3. L'ansia può essere evocata da visualizzazioni di avvenimenti passati,
futuri o presenti.
4. L'ansia è inizialmente un elemento di ogni risposta di ansia, ma queste
risposte possono venire condizionate al punto che per evocarle non è più
necessaria la visualizzazione.
5. Le risposte di ansia possono presentarsi sotto forma di visualizzazioni,
di reazioni fisiologiche o di comportamento, o di loro combinazioni.
6. Le risposte di ansia possono essere di adattamento o di inadattamento, o
combinazioni di ambedue.
7. Le risposte di ansia possono essere specifiche a stimoli di natura
minacciosa, siano essi reali o immaginari.
8. Le risposte di ansia possono essere diffuse, nel qual caso gli stimoli
sono ignoti.
9. Le risposte di ansia possono essere soggettive, nel qual caso sono
limitate a visualizzazioni o sensazioni o reazioni fisiologiche che non possono
essere osservate facilmente da altri.
10. Le risposte di ansia possono essere oggettive e facilmente osservabili
nelle loro espressioni più evidenti: tremore, fuga, rossore, cerimoniali,
sonnolenza, depressione, stanchezza, ecc.
Per il nostro esame dell'ansia sono importanti anche i concetti di « impulso
» e di « riduzione di impulsi ». Il termine « impulso » serve a designare
un'attività che porta o si propone di portare al raggiungimento di uno scopo.
Questa attività può essere fisiologica, psicologica, di comportamento, o una
combinazione di queste varie forme. I cosiddetti impulsi di base sono quelli
associati a necessità corporali, come quelli cui danno origine la fame, la sete,
uno stato di disagio, un desiderio sessuale, la perdita dei requisiti necessari
all'omeostasi, ecc. Gli impulsi secondari o acquisiti riguardano il bisogno di
affetto, di istruzione, di prestigio, di compagnia, ecc., e molti studiosi
ritengono che essi siano semplicemente una manifestazione più generalizzata
degli impulsi di base. Una definizione tecnica di « impulso » sarebbe questa: «
un'eccitazione del sistema nervoso centrale che provoca degli schemi di
comportamento, i quali, quando siano portati felicemente a termine, riducono il
bisogno che in origine ha dato inizio all'eccitazione ». In altre parole il
bisogno è una forma di privazione (che può essere reale o immaginaria) di
natura fisiologica o psicologica. Quindi il bisogno, se è fisiologico, provoca
direttamente l'eccitazione del sistema nervoso centrale, se è psicologico, evoca
delle visualizzazioni che poi danno inizio all'eccitazione. In entrambi i casi
l'impulso subisce una riduzione soltanto dopo una completa attuazione dello
schema di comportamento. Talvolta la visualizzazione della buona riuscita di
questa attuazione può portare ad una riduzione temporanea o parziale
dell'impulso, oppure ad un tentativo di ridurre l'impulso con mezzi che non
comprendano l'attuazione dello schema di comportamento originario.
La riduzione dell'impulso è una fonte importante di piacere e di
soddisfazione e la riduzione insufficiente od incompleta dell'impulso può
servire di base all'ansia. Ogni individuo ha bisogno di un certo grado di
soddisfazione, e se un impulso specifico non vieneridotto per ottenere adeguate
sensazioni di soddisfazione, una parte dell'energia di questo impulso potrebbe
essere deviata versoun impulso più facilmente riducibile o verso una forma di
comportamento che possa portare ad un'ulteriore frustrazione.
Di solito tali forme di comportamento sono considerate anormali e raramente
hanno un effetto che non sia temporaneo sulla riduzione dell'impulso; quindi
qualsiasi soddisfazione che ne risulti è pure temporanea. In realtà, data la sua
natura anormale, tale comportamento porta spesso a reazioni di colpa e di
ansia.
Un evidente esempio di ciò è offerto da un individuo con un forte impulso di
affetto, costretto a diventare un eccessivo mangaitore a causa di una riduzione
insufficiente dell'impulso originale. Spesso un simile individuo è stato
condizionato da esperienze durate un lungo periodo di tempo, e nelle quali gli
im pul si di affetto venivano ridotti quasi contemporaneamente alla riduzione
degli impulsi di fame. Forse egli soleva partecipare a riunioni mondane, in cui
gli veniva offerto del cibo, e nello stesso tempo era accompagnato da un'altra
persona o da varie persone che offrivano una riduzione soddisfacente
dell'im-pulsodi affetto. Vi può essere inoltre un condizionamento avvenuto
dirante l'infanzia e la fanciullezza, quando l'alimentazione e associata a
sensazioni di benessere, di protezione e di sicurezza.Mentre questo individuo
cresce in età, l'impulso di affetto puo rafforzarsi per un aumento della
Sensazione di mancanza di sicurezza, e la riduzione dell'impulso potrà essere
meno frequente o meno completa. In entrambi i casi vi potrà essere una tale
diminuzione della soddisfazione che l'individuo tenterà di mantenereil livello
stabilito di piacere aumentando l'ingestione di cibo, naturalmente, potrà
provocare l'obesità e questa a sua volta portare ad un minor numero di episodi
affettivi. Ci troviamo allora di fronte al classico « circolo vizioso »: eccesso
di alimentazione, peso eccessivo, sentimenti di colpa e di ansia, aumento
dell'impulso di affetto e di nuovo eccesso di alimentazione, quale tentativo
inefficace e vano di ottenere della soddisfazione.
Il tentativo di ridurre un impulso mediante un comportamento eccessivo
associato ad un impulso differente è il mezzo cui si ricorre più frequentemente,
fra tutti quelli che usiamo per cercare una soddisfazione.
Molta gente non vuole riconoscere il fatto che un impulso esiste; il
tentativo di ignorarlo o di inibirlo può portare a gravi conseguenze, e ciò è
ancora più evidente quando si tratta di impulsi che sembrano essere in contrasto
con costumi e regole sociali, soprattutto nei casi di impulsi sessuali.
E' veramente sorprendente quanta gente giunge alla maturità avendo cognizioni
errate, o non avendone nessuna, in fatti di questioni sessuali. Molti genitori
evitano simili discussioni rimproverano i loro figli, se questi fanno domande
sul sesso od esprimono anche nel loro comportamento interesse e una curiosità
istintiva. E' vero che in questi ultimi anni le cose sono in parte migliorate,
ma i problemi concernenti il sesso sono sempre una causa considerevole delle
malattie e dell'insoddisfazione degli uomini.
In una recente inchiesta, eseguita da una diffusissima rivista statunitense,
fu chiesto ad un gran numero di genitori di descrii vere in quale modo essi
istruivano i loro figli sulle questioni sessuali. La maggior parte di essi reagì
come se preferisse non parlame affatto, o come se tale argomento fosse in certo
moda disgustoso. Evidentemente si ritiene che i nostri ragazzi finiscano per
avere queste informazioni da « qualcun altro ». In realtà 1 quello che succede
generalmente; ma la difficoltà consiste né fatto che coloro che li
informano non sono più qualificati a dare simile istruzione di quanto non lo
siano gli stessi ragazzi.
Non vogliamo discutere qui quale procedimento sia più I meno giusto in tema
di educazione sessuale, ma soltanto mostrare come simili fattori dovrebbero
essere tenuti presenti nel prendere in considerazione qualsiasi causa alla base
di un'ansia.
Molte ansie sono dovute a conflitti derivanti da normali impulsi sessuali e
da reazioni di colpa evocate durante la riduzione dell'impulso, o a causa di
tentativi di inibire o deviare simili impulsi.
Per quanto possa sembrare assurdo in un'epoca « illuminata come la nostra, un
gran numero di persone pensa che la masturbazione provochi danni al cervello,
impotenza e molte altre conseguenze indesiderabili; perciò, come accade spesso,
chi ci credeinibisce l'impulso sessuale a tale punto da tentarne la ridugione in
qualche altro modo, o continua a ridurre l'impulso attraverso atti di
masturbazione, e poi si sente colpevole per aver agito cosi.. Un esempio tipico
di inibizione è offerto dalla persona edu-cataa pensare che il sesso sia
qualcosa di « indecente », un peccatoo semplicemente qualcosa di cui non si
dovrebbe mai parlare o discutere. Questa persona diventa pertanto molto attiva
nel cercare soddisfazione in altri modi e potrà apparire ridicolmente severa, o
anche eccedere, nell'evitare qualsiasi situazione connessa, sia pure
lontanamente, con il sesso. Se queste sue altre attività si dimostrano
soddisfacenti, e l'impulso del sessonon è troppo forte, ciò darà buoni
risultati; ma d'altra parte questa persona potrà giungere ad eccessi estremi in
tali atti-vite a fare l'effetto di un essere anormale a causa del suo
comportamento.
Inmolti luoghi i giovani non hanno modo di incontrarsi con personedell'altro
sesso se non negli uffici o forse nei bar e nei caffe. Quanto accade spesso è
illustrato dal seguente caso tipico.
Immaginiamo una giovane donna graziosa, divorziata di recentedal marito, che
stia lottando per mantenere uno o più figli. Forse una delle ragioni del
divorzio è stato proprio il suo atteggjliamento esageratamente austero in fatto
di sesso. Col passare del tempo, può avvenire che un normale impulso sessuale
sia inibito al punto che questa giovane donna incomincia a cercare altri modi di
ottenere delle soddisfazioni dalla vita. Si potrebbepensare che le dovrebbero
bastare il suo lavoro, la sua casaed i suoi bambini, ma, lo sappiamo tutti,
quello che gli altri pensano non influisce in modo rilevante sulla nostra
valutazione personale della quantità di piacere e soddisfazione di cui sentiamo
di avere bisogno. Non sarebbe una cosa insolita che una giovane donna come
questa inibisse i suoi impulsi per un lungo periodo di tempo, e decidesse ad un
tratto di recarsi in un bar e bere « un bicchierino o due ». La sensazione di
sollievo potrà essere così soddisfacente, ed in apparenza non raggiungibile in
altro modo, che questa giovane finirà per bere abitualmente in misura eccessiva,
tanto da diventare un'alcoolizzata. Avendo così rinunziato alle inibizioni, essa
deciderà magari di accettare una proposta di natura sessuale, e poi rimarrà così
sconvolta dall'esperienza « colpevole » da « cancellarla », non avere più nessun
ricordo di tutto quanto l'episodio, ma soltanto un'idea vaga di quello che è
avvenuto, o provare anche un'intensa reazione di ansia alla visualizzazione di
quanto sarebbe potuto avvenire. Oltre ai sentimenti di colpa, potrà preoccuparsi
pensando alla possibilità di gravidanza o malattia, di perdita del prestigio
sociale e degli alimenti pensando ai bambini, ecc.
In situazioni simili il vero problema è che le persone non vogliono
riconoscere l'esistenza di tali impulsi, o se la riconoscono, sentono che non vi
è nessun mezzo accettabile per ridurli] Se si riuscisse a far sì che queste
persone riducessero i loro impulsi per un certo periodo di tempo, pur mantenendo
il controllo della situazione, episodi ricorrenti di un tipo così estremo non si
verificherebbero più.
Vi è molta gente, anche in età matura, la cui esistenza è stata drasticamente
influenzata da opinioni sbagliate in fatto di sesso. Per esempio, un uomo quasi
sessantenne mi rivelò di sapere chd il suo cervello era stato menomato da
masturbazioni in gioventù] Era un uomo con una moglie deliziosa, tre figli
adulti e parecchi nipotini, pure tutta la sua vita era stata rattristata da un
concetta sbagliato. Per molti anni egli aveva fatto un dato lavoro, perche si
sentiva incapace di sfruttare in modo adeguato la propria intelligenza; alla
fine superò quest'ansia, ottenne un lavoro migliore, ma soltanto dopo essere
riuscito a convincersi che le sue opinioni non avevano nessun fondamento
reale.
La conoscenza delle realtà biologiche e la capacità di affrontarle aiutano
efficacemente a ridurre l'ansia. Dobbiamo riconoscere che tutti noi
biologicamente e psicologicamente abbiamo bisogno di una certa misura di
soddisfazione, e che essa in buona partepuò venirci dalla riduzione degli
impulsi basici. Quando ci stanchiamo per uno sforzo fisico, si sviluppa un
impulso al riposo, e naturalmente il riposare riduce questo impulso. Ogni altra
cosa essendo immutata, la riduzione comporta una soddi-sfazione. La riduzione di
uno o di tutti gli impulsi di base-sesso, fame, sete, fatica, liberazione dal
dolore, ecc. — è la fonte di aitrettante soddisfazioni, ma soltanto quando la
riduzione dello impulso è ottenuta direttamente e non attraverso tentativi
ecces-sivi di ridurre un impulso per influire su di un altro. Soltanto
quandoesiste la fame, il mangiare produce soddisfazione, soltanto quando la
fatica è presente, il riposo si dimostra benefico, e soltanto quando l'affetto è
ricambiato, l'impulso all'affetto sarà ridotto in misura soddisfacente. Al
giorno d'oggi molte persone non traggono gran beneficio dalla riduzione degli
impulsi. Mangiano perchè è «l'ora di mangiare » e non perchè hanno fame. Dormono
e si riposano conformemente alle abitudini ed alle consuetudini piuttosto che
per bisogno. La nostra civiltà moderna, specie negli Stati Uniti, tende a
minimizzare le soddisfazioni derivanti da una riduzione degli impulsi di base e
pone sempre più l'accento sugli impulsi secondari, in modo da constatare come
essi influiscono sulle nostre vite e sulla nostra felicità. Evidente che negli
Stati Uniti milioni di persone provano forti impulsi a possedere talune cose
materiali, come automobili, case. lavatrici automatiche, piscine, argenteria,
industrie, ecc. E' egualmente evidente che molte di queste cose rappresentano
qualcosa di differente a seconda delle differenti persone. Il possesso di
un'automobile può essere associato al conseguimento di un mezo per ridurre un
impulso di base o può essere associato ad un'immagine di prestigio, elemento di
un impulso secondario, Ora gli impulsi secondari si possono sviluppare in un
numero infinitodi direzioni e di intensità, ma quanto più è remota la loro
associazione con impulsi di base, tanto minore sarà la probabilitadi una
riduzione significativa dell'impulso e diminuisce pure lapossibilità di
ricavarne una soddisfazione.
Chi acquista un'automobile esclusivamente a scopo di tra-sporto potrà trarre
una notevole soddisfazione da una macchina di vecchio modello, perchè per lui si
tratta soltanto di potersi spostare da un posto all'altro più comodamente che
non andando a piedi. L'automobile può permettergli questo, ed egli è
soddisfatto. Se però la macchina viene acquistata come un mezzo per guadagnare
prestigio, l'impulso è di natura secondaria e non e probabile che possa venire
molto ridotto. Si potrà avere una notevole soddisfazione, derivante dal fatto di
guidare la macchina pel un certo tempo ed in certi luoghi dove possa essere
messo in evidenza il prestigio che ne deriva, ma in luoghi dove vi sono
automobili più belle o quando quella avrà perso l'aspetto di nuovo, sarà
maggiore l'ansia per il prezzo, per la manutenzione, e minore quella per il
possesso. Anche se l'impulso è parzialmente ridotto contiene ancora un elemento
di ansia; ed all'arrivo di nuovi modelli di automobili, l'impulso riappare con
rinnovata intensità
Una giovane coppia mi aveva consultato da un punto di vista professionale,
essendo alla ricerca di modi per ridurre la loro ansia in fatto di finanze. I
due si dissero preoccupati dei pagamenti da fare per l'automobile nuova,
l'abitazione nuova, la mobilia e per le cure mediche prestate ai loro figli. Il
marito guadagnava quanto la maggior parte dei loro vicini o di più, ma la spese
superavano le entrate. La giovane madre perdeva addirittura la ragione quando
uno dei bambini faceva cadere un giocati tolo, producendo una scalfittura sulla
gamba di un tavolo nuovo. Chiedeva « se si poteva fare qualcosa per quei bambini
». Le fu fatto notare che forse i genitori di « quei bambini » avevano stabilito
una scala di valori sbagliata. Se il tavolo poteva essere considerato come un
mobile funzionale e non un elemento di uno schema complessivo di prestigio, esso
poteva acquistare un certo « carattere » insieme a tutto il resto della
famiglia, e forse un giorno la madre si sarebbe compiaciuta nel raccontare come
« Jackie » l'aveva graffiato. Mi fu possibile di mostrare ai due che essi
avevano continuato a sviluppare dei forti impulsi destinati a durare per quasi
tutta la loro vita e che, se fossero andati avanti così come facevano, di rado
avrebbero provato delle soddisfazioni sufficienti, perchè la riduzióne di simili
impulsi non avrebbeportato a sufficienti sensazioni di successo. Alla fine la
coppia si trasferì in una casa più vecchia ed in tal modo non soltanto pareggiò
il proprio bilancio, ma incomincio adaccumulare dei risparmi con un conseguente
senso di sicurezzaad inoltre incominciò a godere dei propri figli, perchè ormai
un graffio sul tavolo non assumeva più proporzioni tragiche. Cio non significa
che tutti gli impulsi secondari siano indesiderablli, o che si debbano evitare
gli impulsi di prestigio o di ambizione. Noi siamo tutti diversi gli uni dagli
altri per la struttura stessa della nostra personalità, ed i nostri impulsi
variano sia come tipo, sia come intensità, così come varia la soddisfa-zione
procurata da una loro riduzione. Chiunque provi un'ansia farebbe bene ad
esaminare i suoi impulsi per vedere se la loro riduzione procurerà una
soddisfazione sufficiente a compensare l'energia che dovrà necessariamente
essere impiegata. Si potrebbe forse scoprire che, alterando uno o due di questi
impulsi, si riesce ad ottenere una riduzione altrimenti impossibile. Talvolta si
sviluppano degli impulsi che in qualche modo si oppongono gli uni agli altri, ed
il loro contrasto può coinvolgere impulsi tendenti a scopi desiderabili od
indesiderabili, od anche opposti l'uno all'altro. Peresempio un uomo potrà
riscontrare in sé un forte impulso a giungere ad una maggiore intimità con una
signorina di sua conoscenza e provare nello stesso tempo un forte impulso ad
evitare un vincolo matrimoniale. Se questi impulsi assumono intensita uguali,
verrà a crearsi una situazione molto difficile nel caso che la signorina insista
per essere sposata. L'uomo potrà pensare a rompere la relazione, ciò che
soddisferebbe il suo impulso di indipendenza, ma sfortunatamente un simile passo
potrebbe portare all'insorgere di visualizzazioni di perdita della signorina, e
dalla convenienza di rendere più intima la relazione. Ed ecco che il pover'uomo
si ritrova al punto di partenza. Situ-zioni come questa possono trasformarsi in
problemi emotivi molto graivi, che implichino alti livelli di ansia, fino ad
oltre-passare i poteri di resistenza dell'individuo. Decisioni essenziali
posseno venire imposte all'individuo da fonti esterne.
L'« eterno triangolo », ad esempio, implica sempre un conflitto di impulsi.
Prendiamo il caso di un uomo d'affari con una moglie invalida, che non può più
dargli le soddisfazioni che egli ritiene essenziali. Senza accorgersene, questo
signore incomincerà a passare più tempo in città, ad invitare sempre più di
frequente a colazione ed a pranzo la sua segretaria, fin-che ad un certo punto
sentirà di dover prendere una decisione. Ora se egli è veramente un uomo retto,
il riconoscimento di essere andato troppo oltre potrà sconvolgerlo, anche se la
sua colpa maggiore è stata quella di essersi assentato da casa per parecchi
pasti. Egli potrà riuscire ad interrompere questa attività o ad impedirle di
oltrepassare certi limiti, ed incominciare a dimostrare un maggiore interesse
per sua moglie e la sua casa. Però potrà anche avviarsi nella direzione opposta.
Per quanto la cosa possa sembrare paradossale, quanto più uno si sente retto e
rispettato, tanto più è probabile che si giudichi compromesso con l'altra donna,
e ciò perchè attribuisce ai propri pensieri ed al proprio contegno un'importanza
maggiore di quanto non farebbe un altro uomo, che non ci penserebbe af-fatto.
Nel preoccuparsene il nostro «uomo d'affari » potrà finire per trovarsi proprio
nella situazione che desiderava di evitare. Potrà giungere allora ad un punto
esattamente equidistante da due situazioni perfettamente bilanciate. Quando egli
si avvicinera ad una, l'altra diventerà più attraente; quando inclinerà verso la
parte opposta, si verificherà la stessa cosa. Nel passare attra-verso queste
acrobazie emotive, non farà altro che rafforzare ambedue gli impulsi e rendere
sempre più improbabile la riduzione di ognuno di essi. Soltanto una ferma
decisione da parte di una delle signore coinvolte potrebbe forse influire sulla
situazione, che egli non è in grado di risolvere da solo. E se ambedue le
signore prenderanno le loro decisioni nello stesso tempo e nella stessa
direzione, i risultati potranno essere per lo meno sconvolgenti e talvolta
disastrosi.
L'uomo che si trova simultaneamente compromesso con una o più donne può farlo
per cercare di affermare la propria virilità ad altri o a se stesso, e di rado
terrà nascosta la sua attività Ci riuscirà al massimo per un certo tempo; in
realtà avrà l'impresione di fare del suo meglio per evitare di « fare del male »
a tutto le persone interessate, potrà persino sentirsi un uomo veramente retto,
che non vuole privare nessuna delle due del piacere delle sue premure. Magari
l'interessata potrebbe non sopportarlo! Potrebbe commettere qualche sciocchezza.
Tuttavia se ogni cosa procede senza intoppi per un periodo troppo lungo, alla
fine egli non sarà capace di resistere alla tentazione di far saperea qualcun
altro quello che sta accadendo, non otterrà la soddisfazione di chi sente il
bisogno finché non lo farà; e — ciò che e piuttosto strano — forse sarà proprio
sua moglie la persona ala quale egli desidererà più vivamente di far conoscere
la situazione. Forse glielo dirà lui stesso. Questo tipo di « confes-sioneè di
solito un mezzo per far sapere alla moglie quanto suo maritopiace ad altre
donne; appunto per questo ella dovrebbe appezzarlo di più.
Il l'ine che ci si è proposti nel riferire quanto precede non a tanto quello
di cercare di spiegare dei rapporti emotivi specifici, quanto di mostrare che
gli impulsi secondari possono essere estremamente complessi e non sono sempre
ciò che sembrano alla superficie. Colui che abbia l'impulso di apparire forte
può cercare di trovare un compenso a complessi di inferiorità o di
insufficienza, una persona eccessivamente gentile può sforzarsi coraggiosamente
di nascondere un carattere violento, un individuo indulgente potrà essere tale,
perchè vorrebbe essere perdonato, se fosse nei panni del colpevole. Ciò non vuol
dire che chiunque sia gentile, indulgente, od eroico sia in realtà tutto
l'opposto; al contrario. Le persone mature sono inclini a comportarsi come si
sentono veramente di essere; tuttavia una persona matura ha meno probabilità di
soffrire alti gradi di ansia. Ben sapendo quali elevati livelli di ansia noi
possiamo presentare, dobbiamo essere capaci di affrontare i nostri problemi, ed
ammettere le nostre immaturità, se vogliamo capire la base delle
nostreansie.
Se una persona « buona » e « gentile » si comporta in modo apparentemente
artificioso, non sarà desiderabile che essa cambi, anche se possono essere
discutibili i suoi impulsi di base. Forse essa riesce a trarre ampie
soddisfazioni dal proprio comporta mento di compenso, fino a che non vengano
alterati o diminuiti i suoi impulsi di base; dopo di che si comporterà in modo
naturale.
Se d'altra parte la persona buona e gentile avverte una tensione e una
crescente difficoltà nel mantenere questa apparenza, si presenterà la necessità
di una nuova valutazione sia dei suoi impulsi sia delle sue soddisfazioni.
Un iper-compenso di un genere diverso può essere osservato frequentemente in
molta gente, ad esempio in coloro che appaiono « aggressivi » e « scortesi ».
Inoltre questo loro comportamento può corrispondere veramente ad impulsi di base
o essere un mezzo per evitare dei complessi di inferiorità, ecc. Molte volte
questi impulsi si sviluppano a causa di opinioni sbagliate o di incomprensioni
dell'individuo nei confronti di se stesso o di altri. Spesso molte persone
dotate di eccellenti qualità e forte personalità non riescono a credere di
meritarsi la fiducia e l'affetto altrui, perciò mettono continuamente alla prova
i loro amici e le persone care, agendo in modo da provocarle. Possono sapere od
ignorare perchè si comportano in quel modo, ma invariabilmente provano elevati
livelli di ansia e tendono a mantenere gli altri in uno stato di inquietudine.
Possono anche avere la sensazione che se qualcuno le ama od ha fiducia in loro,
lo fa perchè è stupido o perchè vuol far credere che i suoi veri sentimenti sono
quelli che dimostra.
Alcuni anni fa incontrai un uomo dalla personalità molto interessante, che
aveva la tendenza a parlare in un tono un poco più alto di quanto non fosse
necessario. Faceva parte delle forze di polizia e le storie che raccontava erano
estremamente interessanti, ma i toni alti della sua voce davano leggermente
fastidio non soltanto a me, ma anche ad altri amici comuni. Ciò non era dovuto,
come spesso avviene, ad una menomazione del suo apparato uditivo; ed alla fine,
dopo avere incominciato ad occuparsi di autoipnosi, egli ne rivelò la ragione
nascosta.
Cominciò la sua spiegazione chiedendomi anzitutto di tastare i suoi bicipiti,
effettivamente « duri come pietre », e continuò raccontandomi che da ragazzo era
stato piuttosto basso di statura (era ancora al disotto della media) e non
robusto come gli altri coctanei. Era anche afflitto da una grave balbuzie e non
trovava nessuno che lo aiutasse a guarire. Ad un certo punto aveva riflettuto
che, se in qualche modo avesse potuto diventare « migliore» della maggior parte
degli altri individui, avrebbe superato la balbuzie. Riconobbe di sentirsi
inferiore agli altri ragazzi per esserne più basso ed incominciò ad allenarsi in
palestra ogni giorno; effettivamente, a mano a mano che si faceva più
musco-toso,la sua balbuzie diminuì. Cresciuto, continuò questi esercizi fisici e
realizzò il suo desiderio di entrare nelle forze di polizia presso a poco
nella stessa epoca in cui smise completamente di balbettare. Sapeva di avere
preso contemporaneamente l'abitudi-ne di parlare troppo forte, ma sentiva di
doverlo fare, perchè in caso contrario avrebbe ricominciato a balbettare. Egli
sviluppò la capacitadi praticare l'autoipnosi, e presto superò questa cattiva
abitudine senza più avere la minima tendenza alla balbuzie. Ser-vendosi
di visualizzazioni in cui « si vedeva » parlare normalmente in varie
situazioni, riuscì a considerare più importante la reazione favorevole del
pubblico a ciò che egli stava dicendo ed a minimizzare la preoccupazione
per il proprio aspetto. La capacità di riconoscere ed accettare sia le
proprie virtù, sia i propri difetti, gli aveva permesso di dirigere i propri
impulsi in senso costruttivo,edi provare soddisfazione raggiungendo i suoi scopi
senza sollevamento di pesi o ginnastica muscolare. Il timore di essere
considerati in un certo senso inadeguati efrequentemente alla base di impulsi
mal diretti, e lo si può vederein uomini divenuti sessualmente impotenti, a
causa di un eccessivo impulso a dimostrare la loro virilità a se stessi o ad
altri. Un individuo siffatto non conosce le donne come crede. Epur vero
che certe donne, al pari di certi uomini, hanno bisogno di dimostrazioni fisiche
ed espressioni tangibili della pas-sione che destano nel loro compagno; ma
queste dimostrazioni ed espressioni possono variare ogni tanto, e se succede che
i desideri di una persona siano interpretati erroneamente, i risultati possono
non essere affatto soddisfacenti e per l'uno e per l'altra o per ambedue. Vi è
sempre un momento in cui quasi tutte le donne chiedono tenerezza e non
desiderano che parole gentili e carezze per rassicurarsi di essere amate e
desiderate. Gli uomini invece tendono spesso a preoccuparsi maggiormente della
situa-zione del momento ed a provare il loro amore violentemente, « con un colpo
solo ». Per taluni diventa un vero trauma essersi comportati sessualmente in
modo inadeguato anche una volta sola; essi vedono in pericolo la loro virilità,
e nessuno riesce a convincerli del contrario, nonostante la logica. Da quel
momento in poi il loro obbiettivo principale sarà quello di ristabilire l'amar
proprio infranto; sfortunatamente saranno soddisfatti soltanto da
prodezze magnifiche di cui non sono mai stati capaci, mentre le loro
compagne si acconterebbero di molto meno.
Studiare la reazione di un uomo che ha sperimentato impotenza improvvisa è
veramente interessante. Forse sua moglie non aspirava affatto ad avere come
compagno di letto un cow-boy, e forse per anni ha sperato realmente che
egli si calmasse. Ma quan-do ella tenta di convincere il marito di questo, egli
pensa che la moglie sia soltanto spiacente per lui, e proprio perchè essa
e « così cara a questo proposito », decide che ogni volta dovrà sfor-zarsi ancor
di più di far meglio. Di solito la comprensione ed un modo di agire appropriato
da parte di ambedue le persone in causa possono migliorare o risolvere
del tutto situazioni del genere! ma troppo spesso vi è una riluttanza a
discuterle o la tendenza di uno dei due a pensare che l'altro dovrebbe « sapere
» come comportarsi. Il monito « conosci te stesso » è ottimo per chi abbia] dei
problemi, ed è doppiamente importante nelle situazioni coniugali.
Se ci si accorge che l'ansia deriva da impulsi sbagliati, bisogna subito
cambiarli. Arrivare alla conoscenza di se stessi rap presenta l'inizio del
procedimento, che potrà anche non essere tanto difficile. Forse il fattore più
importante nel ridurre l'ansia è la conoscenza della sua causa. Se anche sembra
che questa sia già nota, si deve lo stesso eseguire il procedimento sistematico
per definirla. Spesso la « conoscenza » delle fonti dell'ansia si rivela
sbagliata, particolarmente se è stata raggiunta dallo stesso interessato.
Anzitutto l'ipnosi o l'autoipnosi non dovrebbero essere considerate
mezzi autonomi. Sarà anche vero che delle tecnichil ipnotiche giungono a ridurre
alti livelli di ansia, ma è più probabileche scientemente o incoscientemente vi
partecipino altre influenze psicologiche. Si arriverà più facilmente a risultati
dure-volicercando di scoprire gli eventuali fattori di base
responsa-bilideil'ansia, ed in tal caso, se l'ipnosi verrà suggerita, si potrà
essere più sicuri di un risultato positivo. Sebbene l'ansia sia un fenomeno
psicologico, invariabilmen-te vi sono anche dei fattori fisiologici
concomitanti: per questa ragione, e per escludere problemi organici
coesistenti, una com-pletavisita medica è necessaria quale primo passo nel
trattamento dell'ansia. Anche se l'individuo ansioso può apparire in buone
condizioni fisiche, è essenziale che egli sia rassicurato in seguito ad un esame
completo fatto da un medico competente, L'assicurazione che non c'è nulla che
non va, o che quello che nonva sarà curato, può da sola ridurre l'ansia. Se
l'individuo è stato trattenuto dal consultare un medico da qualche suo
pregiu-dizio, concetto sbagliato o credo religioso, o se egli pensa che il
suoproblema sia uno di quelli in cui « la mente domina la mate-ria, dovrebbe
prendere in seria considerazione il consiglio di rivolIgersi ad un esperto di
fisiologia che lo aiuterà a correggere i suoi concetti sbagliati senza entrare
nel campo del suo credo religioso. Paragoni la sua mente ed il suo corpo ad una
casa che egli abita; ciò che avviene nella sua casa riguarda solo lui, come pure
ciò che avviene nella sua mente. Ma se c'è qualcosa che non funziona nella
struttura della sua casa, un esperto sarà in grado di ripararla meglio. Se
l'impianto di riscaldamento non funziona, saral'esperto ad aggiustarlo, mentre
l'individuo avrà più agio di continuare la propria attività. L'esperto non ha
ostacolato questa attività, anzi lo ha aiutato a continuarla. Allo stesso modo
il me-dico è un esperto che può mantenere il corpo in buone condi-zioni, mentre
l'individuo potrà tenersi care le proprie convin-zioni spirituali.
Spesso si riscontrano in talune persone dei sintomi che non reagiscono a
metodi di cura normali. E' la cosiddetta sindrome psicosomatica ; cioè, non
essendo evidente nessuna base orgarica dei sintomi/essi vengono attribuiti a
cause di natura psicoNon è facile far accettare la cosa al paziente. Egli può
avere l'impressione che con ciò il medico voglia dire che i suoi sintomi sono
soltanto « immaginari », sono tutti « nella sua mente » ma ovviamente il
paziente si sbaglia. Quando un medico definisce uno stato « psicosomatico », «
psicogeno » od « isterico », non vuole dire che i sintomi non esistono o che il
dolore e la menomazione sono immaginari, ma soltanto che egli non trova nessuna
base fisiologica dei sintomi stessi. Ed in tale casal anche se questi sintomi
sono identici ad altri, che di solito hanno una base, si deve pensare ad un
substrato emotivo, da cui essi hanno origine.
Qualche volta una persona, a cui vien detto che i suoi sintomi debbono avere
una causa emotiva, accetta la diagnosi e rivela il conflitto latente; ma molto
più frequentemente essa non riesce a scorgere una possibile causa dei propri
sintomi. Ciò è comprensibile, poiché per lo più la gente considera il dolore ed
i disturbi come fatti fisici e non psicologi. Il muco degli asmatici, la pelle
infiammata degli eczemi, le palpitazioni, la nausea i disturbi visivi che spesso
si accompagnano a vari tipi di cefalee sono certamente fatti fisici. Si può
quindi capire facilmente col me sia gravoso per chi soffre attribuire la propria
sofferenza ad un trauma emotivo. Eppure in molti casi, in conseguenza di fattori
emotivi si sono sviluppati sintomi tanto gravi da giustificare degli interventi
chirurgici urgenti, per dover poi riconoscere l'inesistenza di una base organica
di tali disturbi.
Chi voglia liberarsi dell'ansia deve accettare il fatto che suoi sintomi
potrebbero essere causati da un substrato di conflitti che egli non riconosce o
non intende di riconoscere. Sia che ci creda o no, dovrebbe comportarsi come se
ci credesse, poiché è questo l'unico modo in cui egli possa investigare
l'eventuale base della sua ansia. Naturalmente, non è sempre necessario di
scandagliare le fonti più profonde dell'ansia. La mente possiede molte difese e
molti meccanismi riparatori, che possono aiutare a reprimere od eliminare
l'ansia. D'altra parte le cause dell'ansia possono avere radici così profonde
nella struttura della personalità dell'individuo, da rendere impossibile di
eliminare senza un prolungato trattamento psichiatrico, che può anche non essere
realizzabile per molte ragioni, ad es. delle possibilità finanziarie limitate,
la mancanza di psichiatri qualificati, ecc. Sarà sufficiente di giungere ad un
concetto generale delle cause dell'ansia, per poi cercare di aggirarle o
dominarle; ed è questo l'obbiettivo della psicoterapia di sostegno.
In simili casi l'ipnosi può essere d'aiuto, ed un medico prontoa collaborare
con il suo paziente fino al punto da consigliargli in quali zone egli dovrebbe
servirsi dell'autoipnosi, sarà piacevolmente sorpreso dai risultati. Non è
neppure necessario cheil medico sia esperto di tecniche ipnotiche, anzi è meglio
cheasci questo compito al suo paziente; ma assicurando a questiche egli si trova
in buona salute — se così è — ed inoltre, nel saco che il paziente desideri di
ricorrere all'autoipnosi, accennando ai fattori psicologici che secondo lui
possono inibire un benessere emotivo, il medico si troverà con un paziente
disposto ad aiutarsi da solo. Un medico che sappia dirigere un paziente nel suo
desiderio di ricorrere all'autoipnosi, e nello stesso tempo gli prescriva un
regolare trattamento medico per i suoi sintomi, lo aiuterain modo veramente
efficace.
Se l'ansia è presente, l'uso di tranquillanti dovrà essere ridotto al minimo
possibile, secondo il parere del medico. L'emcacia dell'autoipnosi quale metodo
ausiliario dovrebbe essere spertmentata, per evitare gli effetti collaterali e
successivi dei franquillizzanti.
Quando le condizioni fisiche del paziente siano state intelli-gentemene
accertate e siano stati presi i provvedimenti oppor-tuni per correggere
qualsiasi disfunzione, si potrà ricorrere ad altri provvedimenti per ridurre le
risposte di ansia. In certi casi ilmedico dovrà cercare di regolare la dieta del
paziente, poiché ilbenessere tanto psicologico quanto fisico di una persona
di-pende dal vitto e dalle bevande che essa ingerisce. L'autoipnosi potraaiutare
l'individuo a seguire una dieta appropriata, se gli mancaasse la forza di
volontà di farlo. La risoluzione dell'ansia può essere impedita da circostanze
esterne irritanti, che possibilmente dovrebbero essere messe sotto controllo: ad
esémpio, i problemi finanziari sono i più preponderanti ed il paziente dovrebbe
essere incoraggiato a risolverli. Bisogna prendere in seria considerazione certe
voci, come gli og-gettidi lusso, che possono sembrare importanti, ma che in
realtà sono fonte di nuova ansia a cagione del loro costo. Chi insiste nel
rimanere indebitato perchè gli sono indispensabili dei nonnulla di lusso,
proverà molta difficoltà nell'eliminare questa ansia; si tratta di decidere
quale delle due cose sia la più importante, se la serenità di spirito o il
possesso di cose non necessarie. La mancanza di amici o di compagnia tende ad
aumentare la tensione. Una persona che abbia dei problemi emotivi spesso evita
le altre, ed anche questo aumenta esageratamente le sue difficoltà, poiché per
essa è altrettanto importante di esternare le proprie idee quanto di ascoltare i
problemi altrui. Una frequente possibilità di esprimere le proprie emozioni ed
opinioni e di ascoltare quelle degli altri contribuisce a far sentire ad un
individuo che egli non è solo, e spesso può essere tranquillizzante il
realizzare che anche gli altri hanno dei problemi. L'estrinsecazione dei propri
interessi è un sistema efficace per stornare l'ansia. Gli sports, qualsiasi
distrazione, servono ad incontrare altra gente e ad incominciare a non pensare
più soltanto a se stessi. Uno dei mezzi migliori per stornare l'attenzione da un
intimo conflitto è quello di cercare di aiutare gli altri in qualche modo:
occuparsi volontariamente di bambini, di invalidi, di persone menomate può
procurare dei vantaggi notevoli ad un individuo ansioso.
Se l'indecisione di qualsiasi tipo è un elemento dell'ansia, si dovrà fare
ogni sforzo per risolverla. L'incapacità di decidersi può essere sommamente
deleteria. Molte persone riescono a prendere delle decisioni solo quando abbiano
constatato che, o bene o male, l'importante è di fare qualcosa. Gli eventuali
errori possono anche essere corretti, ma prevedere le difficoltà tende a
paralizzare il pensiero e riempie l'individuo di prospettive catastrofiche,
aumentando così la sua ansia. Se è necessario, il consiglio di una persona
fidata può vincere l'inerzia; ma se persiste l'indecisione, accantonare il
problema finché non prevalga un atteggiamento di maggior rilassamento, può far
giungere in seguito ad una soluzione più conveniente.
Nel trattare le risposte di ansia, si deve anzitutto stabilire se esse sono
diffuse, specifiche o di ambedue i tipi. Lo schema complessivo di ansia sarà
studiato dopo avere annotato i vari fattori ed avere riveduto le
annotazioni.
Per prima cosa bisogna scegliere un periodo di tempo tipico delle attività
quotidiane di una prsona, un periodo che includa vari episodi di ansia. Se, ad
esempio, l'ansia si presenta soltanto una o due volte al mese, per valutarla
sarà necessario prendere in considerazione un periodo di tempo che varia da sei
mesi ad un anno; se l'ansia si presenta due o tre volte alla settimana,
basteranno uno o due mesi, se es saè più frequente o continua, forse sarà
sufficiente una sola settimana od anche un solo giorno per ricavare i dati
necessari. Lo scopo è quello di determinare possibilmente quale parte di tutto
il periodo è associata all'ansia. 11 periodo di tempo preso in esame dovrà
essere il più vicino che sia possibile all'attuale, affinchè qualsiasi
particolare di ogni episodio possa essere ricordato eriferito accuratamente, per
quanto riguarda l'ora del g
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