CAPITOLO XI
Uno dei pochi campi in cui l'ipnosi può essere pericolosa è quello
dell'eliminazione o dell'alleviamento del dolore. Bisogna conoscere
perfettamente alcuni fatti di grande importanza prima di fare esperimenti in
questo senso.
L'esistenza del dolore o di un malessere insolito indica un cattivo
funzionamento dell'organismo. L'accuratezza con cui un individuo può descrivere
queste sensazioni è uno dei fattori principali nella diagnosi della causa prima.
Anche un medico esperto puo trovar difficoltà a localizzare i fattori
determinanti in base alla descrizione delle sensazioni dolorose che il paziente
prova al momento della visita. Eppure questo è il momento in cui la descrizione
è più accurata. Dopo, di questa, la descrizione migliore di una indisposizione
si ha da un paziente che, anche se non soffre in quell'istante, ha un chiaro
ricordo delle sensazioni recentemente provate. E come può un paziente fare una
descrizione chiaraaccurata dei suoi sintomi dolorosi, se questi sono stati
eliminati per ipnosi o con altri mezzi? L'eliminazione del malessere rendere
molto più complicato, se non impossibile, eseguire la diagnosi, essenziale per
una cura efficace.
Piugrave ancora è l'eliminazione dell'incentivo a far eseguire la diagnosi.
Quando una persona non soffre più, è facile che posponga la soluzione del suo
problema. Immaginate un indivichioche non sappia di avere un tumore, e che
cominci a provare un dolore leggero che descriverà al suo medico. Quando avrà
fatto al dottore una precisa descrizione delle sensazioni dolorose, che non sono
state in alcun modo eliminate dall'azione dei calmanti, è facile che il suo
tumore venga scoperto, e asportato. Ma supponete, invece, che questo individuo
cominci a prendere delle pillole, che attutiscono il dolore al punto da indurlo
a rimandare la visita medica. Le pillole che egli prende gli daranno sollievo,
ma non rallenteranno lo sviluppo del tumore. Se egli poi riscontra che il dolore
non può essere controllato dal medicamento che si è prescritto da sé, e ricorre
all'ipnosi per eliminare i sintomi, il tumore può continuare a svilupparsi fino
al punto in cui anche la chirurgia non potrà far più nulla.
L'ipnosi è un mezzo meraviglioso per produrre e mantenere uno stato di
assenza di dolore e di sintomi, ma non ripetero mai abbastanza che non deve mai
essere usata a questo scopo fintanto che non siano determinate le cause esatte
dei sintomi.
Una volta comprese appieno queste cause, si possono usare molti procedimenti
diversi, che possono essere classificati genericamente come suggestioni di
benessere, anestesia, analgesia dissociazione e sostituzione dei sintomi.
Le suggestioni formulate ad un soggetto in stato di trance d| solito prendono
la forma di parole intese a trasmettere delle idee. Ma una parola o un gruppo di
parole può avere per il soggetto un significato diverso da quello dato
dall'ipnotista. Se, per esempio, l'ipnotista chiedesse a diverse persone sveglie
se a loro dispiace di alzare la mano destra, è probabile che molte di esse lo
farebbero. Ma un soggetto ipnotizzato a questa domanda probabilmente non
reagirebbe, o forse, se è abituato a parlare in trance, risponderebbe: « No
».
Le persone sveglie danno atto della loro collaborazione e suggestionabilità a
quello che è in pratica un suggerimento implicito, essendo questa la domanda: «
Le dispiace di alzare la mano destra? », mentre il soggetto ipnotizzato
prende alla lettera tale tipo di domanda. Quando non alza la mano, o quando dice
« no », vuol dire che non gli dispiace, ma che non gli è stato detto di
farlo effettivamente. Se l'ipnotista dicesse: « Alzi la mano destra », egli lo
farebbe certamente.
Le suggestioni riguardanti il benessere saranno anch'esse interpretate
letteralmente, a seconda del significato che le parole hanno per il soggetto. E'
importante meditare bene queste suggestioni, in modo da comunicare esattamente
le idee stabilite di sensazione o di assenza di sensazione, di durata, ecc.,
altrimenti puo avvenire che il soggetto provi sensazioni differenti in trance e
da sveglio, o in un qualsiasi periodo post-ipnotico.
Lesuggestioni formulate per autoipnosi non hanno necessità di altrettanto
studio, perchè il soggetto sa quali sono le sue intenzioni, ed è abituato a dare
un significato proprio e preciso alleparole e alle idee che usa per formulare le
suggestioni. Per chi è preoccupato, angustiato da un malessere o da un dolore
specifico, una suggestione di benessere può significare solo un sollievo da quel
dolore o malessere specifico. Tuttavia la suggestione potrebbe anche significare
che fino a che il soggetto proverà una sensazione di benessere, non potrà
provare dolore omalessere, qualsiasi condizione patologica possa svilupparsi. E'
un'ottima cosa formulare delle suggestioni positive, cioè astenersi dall'usare
parole come « dolore » o « malessere », e invece usare suggestioni atte a
provocare risposte antagonistiche a quelle indesiderabili.
E' meglio dire « Ti sentirai sempre rilassato » piuttosto che dire « Non
sarai ansioso », e invece di « Non sentirai dolore », è meglio dire « Ti
sentirai in buona salute e in perfette condizioni, a meno che esista un fenomeno
in cui il dolore ti serva di avvertimento ». In alcune circostanze, generalmente
nell'insorgere della necessita di cure mediche, si può usare la seguente
suggestione: adesso ti sentirai benissimo in ogni senso e avrai un impulso
fortee irresistibile di andare dal medico alla prima occasione ». In questo modo
si possono eliminare i sintomi, e nello stesso tempo si esercita una forte
suggestione che spinge a far qualcosa per scoprire la causa di questi
sintomi.
L'anestesia e la cessazione della sensibilità a stimoli di qualsiasi
tipo in tutta l'area a cui viene applicata: spesso non è né pratica, né
necessaria. Le suggestioni di anestesia sono efficaci sopra tutto negli
interventi odontoiatrici e chirurgici, ed in que sti campi l'ipnosi e
l'autoipnosi sono di gran lunga superiori a qualsiasi altro metodo: il paziente,
infatti, può rimanere rilassato e senza apprensione o dolore, sia prima che
durante e dopo l'intervento, e allo stesso tempo può cooperare od aiutare in
quelli che il dottore o il dentista richiedono.
A volte si usano insieme all'ipnosi degli anestetici chimci, gli stessi che
si userebbero anche senza ipnosi: spesso ne bastano dosi minori e, naturalmente,
vi sono anche dei casi in cui non v'è affatto bisogno di farmaci. L'uso
dell'ipnosi porterà sempre dei benefici ulteriori, ma i risultati migliori si
hanno quando e il solo metodo impiegato.
L'autoipnosi è un mezzo eccellente per produrre e conservare uno stato
indolore, ma è spesso difficile impiegarla a questi scopo senza assistenza. Il
dolore per se stesso inibisce l'induzione della trance per l'incapacità del
paziente di pensare ad altro, e i farmaci interferiscono perchè in uno stato di
narcosi anche parziale il paziente non può capire e seguire bene le istruzioni,
e diventa difficile valutare il grado di ipnosi. Quando è possibile è
preferibile uno stato di maggiore vivacità affinchè l'induzione abbia successo e
le suggestioni di qualsiasi tipo siano efficaci.
L'ansia tende ad intensificare il dolore e ad inibire lo sviluppò
dell'ipnosi. Se si riesce a far « proiettare » il paziente con la
visualizzazione di un futuro immediato, nel quale egli si vede in condizioni
migliori, si può ottenere un rilassamento sufficiente a rendere possibile
l'induzione. Quando si è sviluppata la capacità di utilizzare la suggestione, si
può collegare la suggestione di « anestesia a guanto » con le altre già
operanti. L'anestesia a guanto volendo, può essere poi trasferita ad altre
aree.
E' da notare che l'« anestesia a guanto » è molto significativa. in quanto
non segue nessun tipo di innervazione della mano. Questo si verifica in tutte le
inibizioni di percezioni sensoriali indotte per suggestione, ma è
particolarmente evidente nell'anestesia a guanto. Mentre molta gente ha
sperimentato anestesie della mandibola (come avviene in odontoiatria) o ne ha
sentito descrizioni, l'esperienza su altre anestesie localizzate è molto piu
rara. E' facile comprendere che la suggestione possa produre risultati
soddisfacenti nella mandibola, dove sembra che segua lovie nervose
esistenti, ma dato che si possono ottenere risultati altrettanto soddisfacenti
dove queste vie non esistono, è evidente chele sensazioni dolorose possono
venire bloccate da processi inibitivi prodotti per suggestione.
L'analgesia è la condizione in cui vengono percepite tutte le
sensazioni eccetto quelle dolorose; questo termine si usa spesso per descrivere
l'incapacità a percepire degli stimoli nocivi, come queli che causano
prurito.
L'uso delle tecniche di dissociazione sta diventando più diffusosia in
medicina che in odontoiatria, perchè queste tecniche su buoni soggetti,
richiedono meno tempo e meno fatica. Si applicano suggerendo al soggetto che il
suo corpo, tutto o in parte, e spostato in un altro luogo e che egli è occupato
in un'altra Descriveremo ora due o tre esempi tipici per ogni tecnica, spiegando
come e perchè sono state usate certe tecniche particolari, e ci occuperemo sia
dell'etero che dell'autoipnosi.
Una delle tecniche più semplici e diffuse per sviluppare la anestesia in
un'area localizzata, come può avvenire per interventi odontoiatrici o
chirurgici, è quello della levitazione della mano, Quando il soggetto riesce a
far sollevare la sua mano fino a toc-carela faccia per etero- o
auto-suggestione, gli si può suggerire chementre la sua mano si solleva, diventa
anche insensibile. Si ripeteil procedimento fintanto che la mano non reagisce
più a stimoli dolorosi, quali un forte pizzico delle dita o leggere punture
eseguite con un ago sterilizzato. Si considera stabilita l'anagesia quando
questi stimoli sono avvertiti senza sentire dolore. Se glistimoli non sono
avvertiti affatto, si ha l'anestesia totale. Inodontoiatria, anche se si tratta
di estrazioni, è in genere sufficiente l'analgesia. Quando la prova della mano
riesce soddisfacentemente, si trasferisce la condizione alla mascella, o a
qualsiasialtra area in causa, suggerendo che l'insensibilità lascerà la manoe
passerà all'altra area. Questi effetti possono essere accentuati per contrasto,
e cioè facendo contemporaneamente suggestioni che una mano diventi
insensibile al tatto e l'altra iper-
Tutti questi sistemi vennero usati nel caso seguente, cosi tipico tra
centinaia di altri casi, che sono relativamente poco importanti i fattori di
età, sesso, ecc. Durante l'intervista iniziale la paziente spiegò di essere
tanto apprensiva a proposito degli interventi odontoiatrici, e di aver
evitato di andare dal dentista per tanti anni, che ora era necessaria
l'estrazione di otto denti e l'otturazione di diciassette. Dopo aver
raccolto il coraggio sufficiente, era andata dal dentista, facendosi
promettere da questi che non avrebbe fatto altro che esaminare e valutare
la sua situazione. Avendo appreso di cosa si trattava, non si era sentita
la forza di affrontare la situazione. Quanto all'ipnosi, essa temeva che
non funzionasse, che potesse « svanire » durante l'intervento, che potesse «
influire sulla sua mente » o sulla sua « forza di volontà », ecc.
Le diedi le solite spiegazioni e poi la pregai di dimenticare l'intervento
odontoiatrico, fino a che non si sentiva di affrontarlo. Le dissi che avrebbe
potuto decidere essa stessa quandi era pronta e quanto lavoro doveva esser fatto
per ogni visita.
Durante la prima seduta la paziente riuscì ad entrare in trance,
facendo levitare la mano fino alla faccia, mentre visualizzavi di scrivere su
una lavagna le parole « più leggera ». Mentre la mano cominciava a sollevarsi,
gli occhi le si chiudevano, e quando le dita arrivavano a toccare la
faccia cadeva profondamente in trance. Restammo d'accordo che si sarebbe
esercitata su questo punto due o tre volte al giorno, e che sarebbe
tornata alla fine della settimana.
Alla sua seconda visita la paziente mi riferì di potersi mettere in
trance in circa tre minuti, e di sentirsi molto rilassata quando lo faceva.
Le chiesi di ripetere l'operazione e l'avvertii che le avrei parlato, mentre
lo faceva. Aspettai finché la sua mano non cormincio a muoversi e quindi dissi:
« Ora, mentre la sua mano diventa più leggera, si intorpidisce e lei può
sentire passare un formico, ho dal polso alla mano fino alla punta delle dita.
Quando la mano arriverà a toccare la faccia sarà completamente intorpidita. Le
sembrerà che la sua mano sia in un guanto di pelle spessa, e, se qualcosa la
toccherà, sarà come se toccasse il guanto ». Repeteiqueste suggestioni mentre la
mano saliva verso la faccia e, quandole dita sfiorarono il viso, continuai: «
Adesso la sua mano e pesante e ogni sensibilità l'abbandona, mentre torna
leggermente al suogrembo. Non le è possibile avvertire nulla che venga a
contatto con la mano». Quando la mano fu di nuovo sul suo grembo, presi un
piccolo ago sterilizzato e provai diverse volte a pungerla, mentre ripetevo le
suggestioni di insensibilità: non vi fu nessuna reazione a questo stimolo.
Poi feci la stessa cosa con l'ago sull'altra mano, dicendo: Questa
mano sta diventando molto sensibile. Ogni volta che la toccoil contatto provoca
una sensazione di dolore e una contrazione. E molto sensibile
».
Ma questa mano », tornando nuovamente alla prima, « non ha nessuna
sensibilità ». Ripetei quest'operazione diverse volte, finche la mano
destra non reagì neanche ad. una puntura violenta con l'ago, mentre la mano
sinistra sussultava al solo tocco delle miedita. Poi suggerii che si svegliasse
e che l'intorpidimento diventasse di conseguenza ancora più pronunciato.
C osi avvenne: essa stessa fece degli esperimenti sulle sue mani e vide che
non poteva suscitare nessuna sensibilità nella mano destra, neanche
spingendo l'ago in profondità.
Per molte persone l'effetto scompare col risveglio, ma ciò non ha importanza,
perchè non è affatto necessario svegliarsi finche l'intervento non è
terminato. E, quello che più stupisce e che, quando ci si sveglia
dopo l'intervento, la sensibilità non tornanella parte in questione che molto
più tardi. Queste suggestioni sono sempre molto più efficaci durante
l'intervento effettivo che non durante lo sviluppo. Questa paziente scoprì di
poter formulare da sola tali suggestioni e di ottenere rapidamente e facilmente
l'« anestesia a guanto »; ma questa volta, dopo che la mano era arrivata al
viso, ledissi di trasferire l'intorpidimento alla mascella, strofinando la mano
sulle guance e sulla mandibola, fintanto che non fossero diventateinsensibili e
che la sua mano fosse tornata normale. Le dissiche ogni volta che avrebbe
ripetuto quest'operazione, l'intoridimento sarebbe aumentato, e così pure ogni
volta che avesse abbassato la mano. Suggerii anche che questo intorpidimento
avrebbe continuato a diventare più intenso, qualsiasi cosa facesse o dicesse,
fino a che non lo avesse eliminato toccandosi la faccia con l'altra mano.
Alla fine della seconda seduta la paziente riusciva benissimo in questi
esperimenti. Provai le reazioni delle sue gengive con un ago, e quelle dei suoi
denti appoggiandovi sopra un dito e scuotendoli, sempre continuando a formulare
suggestioni. Suggerii che poteva vedere un film o dormire pesantemente menti il
dentista lavorava su di lei, che avrebbe seguito tutte le sue istruzioni, che
tutti ì suoni avrebbero avuto l'unico effetto di approfondire la sua
insensibilità, e che non avrebbe avuto sensibilità nei denti e nelle mascelle,
finché non avesse toccato la té eia con l'altra mano. Le dissi ancora che
non si sarebbe sveglia ta, se non quando qualcun altro avesse pronunciato le
parole « Tutto fatto ».
Quando venne per la terza seduta, la paziente mi racconte di aver preso
appuntamento col dentista e di non essere affatto preoccupata, perchè « sapeva
che non avrebbe provato dolore, Ripetemmo ancora tutto l'esperimento e
combinammo che l'abbassarsi della sua mano sarebbe stato per il dentista il
segnale d'inizio, e che egli stesso alla fine le avrebbe detto « Tutto
fatto.
La signora non aveva avvertito il dentista di avere apprase l'autoipnosi, ed
è facile immaginare lo stupore di questi quando la paziente, prima così
apprensiva, entrò da lui, aspettò il sue turno leggendo una rivista, si sedette
sulla poltrona, lo guardo e gli disse: « Non ci sarà bisogno di anestetici,
dottore; mi dis solo tre minuti di tempo per mettermi in trance e poi lavori I
fin che può. Le darò il segnale di cominciare abbassando la mana dalla
faccia. Farò tutto quello che lei mi dirà e non mi svegliero fino a che lei non
dirà " Tutto fatto " ».
E con gran meraviglia del dentista, cominciò, senza altre parole, a fare
proprio quello che aveva annunciato. Il dentiste sapeva che il medico che mi
aveva indirizzato la paziente usavi l'ipnosi, così, dopo che essa era entrata in
trance, gli telefone per dirgli cosa stava accadendo. Il medico sapeva che la
paziente stava sviluppando l'autoipnosi, ma non aveva realizzato che fosse già
pronta in così breve tempo. Ciononostante disse al del sta di continuare secondo
la richiesta della paziente e di comunicargli i risultati. Il dentista
estrasse prima un dente, poi altri due; trapanò due cavita e le otturò, e infine
decise, giacché aveva incominciato, di estrare gli altri quattro denti. In
seguito riferì al dottore di essere stato più nervoso della paziente che,
apparentemente, aveva dormito durante tutto l'intervento, pur chinandosi a
sputare ,spalancando la bocca » e seguendo alla lettera tutte le sueistruzioni.
Risultati di questo tipo, con qualche variante, si verificano ogni giorno.
Secondo i dentisti, i pazienti ipnotizzati sono ideali sotto ogni punto di
vista, e per suggestione si possono perfino conteollare in una certa misura le
emorragie. I pazienti si sentono bene in ogni senso, le ferite delle estrazioni
o delle inci-sioniicatrizzano presto e bene, ed essi tornano puntualmente ai
loro appuntamenti. Alcune persone ottengono questi risultati con una sola seduta
di ipnosi, altri hanno bisogno di dieci o più sedute. Altre ancoranon riescono a
raggiungere un grado sufficiente di anestesia ipnotica e devono ricorrere ai
soliti anestetici chimici, maanch'esse risentono dei benefici dovuti al maggior
rilassamento e alla minore preoccupazione. Qualsiasi sia il grado di ipnosiche
si riesce ad ottenere, vale sempre la pena di utilizarro. Una tecnica
leggermente differente si basa sulla suggestiose svilu ppata dal paziente, che
dall'area da anestetizzare partano dei «fili» controllati da un interruttore
posto vicino alla tempia, e che può essere chiuso, in modo che nessuna
sensazionepossa arrivare al cervello. Tutt'e due le tecniche possono
essere usate con uguale facilita e possono essere sviluppate sia da soli
(e in genere si ri-chiedeun tempo maggiore) che con l'aiuto di un assistente, dì
un medico di un dentista. Un altro metodo eccellente per l'applicazione
all'odontoia-tria e alla medicina, è la tecnica della dissociazione, in cui il
paziente sviluppa la capacità di essere « in un altro posto »
durantel'intervento. Può immaginare di fare una gita in macchina, in barca o in
aereo, o semplicemente di star seduto o sdraiato nella stanza vicina, o di
gironzolare fuori. Con queste suggestioni una persona non sente niente perchè,
nella sua immaginazione, sta facendo qualche altra cosa, e non è nella poltrona
del dentista, ma altrove: non può di conseguenza provare sensazioni associate a
ciò che sta realmente avvenendo. Questa tecnica è rapida ed efficace, ma
anch'essa viene sviluppata più facilmente con una qualche assistenza.
Circa un anno fa un medico mi chiese di visitare un suo paziente che aveva
perso una gamba in un incidente. L'uomo aveva quarant'anni, moglie e tre figli,
e stava abbastanza bene finanziariamente. Fino allora non era riuscito ad
adattarsi da un punto di vista emotivo all'effetto traumatizzante
dell'amputazione. Aveva provato a farsi applicare una protesi, cioè una gamba
artificiale, ma non era riuscito a sopportare il dolore della pressione sul
moncone. Era sottoposto a dosi massive di derivati della morfina, che avevano un
effetto sempre minore sul dolore e sul prurito. Per lui le sensazioni venivano
dall'arto che non aveva più! Questa sensazione di arto fantasma è molli comune
nelle amputazioni, e si riscontra anche in diversi tipi di paralisi.
Questo particolare tipo di dolore si verificava con frequenza ed intensità
sempre maggiori, e ogni volta il corpo del paziente diventava rigido per la
sofferenza. Il prurito lo faceva impazzire e gli era di grave ostacolo al sonno.
Usai con successo le tecniche comuni basate sulla levitazione della mano, e
formulai suggestioni dirette che si sarebbe sentito bene in ogni senso da quel
momento in poi. Gli dissi anche che poteva facilmente provocare l'autoipnosi e
servirsene per formulare suggestioni di rilassamento, sonno profondo e benessere
durevole. Quando il paziente si svegliò, sorrise e disse di sentirsi rilassato,
libero dal dolore e felice. Dopo qualche altra discussione e spiegazione riuscì
a mettersi in trance da solo e a svegliarsi in un momento preciso e
prestabilito.
La settimana seguente mi riferì che l'effetto era un po' svanito: il
dolore non era tornato, ma il prurito e l'insonnia erano parzialmente
ricominciati. Furono necessarie altre tre sedute per stabilire uno schema
permanente.
Mi sono tenuto in stretto contatto con questo paziente per piu di un anno ed
egli non ha mai sofferto di ricadute, né ha avuto bisogno di aiuto.
Usa l'autoipnosi una volta alla settimana, ha la sua protesi evain giro come
se non avesse alcuna difficoltà. Il suo adattamento, sia fisiologico che
psicologico, è ottimo: è una persona piuttosto sensibile, e ha dichiarato di
aver ritrovato la gioia di vivere, grazie all'autoipnosi.
Bisogna notare che non sono state usate suggestioni conte-nenti la parola
«dolore», e che una suggestione di «sentirsi bene », se è ben formulata, deve
significare che non si proverà nessun dolore. Poiché questo paziente era
dominato da un tipo specifico di sensazione dolorosa, egli interpretava le
suggestioni come dirette solo a questa sensazione, ed ha dimostrato in se-guito
di reagire normalmente a stimoli dolorosi differenti.
Se ciò non fosse accaduto, si sarebbero dovute prendere altre misure, atte a
correggere la reazione sbagliata.
Abbiamo in precedenza accennato alla sostituzione di sintomi come
mezzo per alleviare la sofferenza. Questa tecnica viene spesso usata con
pazienti afflitti da qualche forma di comportaimento indesiderabile. Si
formulano allora suggestioni allo scopo di far cessare questo comportamento e
sostituirlo con un altro che procuri al soggetto un adeguato sollievo alla
costrizione o ossessione che prova, e che allo stesso tempo sia meno evidente o
debilitante del comportamento di prima. Si possono trattare allo stesso modo i
problemi che implicano sintomi dolorosi, che si vorrebbero alleviare, pur
mantenendo la possibilità di valutarne la causa prima.
Esistono, ad esempio, molti casi in cui si conoscono le cause, ma è
necessario continuare il trattamento per un certo tempo, prima di ottenere un
miglioramento della condizione. Non e sempre pratico o necessario, in questi
casi, che il paziente continui a soffrire, o che usi dei narcotici. Si possono
formulare suggestioni che la condizione alla base continuerà ad evocare
sensazioni, ma che queste non verranno percepite sotto forma di dolore.
Ad una donna con una protesi all'anca destra era stato consigliato dal suo
medico di fare del moto, e, per quanto doloroso potesse essere, era questa
l'unica speranza di recuperare al massimo l'uso della gamba. In teoria avrebbe
dovuto fare il massimo esercizio possibile senza aumentare l'irritazione
dell'articolazione, ma movimenti di qualsiasi tipo producevano un dolore così
atroce, che sembrava quasi necessario dover ricorrere ai calmanti per farla
muovere. Poiché l'uso dei calmanti poteva rendere difficile il valutare un
miglioramento, si pensò di ricorrere all'ipnosi.
La paziente era però estremamente resistente all'ipnosi. Benché avesse buona
volontà di cooperare e una comprensione intelligente dei fini proposti, dopo più
di venti ore di istruzione, in cinque settimane di sedute, non aveva fatto quasi
nessun progresso nell'induzione. Alla fine concludemmo insieme che era inutile
qualsiasi ulteriore tentativo. Avevamo appena preso questa decisione, che con
mio grande stupore la vidi cadere in trance, mentre parlavamo di alcune attività
della sua infanzia. In seguito la paziente mi disse che la conversazione aveva
evocato l'immagine di alcune delle sue più piacevoli esperienze, e nel contempo
essa aveva realizzato improvvisamente che era quello che avevamo cercato di fare
fino allora. Mi disse anche che sapeva che io avrei capito cosa stava accadendo;
ed era tranquilla sapendo di potersi « lasciare andare », perchè le avrei detto
di svegliarsi al momento giusto.
Compresi che era entrata in trance, ma senza afferrarne immediatamente la
ragione. La osservai per qualche minuto; poi le suggerii dolcemente che, da quel
momento in poi, avrebbe potuto mettersi in trance profonda facilmente e
rapidamente ogni volta che lo avesse desiderato, e che ogni volta sarebbe andata
più a fondo.
Suggerii anche che qualsiasi segnale su cui ci fossimo accordati avrebbe
potuto, dopo il suo risveglio, farla rientrare in trance di nuovo. Quindi le
dissi di svegliarsi lentamente.
La paziente sorrise timidamente e disse: « Mi pare che ce l'abbiamo fatta,
finalmente ».
D'allora in poi non vi furono altre difficoltà. Decidemmo che il segnale
sarebbe stato la visualizzazione di una scena particolare e, appena ebbi
assentito, essa ricadde in trance.
Stabilii allora il solito schema per l'autoipnosi, aggiungendo la suggestione
che essa sarebbe stata in grado di camminare e di sentire perfettamente, ma con
una lieve sensazione di intorpidimento, fin tanto che la zona circostante
l'articolazione non si fosse cicatrizzata e rafforzata. Suggerii pure che,
qualora ella si fosse esercitata troppo, se ne sarebbe accorta dal rinnovarsi di
un leggero dolore, destinato a sparire a poco a poco dopo un adeguato
riposo.
Dalla sua capacità di camminare tutt'attorno alla camera provando solo una
sensazione di intorpidimento all'articolazione, apparve evidente che il
procedimento funzionava alla perfezione. Ci vollero altre quattro sedute perchè
essa giungesse ad un miglioramento generale, il quale è sempre un buon sintomo
che le suggestioni operano come dovrebbero. A quanto disse la paziente,
l'intorpidimento diminuì gradatamente nei successivi sei mesi; e nelle poche
occasioni in cui essa provò dolore, lo si potè facilmente attribuire ad un
esercizio eccessivo.
In alcuni casi, tecniche di questo tipo furono adottate per provocare «
l'intensificazione dei sintomi », supponendo che questo metodo causasse una
regressione verso episodi traumatici iniziali con una specie di abreazione,
attraverso la quale il paziente sarebbe giunto ad una conoscenza migliore
dell'origine dei suoi sintomi. Che i fenomeni di regressione ed abreazione
abbiano un effettivo valore terapeutico è assai discutibile. In molti casi si ha
la prova che essi provocano una nuova ansia e sottopongono il paziente ad
esperienze emotive non necessarie, alle quali egli tenta di sfuggire dicendo
all'ipnotista tutto ciò che, a suo giudizio, l'ipnotista stesso si aspetta di
sentire.
Nessuna particolare teoria di psicanalisi appare sicuramente valida, se
applicata all'ipnosi. Il soggetto ipnotizzato tende a comportarsi nel modo in
cui ritiene che ci si aspetti ch'egli si comporti. Se non gli viene data nessuna
istruzione, si comporterà a seconda dei propri concetti terapeutici. Se gli
viene suggerito, sia pure per deduzione, che dovrà avere degli episodi di
regressione, abreazione, liberazione sessuale ecc., prima di potere guarire,
egli li avrà.
Inoltre in nessuna circostanza dovrebbero essere formulate delle suggestioni,
sia per autoipnosi, sia per etero-ipnosi, che un sintomo particolare — doloroso
o no — aumenterà d'intensità.
Il dolore ritenuto di origine psicosomatica, isterica o allucinatoria, sarà
trattato nel modo migliore sviluppando la conoscenza della sua natura. Se la
causa, che sta alla base di esso, sarà evidente al medico, questi potrà
consigliare di dare inizio ai procedimenti ipnotici e curare contemporaneamente
le disfunzioni fisiche, se ne esistono dal punto di vista medico.
Una moglie, che soffra realmente di cefalee in coincidenza con avvenimenti a
lei sgraditi e progettati da suo marito, può giudicare il suo « mal di testa »
un mezzo conveniente per sottrarsi a simili avvenimenti in futuro. Si ritiene
che sintomi di questo tipo siano d'importanza secondaria per il paziente, e
manifestazioni di questo genere non ci interessano. La persona che finge un
sintomo, ma non prova nessun dolore reale, può decidere da sola se vale la pena
di continuare a fingere.
Una condizione molto più pertinente a questo nostro studio è quella in cui i
sintomi possono anche non essere stati dolorosi all'inizio, ma esserlo diventati
poi per l'uso ripetuto che ne ha fatto il paziente allo scopo di raggiungere un
fine. Talvolta il paziente stesso riconosce quanto è avvenuto, ma senza poterci
fare nulla. Il dolore può verificarsi in seguito al riprodursi delle situazioni
iniziali o di altre simili, o diventare un fenomeno abituale in ogni situazione,
in cui la persona desideri di fare. ciò che vuole o di evitare di fare alcunché
di sgradevole. Il dolore può anche essere evocato semplicemente dal pensare a
queste cose.
Talvolta il paziente non realizza ciò che sta avvenendo. La risposta dolorosa
può facilmente essere divenuta condizionata a stimoli non più associati
all'episodio iniziale. Sintomi di questo tipo possono essere identici a quelli
di origine puramente organica e dovrebbero essere trattati nello stesso modo. In
tal caso l'ipnosi, oltre a non essere nociva, potrà portare notevoli
benefici.
Una giovane signora molto graziosa venne da me a causa di gravi cefalee di
origine nervosa, che la tormentavano da cinque anni. Il suo medico, accennando
alla sua situazione, mi aveva informato che essa era sposata da cinque anni ad
un uomo di aspetto e di modi volgari, apparentemente il compagno meno adatto per
quella giovane intelligente, dolce e ben educata. Il medico la curava da più di
un anno per forti cefalee, vomito, nausea e disturbi visivi senza nessun esito.
Un controllo medico generale non aveva rivelato nessuna base organica per questi
sintomi, quindi il medico era giunto alla conclusione che dovevano essere
implicati dei fattori emotivi. Disse di nutrire forti sospetti che il marito
contribuisse in parte a tali condizióni, sebbene la paziente avesse espresso
molto affetto per lui, e le sue condizioni fossero tali già da più di un anno
prima del matrimonio. Le cefalee si verificavano quasi ogni giorno e duravano da
una a trequattro ore. Egli non era riuscito a trovare nessuna correlazione tra
l'insorgere di esse e un comportamento od una situazione specifica, sia da parte
di lei, sia da parte del marito.
Durante la prima seduta annotai le informazioni che mi servivano per le mie
cartelle cliniche, risposi alle domande sulla ipnosi che essa mi rivolse, e feci
gli esperimenti della matita, del semaforo e del pendolo.
Secondo le loro indicazioni, la paziente sarebbe stata un eccellente soggetto
ipnotico. Le avevo chiesto di sottoporsi ad un test psicologico, il test di
personalità Willoughby, per ottenere maggiori informazioni sui componenti
nevrotici della sua personalità. Acconsentì prontamente; il punteggio risultò
molto alto per una persona che affermava, come lei, di avere una vita felice e
soddisfacente, eccetto durante il verificarsi dei suoi sintomi. Il test indicava
un alto livello di ansia derivante da fattori sociali, come pure un grado
estremo di timidezza e di frustrazione.
Quando mi informai sulla sua situazione coniugale, soprattutto sulla sua vita
sessuale, la signora arrossì e con una certa precipitazione mi disse di essere
felice e soddisfatta e di avere l'impressione che lo fosse anche suo marito.
Quel giorno ci mancò il tempo di approfondire queste domande; perciò fissammo un
altro appuntamento.
Due giorni dopo essa venne, come d'accordo, ma accompagnata dal marito. Non
ho mai visto una coppia in apparenza tanto male appaiata. Questa incongruità si
estendeva ad altre zone, lo scopersi man mano che si svolgeva la seconda seduta.
Come ho già detto, essa era graziosa, ben vestita e capace di rispondere in modo
intelligente alle domande. Suo marito, pur essendo vestito bene, aveva un che di
disordinato nel suo aspetto: la cravatta era storta, la fibbia della cintura
fuori centro, i calzoni avrebbero avuto bisogno di essere puliti e stirati, le
unghie erano sporche, e sul volto parecchi comedoni avrebbero richiesto di
essere curati. La sua voce era aspra ed il suo linguaggio sgrammaticato.
Evidentemente, oltre a queste spiacevoli caratteristiche, era molto combattivo.
« Nessuno », disse, « ipnotizzerà mia moglie se non in mia presenza. Non credo
che le gioverà, a meno che lei non riesca a toglierle qualcuna delle sue fisime
».
Mi accorsi di provare per questo individuo un'antipatia sempre più forte, ma
sapevo anche che sarebbe stato inutile discutere con lui. Domandai invece: « Lei
vuole che sua moglie guarisca di questi mali di testa, vero? ».
Sfuggì alla mia domanda, brontolando: « Questi mali di testa sono tutta
immaginazione. Se incominciasse a comportarsi come si deve, starebbe benone ».
Mentre parlava, sua moglie arrossì e chinò la testa. Evidentemente aveva paura
di lui.
Guardandolo fissamente in viso, chiesi: « Ha l'impressione che questi mali di
testa non siano realmente dolorosi? ».
Sospirò e scosse il capo: « Non so. Forse soffre durante gli accessi, ma se
li vuole lei. Si comporta come se io stessi per batterla o che so io. Quello che
le manca è del coraggio. La metterei a posto io, se soltanto mi volesse dare
ascolto, invece di piagnucolare tutto il tempo ».
Domandai: « Ha delle ragioni per avere paura di lei? ».
Come sconcertato dalla domanda così sciocca, replicò: « Cosa intende dire?
».
« Beh, lei ha detto che sua moglie si comporta come se lei stesse per
batterla... ». Poi aggiunsi: « Allora la batte? ».
« Certamente », rispose con arroganza, « quando ne ha bisogno».
« E quando ne ha bisogno? », chiesi, come se ciò che egli aveva appena detto
fosse ragionevole.
« Oh, lei si comporta come se fosse superiore a chiunque altro. Se porto
qualcuno a casa, si comporta da maledetta stupida. Qualsiasi cosa uno dica, lei
va a chiudersi in camera sua ed a chiave. Lo faceva, cioè, perchè adesso non lo
fa più. Secondo lei, fare la moglie vuol dire darsi continuamente delle arie
».
Durante questo scambio di parole, sua moglie non aveva aperto bocca. Sembrava
che volesse sottrarsi a questa scena imbarazzante. Rivolgendomi al marito,
domandai: « Quando fu l'ultima volta che l'ha messa a posto? Cosa aveva fatto?
».
« Ieri l'altro », rispose, guardando di sfuggita la moglie. « Tornai a casa
con un paio di tipi con cui lavoro. Avevamo della birra, chiamammo altri
compagni e stavamo per incominciare a giocare a poker. Le dissi di darci
qualcosa da mangiare; lei incominciò e poi sparì. Si era chiusa nella sua stanza
e non voleva rispondere. Ma gliel'ho fatta ». Volgendosi a sua moglie: « Non è
vero, piccola, che te l'ho fatta? ». « E in che modo? », m'informai.
« Buttai giù quella dannata porta, la schiaffeggiai un paio di volte e le
dissi di andarsene all'inferno in cucina. Non credo che lo rifarà tanto presto.
Le ho dato una bella casa e le porto un sacco di roba da mangiare, e che diavolo
fa lei se qualcuno la guarda storto? Corre in camera sua e piange come un
bamboccio ». Mi guardò come sapesse che io potevo capirlo e giudicare come lui
un simile comportamento.
Domandai: « Succedono spesso episodi come questo? ». «Praticamente, quasi
sempre ». Prese un'aria disgustata, mentre continuava: « Le piace di comportarsi
come se fosse superiore a tutti gli altri, ma non è che una ladra ». Presi
un'aria stupita, e lo ero veramente.
« Posso essere un ignorante, e non mi piacciono tutti quei capricci, ma, per
bacco, non uso prendere del denaro che appartiene ad altri ». Mi guardò, poi,
volgendosi verso sua moglie, ritrasse il braccio come se si preparasse a
colpirla. Essa indietreggiò ed abbassò gli occhi, arrossendo. Sembrava che
stesse per piangere.
Compresi che la giovane aveva sopportato tutto quanto era in grado di
sopportare. Dissi: « Forse sarebbe meglio continuare più tardi il colloquio,
perchè aspetto una persona tra poco ». Vòlto al marito, continuai: « Avrei
piacere di parlare di nuovo con lei, per vedere se si può fare qualcosa per sua
moglie. Di solito in queste cose le colpe non sono tutte da una parte sola.
Nessuno di noi è perfetto ». Poi, comportandoci come se lui ed io la pensassimo
allo stesso modo sulle donne, continuai: « Le donne vedono le cose in modo
diverso dagli uomini, sa ». E, cercando di fare appello alla sua vanità: « Gli
uomini più forti sono quelli che danno ascolto alla voce della ragione ed
accettano i consigli, quando sono ragionevoli. Lei mi sembra », e qui mi scostai
parecchio dalla verità, « un uomo che ha dei princìpi e che non rifiuta di
ascoltare dei suggerimenti offerti con sentimenti amichevoli ». Gli chiesi se
era disposto a tornare per la sera seguente. Poi egli si voltò verso la moglie e
disse: « Sono disposto a fare qualsiasi cosa che sia ragionevole. Dimenticherò
anche il danaro che hai preso. Verrò a parlare con questo signore domani sera,
ma se le cose non sono sistemate per domani sera, o tu cominci a comportarti
come devi o te ne vai al diavolo ». Accentuò quest'ultima dichiarazione,
scuotendo il capo in modo aggressivo: « O incominci a comportarti come devi o,
maledizione, te ne vai al diavolo... e, accidenti, lo dico sul serio! ». Mentre
si dirigeva verso la porta, io dissi: « Mi telefoni domani », ma nel parlare,
guardavo sua moglie, ed essa chinò il capo in segno di assenso. Poi, poiché suo
marito si rivolgeva nuovamente a me, terminai, come se avessi parlato a lui: «
..se non ce la fa ».
Fino alla sua ultima dichiarazione alla moglie, avevo ritenuto che egli non
avesse nessuna intenzione di separarsi, tanto mi pareva evidente che in questa «
lotteria coniugale » a lui era toccato il premio migliore. Era difficile
immaginare che egli potesse pensare sul serio che il suo ultimatum sarebbe stato
considerato una minaccia. In seguito mi domandai come mai essa si fosse decisa a
sposarlo; e lo scopersi l'indomani.
La paziente (chiamiamola Marian) telefonò il mattino dopo e, sebbene fosse
molto preoccupata di essere scoperta dal marito, chiese un appuntamento per
quella stessa mattina. Come stabilito, si presentò alle undici. Disse che non
voleva che io avessi un'impressione sbagliata sul suo conto, che non aveva osato
di far sentire la sua voce, quando suo marito aveva detto che essa aveva rubato
del denaro. « Sicuro, ho preso il denaro », spiegò, « ma perchè mi pareva che
fosse tanto mio quanto suo. I miei mi diedero cinquecento dollari come regalo di
nozze, e ci servirono per l'anticipo per l'automobile. Da allora ad ogni Natale
ci hanno mandato cinquecento dollari, e Jack mi fa sempre firmare l'assegno e
poi non ne so più niente. Jack dice che paga tutte le spese, e che io dovrei
contribuire volentieri con questa somma per ripagarlo in parte ».
« Lo sanno i suoi genitori? ».
« No ». Scosse il capo. « Mia madre e mio padre erano molto contrari al mio
matrimonio con Jack, soprattutto mio padre. Diceva che non riusciva a capire
cosa trovassi in lui ». Scrollò le spalle. « Non so... forse non volevo che essi
venissero a sapere certe cose che erano accadute ». Incominciò a piangere
silenziosamente: « Penso che quello che dice Jack è giusto. Non ho coraggio. Ho
sempre bisogno di qualcuno che mi aiuti. Proprio come una bambina ». Aveva
un'aria tanto infelice. « Preferirebbe di non parlarne in questo momento? »
domandai dolcemente. « Preferirebbe aspettare o non parlarne affatto? ».
« No, vorrei sapere che ne pensa lei ». Si asciugò gli occhi e trasse un
lungo sospiro. Poi: « Ho deciso la notte scorsa di parlare con lei, se vorrà
ascoltarmi, ed ho preso la risoluzione di fare qualsiasi cosa lei suggerirà. Non
posso andare avanti in questo modo. Preferirei morire. Forse sarebbe la
soluzione migliore, non so... ».
« Facciamo così », la interruppi. « Finga di parlare di un'altra persona. In
questo modo troverà la cosa più facile. Se vuole, può incominciare proprio
dall'inizio, da quando ha incontrato per la prima volta Jack. Ma immagini
proprio di parlare di un'altra persona. Si sente di farlo? ».
Essa assentì, poi alzò gli occhi al soffitto nel gesto tipico di chi cerca di
ricordarsi.
Era uscita con Jack una prima volta, proprio alla vigilia di diplomarsi.
Erano in due coppie; e pur trovando nei suoi modi e nel suo linguaggio qualcosa
di repulsivo, essa era stata impressionata dalla sua onestà e dalla sua franca
ammissione di ignorare alcune raffinatezze del vivere sociale. Non avrebbe
voluto considerarsi una piccola snob o avere dei pregiudizi, ed in seguito in
varie occasioni si era trovata a difenderlo di fronte ai propri amici. Le
sembrava che avrebbe potuto fargli del bene, aiutarlo in vari modi, ma non
pensava affatto ad innammorarsi di lui. A quel tempo non si era accorta che
alcuni dei giovani con cui soleva uscire non le telefonavano più. Il solo che le
telefonasse e con il quale essa avesse degli appuntamenti era Jack. Qualche
tempo prima era stata invitata ad andare ad una festa di fine corso da un altro
ragazzo, ed aveva accettato. Disse che non aveva avuto la minima idea delle
intenzioni serie di Jack fino alla sera di quella festa. Non ne aveva parlato
con Jack; gli aveva semplicemente rifiutato un appuntamento per quella stessa
sera. L'altro ragazzo era venuto a prenderla, l'aveva portata alla festa e dopo
un po' era scomparso. Soltanto la settimana seguente essa aveva scoperto che
Jack e due suoi compari avevano teso un agguato al suo cavaliere, lo avevano
conciato male e gli avevano intimato di starsene lontano da lei. Quando Jack era
venuto a dirle che voleva parlare con lei per pochi minuti, essa era salita
sulla sua macchina senza pensare a nulla di male. Egli aveve messo in moto il
motore, dicendo che voleva riscaldarlo, poi improvvisamente aveva ingranato la
marcia ed era partito insieme a lei, senza badare alle sue proteste. Marian
ricordava che egli era furioso. Aveva guidato per parecchi chilometri alla
massima velocità consentita dalla macchina ed alla fine si era fermato in un
bosco solitario, l'aveva violentata e poi minacciata di fare del male a lei ed
ai suoi genitori, se essa avesse aperto bocca. Ormai era la sua ragazza, e
chiunque avesse cercato di togliergliela sarebbe stato trattato come si
meritava. Quella stessa sera egli l'aveva costretta a sottomettersi alle sue
voglie altre due volte, poi l'aveva ricondotta a casa, dopo averle detto che
indubbiamente essa era rimasta incinta e che nessun altro la avrebbe mai
sposata.
Dopo di ciò per alcune settimane egli le era stato sempre attorno continuando
a minacciarle cose terribili se essa avessse parlato o fosse uscita con un altro
ragazzo ma aveva anche incominciato a farle dei regali, a chiedere il suo parere
in fatto di belle maniere, e ad affermare che era stato il profondo amore per
lei a dettare il suo modo di agire.
Cinque settimane dopo la sera della festa si erano sposati.
Nel corso dell'anno successivo si erano verificati vari avvenimenti
importanti. La società del padre di Marian gli aveva affidato una filiale in un
altro stato, offerta da lui accettata, e per conseguenza la sua famiglia si era
trasferita in una cittadina distante parecchie centinaia di chilometri. Quasi
sempre suo marito si era mostrato buono e fiero di lei, e per migliorarsi si era
iscritto a dei corsi serali. Però già verso la fine del primo anno le cose
avevano preso un'altra piega. Jack aveva piantato la scuola serale, minimizzando
o mettendo in ridicolo il valore di un'istruzione formale e aveva incominciato
ad uscire con altre donne, prima di nascosto, poi apertamente. Apparentemente
aveva convinto sua moglie che non era da biasimare se aveva degli « impulsi
sessuali normali » che essa non poteva soddisfare, e di essere quindi
giustificato se cercava soddisfazione altrove. Da allora in poi Marian non era
riuscita a fare nulla che lo accontentasse. Ogni suo atto provocava delle
critiche. Il marito la chiamava una stupida, un mostro di vigliaccheria, una
frigida, ecc. L'accusò persino di non essere vergine, quando l'aveva sposata,
sapendo benissimo che questo era dovuto alla sua violenta aggressione. Le diceva
persino che era stata lei a " volerlo ", altrimenti non si sarebbe lasciata
violentare. Jack teneva sempre delle somme di denaro nascoste in casa, quale
riserva per le sue partite di poker; ed era appunto un poco di questo denaro che
essa aveva "rubato". Egli l'aveva accusata di non essere legante come le mogli
dei suoi compagni; d'altra parte non voleva darle del denaro per poterlo essere.
Perciò Marian aveva pensato che, se avesse comperato un bel vestito ed altre
cose di cui aveva bisogno, il marito sarebbe stato soddisfatto, non soltanto per
il suo migliore aspetto, ma anche per il coraggio dimonato da lei nel pretendere
la somma di denaro. Era stata questa la prima volta in cui egli l'aveva battuta
e chiamata ladra. Essa era fuggita da casa, sanguinante e piangente, ed era poi
stata portata all'ospedale da una vicina. L'indomani egli, mostrandosi
estremamente preoccupato per lei, era riuscito ad ottenere il permesso di
entrare nella sua stanza all'ospedale, anche perchè essa non aveva detto a
nessuno quanto era accaduto. Di nuovo Jack era ricorso ad una successione di
minacce e promesse per ottenere che essa consentisse a dire di essere caduta per
le scale. Al ritorno a casa dall'ospedale, ben presto le promesse erano state
dimenticate. Suo marito aveva più che mai tiranneggiato sui suoi pensieri e
sulle sue azioni, sempre mettendola in ridicolo e coprendola di insulti. Alla
fine essa lo aveva lasciato, e proprio allora erano incominciati i suoi mali di
testa. Era riuscita a tornare dai suoi genitori, facendo credere che non ci
fosse nulla che non andava tra lei e Jack, ma che si trattava soltanto di una
visita normale, mentre Jack « era assente per affari ». C'era voluto quasi un
mese, perchè Jack la inducesse a tornarsene con lui.
Questo episodio doveva essere uno dei tanti avvenuti nei quattro anni
successivi, fino al momento in cui essa era venuta da me per la prima volta.
E' chiaro che il contenuto emotivo di queste cefalee non era provocato
direttamente, come potrebbe sembrare, dal modo in cui essa era trattata dal
marito, né vi era una connessione tra la loro causa e la paura di essere
battuta. Questo è un punto molto importante. Se il trattamento per le sue
cefalee fosse consistito in procedimenti intesi a far rivivere le iniziali
esperienze traumatiche con il marito, con abreazione delle emozioni associate, i
risultati sarebbero stati imprevedibili, fors'anche disastrosi, poiché questa
giovane donna aveva un grande bisogno di sentirsi appoggiata, guidata.
Si potrebbe dire che il masochismo di Marian era un fattore importante nel
permetterle di sopportare i cattivi trattamenti. Ma all'inizio non era possibile
di agire su questo elemento per curarla, ed era invece più pratico di attaccarsi
ad un altro fattore basilare: la sua indecisione. Era questa che aveva reso così
difficile la determinazione della vera causa alla-base dei suoi sintomi. Non
pareva che le sue cefalee dovessero essere collegate con gli episodi traumatici.
Si sarebbe detto che essa fosse spinta da un forte impulso di agire « bene ». Se
avesse potuto sentire che era giusto di rimanere con suo marito, avrebbe
continuato a sopportare qualsiasi suo atto, come fanno molte donne virtuose. Ma
essa era spinta anche da un forte impulso « negativo » di evitare di agire «
male ». Dentro di sé, non era sicura di cosa fosse « bene » e cosa fosse «
male». Suo marito aveva cercato di convincerla che tutto quanto essa faceva era
sbagliato, ma la giovane donna era abbastanza intelligente per capire che non
poteva essere così. « Come poteva agire " male " facendo una cosa, ed anche
facendo il contrario? ».
A mano a mano che discutevamo la questione, mi apparve chiaro che le cefalee
si verificavano ogni volta che essa era giunta ad un punto di indecisione.
Sebbene all'inizio l'indecisione non concernesse il « bene » o il « male » di
abbandonare suo marito ed il « bene » o il « male» di restare con lui, ben
presto le cefalee erano diventate condizionate come risposte a qualsiasi
visualizzazione associata con il restare con lui o abbandonarlo. Per esempio,
essa non riusciva a capire perchè aveva male di testa dopo avere visto una donna
felice che passava dinanzi alla sua casa od una vicina che fregava energicamente
un pavimento. Tali stimoli si associano facilmente sia alla « libertà » e «
felicità », sia al lavorare sodo in casa propria, in quanto cose « buone »
ambedue.
Feci notare alla paziente che, secondo me, essa avrebbe dovuto imparare
anzitutto a chiarire le proprie idee circa ciò che considerava realmente « bene
» e « male ». In seguito avrebbe dovuto trovare il modo di aderire alle sue
conclusioni e di rimanere rilassata nel farlo. Essa acconsentì a venire due
volte alla settimana per un po' di tempo, così che io potessi spiegarle come
altre persone giungevano a simili decisioni, ed essa potesse imparare a
controllarsi e rilassarsi attraverso l'autoipnosi. Le assicurai che avrei fatto
del mio meglio perchè essa non avesse più nulla da temere da suo marito, e
perchè anch'egli non ne avesse alcun danno.
Avevo l'intenzione di offrirle, a mano a mano che progredivamo, varie
interpretazioni, in numero sufficiente da permetterle di prendere le proprie
decisioni. Non volevo imporle i miei punti di vista, ma solo aiutarla a giungere
a decisioni proprie.
Alla sera il colloquio con suo marito fu sotto molti aspetti esattamente
quello che ci si poteva aspettare. Jack cercò di dimostrarmi quale « martire »
fosse nel sopportare una simile donna ed io lo indussi a confidarmi le sue idee
su vari argomenti quali la « virtù femminile », gli « obblighi sessuali del
marito » e la « fedeltà »; poi gli dimostrai quanto fosse superficiale il suo
modo di pensare. Alla fine egli riconobbe di avere soltanto « recitato una parte
», e che il suo contegno era stato soprattutto dettato dal desiderio di
convincersi di essere « superiore a lei », pur sapendo che ciò non era vero.
Discutemmo vari indirizzi che egli avrebbe potuto seguire per sistemare la
situazione in modo da diventare degno di sua moglie, ma egli dichiarò
francamente che pensava di non poterne seguire nessuno. Anzitutto sapeva di
avere commesso uno sbaglio; ed ormai desiderava di condurre un'esistenza libera,
che Marian non avrebbe potuto condividere. Anzi si disse pronto a mantenerla,
finché essa lo avesse richiesto, ed a non darle noia in alcun modo.
Il giorno dopo la visita di suo marito, Marian venne a mostrarmi una lettera
ricevuta da lui, in cui egli si diceva spiacente di averle dato tutti quei guai,
e dichiarava che essa meritava una persona migliore di lui. Jack le scriveva
anche che le avrebbe lasciato la casa e le avrebbe mandato del denaro ogni
settimana, finché lei lo avesse voluto. Una sola cosa chiedeva per sé:
l'automobile. La lettera finiva così: "Buona fortuna, Te la meriti. Jack".
Mentre leggevo la lettera, notai che Marian stava seduta con le mani premuta
sulle tempie. Sembrava estremamente sconvonta. Appoggiandomi all'indietro sulla
poltrona, la guardai per alcuni istanti, poi pronunciai a voce piuttosto alta il
suo nome. Quando essa alzò gli occhi, il suo sguardo s'incrociò con il mio, ed
io le dissi: « Ha accettato il mio aiuto, vero? ». Essa assentì, senza dire
parola. Sempre tenendo i miei occhi fissi sui suoi, continuai: « Ora dovrà
rilassarsi per un po' di tempo. Non è necessario che prenda nessuna decisione e
neppure che pensi a nulla. Lei ha bisogno di rilassarsi e di dimenticare tutto
per pochi minuti. Potrà decidere in seguito il da farsi. I suoi occhi stanno
diventando pesanti. Ad ogni respiro i suoi occhi diventano più pesanti. Ora lei
sta respirando più profondamente e ad ogni respiro si rilassa maggiormente.
Quando i suoi occhi si chiuderanno, lei si troverà intenta a guardare dei fiori
in un giardino ». I suoi occhi si chiusero e Marian incominciò a rilassarsi.
Volevo indurre una trance profonda, ma volevo anche didirigere la sua
visualizzazione ed evitare qualsiasi risposta di ansia. Continuai: « Lei sta
guardando delle belle rose rosse. Ogni cosa è piacevole e rilassante. Quando poi
le chiederò di svegliarsi, si sentirà molto rilassata, proprio come si sente
ora. Nel frattempo vedrà soltanto le cose che le chiedo di vedere... cose
piacevoli, rilassanti. Cammina nel giardino, esaminando tutti i fiori,
odorandoli e toccandoli. Osserva una bella rosa rossa e, prendendola
delicatamente, si china per sentire la fragranza. D'ora in poi quando vedrà,
odorerà o immaginerà una rosa, si rilasserà e si sentirà calma ». Poi eseguii
l'intero procedimento per l'autoipnosi, includendovi alcune suggestioni di
rigidità del braccio, levitazione della mano, e la visualizzazione di andare
alla deriva in una barca. Le dissi che quando si sarebbe svegliata, avrebbe
pensato soltanto a quello di cui avevamo parlato e sarebbe tornata ancora più a
fondo, mentre descrivevo la scena del giardino o della barca. Mentre contavo da
sei a dieci, Marian si svegliò con un lieve sorriso sul volto.
Disse: « Mi sento molto più rilassata di quanto non sia mai stata nella mia
vita; potrò riuscire a farlo anche da sola? ».
« Sì », risposi: « potrà farlo facilmente. Ma prima chiacchieriamo per alcuni
minuti ».
Il mio obbiettivo era quello di mostrarle che essa poteva rilassarsi
facilmente, mettendosi da sola in trance, e che qualsiasi suggestione relativa a
sensazioni o stati d'animo sarebbe stata efficace, anche se formulata da lei
stessa.
Marian era rimasta stupita per il modo in cui il suo braccio si era alzato da
solo, rimanendo sospeso, e dalla visualizzazione di andare alla deriva in una
barca. Pensai che l'avrei aiutata a sviluppare la distorsione temporale ed a
servirsi della barca come della scena base. Glielo spiegai, risposi ad alcune
sue domande e poi le suggerii di eseguire da sola tutto il procedimento,
lasciando che il suo braccio scivolasse fuori dal bracciolo della poltrona per
farmi sapere che essa era giunta alla « X ». Era un soggetto eccellente. In meno
di due minuti il suo braccio reagì. Le descrissi allora la scena della barca e
formulai la suggestione che la distorsione temporale si verificasse durante «
una scena piacevole in cui lei sta facendo qualcosa che ha sempre desiderato di
fare ». Quando si svegliò, Marian riferì con evidente piacere che nella sua
visualizzazione si era iscritta ad un corso artistico in una delle università
vicine, e poi aveva passato il resto della mattinata con due amiche, alla
ricerca di un appartamento.
Dopo avere discusso insieme sui vari scopi a cui essa poteva applicare
l'autoipnosi, essa disse : « Dovrei prendere una quantità di decisioni... », poi
: « Che devo fare per Jack? ». Era perfettamente calma ed evidentemente senza
mal di testa, benché non fosse stata formulata nessuna suggestione in proposito.
Risposi : « Jack se la caverà benissimo per un po', ne sono sicuro. Lei potrà
decidere poi nel modo migliore, per quanto lo concerne. In un certo modo, lei
deve agire proprio come fa lui ».
« Cosa intende dire? » domandò sconcertata.
« Prima di tutto deve pensare a se stessa », replicai. « Ed è ciò che lui sta
facendo. Ma io lo dico in un senso leggermente differente. A tutta prima questa
idea le potrà sembrare egoistica, ma mi lasci finire e vedrà cosa voglio dire ».
Mi concentrai per qualche istante. Sapevo che essa provava un vivo desiderio di
sentire che tutto ciò che faceva era buono e giusto, ma volevo chiarirle che
questo valeva tanto per lei quanto per gli altri.
Finalmente dissi : « Ognuno di noi, per poter aiutare gli altri, deve
sentirsi bene. Dobbiamo fare tutto ciò che è necessario per sentirci felici, per
essere il più possibile forti e sani e pensare il più chiaramente possibile. Se
noi non lo facciamo, non siamo in grado di fare nulla di buono per nessun altro
». Mi accorsi che mi stava ascoltando intenta. Pareva che questa concezione
della vita fosse per lei assolutamente nuova. Domandai : « Le sembra chiaro?
Capisce cosa voglio dire? ».
Accennando col capo, disse : « Sì... Mi sembra chiaro... Se una persona è
triste o non si sente bene, non potrà fare nulla per gli altri ». Alzò gli occhi
su di me, come se un pensiero la avesse colta di sorpresa in quell'istante. « Se
fossi stata forte e fiduciosa, avrei potuto aiutare Jack a superare i suoi
sentimenti di inferiorità. Non è vero? ». Senza darmi la possibilità di
replicare, continuò : « Devo chiarire quello che è giusto per me, prima di poter
dire quello che è giusto per gli altri ». Si appoggiò all'indietro nella
poltrona e guardò fisso dinanzi a sé per un minuto o due. « Sa... Posso
ricordare molti casi in cui devo averlo terribilmente offeso. Non facevo altro
che correggerlo. Un giorno venne a casa tutto eccitato, a raccontarmi che lui ed
altri due suoi compagni avevano deciso di entrare in società. Una bottega di
riparazioni... ». Sembrava sul punto di piangere. « E' giusto ». Respirò più a
fondo, poi sorridendo continuò : « Non sapevo far altro che correggere la sua
grammatica e scostarmi dai suoi abiti unti quando voleva abbracciarmi ». Scosse
il capo. « Che piccola snob sono stata! Non me ne accorgevo, ma lo ero. Crede
che dovrei andare a dirgli che sono spiacente? ».
« Aspetti un momento », sorrisi, « questo è solo un lato del problema. Lei
dovrà trovare molte risposte a domande che ha già rivolto a se stessa, ed a
nuove domande che le si presenteranno d'ora in poi. Suggerirei di esaminarne
insieme alcune, poi potrà incominciare a progettare un piano di azione in modo
più intelligente ». Essa fu d'accordo.
Quale risultato di questa e di altre successive discussioni, Marian ed io
elaborammo parecchi piani a lunga scadenza, che includevano l'iscrizione ad un
corso normale all'Università, come già essa aveva fatto nella sua
visualizzazione. Avere affittato ad alcune ragazze contribuì a coprire le spese
e la mise in grado di avere dei rapporti sociali stimolanti e piacevoli. Essa
elaborò anche dei programmi di letture, sport, musica e una abitudine che si
dimostrò molto benefica fu quella di visitare due volte alla settimana una
clinica del luogo per le malattie respiratorie, dove soleva conversare con
poliomielitici, aiutarli a leggere voltando le pagine per loro, ecc. Fu questa
una fonte di grande soddisfazione per lei. Avere la capacità di aiutare qualcuno
ha spesso un notevole effetto terapeutico.
Marian ebbe pure due lunghi colloqui con Jack, gli parlò molto seriamente e
più o meno tranquillamente di questi progetti, che intendeva realizzare. Non era
sicura, disse, di amarlo o no. Per il momento un divorzio non la interessava, ma
vi avrebbe acconsentito se egli lo avesse desiderato. Essa si proponeva di
evitare qualsiasi complicazione sentimentale, finché non fosse sicura dei propri
sentimenti per Jack, ma pensava di uscire ogni tanto con altri amici in
occasione di pranzi od altri trattenimenti, e lasciò capire che qualche volta
sarebbe uscita anche con lui, se egli avesse accettato di farlo su una base
puramente amichevole. A tutt'oggi la coppia è ancora separata, e il marito vive
come gli piace, a tutto vantaggio della paziente.
Per più di un anno Marian continuò a ricorrere in vari modi all'autoipnosi,
che l'ha aiutata a rimanere rilassata in ogni circostanza, e che, secondo lei, è
stata un fattore importante nell'eliminare la procrastinazione, nell'ottenere
dei voti alti a scuola, nel facilitare lo studio della musica e nel risolvere
molti altri problemi. Dalla terza visita in poi non ha più avuto cefalee. I suoi
tests psicologici indicano un miglioramento notevole della sua capacità di avere
contatti con altra gente ed affrontare le situazioni che si presentano.
Indubbiamente in questo caso l'autoipnosi rappresentò un fattore importante,
ma ve ne furono altri di eguale importanza. Sviluppare il concetto di
accantonare temporaneamente le cose in modo che uno possa rivederne gli scopi;
fare un bilancio della propria personalità e progettare un piano realistico, che
sia di profitto a breve ed a lunga scadenza, giungere alla conoscenza di se
stessi ed imparare come confrontarsi ad altri nel proprio ambiente; accettare un
metodo logico e sistematico e poi seguirlo fermamente; riflettere sulle buone
qualità e metterle in pratica; tutti questi sono metodi che possono essere
impiegati con vantaggio, e che l'autoipnosi facilita. Quindi non è realistico
aspettarsi che l'autoipnosi da sola faccia tutto.
D'altra parte le risposte di rilassamento, di liberazione dal dolore e
dall'ansia, di affermazione della propria personalità, di felicità e benessere
generale, possono essere, per effetto delle visualizzazioni e della suggestione
ipnotica diretta, condizionate agli stessi stimoli che un tempo evocavano le
risposte contrarie. Il medico che non sia pratico di psicoterapia o che non
abbia il tempo di curare un paziente per mezzo di tale metodo, dovrebbe sempre
rimandare ad uno psicoterapista qualificato il paziente che abbia bisogno di un
aiuto psicoterapeutico. In tal modo egli potrà facilitare il progresso del
paziente stesso nei casi in cui, per curarlo, è necessario di tener conto dei
suoi conflitti personali.
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