CAPITOLO X
Obesità
La maggior parte degli animali allo stato naturale non è in grado di
procacciarsi il cibo con facilità o continuamente, mentre per la continuità
della vita i processi metabolici devono avvenire senza interruzione. E'
necessario quindi qualche sistema di riserva, sotto forma di cibo metabolizzato
o meno, affinchè l'animale possa sopravvivere e continuare a funzionare
adeguatamente nei periodi di tempo in cui il cibo non è disponibile. Al fine di
accumulare una tale riserva, la natura ha dotato tutti gli animali della
capacità di consumare e immagazzinare internamente più cibo di quanto non ne sia
necessario in qualsiasi istante. Questa è la cosiddetta riserva fisiologica che
consiste di energia e di fonti di energia potenziale accumulate
internamente.
L'uomo, avendo raggiunto un grado di efficienza superiore a quella di ogni
altro animale, ha acquistato anche la capacità di immagazzinare riserve
esterne di cibo.
Il problema del controllo dell'obesità non si risolve con il semplice
controllo della quantità di cibo ingerita, per quanto sia ovvio che l'ingestione
di cibo è strettamente connessa al peso corporeo. Il problema è assai più
complesso. Le persone troppo grasse trovano in genere grandi difficoltà, causa
numerosi fattori non sempre facili a individuarsi, ad ottenere e mantenere un
dimagrimento solo mediante cambiamenti di dieta. I fattori responsabili per
l'aumento di appetito sono solitamente trascurati, mentre, se non vengono
anch'essi alterati, i risultati di una dieta sono raramente soddisfacenti.
L'atteggiamento di chi dice: « Se l'ingestione calorica eccede il consumo di
calorie si aumenta di peso, in caso contrario il peso diminuisce », per quanto
pieno di buon senso, è la semplificazione eccessiva di un problema complesso, e
non prende in considerazione le ragioni per le quali si verifica lo
squilibrio calorico.
Appare evidente che un individuo che mangia troppo deve aver sviluppato degli
schemi stimolo-risposta associati all'alimentazione che dominano su quelli
associati al mantenimento di peso e di dimensioni normali.
Per ottenere una perdita di peso notevole e durevole per un tempo prolungato,
sono pertanto necessarie anche delle variazioni di questi schemi, oltre alle
variazioni di dieta. Si tratta di trovare degli stimoli capaci di evocare
risposte associate alla diminuzione di peso che possano dominare su quelle
associate all'eccessiva alimentazione.
Il desiderio di dimagrire deve essere rafforzato, mentre deve essere
diminuito il desiderio di mangiar troppo.
Per quanto le cause esatte dell'obesità siano molto controverse, è un fatto
comunemente accettato che nella maggior parte delle persone grasse vi è un
sustrato di problemi emotivi. Sorge qui l'interrogativo se siano i problemi
emotivi ad essere causati dal peso eccessivo o se sia il peso eccessivo ad
essere causato da questi problemi.
La teoria che attribuiva grande responsabilità alle disfunzioni ghiandolari è
scaduta considerevolmente in questi ultimi anni, mentre ora si dà molta più
importanza all'ingestione calorica. Si fa pubblicità ad un numero infinito di
farmaci per dimagrire, di diete e di « metodi », che vanno dal masticare gomma e
caramelle a cure dietetiche descritte giorno per giorno, e dai pasti liquidi di
valore calorico specifico fino ai vari sistemi per procurare « esercizio senza
sforzo », come vogatori, vibratori, biciclette da palestra e apparecchi che
contraggono i muscoli elettricamente.
Sfortunatamente quasi tutti i sistemi per dimagrire puntano su un unico
fattore, escludendo gli altri, e questo su cui si insiste può avere poco o
nessun rapporto con l'effettiva causa del peso eccessivo di una determinata
persona.
E' un grave errore variare la propria dieta indiscriminatamente in seguito ad
un articolo di giornale o di rivista, e ad ogni modo un tale tentativo
probabilmente non avrà successo. Articoli del genere solitamente descrivono una
dieta « miracolosa », che ha permesso ad una persona o ad un gruppo di persone
di dimagrire in un certo numero di giorni, ma raramente, se mai è successo, si
leggono articoli successivi che illustrino cosa è avvenuto dopo sei o più mesi
dalla cura.
I metodi più sconsigliabili sono quelli che si basano su di un preparato
specifico da mangiare o da bere. E' quanto mai ingenuo aspettarsi che una
caramella, una pillola o un «cocktail» dimagrante portino ad una diminuzione
durevole di peso senza conseguenze. Rimedi molto decantati di questo tipo spesso
contengono farmaci che possono di fatto andare a detrimento dei processi
fisiologici, e che, se anche sono perfettamente innocui, non influiscono sui
fattori psicologici invariabilmente associati alla condizione in esame.
I metodi che comportano un esercizio senza sforzo possono essere utili al
fine di stimolare i muscoli di una persona fisicamente inabilitata, ma come
metodi di dimagrimento di persone in grado di muoversi sono quasi ridicoli.
Questi sistemi comportano una scarsa possibilità di danno, ma anche la
probabilità di ottenerne una perdita di peso significativa e press'a poco la
stessa.
Il dimagrimento, lo ripetiamo ancora, è un problema che implica molti
fattori, e qualsiasi sistema che non prenda in considerazione questi fattori su
base individuale è destinato quasi sicuramente al fallimento.
Ora, anche il fautore più acceso dei metodi basati sull'esercizio o sulla
stabilizzazione emotiva non potrà negare che vi deve essere qualche relazione
tra l'ingestione di cibo e il peso: dopo tutto, se non mangiamo non possiamo
aumentare di peso, ma non possiamo neanche vivere senza cibo, ed è quindi
evidente che dobbiamo continuare a mangiare. Sorge qui il problema se l'eccesso
di peso sia collegato all'ingestione totale di cibo o se dipenda più
strettamente dalla quantità di nutrimento che il corpo assorbe da qualsiasi cibo
consumato. Sembra che alcuni cibi possano essere ingeriti in quantità maggiore
di altri, pur restando costante il valore nutritivo, poiché il valore nutritivo
di cibi diversi può essere molto differente.
E' anche nota l'importanza del volume del cibo, non solo per procurare una
massa sufficiente a stimolare opportunamente le varie funzioni passando
attraverso al sistema alimentare, ma anche per creare l'impressione di «
sostanza » associata con una diminuzione della fame. Molte diete trascurano
quest'ultimo principio e mentre il loro valore nutritivo può essere
sufficientemente basso da provocare una perdita di peso, anche la massa è scarsa
e insufficiente a soddisfare la fame e le necessità emotive. A molte persone
grasse piace mangiare « per avere qualcosa da fare », mentre per altri il
mangiar troppo può essere soprattutto una risposta automatica, una specie di
comportamento obbligato, che è in verità un tentativo futile di soddisfare a
qualche altro impulso.
Molte persone di peso normale o inferiore al normale mangiano enormi quantità
di cibo senza ingrassare: esse non possono aumentare neanche di un chilo, per
quanto ricca o « ingrassante » sia la loro dieta. Vi è una sola risposta
possibile a questo paradosso: in qualche modo i loro corpi metabolizzano il cibo
ad un tasso sufficiente a utilizzare il cibo ingerito senza accumularlo sotto
forma di grasso.
L'obeso ha il problema opposto, poiché non utilizza tutta l'energia che
ingerisce, ed è in un certo senso più fortunato del magro. La soluzione del suo
problema è relativamente semplice, al contrario di ciò che avviene per una
persona magra che voglia ingrassare. Ho detto che la soluzione del problema
dell'eccesso di peso è semplice, ed è proprio così: basta smettere di
mangiare troppo. Questa regola è in verità abbastanza semplice; ciò che è
meno semplice è il trovare un modo soddisfacente per essere sicuri di attenersi
alla regola per un periodo di tempo sufficiente. Quando qualcuno dice che per
quanto poco mangi non riesce a dimagrire, si inganna da solo, poiché ciò non è
assolutamente possibile.
Non è cosa diplomatica da dirsi, ma l'esperienza mi ha insegnato che le
persone troppo grasse sono tra le più imbroglioni al mondo, quando descrivono i
loro vani tentativi per dimagrire. Alcuni mi guardano francamente negli occhi,
facendomi elaborate e dettagliate descrizioni dei piccolissimi bocconcini di
cibo che dichiarano di consumare durante la settimana, descrizioni decisamente
in contrasto con le informazioni, ottenute da fonti più sicure, su ciò che hanno
in realtà mangiato. E poi quando sono confrontati con l'altra versione, si
ostinano sulle loro posizioni finché, davanti a prove inequivocabili, sono
forzati ad ammettere, poco alla volta, di avere « dimenticato » quel pezzo di
dolce, o di avere « meritato » un piccolo premio per essere stati « buoni »
tanto a lungo.
Nell'ipnosi diretta io ho spesso impiegato una tecnica da « macchina della
verità », consistente nel condizionare dapprima il soggetto a pensare « rosso »
ogni volta che dice una bugia. Il soggetto trova questo sistema divertente, dato
che gli argomenti delle domande non sono importanti, gli sembra di potermi dire
0 non dire a suo piacimento se ha pensato « rosso » rispondendo ad una certa
domanda. La risposta è in genere esatta, ma in un secondo tempo suggerisco al
soggetto di alzare brevemente l'indice della mano sinistra ogni volta che pensa
ad un colore, e di dimenticare che gliel'ho detto io. Questa tecnica crea delle
situazioni umoristiche, quando chiedo notizie sulla dieta della settimana
precedente al paziente da sveglio. Senza che il soggetto se ne renda conto, il
suo dito si contrae ogni volta che mi raconta una frottola, con un conseguente
notevole stupore che io possa essere tanto al corrente di quello che è realmente
accaduto.
La maniera migliore per tenere a dieta una persona consiste nell'indurla a
voler continuare la dieta, ed è in ciò che si rivela l'efficacia dell'autoipnosi
: essa serve non solo a mantenere la persona ad una dieta conveniente, ma anche
ad alleviare qualsiasi eventuale risposta di ansia latente.
Poiché il problema del controllo dell'obesità è strettamente collegato ad
impulsi di soddisfare altri impulsi, la soluzione pobe ravvisarsi in un metodo
per ottenere un godimento maggiore consumando quantità minori di
cibo. Il godimento maggiore deriva in parte dal cibo e in parte dall'aumento di
altre attività, o da una migliorata valutazione delle attività normali. Per
ottenere questi miglioramenti si può ricorrere al contrasto: le cose « buone »
possono essere maggiormente apprezzate quando è facile paragonarle a cose «
cattive ». Pertanto l'autoipnosi viene usata per rendere più frequenti e più
desiderabili le percezioni desiderabili e meno desiderabili le indesiderabili:
il contrasto viene così più facilmente apprezzato.
Il primo passo consiste nel consultare un medico e farsi prescrivere una
dieta conveniente. Scegliere una dieta in altra maniera significa non affrontare
i problemi vitali, ed è meglio allora non fare neanche questo tentativo. La
dieta dovrebbe provocare una diminuzione di peso di un chilo o un chilo e mezzo
alla settimana, o meno ancora se il medico ritiene consigliabile andare
piano.
In secondo luogo bisognerebbe progettare un po' di « messa in scena» e cioè:
1) una lista di cibi ingrassanti preferiti, associandoli con situazioni
sgradevoli collegate all'obesità, e 2) gli elementi della nuova dieta,
collegandoli al « nuovo aspetto » e cioè l'aumento di bellezza, di forza, di
fascino e di salute, che si ottiene se e quando si dimagra.
Alcuni esempi sul modo in cui l'ipnosi e l'autoipnosi vengono impiegate
aiuteranno a rendere comprensibili i procedimenti.
Ellen, chiamiamola così, era una stenografa di 37 anni, alta un metro e
sessanta, del peso di 90 chilogrammi, piuttosto graziosa malgrado la mole
eccessiva. Era brillante, allegra, aveva una voce ben modulata e sembrava
perfettamente a suo agio in mezzo alla gente. Aveva una figlia di otto anni, ma
aveva divorziato dal marito cinque anni prima. Da quel momento in poi aveva
condotto una vita sociale molto ridotta, preferendo stare a casa con sua figlia.
Le sue uniche attività esterne consistevano praticamente nel condurre la bambina
una volta alla settimana al cinema o alla scuola festiva, dove Ellen insegnava.
Aveva una o due amiche con cui scambiava qualche visita la sera, ma non aveva
amici. Mi diede queste informazioni col tono di chi sa di non perdere molto, e
in seguito ne compresi il perchè. Essa aveva divorziato dal marito per infedeltà
ed in un secondo tempo aveva scoperto che questi era stato in precedenza sposato
con « l'altra donna ». Dopo il divorzio, il marito e la prima moglie si erano
risposati ed erano tornati a vivere nella città, in un altro Stato, in cui Ellen
e il marito avevano vissuto prima. Questo naturalmente rendeva complicato per
lei andare a trovare i suoi amici di prima: lo aveva fatto una o due volte, ma
ne era stata tanto sconvolta da decidere di non tornarvi mai più.
Ellen prima del matrimonio pesava già una decina di chili di troppo.
Ricordava che anche durante le scuole superiori era stata piuttosto grassa, ma
non tanto che ne fosse ostacolata la sua vita sentimentale. Con evidente
piacere, m'informò che allora aveva appuntamenti ogni settimana e che andava
spesso a balli e ricevimenti. Dopo essersi diplomata, si era innamorata di un
ragazzo, questi era morto durante la guerra in Italia. Dopo di ciò aveva deciso
di seguire l'università nella città dove ora viveva, e qui aveva incontrato
l'uomo che ora era il suo ex marito: nella loro città natale non l'aveva mai
incontrato, sebbene l'avesse sentito nominare. Solo in seguito scoprì che egli,
all'epoca in cui uscivano insieme, doveva essere sposato con la moglie attuale:
Ellen ricordava che una volta egli era partito per un viaggio, e più tardi si
rese conto che in quell'occasione doveva aver concluso il divorzio.
Dopo il suo divorzio Ellen cominciò ad ingrassare. Essa stessa ammise subito
che probabilmente il problema della sua obesità aveva una base emotiva. Disse,
tuttavia, di non aver mai provato proprio sul serio a seguire la dieta
prescrittale dal suo dottore: per due volte l'aveva seguita abbastanza a lungo
da perdere dieci chili, solo per riacquistarli gradatamente quando si era
scostata dalla dieta. Aveva l'abitudine di comprare alcune tavolette di
cioccolata mentre si avviava al lavoro; le metteva poi nel cassetto della
scrivania e le mordicchiava lavorando; aggiunse che consumava regolarmente sei
di queste tavolette al giorno, ma in seguito scoprii che le tavolette erano
dieci. Ellen si sentiva colpevole della sua debolezza per i dolci e di
accumulare cioccolata nel cassetto per prenderne un pezzo di tanto in tanto;
questa abitudine le sembrava sciocca, ma aveva continuato lo stesso a
mantenerla.
A casa si preoccupava di cucinare cose « buone » per sua figlia, e poi
mangiava quasi tutto quello che aveva preparato prima che la figlia avesse
l'opportunità di apprezzare la sua arte culinaria. A volte nascondeva a sua
figlia pasticcini e dolci, e li mangiava poi da sola dopo che la bambina era
andata a dormire. Ellen ammise anche di aver tentato di giustificare queste sue
azioni dicendosi che non voleva che la bambina diventasse grassa: sua figlia,
detto per inciso, era una bambina a posto ed intelligente, di costituzione
snella e sana.
Ellen attribuiva il suo mangiar troppo all'aver sofferto per quello che le
aveva fatto suo marito. Essa non voleva trovarsi mai più in una situazione che
la potesse far soffrire. Il suo amor proprio era stato distrutto quando aveva
accertato che il marito preferiva un'altra a lei.
Era stata abituata ad una vita attiva e piena di soddisfazioni, derivate sia
da speranze e da programmi a lunga scadenza, sia dalle riduzioni giornaliere
degli impulsi normali. Tutto ciò era cambiato: gli impulsi continuavano, mentre
diventavano limitati i mezzi per ridurli.
E' necessaria qui una breve digressione sugli impulsi e la riduzione degli
impulsi, per capire meglio il ragionamento che condusse al procedimento
particolare seguito.
Vi sono molti significati del termine « impulso » usato in senso psicologico.
Invece di tentarne una differenziazione, darò la mia interpretazione del termine
« impulso »: energia potenziale del sistema nervoso centrale disposta secondo
uno schema che evoca un comportamento inteso a ridurre questo potenziale. Quando
il corpo ha bisogno di nutrimento, ad esempio, vari organi stimolano il sistema
nervoso in modo da determinare delle sensazioni di fame, e gli stimoli aumentano
fino a che l'azione appropriata non ha inizio. Lo stimolo, in questo caso, è l'«
impulso » della fame, l'azione appropriata consiste nel mangiare, | e il
mangiare è quindi la « riduzione dell'impulso ».
Ognuno di noi sviluppa impulsi di vario tipo e di diversa intensità, di
alcuni dei quali diveniamo consapevoli, mentre di altri no. Per sopravvivere,
dobbiamo provare una certa dose di soddisfazione e la maggiore fonte di
soddisfazione che abbiamo nostra disposizione è la riduzione degli
impulsi.
Spesso sviluppiamo degli impulsi, o scopi, a lunga scadenzee proviamo
soddisfazione nel pensare ad essi. Ma quello che suscita la soddisfazione è la
visualizazione di aver raggiunto lo scopo, o ridotto l'impulso. Succede anche
che la visualizzazione di impulsia breve scadenza evochi risposte di ansia, ma
la visuaone della riduzione di questi impulsi evocherà risposte di sollievo.
Possiamo chiederci perchè il successo a volte non dia disfazione prevista: ciò
può derivare dalla presenza di altri si, di cui non siamo altrettanto
consapevoli, o vi può essere ulti/ione graduale dell'impulso in questione
durante un periodo di tempo, così che, al momento del raggiungimento scopo,
l'impulso è già quasi completamente ridotto. Esistono anche impulsi negativi, o
impulsi di fuga, nei quali la riduzione dell'impulso avviene in seguito ad ogni
episodio di fugao a visualizzazione di fuga.
l'ulteriore elaborazione di questo argomento porterebbe a definire e
descrivere gli impulsi secondari o acquisiti, e un gran numerodi fattori
correlati, il che non è nelle intenzioni di questolibro. Speriamo che questa
digressione abbia fornito qualche i/ione al lettore che si interessa ai
ragionamenti sui quali si fonda la scelta dei metodi correttivi. 1l
comportamento di Ellen, fino al momento del divorzio, era stato diretto alla
riduzione di impulsi sociali, di prestigio, di sicurezza, sessuali, e di un
numero infinito di impulsi secondari, sviluppati secondo schemi collegati con i
precedenti. Dopo di allora gli impulsi di impulsi di sicurezza e di prestigio
aumentarono, inibendo il suo comportamento e provocando così una minor
ridutionedi altri impulsi importanti: di conseguenza aumentò l'ansia, e il
livello di soddisfazione scese molto al disotto della norma. Per alcune
settimane dopo il divorzio Ellen non fece altro che occuparsi della bambina.
Aveva difficoltà a mangiare e dormiree non aveva voglia di rivedere i
suoi amici, che le ricordavano la sicurezza e il prestigio perduti. Poi dovette
pensare a trovarlavoro, cosa per lei non difficile, e trovò modo di sistemare la
bambina durante il giorno, andandola a prendere la sera quando tornava a casa:
cominciò così a mangiare e a dormire meglio. Potremmo dire che essa stava
sviluppando e riducendo sistematicamente impulsi di fame e di fatica, e questa
era una fonte di sollievo, come anche la riduzione degli impulsi associata al
suo lavoro.
Possiamo immaginare che la sua visualizzazione implicasse delle retrospettive
di quanto era accaduto, e che ne risultassero degli impulsi ad evitare un
ripetersi della sua tragedia. Da cio la necessità di dissociarsi dagli uomini:
le sue visioni del futuro riguardavano soprattutto la sicurezza sua e di
sua figlia. Il suo codice morale le proibiva qualsiasi riduzione
dell'impulso ses suale; e pertanto le sue maggiori fonti di soddisfazione
erano mangiare, dormire, lavorare, e lo sviluppo graduale di nuovi im
pulsi connessi con la sua bambina.
Ma la soddisfazione maggiore la ricavava dal mangiare. Era una cosa che
poteva fare con la massima facilità, e, nel desiderio di elevare il suo livello
di soddisfazione, continuava a mangiare Naturalmente cominciò ad ingrassare, col
risultato di ridurre par zialmente il suo « impulso negativo », perchè
diventando grasse si sentiva più difesa dagli uomini: nessun uomo l'avrebbe
desi-derata, e questo era quello che voleva. La riduzione d'impulso derivante
dall'alimentazione non era più dipendente dalla fame ed Ellen mangiava che
avesse appettito o no, solo per il sollievo di sentirsi difesa, per
l'impossibilità di essere di nuovo ferita semplicemente per il piacere di
sentirsi sazia.
Dopo essere sufficientemente ingrassata, il suo impulso di rendersi brutta e
quindi indesiderabile per qualsiasi uomo, venne considerevolmente ridotto. Le
restavano poche fonti di piacere, e con l'aumentare della tensione, essa
continuò a mangiare troppo nel futile tentativo di rallentare la tensione. Ma
Ellen desiderava ardentemente soddisfazioni diverse. Peraltro si era rivolta al
suo dottore non per dimagrire, ma nella speranza che questi potesse prescriverle
qualcosa per « tirarla su ». La medicina prescitta l'aveva sollevata
temporaneamente, ma Ellen non aveva modo di consumare quell'energia insolita e
non sapeva in quale direzione sfruttarla soddisfacentemente. La depressione
risultante contro-bilancio i pochi benefici riportati nella cura.
E11en aveva letto alcuni articoli sull'ipnosi e pensava che questa tecnica
potesse in qualche modo renderla « felice ». Quando ne accennò al suo medico,
questi le suggerì invece di andare da uno psichiatra: la sua reazione immediata
fu di pensare che secondo il dottore essa « aveva qualcosa che non funzionava
nella testa ». Il dottore la rassicurò, spiegandole che pensava che essaavesse
solo bisogno del parere e del consiglio di uno psichiatra; ed Ellen allora
accettò l'idea e, dopo averci pensato, decise che neIle sue condizioni
finanziarie non poteva sottoporsi ad una psicoterapia a lunga scadenza. Alla
fine convinse il dottore che desiderava consultare qualcuno per un trattamento
ipnotico, ma non voleva farlo senza il suo permesso. Il dottore mi spiegò tutto
cio dettagliatamente quando si mise in contatto con me.
Dopo aver ascoltato la storia di Ellen, risposi alle solite
domandesull'ipnosi e corressi le tradizionali idee sbagliate. Spiecai che non si
perdono i sensi, né si perde l'udito o la sensazione di cio che sta avvenendo,
che si verifica un aumento piuttosto che una perdita di forza di volontà, e che
non è possibile non risvegliarsi. Le dissi che essa avrebbe provato soprattutto
una sensazione di maggiore rilassamento rispetto a prima, e che con l'autoipnosi
avrebbe potuto accrescere la fiducia in se stessa, la sicurezza e il senso di
benessere.
Ellen voleva sapere se sarebbe riuscita a dimenticare il pascato, e le dissi
che avremmo visto in seguito se ne aveva bisogno, o se invece l'esperienza
passata avrebbe potuto esserle di insegnamento e beneficio.
Lesuggerii di arrivare, se voleva, ad uno stato neutro e rilasato, in cui
poter considerare più obbiettivamente la sua situazione, e quindi di ripensarci
e di progettare le attività che le avrebbero dato qualche soddisfazione, mentre
decideva cosa fare per le attivita a lunga scadenza.
Leraccontai le mie esperienze con persone aventi simili problemi di obesità,
e le chiesi se era disposta a seguire per alcune settimane il programma che le
avrei suggerito, con l'idea che alla fine di questo periodo sarebbe stata in
grado di decidere meglio sulle sue attività future. Ellen accettò, e fissammo un
appuntamento per la settimana seguente, dopo aver convenuto che, se prima
d'allora il suo dottore non le faceva sapere nulla, significava che anche lui
era d'accordo.
L'indomani pranzai col suo medico, lo misi al corrente delle mie tecniche e
combinai di continuare la discussione la sera stessa nel suo studio. Per quanto
ciò non abbia niente a che fare con la nostra paziente, sono tentato di
soffermarmi sugli avvenimenti successivi, che dimostrano come anche i
professionista vengano affascinati dai fenomeni ipnotici.
Giunto al suo studio, lo trovai insieme ad un giovane medico suo amico e a
tutto il personale, e tutti attendevano con grande interesse una mia
dimostrazione. Nei minuti seguenti ognuno di loro accennò ad impegni o ad
appuntamenti per la cena, e tutti speravano di poter assistere con una certa
rapidità ai fenomeni ipnotici che avevano elencato al medico come maggiormente
in-teressanti. Questo avveniva alle cinque e mezza. Alle undici e mezza eravamo
ancora tutti presenti! Anzi il gruppo era aumen-tato di due componenti, arrivati
in seguito a telefonate dei pre-senti che si scusavano di mancare agli
appuntamenti.
Ad eccezione del dottore, ogni altra persona presente (e tutte si offrirono
come volontari) risultò essere un eccellente soggetto da esperimento, mentre il
dottore era interessato soprattutto ad osservare e ad analizzare il
comportamento degli altri. Possiamo anche menzionare il fatto che negli anni
successivi egli stesso arrivò ad un alto grado di capacità autoipnotica.
Durante la serata mi venne in mente che avrei potuto interessare Ellen ad un
esperimento particolare, consistente nello svi-luppo dell'autoipnosi senza
essere precedentemente ipnotizzati da un'altra persona. Questo poteva essere il
modo per farle sen-tire che essa partecipava a qualcosa di un po' più importante
che non un semplice tentativo di aiutare se stessa.
Esposi al medico questa idea, ed egli fu d'accordo che valeva la pena di
provarla, e mi chiese di tenerlo informato sui progressi eventuali.
I 'idea piacque anche a Ellen; ed essa accettò di venire per un oral al
giorno dopo il lavoro e di battere a macchina gli appunti, mentre andavamo
avanti. Cominciai a spiegarle i fenomeni dellamatita, del semaforo e del
pendolo, con suo estremo interesse. Le spiegai il procedimento per decidere il
tempo da dedicare adogni esercitazione e il modo di formulare le suggestioni,
Allafine della spiegazione dei primi due simboli e della « chiusura degli
occhi», essa disse che aveva capito perfettamente e chesi sarebbe
esercitata la sera stessa. Tornò il giorno seguente, comeavevamo combinato, ma
non aveva ancora sviluppato perfettamentela chiusura degli occhi, e, poiché
doveva riuscirvi da sola mi limitai a rispondere ad alcune domande. Se ne andò
con l'intesache mi avrebbe avvertito quando le pareva di reagire beneai simboli.
Dopo due giorni mi telefonò a mezzogiorno per dirmi che era riuscita
perfettamente nel suo compito: sembrava moltosoddisfatta di sé e desiderosa di
venire quella sera a darmi una dimostrazione della sua nuova abilità.
Avèva ragione: aveva ottenuto dei buoni risultati e aveva diritto di
essere fiera di se stessa. Quella sera, dopo che le ebbi spiegato il
procedimento per il rilassamento, se ne andò promettendo di avvertirmi quando
avesse raggiunto lo stadio seguente.
Passò più di una settimana prima che mi telefonasse chiedendomi se volevo che
venisse quella sera dopo il lavoro. Capii dal tono della sua voce che mi stava
prendendo in giro quando, in risposta alla mia domanda su come andavano le cose,
rispose: « Oh,cosi così». Ma quando ribattei seriamente: «Bene, allora e meglio
aspettare ancora qualche giorno» si affrettò a dirmi: «Scherzavo. Sentirà cosa
mi è successo; non vedo l'ora di raccontarglielo ». Ma non volle rispondere alle
mie domande, disse: No, no, non ora. Voglio essere davanti a lei quando glielo
racconto. Ci vediamo stasera, va bene? ». Sembrava contenta e piena di
animazione. Ellen venne un po' in anticipo quella sera, si sedette sulla
poltrono ribaltabile e, senza dire una parola, si mise in posizione comoda
guardando diritto davanti a sé. Dopo pochi secondi i suoi occhi si chiusero e il
suo corpo cominciò a rilassarsi. Aveva sulla facciaun sorriso da «Gioconda» che
scomparve rapidamente mentre si rilassava. Mentre il rilassamento aumentava ebbe
un leggerissimo tremito delle ciglia, quasi impercettibile, cornincio a
respirare più profondamente e deglutì diverse volte. Pensai tra me e me, « E' in
trance e ancora non se ne è resa conto. Che io l'abbia aiutata in qualche
maniera? Che leggere le istruzioni, in-vece di riceverle verbalmente, le sia
stato utile? ».
Mi alzai e andai a sollevare il suo polso sinistro che era abbandonato e
pesante. Ellen era senza dubbio profondamente ri-lassata.
Mi domandai se era il caso di svegliarla, ma decisi di no, non volendo
interferire, se non diventava assolutamente neces-sardo. In effetti non fu
necessario, perchè mentre ci stavo pen-sando si svegliò da sola. Sorrise, si
stirò e disse: « Com'è andata, signor Svengali? ».
Mi misi a ridere e risposi: « Perfettamente. Ma che c'entra Svengali? E'
stata lei, non io ».
« E' vero. Ha visto come riesco a rilassarmi? ».
Ero incerto se dirle o no che era stata in trance, e, per guadagnar tempo e
pensarci meglio, le chiesi : « Cosa voleva raccontarmi? ».
« Ebbene », mi disse, « la sera di giovedì scorso ero seduta nella camera di
soggiorno e avevo deciso di far esercizio per mezz'ora. Sapevo di potermi
rilassare, ma volevo vedere se riuscivo a svegliarmi esattamente mezz'ora dopo.
Andai in camerada letto a prendere una sveglia che segnava le nove meno cinque.
Volevo essere esatta, e perciò la regolai alle nove, la misi sulla tavola e
cominciai ad esercitarmi più profondamente di quanto non avessi fatto fino
allora. Arrivai a " 1000-1 " e " 1000-2 " e mi sembrò che gli occhi chiusi
fossero come incollati. Vidi " 1000-3 " come al solito su di un cartellone, poi
mi sembrò di fluttuare su una nuvola. Era come se corressi sulle nuvole. E' così
che bisognerebbe sentirsi? ».
Io ero tutto preso dalla sua descrizione. « Sì, molta gente ha sensazioni di
questo tipo. Cosa successe dopo? Si svegliò alle nove e trenta? ».
« Aspetti », riprese Ellen. « Io correvo su questa nuvola. Ero stesa sulla
schiena, potevo vedere attraverso le nuvole, e nel cielo si vedeva la sagoma di
un orologio le cui lancette segnavano le nove e venti, e sentivo qualcuno che mi
parlava cercando di svegliarmì. Sapevo che qualcuno era entrato e che non stavo
sognando, e sapevo anche chi era: Clara, una delle ragazze con cui una volta
giocavo a bridge. Non volevo che si sapesse quello che stavo facendo, ma non
volevo neanche svegliarmi fino alle nove e trenta. Ricordo di aver pensato che
avrei detto a Clara che stavo solo dorrmendo. Poi riguardai l'orologio nel cielo
e, povera me!, segnavale nove e trentacinque! ».
« Veramente questo non... » stavo per spiegarle che non è affatto insolito
oltrepassare il tempo le prime volte, ma Ellen mise una mano sul mio braccio e
disse: « Aspetti un momento, la prego, aspetti che abbia finito! ». Sorrisi e
assentii. « Non appena mi accorsi che erano le nove e trentacinque cominciai a
contare, e non ero più sulle nuvole: mi trovavo di nuovo in poltrona e, arrivata
a dieci, mi svegliai ». Era molto eccitata e presa dalla sua storia. « Clara era
lì », continuò, « e aveva cercato di svegliarmi. Mi chiese se ero stanca
e cominciai a dirle di no, ma poi dissi che lo ero stata, ma che ero felice che
fosse venuta. Mi disse di avermi scrollata e di aver gridato forte per
svegliarmi, ma senza che io mi riscuotessi. Ma la cosa piu sorprendente fu che
l'orologio, quando lo guardai, segnava le nove e trenta. Allora, mi dissi, dopo
tutto mi sono svegliata alle nove e trenta. Ma Clara, quando vide che guardavo
l'orologio, mi disse "Il tuo orologio andava avanti, e l'ho rimesso indietro di
cinque minuti ". Cosa ne dice di tutto questo? » mi chiese con la fronte
aggrottata e il capo inclinato da una parte.
Avevo deciso di spiegarle che era stata in trance, non solo nel mio studio,
ma anche a casa sua. Quanto alla questione dei cinque minuti, si trattava
di una coincidenza, poiché la gente, specialemente al principio, è di una
precisione variabile in questo Dopo un altro mese Ellen aveva sviluppato quasi
tutte le tecniche ipnotiche compresa la distorsione temporale, e, quel che piu
conta, era riuscita a farlo da sola: decisi che era arrivato il moemento di
cominciare a lavorare con lei per lo sviluppo di altri impulsi.
Contemporaneamente stavo insegnando le tecniche ipnotiche al suo medico due sere
alla settimana, con l'aiuto delle due infermiere che facevano la doppia parte di
soggetti e di studenti. Durante una di queste sedute il medico mi disse di
ritenere che sarebbe stata una buona idea quella di interessare Ellen ad un
numero maggiore di attività non casalinghe. Accennai all'interesse che Ellen
aveva avuto per il gioco del bridge e, dopo alcuni giorni di ricerche e di
progetti, trovammo la combinazione ideale in un circolo femminile di bridge che
si riuniva ogni sabato pomeriggio nella sala di ricreazione di una chiesa.
Proporre il bridge a Ellen da sveglia sarebbe servito solo ad evocare altre
visualizzazioni traumatiche del passato. Le suggerii, invece, una « piacevole
scena di bridge » come terza di un gruppo di cinque scene, mentre stava
cooperando in un esperimento di distorsione temporale. Le altre quattro scene
erano a contenuto « neutro », apposta per far risaltare la scena del bridge per
contrasto. Per quella scena lasciai passare tre minuti di tempo effettivo tra i
segnali, e solo mezzo minuto per le altre scene. Negli esperimenti precedenti
avevo sempre messo l'accento sulla vivacita e sul ricordo dei dettagli, e avevo
poi discusso ogni scena con Ellen non appena si svegliava. Anche questa volta
formulai 1e stesse suggestioni, ma invece di discutere le scene con lei da
sveglia, le spiegai che per ragioni di esperimento desideravo che « dimenticasse
», se era possibile, queste scene prima della seduta successiva. Era come
chiedere ad un fumatore accanito di dimenticare il fumo. Infatti la settimana
seguente Ellen mi riferì chi quanto più aveva cercato di dimenticare quelle
scene, tanto piu le aveva avute in mente, specialmente quella in cui giocava a
bridge. Le chiesi se qualche scena l'aveva disturbata e mi rispose: « No. Sono
piuttosto piacevoli ».
Il sistema descritto è quello tipico di tutta una serie di esperimenti in cui
suggerimmo ad Ellen scene di attività alle quali sapevamo che aveva partecipato
in passato e in cui poteva vedersi come allora, felice e non obesa.
Cominciò essa stessa a proporre l'opportunità di partecipare a tali attività,
ed un giorno fece un accenno casuale al fatto di essersi iscritta ad un circolo
di bridge. Accolsi questa informazione in modo altrettanto casuale, ma ne ero
veramente soddi sfatto. Alcuni mesi dopo, quando aveva già superato la maggior
parte delle sue difficoltà, Ellen accusò sorridendo il medico e me di aver «
preparato » alcune di queste situazioni.
Pensava che diverse volte avessimo combinato di farla invi-taree che avessimo
pregato alcuni suoi amici di andare a farle visita. In effetti avevamo pensato
di farlo, ma non era stato necessario, e le uniche cose «preparate» erano state
le scene di distorsione temporale. Durante le settimane che seguirono alla prima
seduta direttiva.Ellen divenne molto più attiva in tutti i campi della
suggestione.Dimostrò un interesse maggiore nell'attività della sua chiesa,nel
portare sua figlia ai musei o ai giardini durante le passeggiate domenicali, e
nell'insegnarle a suonare il pianoforte due serealla settimana. S'interessò
maggiormente alla lettura e compilo un elenco piuttosto esteso di libri,
soprattutto romanzi storici o studi di argomento religioso. Ricominciò perfino a
seguire un corso per corrispondenza, che aveva precedentemente sospe-so,e che
poteva servirle a prendere un diploma. Per quanto i suoi impulsi fossero diretti
soprattutto a scopi immediati, l'interesse adun diploma scolastico indicava con
sicurezza che cominciavano a svilupparsi in lei anche impulsi a lunga
scadenza.
Un giorno mi telefonò per chiedermi di fissarle una seduta piulunga per
quella sera, in quanto voleva discutere con me parechie questioni. Quando
arrivò, cominciò senza perdere tempo ad espormi, uno alla volta, numerosi
problemi su cui aveva evidemente meditato e di cui voleva parlarmi già da
qualche tempo. Aveva raggiunto alcune conclusioni e desiderava un giudi-zio e
una conferma sulla validità dei suoi ragionamenti. Uno dei suoi problemi aveva
avuto inizio da un incidente occorso al circolo del bridge. Una delle « ragazze
» era appena uscita da un processo di divorzio, e sembrava così indifferente a
quanto le era accaduto che Ellen dapprima pensò che essa fosse insensibile, o
che forse cercasse di nascondere i suoi veri sentimenti dietro un'apparenza di
allegria. Scoprì, invece, che la donna era felice e sollevata di essersi
liberata dal marito, il quale aveva da tempo un'altra relazione. La divorziata
spiegò alle sue compagne di gioco che era al corrente di questo fatto già da
molti anni, e che l'aveva sopportato considerandolo una parte più o meno
accettata della vita sociale moderna; ma quando il marito aveva permesso che il
suo « capriccio » interferisse col loro matrimonio al punto da rendere lei
ridicola e di far del male ai figli, aveva deciso di « calare il sipario » e
cominciare una nuova vita.
Questo fatto diede molto da pensare ad Ellen: si trattava di una donna con
tre figli, non uno, più vecchia di Ellen e non graziosa come era stata lei,
eppure questa donna era felice del suo divorzio e raccontava a tutti di avere «
gli occhi puntati » alla ricerca di un altro uomo.
« Ho pensato molto a tutto questo, mi creda », continuo Ellen « e ho deciso
di provare ad adottare lo stesso atteggiamento. Non che voglia interessarmi
subito ad un altro uomo, ma piuattraente sarò e più facilmente, immagino, ne
potrò conquistare uno buono se lo trovo ».
« E' un ragionamento che fila », le risposi. « E cosa pensa di fare? ».
Mi guardò, strinse le labbra e disse: « La prima cosa da fare è ritornare ad
essere come ero. Cercherò di essere graziosa e allegra quanto posso, di fare
molte cose e di divertirmi, e di dimostrare a mia figlia e a tutti gli altri
come posso essere diversa »
Prosegui con voce più seria: « Quello che volevo realmente chiederle è se
posso usare l'autoipnosi per dimagrire. lo credo di poter dimenticare il
passato, anzi l'ho già fatto, ma dimagrire di venti o trenta chili non sarà
facile, non è vero? ». Mentre lo diceva mi guardò, poi aprì le braccia e scosse
la testa mentre il suo sguardo passava dalle braccia al corpo. Le sue braccia
erano tre volte più grosse del normale e corpo e gambe erano in pro porzione,
mentre la sua faccia, benché piena, non era brutta. Anzi era proprio
graziosa, e si capiva che una volta doveva aver avuto anche un bellissimo
personale. Le dissi: « Lei ha già l'ingrediente più importante per una ricetta
dimagrante ».
« Quale? ».
« La volontà. Se veramente desidera dimagrire, lo può fare, Forse non in una
settimana o in qualche mese, ma se vuole 1o può fare ».
« Va bene », mi disse, « lo voglio e non m'importa quanto tempo sara
necessario. Se ci vorrà parecchio tempo, forse per me sera più importante. Cosa
facciamo?».
« Si metta in trance profonda; io tornerò tra pochi minuti ». Aspettai i che
si fosse accomodata in poltrona, poi uscii dalla stanza e chiusi la porta.
Ritornai dopo un quarto d'ora: Ellen sembrava profondamente in trance, e
perciò le parlai con un tono normale di conver-sazione. « Mentre lei
approfondirà sempre più la trance, ascolterà la mia voce e le scene che le
descriverò le appariranno molto vivide e reali, e le sembrerà di fare
effettivamente quanto le de-serivo. Lei si trova in una grande stanza, e
in questa stanza c'è un tavolo molto lungo. Alla sinistra ci sono una porta e
una gran-de specchiera a muro. All'altra estremità della stanza ci sono un'altra
porta e un'altra grande specchiera. Vicino a lei sulla tavola ci sono molte
varietà di cibi sostanziosi e ben presentati. Ci sono torte, dolci, pasticcini e
cibi pesanti di ogni genere, ricoperti da sciroppi e salse. Lei si siede a
tavola e assaggia questi cibi dolci e sostanziosi. Si sente meglio sazia e a
disagio. Ha difficolta ad alzarsi, ma ci riesce e attraversa la porta di
sinistra. Nella stanza attigua c'è una scrivania. Si siede alla scrivania e
mangi cioccolata, guardandosi intorno per assicurarsi che nessuno la veda. Ha
l'aria piuttosto sciocca di una bambina che cerchi di farla franca. Ma lei non è
piccola, è grande, grassa e fa la figura di una sciocca quando mangia cioccolata
in questo modo. Ora lei si alza e va all'altra estremità della stanza. Qui c'è
una gran quantità di gente e tutti si divertono, ma lei si sente fuori di posto.
Lei non può divertirsi perchè è troppo grassa. Vi sono trattenimenti di vario
genere, ma, passando da una parte all'altra della stanza, si rende conto di non
riuscire a godere di niente. Passadì nuovo per la porta e si guarda allo
specchio: si vede moltograssa e brutta. Guarda verso la tavola e vede che è
stata di nuovo colmata di cibi pesanti. Mentre guarda, le sembra che queste
pietanze siano molto indigeste, condite, appiccicose e grasse, ed esse la
fanno pensare al suo corpo grasso e pesante. Mentreosserva delle salse, vede
qualcosa che non aveva notato arima: esse ricoprono delle ostriche crude. Tutte
queste salse
succulente ricoprono ostriche crude. Poi osserva le torte, i dolci, i
pasticcini, e son tutti composti di fegato crudo. Mentre cammina lungo la tavola
può sentire l'odore del fegato. Guarda le ricche pietanze e sono tutte
costituite da fegato crudo tritato, fegato crudo, freddo, non cotto. Lei passa
in fretta oltre le pietanze sostanziose e si siede all'altro capo della tavola.
Sulla tavola non c'è niente. Lei si sente stanca, terribilmente sazia e pesante,
mette il capo sulle braccia appoggiate alla tavola] e si addormenta ».
Dopo pochi minuti ripresi a parlare : « Mentre continua ad andare sempre più
a fondo, si trova ancora nella stessa stanza. E' sveglia, guarda la tavola e
vede che reca molti bei piatti di frutta, insalata, carne e verdura di ogni
genere. Tutto è fresco colorito e piacevole a vedersi. Questi cibi appaiono
saporiti, leggeri e sani. Lei ha molta fame, mangia un po' di insalata e la
mastica a lungo per assaporarla meglio. Continua a masticarla a lungo perchè è
tanto saporita. Prende un boccone da ogni piatto e mastica ogni boccone con
soddisfazione. Tutto ha un ottimo sapore e lei si sente pulita e buona. Il suo
appetito è perfettamente soddisfatto da questa piccola quantità di cibo
semplice, leggero e sano, e quando si alza in piedi con agilità si sente piena
di energia. Si guarda allo specchio e si vede molto snella e graziosa. Lei
sorride, i suoi occhi brillano, e si sente soddisfatta; tutto è perfetto. Ora
entra nella stanza a destra e la gente la guarda e le sorride amichevolmente.
Tutti l'ammirano, si sente molto fiera e passa parecchio tempo nella stanza in
attività interessanti insieme a gente allegra ed interessante. Lei è molto
ammirata da tutti. Piace a tutti e tutti vogliono attirare la sua attenzione.
Tutto è perfetto, proprio come lei desidera. Dopo un poco esce e si va a
guardare allo specchio : si vede raggiante, sicura di sé e orgogliosa. Vede
anche sua figlia che esce dalla stanza. guardandola con occhi pieni di
ammirazione. Uscite insieme, perche fuori avete tante cose da fare, cose che
farete con gran piacere. Lei pregusta con piacere tutte le cose che farà, poiché
si sente snella, fiera e sicura di sé ».
Dopo un minuto o due continuai: « D'ora in poi, quando lei vedrà o sentirà
l'odore di qualche cibo sostanzioso le verranno subito in mente ostriche crude e
fegato crudo. Non proverà più nessuna attrazione per queste pietanze
pesanti, ricche e disgustose. Il solo pensiero di mangiare cibi del genere
glieli renderà sempre più disgustosi. Ogni volta che lei deciderà di non voler
mangiare questi cibi si sentirà subito pulita, buona e fiera. Ogni volta che
mangerà una piccola porzione di insalata, frutta, carne o verdura, ne avrà
piacere e si sentirà benissimo. Queste immagini cresceranno ogni giorno
d'intensità, d'ora in poi, e ogni giornosi sentirà meglio. E' molto facile ormai
per lei riuscire a procurarsi molto piacere e molta soddisfazione con piccole
quantita di cibo leggero e croccante, e ogni volta che lei mangerà mastiherà
sempre più a lungo, per apprezzare meglio questi sapori meravigliosi, e intanto
penserà a se stessa snella e graziosa ». Dopo aver suggerito ad Ellen di
ripetere questa visualizzazione una volta al giorno, e che ogni volta i suoi
sentimenti e le sue emozioni sarebbero cresciuti d'intensità, la svegliai
lentamente.
« Accidenti, che roba! » mi disse, « Non credo che riuscirò maipiù a guardare
un pezzo di dolce ».
Andai alla scrivania e presi una tavoletta di cioccolata che avevo preparato
per questa occasione. Gliela offrii sorridendo e dicendo: «Allora, ecco un
ultimo pezzetto prima che lei...».
Parve che stesse per vomitare. « Oh, no! E' orribile. Il solo vederla
mi far star male ». Si ritrasse come se io la stessi minacciando con un serpente
vivo.
Fissammo un appuntamento per la settimana successiva, ma il giorno fissato
Ellen mi telefonò per posporre l'appuntamento allasettimana dopo. Mi disse di
aver perso tre chili, di essersi esercitata ogni sera, e di essere « emozionata
» dai risultati. La avvertii di tenersi in contatto col suo medico, di metterlo
al corrente della dieta e di non procedere troppo in fretta; ed essa promise
di seguire i miei consigli.
Dopo di ciò la vidi una volta sola. Benché mi telefonasse quasi ogni
settimana per dirmi come andavano le cose, aveva sempre pronta qualche scusa per
non venire. Dopo sei mesi circa, la incontrai ad una festa di Capo d'Anno.
Parlai diverse volte con
lei, ballai con lei due volte, ma non la riconobbi fino a che esestessa
ridendo non mi rivelò chi era.
Ero praticamente l'unico ad ignorarlo. Quando aveva saputo che anche mia
moglie ed io eravamo invitati, aveva telefona agli amici per combinare lo
scherzo di farsi chiamare con un altro nome per vedere se mi accorgevo della sua
presenza.
Era sottile, elegante e attraente. Ma, soprattutto, stava evidentemente
godendosi di nuovo la vita.
Non tutti i casi di obesità si risolvono altrettanto felicemen-l te. A mia
esperienza, in quattro casi su dieci si ottengono dei risultati eccellenti, e in
due o tre casi qualcosa di meno. Si pòssono utilizzare molte tecniche diverse,
ma non sembra che risultati raggiunti nel dimagramento siano diversi. Molto piu
importanti, invece, sembrano essere gli altri fattori implicati L'ansia deve
essere ridotta ad un livello ragionevole prima che si possa avere una perdita di
peso significativa.
Ma anche così, bisogna che esista una spinta considerevole, o il soggetto non
si atterrà ad alcun sistema, anche se esso si dimostra efficace.
Alleviamento del dolore
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