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CAPITOLO VIII

Distorsione della percezione del tempo

Fra tutti i fenomeni ipnotici, la distorsione temporale è uno dei più interessanti e in alcuni casi dei più utili. Sono tanti i modi in cui può essere impiegata per facilitare altri fenomeni che chiunque s'interessi dell'autoipnosi dovrebbe preoccuparsi anche di studiare questa capacità e possibilmente di svilupparla.

Sebbene il termine « distorsione temporale » sia adatto in senso generico, non descrive con esattezza quello che avviene. La persona che sperimenta la distorsione temporale, sperimenta in realtà una distorsione della sua percezione del tempo trascor-so. E' perfettamente possibile che una persona percepisca, per suggestione, un numero maggiore o minore di avvenimenti durante un intervallo distorto di tempo di quelli che potrebbe normalmente attendersi di percepire durante un equivalente intervallo di tempo effettivo. Questo accade comunemente in sogno, in cui si ha l'impressione che un certo numero di avvenimenti si sia verificato ad un ritmo ragionevole e per un prolungato periodo di tempo. Successivamente si scopre, svegliandosi, di aver dormito solo pochi minuti e non sembra possibile che tante cose siano accadute in così breve tempo. La maggior parte di noi ha fatto delle esperienze durante le quali il tempo è sembrato « trascinarsi » o « volare ». Il primo caso si verifica di solito quando si desidera che accada qualcosa, come ad esempio quando qualcuno che siamo ansiosi di vedere giunge in ritardo a un appuntamento. La pentola che non bolle mai se stiamo lì a guardarla è un altro esempio. Quando soffriamo, o siamo in pericolo o proviamo qualche sensazione spiacevole sembra spesso che le cose non procedano col ritmo abituale. Ma il fatto che sia vero l'opposto quando siamo occupati in attività piacevoli dovrebbe aiutarci a renderci conto che non è il ritmo a cui si svolgono questi avvenimenti che cambia, bensì il nostro desiderio. Quando siamo felici siamo meno portati ad essere « consci » del tempo che passa. Il nostro desiderio, ammettendo che ce ne rendiamo conto, è che l'esperienza piacevole continui. Al contrario, se siamo insoddisfatti di ciò che accade, desideriamo fortemente di porre termine a quella data attività e di poterci allontanare. E ne siamo pienamente coscienti.

Il « tempo » è un concetto nebuloso. La maggior parte di noi non mette in dubbio che quando osserva una pendola, o un orologio, o una clessidra, o una meridiana osserva degli strumenti che misurano il tempo. Non è esattamente così. Questi strumenti in realtà misurano lo spazio. Consideriamo il vero significato del movimento delle lancette dei minuti e delle ore in un comune orologio. Innanzi tutto, queste lancette sono ingranate fra loro in modo tale che quando la lancetta dei minuti ha percorso l'intera circonferenza del quadrante, quella delle ore ha percorso un dodicesimo di quella circonferenza. Di conseguenza, la lancetta dei minuti deve compiere dodici giri completi perchè quella delle ore compia un giro solo. Iniziando con entrambe le lancette sulla cifra « dodici » abbiamo, se l'orologio è esatto, una lettura che significa le dodici del mezzogiorno o della mezzanotte. Supponiamo, ai fini di questa spiegazione, che significhi le dodici del mezzogiorno. Allora, la lancetta dei minuti dovrà compiere dodici giri e quella delle ore un giro completo per raggiungere di nuovo la posizione originale, ma allora sarà la mezzanotte. Ora, è ovvio che questo strumento è più o meno sincronizzato con la rotazione della terra. Quando il sole è direttamente a picco, le lancette indicano le dodici del mezzogiorno, e quando la terra avrà compiuto una rotazione completa le lancette dell'orologio saranno di nuovo sulle dodici, dopo aver indicato le dodici già una volta prima, a mezzanotte. La lancetta delle ore, dunque, compie due giri completi ogni volta che la terra compie una rotazione. La lancetta dei minuti compie 24 di questi giri nello stesso periodo di tempo. Lo strumento perciò misura in realtà lo spazio. Le lancette dell'orologio si muovono sul quadrante in maniera tale che noi possiamo determinare approssimativamente quanti giri ha compiuto la terra da quando il sole era direttamente a picco. Questo è denominato « concetto spaziale del tempo ». La rotazione della terra viene presa come avvenimento costante e ragionevolmente uniforme a cui altri avvenimenti possono essere posti in relazione. Quando la terra compie una rotazione completa, noi consideriamo che un giorno è passato e ci siamo abituati a sincronizzare le nostre varie attività a questo avvenimento che si ripete. Nel dare un'informazione a qualcun altro su un certo fatto, spesso desideriamo includere il concetto di « quando » è accaduto. Per. far questo è necessario usare qualche mezzo attraverso cui altre persone possano porre il fatto in relazione ad avvenimenti che ci sono reciprocamente familiari. L'esempio più noto di questo sistema è forse l'uso dell'avvenimento costituito dalla nascita di Cristo. Noi diciamo che qualcosa è avvenuto prima, dopo o all'epoca di questo noto avvenimento che tutti consideriamo abbia avuto luogo circa duemila anni fa. Tuttavia, il numero di anni significa in realtà che la terra ha compiuto un certo numero di rotazioni da quando quell'avvenimento ha avuto luogo.

Per descrivere avvenimenti di breve durata occorre usare un minor numero di rotazioni o addirittura frazioni di rotazioni della terra, come costante riconosciuta. Quando diciamo che ci vogliono cinque giorni per attraversare l'Atlantico intendiamo dire che il viaggio può essere compiuto durante cinque rotazioni della terra. Quando diciamo che un avvenimento si è verificato una settimana fa, intendiamo dire che la terra ha ruotato sette volte da quando quel fatto è accaduto. L'uso dei minuti e delle ore è semplicemente un modo per confrontare la durata degli avvenimenti, o l'intervallo fra cui si sono verificati, a una parte delle rivoluzioni del nostro pianeta.

Il fatto che questo metodo per descrivere il susseguirsi degli avvenimenti e la durata di essi sia adottato quasi universalmente è una prova della sua validità; ma rimane pur sempre un sistema in cui il movimento di certi oggetti attraverso un certo spazio serve da termine di paragone, più che per un'effettiva misurazione del « tempo » vero e proprio.

Vi sono altri concetti del tempo, ma tutti sono basati su un confronto dei fenomeni da misurare o descrivere con fenomeni considerati uniformi o standard nel ritmo o nella durata di svolgimento.

Non è necessario approfondire troppo gli aspetti teorici del tempo per capire che cosa accade durante la distorsione temporale sotto ipnosi. Anzi, molti hanno osservato o sperimentato questi fenomeni senza rendersi conto o quasi che esistono concetti diversi. Il lettore a cui non interessi in modo particolare sapere « perchè » accadono queste cose, ma che desideri sapere « che cosa » accade e come potrebbe sviluppare e utilizzare questa capacità può benissimo saltare i prossimi paragrafi e passare direttamente alla descrizione successiva.

Se accettiamo il concetto spaziale del tempo come sufficiente per la maggior parte degli scopi pratici, possiamo allora considerare il tempo misurato dall'orologio come « tempo effettivo ». Questo tempo effettivo diviene allora lo standard a cui possiamo paragonare un concetto di « tempo sperimentale » in cui abbiamo avvenimenti che « sembrano » accadere al ritmo normale e che invece possono variare nella durata totale in certe condizioni.

La percezione del tempo è considerata una cosa naturale come la percezione dello spazio, del moto, del colore, ecc. e, come abbiamo tentato di spiegare più sopra, le nostre percezioni possono essere alterate senza che ci rendiamo conto del mutamento avvenuto. Sebbene noi si percepisca continuamente gli avvenimenti come accaduti prima, dopo o simultaneamente ad altri, il nostro giudizio degli intervalli fra certi avvenimenti può variare enormemente. Questo giudizio è influenzato in modo considerevole dalla natura di ciò che percepiamo, ammesso che si percepisca qualcosa, nell'intervallo fra certi avvenimenti e dalla durata « effettiva » di questo intervallo. Per esempio, l'intervallo fra due colpi secchi isolati sarà percepito come più breve dell'intervallo — pur tuttavia identico — fra una serie prolungata di colpi. Si può anche dimostrare che abbiamo tendenza a sopravvalutare gli intervalli brevi di tempo e a sottovalutare quelli più lunghi, supponendo che ogni altro elemento resti uguale.

A molti di noi sono ben noti i mutamenti nella percezione del tempo che si verificano quando percorriamo ripetutamente una data strada in auto o a piedi. Quando viaggiamo su una strada per la prima volta, sembra molto più lunga di quando ci diventa abituale. Può darsi che si risparmi effettivamente del tempo grazie alla familiarità acquistata con le caratteristiche del percorso, ma questo non basta a spiegare il mutamento della durata «apparente». Lo stesso fenomeno si può notare nel caso di qualsiasi spazio di tempo che viene ad essere meno « riempito » da altre attività. Nel percorrere una strada nuova, la persona è esposta a molti stimoli sconosciuti, ciascuno dei quali sarà percepito come un'esperienza nuova, cosicchè quello spazio di tempo sarà « riempito » di impressioni. Nel rifare la stessa strada, i medesimi stimoli suscitano un minor numero di impressioni durevoli per « riempire » questo spazio di tempo, che cosi ci appare più breve.

Molti di noi sono portati a considerare i processi mentali come se fossero di natura meccanica e perciò limitati dalle stesse restrizioni imposte ad altri fenomeni fisici. La facilità con cui la persona media può fare affiorare alla coscienza uno qualsiasi di migliaia e migliaia di pensieri o idee dovrebbe essere la prova migliore che la mente non è ostacolata da simili limitazioni. Perfino la rapidità e l'efficienza dei più perfetti congegni elettronici finora inventati sono ben lungi dal poter reggere il confronto con una parte anche minima del cervello umano. Il resto dell'organismo umano è sotto molti aspetti assai più limitato del cervello per quel che riguarda la rapidità e l'efficienza. Possiamo pensare, ad esempio, molto più rapidamente di quanto non si possa parlare. Possiamo pensare di fare una cosa molto più rapidamente di quanto non ci voglia per farla effettivamente. Ora, sappiamo che quando pensiamo di fare una cosa di natura attiva un certo grado di attività si svolge nei muscoli che sarebbero adoperati se effettivamente eseguissimo l'atto a cui stiamo pensando. Si tratta, indubbiamente, di un minimo di attività, ma sufficiente ad essere rilevata da strumenti posti a contatto con i muscoli interessati. Abbiamo anche delle buone ragioni per sostenere che ogni idea tende a trasformarsi in azione. Se si può ottenere che un'idea sotto forma di visualizzazione mentale si ripeta con grande rapidità, sembrerebbe logico che, sebbene l'organismo non la possa trasformare in azione con altrettanta rapidità, tale idea dovrebbe essere meglio in grado di provocare, al suo successivo manifestarsi, le risposte appropriate ad un ritmo a cui i muscoli possono reagire.

Le straordinarie possibilità di simili procedimenti sono state studiate solo superficialmetne ma i risultati sembrano già promettenti, come dimostrano i seguenti esempi.

Accade abbastanza di frequente che una persona ipnotizzata riferisca, svegliandosi, che un'esperienza suggerita è sembrata di durata più lunga del tempo effettivamente trascorso durante la trance. Questo succede molte volte senza che sia stata formulata alcuna apposita suggestione in questo senso. Al soggetto ipnotizzato si può dire, ad esempio, che sta osservando un film, e poi, trascorsi soltanto un minuto o due, gli si dice di svegliarsi. Ora, secondo la mia esperienza, il soggetto che dimostra di stare osservando il film, conformemente alla suggestione formulata, al risveglio riferisce sempre di aver visto il film all'incirca per il periodo di tempo in cui è stato in trance, in questo caso un minuto o due. Ma se il soggetto è di quelli che restano immobili, o è stato addestrato a rimanere immobile riferirà invariabilmente di aver visto il film per un periodo oscillante fra i dieci minuti e una mezz'ora o più, anche se il tempo complessivo di durata della trance è stato solo di un minuto o. due. E questo accade senza che sia stata suggerita alcuna alterazione del tempo sperimentale.

Prima di passare ad occuparci di quello che accade quando viene specificatamente suggerita la distorsione temporale, accenneremo ad un altro modo interessante di indurre il fenomeno. Mentre un soggetto è in trance, gli si può dire che a un dato segnale, come ad esempio allo schioccare delle dita, si troverà in un frutteto, raccoglierà vari frutti, li esaminerà attentamente e li metterà in un recipiente; conterà i frutti raccolti finché non verrà dato un secondo segnale, e a quel momento si sveglierà lentamente. Il tempo trascorso fra due segnali verrà accuratamente annotato, come pure il numero dei frutti che il soggetto riferirà di aver raccolto. Durante una successiva trance, verranno suggerite al soggetto altre visualizzazioni e poi, in aggiunta, gli si daranno le stesse istruzioni circa la raccolta dei frutti. Questa volta. però, l'intervallo fra i due segnali verrà ridotto di qualche secondo. Di solito, il soggetto riferirà di aver raccolto lo stesso numero di frutti o un numero anche maggiore. Facendo sperimentare al soggetto vari tipi di visualizzazioni in cui abbia luogo un conteggio, si riscontra che è possibile sviluppare un considerevole aumento del tempo « sperimentale ». Il soggetto riferisce chetutto sembra svolgersi ad un ritmo perfettamente normale, eppure non è affatto insolito notare aumenti da sei a uno, o un tempo sperimentale ad esempio di un'ora in un tempo effettivo di un minuto. Questi soggetti sono in grado di descrivere le loro esperienze nei minimi dettagli e riferiscono che hanno l'impressione di fare veramente le cose suggerite. Tuttavia solo chi abbia sperimentato di persona la distorsione temporale può rendersi veramente conto del « carattere reale » dell'esperienza. Specie al risveglio subito dopo la trance è difficile rendersi conto che si trattava solo di una visualizzazione e di non essere stati « veramente lì ».

Quando una persona è stata addestrata o si addestra da sé a sperimentare la distorsione temporale, i risultati possono es-sere veramente avvincenti. Per questi soggetti è un avvenimento d'ogni giorno sperimentare ore, giorni, settimane e perfino mesi di visualizzazioni in un tempo reale di minuti o secondi. Uno dei casi più sorprendenti, a questo riguardo, si verificò, quando una signora che praticava l'autoipnosi venne nel mio studio per una seduta finale. Aveva già realizzato gli scopi principali per i quali il suo medico l'aveva indirizzata a me, e voleva sapere se poteva in qualche modo facilitare il suo studio del pianoforte applicando l'autoipnosi. Poichè mi ero occupato di varie altre persone che si erano servite con molto successo della distorsione temporale per scopi analoghi, avevo ottime ragioni per ritenere che sarebbe riuscita utile anche a lei. Quando ebbe raggiunto da sé lo stato di trance, le spiegai che avrebbe veduto un film che aveva già visto molti anni fa, che il film le sarebbe apparso chiaro e vivido e lo avrebbe veduto ad un segnale che avrei dato facendo schioccare le dita. Commisi un errore, legato al fatto che mi resi conto di aver trascurato di darle certe istruzioni, e inavvertitamente feci schioccare le dita prima di averle spiegato che si sarebbe svegliata a un secondo segnale. Immaginate la mia sorpresa quando la signora si svegliò immediatamente! Provai una viva irritazione con me stesso finché non notai la sua espressione meravigliata, ed ella mi disse:

« Questa è la cosa più interessante che mi sia mai capitata ».

« Che cosa le è capitato? », chiesi non sapendo proprio cosa aspettarmi.

« Ho visto or ora "Via col vento" », rispose ridendo.

« Quanto ne avete visto? ».

« L'ho visto tutto, dal principio alla fine. Era meglio di quanto non lo ricordassi ».

Mentre stavo ancora cercando di immaginare che cosa fosse accaduto, la signora cominciò a parlarmi diffusamente del film. Non potevo credere che avesse visto realmente l'intera pellicola, o anche una piccola parte di essa, in un attimo così breve di tempo. Ma mi convinse descrivendomi ogni dettaglio delle prime scene e del dialogo, e continuando con un resoconto vivido parola per parola, come se fosse tornata in quel momento dal cinema. Era chiaro che aveva sperimentato una visualizzazione delle più nitide che si possa immaginare, di un film della durata di due ore e mezza, nel tempo da me impiegato per schioccare le dita — non nell'intervallo fra due segnali; solo mentre facevo schioccare le dita!

Pensavo di aver sperimentato e veduto in passato cose fantastiche, ma questa superava qualsiasi mia precedente esperienza sia nell'ipnosi che in altri campi. In seguito ho veduto molti altri esempi analoghi di distorsione temporale, ma forse perchè questo mi colse così di sorpresa, non l'ho mai dimenticato in tutti questi anni. E non lo dimenticherò mai e nemmeno la signora che l'ha sperimentata la dimenticherà.

Sebbene fra coloro che praticano l'autoipnosi alcuni siano riusciti entro certi limiti a indurre la visualizzazione con distorsione temporale senza aiuto, il fenomeno si realizza con molta più facilità e i risultati sono molto superiori, quando qualcun altro dà le istruzioni al soggetto mentre è in trance. Una volta che questa capacità è ben radicata, il soggetto stesso potrà allora indurre l'effetto includendo idee appropriate nelle sue suggestioni.

Chiunque abbia delle buone visualizzazioni visive quando è in trance sembra rispondere bene alle visualizzazioni di distorsione temporale. Non sono riuscito ad ottenere il minimo successo con soggetti che avevano una scarsa visualizzazione visiva, anche se sotto altri aspetti erano soggetti eccellenti. I miei studi al riguardo sono stati limitati a meno di una mezza dozzina di persone, e non sono quindi affatto conclusivi.

Sebbene la distorsione temporale non possa essere utilizzata per apprendere nozioni nuove o impratichirsi in qualcosa che già non si abbia sperimentato, può facilitare enormemente la pratica, la fissazione mnemonica e la espressione di testi che siano stati letti o eseguiti solo brevemente. Per esempio, una persona che abbia sviluppato questa capacità può leggere un capitolo o più di un testo di studio, ascoltare una lezione o esercitarsi su uno strumento musicale in stato di veglia e poi andare in trance e ripassare queste esperienze in una vivida visualizzazione che sembra procedere a un ritmo di tempo normale, mentre in realtà l'intera trance potrà durare solo pochi minuti. Se tuttavia il soggetto non ha capito quello che ha letto o sentito, vi è scarsa probabilità che la distorsione temporale possa aiutarlo a capire; ma lo aiuterà a fissare nella memoria e ricordare, e a una successiva rilettura in stato cosciente potrà riuscire a capire meglio. Nel-l'esercitarsi sugli strumenti musicali o di altro genere, si potrà ottenere un notevole aumento della destrezza manuale e si potrà migliorare la coordinazione dell'attività muscolare con la lettura. Tutto ciò dovrà integrare gli esercizi effettuati nella maniera usuale; non ci si può attendere nulla dalla sola distorsione temporale.

Nella distorsione temporale la visualizzazione procede ad un ritmo così rapido che le altre attività fisiche non possono tenerle dietro. Questo fatto crea una situazione terapeutica veramente unica, in cui gli avvenimenti traumatici possono essere passati in rassegna senza nessuna manifestazione fisica di abreazione *.

* E' una reazione emotiva in catarsi, risultante dal ricordo dell'originale trauma psichico.

E' anche possibile tenere tutto o parte del materiale esaminato al di sotto del livello cosciente. Più avanti descriviamo vari esempi di applicazione terapeutica della distorsione temporale.

Qualunque sia lo scopo che si prefigge il soggetto, la distorsione temporale dovrebbe essere sviluppata coh visualizzazioni di natura neutrale, e solo dopo che avrà dato con queste buoni risultati, adattata allo scopo originale. L'eccessiva ansia di raggiungere un risultato specifico ha effetti inibitori in questo come in altri campi dell'autoipnosi.

Chi desideri sviluppare questa capacità, dovrebbe servirsi di un assistente al quale dovrebbe far studiare le istruzioni che seguono. Questo assistente potrà poi ripetergli le istruzioni e aiutarlo nei vari stadi, prendendo nota del tempo effettivo di ogni episodio, del tempo sperimentale e della « veridicità » delle visualizzazioni come vengono riferite dal soggetto. Prima di utilizzare la distorsione temporale per uno scopo specifico, si dovrebbe raggiungere un rapporto di almeno trenta a uno. Le istruzioni che seguono sono tipiche di quelle che vengono date per addestrare il soggetto, prima con visualizzazioni neutrali e poi per scopi specifici.

Una giovane donna che praticava l'autoipnosi per attenersi a una particolare dieta, mi disse un giorno che se avesse potuto acquistare una maggiore padronanza di una certa macchina d'ufficio avrebbe potuto ottenere un posto migliore. Ne parlò quasi casualmente, come se sentisse di avere poche probabilità di riuscirci. Mi spiegò che di lì a una settimana sarebbe stato tenuto una specie di esame e che lei si stava esercitando da due mesi; ma che faceva ancora tanti errori e che il suo grado di precisione sarebbe stato certamente molto scarso. Sembrava aver capito bene il funzionamento della macchina sia dal punto di vista meccanico che matematico, ma la sua coordinazione era insufficiente quando si trattava di raggiungere una maggiore velocità. Stabilimmo che sarebbe andata in trance con la suggestione che il suo braccio destro sarebbe divenuto pesante e sarebbe scivolato dal bracciolo della poltrona sul suo grembo come segnale che aveva raggiunto il simbolo « X ». In pochi secondi il suo corpo si rilassò e in meno di un minuto il braccio le scivolò abbandonato sul grembo. Allora le diedi le seguenti istruzioni:

« Vi trovate in un edificio a molti piani. Non ci sono pericoli. Vi state avviando verso l'ascensore e nella cabina la luce è accesa. Entrate nell'ascensore, spingete il bottone, la porta si chiude e voi cominciate a scendere molto lentamente e mentre scendente con l'ascensore la vostra trance diviene più profonda... più profonda. La porta dell'ascensore è a vetri e mentre scendete lentamente di piano in piano potete guardare fuori e vedere cosa accade. A uno dei piani vedete dei mobili. A un altro degli apparecchi e della gente... i commessi e i clienti che parlano e si muovono qua e là. Mentre andate più a fondo, queste scene vi appaiono sempre più reali. Vedete ogni cosa nitidamente e udite anche ciò che accade. Vi guardate intorno nell'ascensore e notate un pannello con un numero luminoso. E' il numero « 96 ». Sapete così che state passando per il novantaseiesimo piano, perchè il numero scompare e si illumina al suo posto il numero « 95 ». Guardate di nuovo fuori dell'ascensore e vedete tanti articoli di abbigliamento... abiti, cappotti... e tanta gente che si aggira fra i reparti guardando gli articoli esposti. Ad ogni piano che passa andate più a fondo di prima. Continuate ad andare più a fondo. Fra poco darò un segnale facendo schioccare le dita. Al primo segnale l'ascensore si fermerà; la porta si aprirà e voi vi troverete in mezzo alla scena che vi descriverò prima di darvi il segnale. Mentre vi descriverò la scena, continuerete a scendere con l'ascensore andando in una trance sempre più profonda. Ma quando farò schioccare le dita per la prima volta, l'ascensore si fermerà, la porta si aprirà e voi vi troverete in mezzo alla scena che vi avrò descritto. Tutto vi apparirà perfettamente chiaro e vivido. Vi troverete realmente in quel luogo, farete veramente le cose che descriverò. Sebbene il vostro corpo rimanga immobile sulla sedia, voi avrete la sensazione di fare realmente le cose che vi descriverò e avrete completato ogni scena prima che io vi dia il segnale successivo. Quando darò il segnale successivo vi troverete istantaneamente nell'ascensore e scenderete più a fondo. Ora, quando darò il primo segnale, la porta dell'ascensore si aprirà e vi troverete in una sala cinematografica a vedere un film, un film piacevole che avete visto molti anni fa. Vedrete un film piacevole che avete visto molti

anni fa. Vivido... chiaro... vedrete il film... Ora! ». Mentre facevo schioccare le dita guardai l'orologio, attesi circa 45 secondi e poi dissi: « Ora tornate all'ascensore e andate più a fondo. Tornate all'ascensore, ora » (segnale). « Tra poco darò un altro segnale. Questa volta suonerete il pianoforte. Suonerete un pezzo che non eseguite più da anni. Incontrerete qualche difficoltà al principio, ma ricomincerete da capo e lo suonerete tutto benissimo la seconda volta. Ne sarete molto soddisfatta. Non vi affretterete minimamente. Farete tutto ad un ritmo normale e avrete finito di suonare quando vi darò il secondo segnale. Questa volta, al secondo segnale vi ritroverete nell'ascensore e risalirete. Questa volta risalirete quando vi darò il secondo segnale. E quando sarete giunta all'ultimo piano, la porta si aprirà e voi vi sveglierete. Ora, al primo segnale... state suonando il piano... un pezzo che non avete suonato da anni... ora » (segnale). Controllai di nuovo l'orologio e attesi per 30 secondi. Poi: « Ora siete tornata nell'ascensore... salite... ora! » (segnale).

Dopo pochi secondi sollevò lentamente la testa e dopo pochi secondi ancora aprì gli occhi e sorrise lievemente. Le chiesi: « Com'è andata? ».

Fece un cenno affermativo con la testa, sempre sorridendo e disse: « Benissimo. E' straordinario, vero? ».

« Com'era il film? » domandai.

« Chiarissimo. Era un film con Humphrey Bogart. Era molto divertente. C'era una scena dove quegli uomini... vediamo un po'... Peter Lorre, Humphrey Bogart e due attori di cui non ricordo il nome, ma erano tutti così buffi che facevano proprio ridere. Erano tutti in quella stranissima auto... ». Continuò a descrivere questa e altre scene in tutti i particolari, accennando casualmente che aveva visto una scena due volte. Finì col ridere tanto mentre raccontava che comunicò il riso anche a noi e passammo circa mezz'ora ad ascoltare la sua descrizione di quella che evidentemente era stata una esperienza piacevole. Questa giovane donna aveva sperimentato tanti fenomeni ipnotici che non fu affatto sorpresa, in un primo momento, di come erano andate le cose. Era tanto intenta a raccontarci tutto del film che non credo che si soffermasse nemmeno a considerare il tempo effettivo in cui si era svolta la sua esperienza. In effetti, li comportava proprio come se, nel tornare a casa dal cinema, si fosse fermata a raccontarci un film che aveva appena visto. Infine, le chiesi quanta parte del film aveva veduto, e mi rispose che lo aveva visto quasi tutto, ma che mancavano molte parti. Non volendo andare più a fondo per il momento, le chiesi del pezzo che aveva eseguito al pianoforte. Si illuminò, spianò la fronte che era aggrottata nello sforzo di pensare al film, e disse: « E' andato benone. Non pensavo più a quel pezzo da anni. Perchè credete che abbia scelto proprio quello? ».

« Che pezzo era? » le chiesi.

« Era un pezzo intitolato "Stella del Mare". Mia madre lo suonava spesso e lo cantava anche. Io lo eseguivo quando ero piccina. Non ci pensavo più da anni ».

Dopo aver discusso le sue esperienze per qualche tempo, apparve evidente che entrambe le scene erano state molto vivide, come pure la corsa in ascensore. Il ritmo con cui aveva visto il film e aveva suonato il piano le era sembrato normale e solo sentendo parlare delle differenze fra tempo effettivo e tempo sperimentale cominciò a rendersi conto di quanto la sua esperienza fosse stata straordinaria. Realizzò sempre più che l'intero episodio non aveva occupato più di sei o sette minuti, sebbene lei avesse percepito avvenimenti della durata di almeno un'ora e mezza.

Tornò in trance, ma questa volta le spiegai che avrebbe potuto sperimentare qualsiasi visualizzazione secondaria da sé semplicemente pensando nella sua suggestione pre-trance. Le dissi che se avesse formulato la suggestione di scendere in ascensore, la discesa sarebbe sempre cominciata appena giunta alla « X » e che quando la trance fosse stata abbastanza profonda, l'ascensore si sarebbe fermato « da solo », la porta si sarebbe aperta e lei si sarebbe trovata nel mezzo della scena scelta precedentemente. Le dissi anche: « D'ora in poi, le scene secondarie aumenteranno ad Un ritmo tale che se anche sembrano avere un andamento perfettamente normale, arriverete sempre in fondo a qualsiasi scena vorrete entro il tempo stabilito per la durata della vostra trance. Potrete ripetere esperienze ed esercitarvi a qualsiasi cosa quante volte vorrete fra il momento in cui uscirete dall'ascensore e quello in cui sarete di nuovo tornata all'ultimo piano. Queste scene saranno chiare e vivide, e quando vi eserciterete farete tutto in maniera perfetto ». Poi le dissi che ora sarebbe scesa di nuovo in ascensore e che, al suo arresto, si sarebbe trovata nel suo ufficio dove si sarebbe esercitata alla macchina per un'oretta, e che poi sarebbe tornata all'ascensore, sarebbe salita fin su e si sarebbe svegliata. Circa un minuto dopo si svegliò e, come previsto, riferì di essersi esercitata alla macchina e di aver fatto tutto alla perfezione. Le fu consigliato di esercitarsi per due o tre minuti, quattro o cinque volte la giorno, e intanto di fare realmente quanto più esercizio poteva alla macchina.

Vorrei poter riferire, dopo tutto questo, che riuscì prima all'esame e che ottenne il posto desiderato. Non fu così, ma riuscì terza su sedici concorrenti, e ottenne un posto analogo meglio retribuito qualche tempo dopo. Questa giovane ha continuato ad usare la distorsione temporale per esercitarsi al piano e attualmente suona molto meglio di quanto non giustifichino il suo talento precedente e la pratica, normale, da lei fatta successivamente. Questo almeno è il giudizio dato da lei stessa e da vari insegnanti di musica.

Non tutti possono sviluppare la distorsione temporale fino a questo punto e con tanta facilità. Perfino alcuni eccellenti soggetti ipnotici non sono riusciti a ottenere buoni risultati. Anzi, alcuni fra questi ultimi che hanno provato la distorsione temporale hanno riscontrato una evidente diminuzione della loro visualizzazione normale; ma questo è un caso raro. La maggior parte di coloro che praticano l'autoipnosi, se hanno una buona visualizzazione all'inizio, raggiungeranno un buon grado di distorsione temporale e, di solito, visualizzazioni più vivide.

Uno dei casi più interessanti e soddisfacenti di cui mi sia mai occupato fu quello di un giovane che soffriva di una paralisi facciale. Un giorno parlavo al telefono con un medico specializzato nella cura delle allergie. Era stato mio allievo qualche anno prima e, sebbene fosse un ottimo ipnotista, spesso chiedeva la mia collaborazione per curare casi di asma e dermatiti.

Stavamo per concludere la nostra conversazione, quando si fermò nel mezzo di una frase per chiedermi se avrei potuto andare da lui quel pomeriggio. Gli domandai cosa volesse e mi rispose che sarebbe andato da lui un paziente sul quale desiderava avere il mio parere. Il paziente, che il mio amico curava per una forma di febbre da fieno, soffriva di un altro disturbo noto come paralisi di Bell. Sebbene avessi sentito parlare di questa affezione, sapevo ben poco al riguardo e l'avevo sempre vagamente associata al tic doloroso.

Su richiesta del medico mi recai al suo studio verso le due per avere il tempo di discutere con lui il caso prima dell'arrivo del paziente. Questi aveva 24 anni, era sposato e da quattro anni frequentava il suo studio per curare la febbre da fieno, che ormai era in via di guarigione. A otto anni, il paziente aveva avuto un grave attacco di orecchioni e, come evidente conseguenza, erano apparsi i sintomi della paralisi di Bell. Nonostante le molteplici cure a cui si era sottoposto in tutti quegli anni non aveva ottenuto alcun miglioramento. A differenza del tic doloroso, mi spiegò il medico, nessun dolore era associato a questi sintomi. Si avevano invece delle contrazioni facciali e delle contorsioni della bocca ogni volta che il giovane tentava di sorridere o di pronunciare certe parole. A quanto mi venne detto, era stato colpito il lato sinistro della faccia e i muscoli si contraevano in quella direzione per quanti sforzi egli facesse per controllarli. Il medico mi riferì ancora come questo stato ostacolasse l'aspirazione del giovane di fare l'insegnante e che, pur essendo naturalmente molto conscio di questa sua menomazione, il paziente era pronto a collaborare col medico in qualsiasi cosa questi potesse suggerire. A questo punto la segretaria annunciò l'arrivo del paziente accompagnato dalla moglie.

Erano una bella coppia. Lei non solo era molto graziosa ma esprimeva una profonda comprensione e intelligenza nei modi franchi e allo stesso tempo dolci verso il marito. Lui, il cui sguardo mi accorsi che cercavo istintivamente di sfuggire in un primo momento, era di costituzione robusta e aveva il viso di una bellezza rude, finché non cercò di sorridere.

Furono fatte le presentazioni e mi resi conto che entrambi avevano già un'idea di quello che il dottore intendeva fare. Il giovane mi invitò a non provare imbarazzo nei suoi riguardi, poiché desiderava farmi constatare tutta la portata dei suoi sintomi e stabilire se ritenevamo che l'ipnosi potesse giovargli. Il medico, con tono molto naturale, gli fece pronunciare varie parole e lettere, commentando via via le reazioni muscolari. In un primo momento non riuscii a pensare ad altro che alla trasformazione che subiva il suo aspetto. Quel poveretto non poteva fare nessun movimento facciale senza che i suoi lineamenti piacevoli si trasformassero in una maschera mostruosa. Finalmente, superai lo shock e cominciai a studiare il caso dal punto di vista dell'ipnosi.

Decidemmo che la prima cosa da fare era di indurre una trance e procedere da quel punto. Invitai il paziente a concentrare la sua attenzione sulla sua mano e nel giro di pochi secondi apparve evidente che era un ottimo soggetto ipnotico, pronto a collaborare. Prima che la sua mano si fosse staccata dal bracciolo della poltrona e dietro brevi suggerimenti di levitazione della mano, era in trance; gli occhi erano chiusi, anche se le palpebre si agitavano lievemente, il corpo era rilassato, il colorito intorno alle tempie si era fatto più pallido e la sua mano cominciava a sollevarsi lentamente, ma costantemente verso il volto. Reagiva così prontamente e così bene che decisi di procedere subito ad approfondire la trance. Gli dissi che quando la sua mano fosse stata sollevata a metà verso il volto avrebbe potuto provare a trattenerla, ma questo non sarebbe servito che a farla muovere con tanta più sicurezza verso il volto quanto più si fosse sforzato di trattenerla. A questo punto la mano si trovava proprio sollevata a metà verso il volto, e appena notai che stava provando, dissi enfaticamente: « Provate... provate con tutte le vostre forze a trattenere la mano! Più vi sforzerete e più tenderà a salire verso il vostro volto ». Provò in tutti i modi, ma la mano continuò a salire, perciò gli dissi che mentre la sua mano continuava a salire la trance sarebbe divenuta più profonda. Poi gli dissi di smettere di provare e di lasciarsi andare più a fondo e che quando le dita avrebbero toccato il suo volto sarebbe andato ancora più a fondo ad ogni respiro e non si sarebbe svegliato finché io non glielo avessi ordinato. Continuai a parlare così e suggerii, mentre le dita gli sfioravano il volto, che il braccio sarebbe ora divenuto pesante e che, dopo che fosse ricaduto in grembo, avrebbe constatato di poter parlare molto facilmente se voleva, pur continuando ad andare sempre più a fondo. Il braccio gli ricadde in grembo e, non senza qualche difficoltà, riuscii a poco a poco a indurlo a rispondere a delle domande semplici su come si sentiva. Sì sentiva bene. Si sentiva rilassato. Più rilassato di quanto non si fosse mai sentito in passato. Aveva il capo piegato verso la spalla destra e rivolto in basso, così, mentre io mi chinavo per guardargli il volto, tutti gli altri, compresa l'infermiera che era entrata nello studio, si inginocchiarono e si rannicchiarono in varie posizioni. Mi attraversò la mente il pensiero che tutto insieme formavamo una scena divertente, degna di un caricaturista che volesse rappresentare quello che succede nei moderni studi medici durante una seduta scientifica.

Mi scossi presto dalle mie fantasticherie nel notare un sorriso! Non una smorfia contratta, ma un sorriso piacevole, perfino simmetrico. Evidentemente il paziente aveva nervi e fibre muscolari intatti che avremmo potuto sviluppare. Guardai la moglie del giovane che, inginocchiata sul pavimento, fissava intensamente il volto sorridente del suo amore e vidi le lacrime sgorgarle dagli occhi mentre si voltava verso di me con una espressione che non dimenticherò mai. Mi drizzai, la aiutai a rialzarsi e dissi che sia lei che tutti gli altri dovevano andare ora nell'altra stanza mentre il dottore avrebbe deciso che cosa si sarebbe dovuto fare successivamente. Dopo una breve consultazione col medico, suggerii al paziente che da quel momento sarebbe andato in trance rapidamente e facilmente ogni volta che potesse farlo senza pericolo e lo desiderasse. Quindi suggerii che si sarebbe svegliato lentamente sentendosi bene sotto ogni aspetto, e così fu. Svegliandosi si stirò e sorrise, ma il suo sorriso era la stessa orrenda smorfia di sempre. Questo non fu una sorpresa né per il dottore, né per me, ed era stato il principale motivo che mi aveva indotto ad allontanare dalla stanza la moglie e l'infermiera. Parlammo per un po' e giungemmo alla comune conclusione che i risultati erano incoraggianti; stabilimmo perciò un appuntamento per la settimana successiva. Non vi era nulla di insolito in questa decisione sia da parte mia che del dottore, poiché entrambi ritenevamo che valesse la pena dedicare qualche giorno per discutere e studiare il caso, anziché gettarci a capofitto su conclusioni forse errate. Tuttavia, non fu un compito facile spiegare questa decisione alla moglie e fui lieto che il dottore se ne assumesse gran parte della responsabilità. La sua ansia era comprensibile. Dopo tutto, era la prima volta che vedeva un vero sorriso sul volto di suo marito.

La settimana successiva il paziente venne solo. Durante la seduta durata due ore furono indotte sei brevi trance, effettuando misurazioni del controllo dei muscoli facciali prima, durante e dopo ogni trance. Il dottore spiegò al paziente quali fossero i muscoli interessati segnandoli col dito sul volto del giovane. Questo fu addestrato a seguire le istruzioni date sia dalla voce del dottore che dalla mia. La conclusione a cui giungemmo fu che durante la trance i sintomi scomparivano completamente, ma ricomparivano subito in stato di veglia senza alcun miglioramento o quasi, qualunque fosse il tipo delle suggestioni e sia che fossero dirette o indirette. Fu deciso nei giorni successivi di vedere che cosa sarebbe accaduto con la distorsione temporale. La settimana seguente, questa fu facilmente raggiunta, e le visualizzazioni secondarie di carattere neutrale indicarono un rapporto di cento o più a uno. Questa procedura richiese quasi un'ora. Poi suggerimmo visualizzazioni secondarie in cui il paziente doveva svolgere varie attività sociali durante le quali parlava e sorrideva perfettamente bene. Quindi gli facemmo « vedere se stesso » esercitarsi davanti a uno specchio per « quattro » ore e osservare il suo volto in una pozza d'acqua in un angolo piacevole di una foresta. Durante gli ultimi due episodi di questa seduta cominciammo a notare qualche miglioramento nello stato di veglia e fummo molto incoraggiati. Anche il paziente notò un miglioramento dopo aver osservato la sua immagine in uno specchio, vero questa volta. Fu invitato a esercitarsi tre o quattro volte al giorno usando la visualizzazione delle attività sociali e delle prove davanti allo specchio con la distorsione temporale.

Nel corso della settimana seguente, la moglie andò a trovare il dottore e riferì, tutta eccitata, che il marito stava facendo dei progressi « meravigliosi ». La seduta successiva (la quarta) dimostrò che questo era senza dubbio vero. Il paziente poteva sorridere normalmente e l'unico problema era di pronunciare le « o » e le « e ». La sua espressione piena d'animazione era così nettamente diversa che riusciva difficile valutare con precisione le altre caratteristiche, ma indiscutibilmente appariva più fiducioso e sicuro di prima.

Al termine della settima seduta il dottore, il paziente, sua moglie ed io tenemmo una riunione. Convenimmo tutti che era stato ottenuto un miglioramento dell'80 per cento almeno e che questo era dovuto in gran parte alla procedura, a cui il paziente si atteneva prevalentemente, di esercitarsi davanti a uno specchio per quattro ore di tempo sperimentale in un tempo effettivo di tre minuti, compresa l'induzione della trance, e questo tre o quattro volte al giorno.

Questa fu l'ultima seduta, Il paziente decise che avrebbe potuto continuare da solo. Più tardi sapemmo che il miglioramento era continuato ma ad un ritmo decrescente finché, a circa sette mesi dall'inizio, era completamente guarito. Continuò ad esercitarsi, in media una volta alla settimana per altri tre mesi e poi smise del tutto. Non vi sono state ricadute, come dimostrato da controlli semestrali effettuati per quattro anni. Uno dei figli del medico è attualmente allievo del suo ex-paziente ed è interessante sentire le sue osservazioni sul sorriso cordiale del suo insegnante.

Le possibilità di applicazioni terapeutiche della distorsione temporale sembrano essere infinite. Naturalmente vi sono complicazioni e limitazioni. E' chiaro che nei precedenti resoconti non siamo entrati nei dettagli scientifici; lo scopo del presente volume e lo spazio limitato non ci permettono un esame approfondito di questi fenomeni. Esistono, per chi si interessi della materia, volumi che espongono con tutti i dettagli numerosi casi estremamente interessanti.

Fra i casi capitati all'autore ve n'è un altro che merita di essere riferito come esempio delle applicazioni terapeutiche della distorsione temporale. Il paziente, un giovane di 22 anni, era di costituzione esile e si muoveva in maniera letargica quando venne nel mio studio accompagnato dal padre. Ogni volta che gli rivolgevo una domanda rimaneva immobile e silenzioso per alcuni secondi, poi si voltava lentamente verso di me e parlava con voce bassa pronunciando le parole a intervalli regolari, ma distanziati. Le frasi che usava erano ben costruite e indicavano un alto livello di intelligenza, ma parevano incongruenti a causa del ritmo lentissimo con cui venivano pronunciate. Avevo parlato a lungo qualche giorno prima con il medico curante, che mi aveva spiegato che il giovane aveva una paura morbosa di uscire di casa se non era accompagnato almeno da una persona. Aveva anche, fin da quando i suoi potevano ricordarlo, un attacco ogni mattina proprio al momento del risveglio. Questi attacchi, mi disse il dottore, erano stati diagnosticati come una forma di epilessia chiamata « petit mal », perchè sebbene si verificassero ogni mattina e durassero solo un minuto, erano piuttosto intensi. Mi pregò di vedere se il paziente potesse essere ipnotizzato e, in questo caso, se si potesse trovare qualche base psicogena per questi sintomi. Mi consigliò di procedere con molta cautela e tenerlo continuamente al corrente degli avvenimenti.

Il padre del ragazzo disse che aveva alcune cose da fare e che se non c'era nulla in contrario, se ne sarebbe andato e sarebbe tornato più tardi a prendere il figlio. Il ragazzo acconsentì, e così stabilimmo che il padre sarebbe tornato dopo circa due ore. Apparve evidente, nel corso di queste due ore di conversazione, che il ragazzo era ansioso di liberarsi di questi sintomi; si mostrò disposto a rispondere a qualsiasi domanda e non parve nutrire apprensioni riguardo alla ipnosi. Fu deciso che il padre me lo avrebbe riportato il giorno dopo.

Il dottore venne da me pochi minuti dopo che i due se ne erano andati e parve un po' irritato quando gli dissi che durante tutta la seduta non avevamo fatto altro che parlare. Gli ricordai che lui stesso mi aveva consigliato di procedere con cautela e che, per quel che mi riguardava, poteva darsi che lasciassi passare molte sedute prima di giungere all'ipnosi, se mai ci sarei arrivato. Convenne subito che questa era una saggia linea di condotta e mi pregò di nuovo di tenermi in stretto contatto con lui.

Il giorno seguente spiegai e illustrai al ragazzo, che chiameremo Neil, i fenomeni della matita, del semaforo e del pendolo, ed egli capì e reagì molto bene. Gli dissi, come suggestione indiretta, che tutti coloro che sono in trance si svegliano sempre sentendosi perfettamente calmi e rilassati se l'ipnotista sfiora loro lievemente le tempie con le dita. In realtà stavo cercando di mettere in risalto i controlli e minimizzare la parte più drammatica di uno stato di trance nel tentativo di evitare qualsiasi regressione spontanea o abreazione da parte di Neil all'avvicinarsi della trance. Sia che questo sistema funzionasse a meraviglia o che non fosse affatto necessario, nel giro di pochi minuti sperimentò la levitazione della mano e andò in trance con calma e facilità. Usai quasi di continuo la tecnica di parlargli e farlo parlare, inducendolo a dirmi che cosa pensava di ciò che stava accadendo, come si sentiva e, infine, se aveva visualizzazioni sia di natura obiettiva che soggettiva di scrivere su una lavagna o di vedere se stesso attraversare una stanza. Cosa che pare riuscisse a fare con nitidezza.

Così terminò la seconda sessione ed io feci un ampio resoconto al suo medico curante. Stabilimmo di vederci quella sera per discutere più a lungo; e a seguito di questo incontro decidemmo di tenere la prossima seduta nello studio del dottore, dove in effetti furono tenute tutte le successive sedute in sua presenza.

Non avevo ancora preso in esame la possibilità di usare la distorsione temporale in questo caso, poiché mi preoccupavo soprattutto di stabilire buoni rapporti con il paziente e, se possibile, di scoprire una base dei suoi sintomi. Ritenevo inutile risalire a episodi traumatici originari, né giudicavo che l'abreazione ad essi potesse giovargli. Sentivo invece che se avessimo potuto scoprire gli stimoli che evocavano quelle risposte saremmo stati in grado di condizionare altre risposte agli stessi stimoli. Sentivo anche che le errate convinzioni, anche se in origine condizionate durante l'infanzia, potevano essere trattate sulla base della loro struttura attuale se si fosse potuto trovare il modo di determinare quali fossero.

Nel corso delle tre sedute successive Neil parlò sempre più liberamente sotto ipnosi e, su richiesta del dottore, cominciammo a sondare che cosa avvenisse nella sua mente immediatamente prima delle crisi a cui andava soggetto ogni mattina. Descrisse un episodio molto drammatico in cui egli veniva sedotto da una ragazza e, nel raccontarlo, diede segni' di agitazione dimenandosi sulla sedia. Ci riferì anche vari episòdi sessuali, e ogni volta reagì nello stesso modo. Fu sempre suggerito che non avrebbe ricordato nulla al suo risveglio e infatti non mostrò mai di ricordare qualcosa. Uno degli episodi riguardava un atto di masturbazione che, a quanto ci disse, era accaduto quando aveva sette anni. Un altro riguardava una sbornia presa insieme a una donna più anziana di lui e un periodo di varie settimane di orgie sessuali quando aveva 16 anni. Quando gli chiedemmo apertamente perchè evitasse di uscire di casa solo, rispose che temeva di incontrare qualcuno e di non saper resistere alla tentazione di bere o di compiere atti sessuali.

Di solito questi casi vengono trattati facendo rivivere gli episodi penosi e facendo capire, a livello cosciente, quanto siano infantili i tentativi di assestamento del paziente alla luce della sua esperienza attuale. Questo è talvolta un sistema efficace ed era quello che il dottore aveva in mente, ma desiderava discuterne ulteriormente.

Durante le discussioni in stato di veglia, Neil dimostrò una vasta e pratica conoscenza delle questioni sessuali, come pure il desiderio di compiere atti sessuali se e quando se ne presentasse l'occasione. Alle nostre domande, rivelò di non saper nulla di quanto ci aveva detto nelle sue trance riguardo ai pensieri e ai sogni che precedevano i suoi attacchi. Ma ci raccontò l'episodio con la donna più anziana di lui e vari altri incidenti analoghi. Quando gli chiedemmo come considerasse l'idea di uscire da solo, rispose che non poteva nemmeno pensarci. Alla sola idea si metteva a tremare e non poteva nemmeno varcare la porta da solo. Durante il successivo week-end andai a trovare il dottore a casa sua e in quella occasione parlammo a lungo di varie teorie dell'ipnosi; io gli spiegai la mia teoria sul fatto che la visualizzazione mentale sarebbe soggetta ai principi del condizionamento. Mi fa sempre piacere esporre questa mia teoria a una persona qualificata per vedere se regge a un esame approfondito. Il dottore parve affascinato da questa teoria e si chiese come si sarebbe potuta applicare allo sviluppo dei sintomi di Neil. Parlai allora della distorsione temporale, un soggetto nuovo per il dottore, e ne discutemmo per un'ora e più. Dopo cena, quella sera, preparammo un piano che comprendeva alcuni elementi della mia teoria come pure il concetto della distorsione temporale. Ragionammo che se Neil avesse potuto rimanere rilassato durante ripetute visualizzazioni contenenti stimoli che normalmente suscitavano in lui uno stato di ansia, allora forse le risposte di rilassamento avrebbero potuto essere condizionate a questi stimoli nello stato di veglia e dominare le risposte di ansia.

Forse non sapremo mai se questo ragionamento fosse esatto; ma esatto o no, è certo che il piano diede buoni risultati.

Il lunedì pomeriggio, il padre accompagnò Neil allo studio del dottore. Nel giro di pochi minuti era in una trance profonda. Svilupammo la distorsione temporale usando visualizzazioni secondarie scelte con molta cura perchè fossero di natura neutrale per Neil. Questi si rivelò uno di quegli ottimi soggetti che possono sperimentare settimane di visualizzazioni in un tempo reale di pochi secondi.

Bastarono circa tre quarti d'ora per stabilire questo fatto e tutti e tre fummo soddisfatti dei risultati. Neil mostrò più interesse per questo fenomeno che per tutto quello che avevamo fatto prima. Fu questa la prima volta che gli permettemmo di ricordare gli avvenimenti della trance e ne rimase completamente affascinato.

Poi lo facemmo andare di nuovo in una trance profonda (non gli insegnammo mai l'autoipnosi, naturalmente) e il dottore ed io gli parlammo a turno spiegandogli esattamente quello che sarebbe accaduto. Gli dicemmo che avremmo dato tre segnali e che lui avrebbe fatto le cose che gli avremmo suggerito immediatamente dopo ogni segnale. Passammo una buona mezz'ora a dargli le istruzioni su quanto ogni cosa sarebbe stata chiara e vivida, su quanto sarebbero durate e sui periodi di tempo sperimentale, su quanto il suo corpo sarebbe rimasto rilassato. Gli dicemmo anche che svegliandosi non avrebbe ricordato nulla, ma si sarebbe sentito come se fosse stato sollevato da un grande peso e sarebbe stato proprio bene da quel momento in poi. Gli demmo le istruzioni nei più minuti dettagli, ma non descrivemmo la visualizzazione secondaria... fino al momento in cui io dissi: « Ora, quando darò il primo segnale passerete in rassegna tutto quanto è mai accaduto in passato che ha creato in voi un senso di colpa, di vergogna o di timore, e considererete tutte queste cose alla luce della vostra esperienza attuale. ORA! » (segnale). Dissi tutto ciò distintamente ma molto rapidamente e poi cominciai a guardare l'orologio, ma un movimento del corpo di Neil mi fece alzare gli occhi. Rimasi sorpreso e poi preoccupato vedendo il suo corpo irrigidirsi. Il respiro era normale, ma le braccia erano serrate lungo i fianchi e le gambe tese; questo era del tutto insolito, perchè in passato era sempre rimasto abbandonato e rilassato durante ogni episodio. Il dottore lo osservava attentamente, ma pareva più interessato che preoccupato. Avevamo progettato di attendere tre minuti in questa fase, un prolungamento che era stato in realtà voluto dal dottore e che costituiva una concessione da parte mia per la somiglianza con l'abreazione. Ero alquanto turbato dall'aspetto di Neil e non attesi più oltre. Probabilmente non era trascorso più di un minuto dal primo segnale quando dissi: « Ora, quando darò il prossimo segnale vi rilasserete e andrete più a fondo. Nella vostra mente vi sarà il vuoto e vi sentirete meravigliosamente rilassato. ORA! » (segnale). Si rilassò immediatamente, ed io pure. Guardai il dottore che mi sorrise e fece un cenno d'approvazione col capo. Avrei detto dalla sua espressione che la mia preoccupazione lo aveva alquanto divertito.

Dopo aver atteso un paio di minuti, dissi a Neil: « Ora, al prossimo segnale trascorrerete sei mesi di piacevole e normale attività; dormirete, sognerete, vi sveglierete ogni mattina sentendovi bene, uscirete per andare nei posti più svariati solo e in compagnia, farete tutto quello che vi piace fare ogni giorno per sei mesi, e quando avrete finito vi sveglierete lentamente. ORA! » (segnale). Per più di tre minuti l'aspetto di Neil rimase immutato; poi cominciò a muoversi e a poco a poco si svegliò.

Sorrideva mentre si stirava e guardava a turno me e il dottore; questi gli chiese come si sentisse. Neil annuì e disse: « Meravigliosamente bene !» e lo disse presto e con enfasi come non aveva mai fatto prima. Poi chiese: « Cosa è successo? », e sorrise, guardando ancora una volta prima l'uno poi l'altro. Gli chiesi cosa credeva che fosse successo e se ricordava qualcosa. Rispose: « Non ricordo niente, ma mi sento come se fossi stato sollevato da un gran peso! ». Il dottore ed io ci scambiammo un'occhiata. Era una delle frasi che avevo usato mentre era in trance. Studiai il suo. volto per vedere se stava prendendosi gioco di noi, ma pareva del tutto sincero; gli feci qualche altra domanda, ma disse di non ricordare assolutamente nulla degli avvenimenti della trance. Il dottore gli chiese se gli sarebbe piaciuto sapere cos'era accaduto, ma rispose che gli interessava di più « bere una birra o qualche altra cosa ». Il dottore gli chiese allora se volesse scendere a comprarla e portarne una anche per noi. Reagì a questa proposta alzandosi subito e uscendo. Quando tornò, suo padre si affacciò alla porta dello studio, tutto meravigliato di aver incontrato Neil nel corridoio da solo.

Fissammo un altro appuntamento, ma non fu necessario. Il dottore è rimasto da allora in costante contatto con Neil e la sua famiglia: il ragazzo non ha avuto più crisi, né la minima paura di andare ovunque da solo. Il dottore ed io abbiamo spesso pensato — ma non l'abbiamo mai fatto — che sarebbe stato interessante fare andare Neil in trance e farci dire che cosa era accaduto.

Sei mesi dopo l'ultima seduta ricevetti una telefonata da Neil che mi annunciò, in tono trionfante, che aveva superato l'esame e che ora aveva anche lui la patente la guida.



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