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CAPITOLO VII

Approfondimento e valutazione della trance

Sebbene un ninnero considerevole di fenomeni ipnotici siano possibili negli stadi leggeri e intermedi di trance, ve ne sono alcuni che sembrano verificarsi solo negli stadi di trance più profondi. Le differenze da individuo a individuo sono innumerevoli in questo campo. Ciò che una persona può provare o esprimere a una certa « profondità » di trance non è detto che debba necessariamente verificarsi per qualsiasi altra persona o gruppo di persone.

Un'accesa controversia è in corso fra gli studiosi della materia non soltanto sul significato della profondità della trance e dei fenomeni provocabili, ma anche sull'attendibilità dei metodi usati per valutare e saggiare il grado di trance.

Molti ipnotisti attribuiscono grande importanza alle « tabelle di profondità », in genere fatte raggruppando tipi di comportamento di natura a mano a mano più complessa, ed assegnando poi un numero a ciascuno di questi gruppi. II concetto, quindi, è che quando sia provocabile un certo tipo di comportamento, si possa dire che il soggetto si trova alla profondità di trance corrispondente al numero del gruppo in cui rientra tale comportamento. Per esempio, una tabella molto nota usa i numeri dall'uno al trenta affiancando ad ogni numero una espressione fisiologica di comportamento. Tali espressioni vanno dal « battito delle palpebre » e « rilassamento o immobilità », al limite inferiore della tabella, alla « amnesia, allucinazioni post-ipnotiche negative e anestesia » al limite superiore. I tipi di comportamento vengono quindi ulteriormente classificati, a partire dal numero uno e a gruppi di cinque o sei numeri, per indicare stadi sempre più profondi di trance. « Zero » significa « non registrabile », da « uno a cinque » « ipnoidale », da « sei a undici » « leggera trance », da « tredici a venti » si ha la « trance media » e da « ventuno a trenta » la « trance profonda o sonnambulismo ».

Un'altra tabella molto in uso è composta di sei gradi, ognuno suddiviso in tre tipi di comportamento. Questa tabella è considerata meno complicata e quindi più facile da ricordarsi e utilizzarsi.

Alcune delle difficoltà che sorgono nell'uso di queste tabelle derivano dal modo o dalla tecnica usati per indurre la trance, dalle differenze individuali da soggetto a soggetto, dalle variazioni nella durata del tempo dedicato ad una particolare suggestione e dall'osservazione che la riuscita evocazione di una risposta suggerita è considerata « facilitante » non solo per una successiva suggestione, ma anche per aumentare la profondità della trance.

Ci si potrebbe porre il seguente quesito: « Se un soggetto risponde immediatamente ad una suggestione fatta in maniera diretta e semplice, lo si deve considerare in uno stato di trance più profonda di uno che risponde solo dopo che la suggestione è stata ripetuta nella stessa forma o in altra più elaborata? ».

Il concetto di « profondità » e l'applicazione pratica delle tabelle come sono usate da questo gruppo di ipnotisti è che se il soggetto soddisfa il criterio fissato per una data profondità dovrebbe allora essere in grado di provare o esprimere comportamenti di un analogo grado di complessità.

Oggi si dedica molto tempo, molto ingegno e molti sforzi a studiare queste tabelle e queste tecniche. Si tenta di « standardizzare » sistemi di induzione, suggestioni e risposte e metodi di valutazione.

Un altro gruppo di ipnotisti dà scarsa o nessuna importanza alla valutazione della profondità della trance. Il loro ragionamento è che se si vuole ottenere un certo tipo di comportamento, allora questo diviene in sé l'obiettivo e il successo il criterio di giudizio. Questo non significa che venga ignorato il principio di progredire dalle risposte semplici a quelle complesse. Significa che si dà molta più importanza ai metodi che conducono direttamente alla risposta desiderata, che non ai metodi che portano a risposte di analoga complessità che permettono di valutare il grado di trance.

Entrambe queste scuole di pensiero hanno i loro meriti. Vi sono vantaggi e svantaggi in ambedue i metodi. Lo studioso di autoipnosi non ha bisogno di approfondire questa questione più di quanto non ritenga opportuno per la soluzione dei propri problemi o il raggiungimento dei propri fini. La cosa principale da ricordare è il principio di sviluppare con successo l'uso delle suggestioni procedendo dalle meno complesse alle più complesse. Questo vale, sia che affrontiate il vostro obiettivo in maniera diretta che indiretta.

Se vi siete impratichiti nelle tecniche e nei metodi fin qui descritti, sarete probabilmente già in grado di raggiungere lo scopo che vi eravate prefissi nel desiderare di applicare l'auto-ipnosi. Se il vostro scopo è analogo o uguale a uno di quelli elencati nella prefazione del presente volume, non avrete probabilmente bisogno di una maggiore profondità e potrete passare ai metodi accennati nei successivi capitoli per aiutarvi a raggiungere obiettivi specifici. Potrete valutare il progresso da voi compiuto ponendovi i seguenti quesiti:

Siete ormai in grado di rilassarvi completamente quando praticate questa tecnica?

Notate una differenza significativa nella vostra capacità di rilassarvi durante le vostre normali attività?

Riuscite a mettere in atto con successo il suggerimento della rigidità del braccio e della levitazione della mano e viceversa quando siete in stato rilassato?

Riuscite a immaginare abbastanza bene, mentre siete in stalo rilassato, di scendere in un ascensore, in una scala mobile, o di andare alla deriva in una barca?

Se siete in grado di rispondere affermativamente a tutte queste domande, potete essere ragionevolmente sicuri di poter passare ai metodi che vi porteranno più direttamente al vostro scopo. Se la risposta ad una qualsiasi di queste domande è negativa, allora dovete esercitarvi ancora prima di leggere il presente e i successivi capitoli, specie se l'obiettivo che dovete raggiungere si trova nel secondo gruppo.

Approfondimento della trance

Uno dei metodi più elementari e al tempo stesso più efficaci per aumentare la profondità della trance è semplicemente di suggerire, ogni volta che vi esercitate, di raggiungere alla prossima seduta una trance più profonda. L'effetto è di solito cumulativo e se prenderete l'abitudine di aggiungere questo pensiero a qualsiasi altra suggestione, sarete sorpresi di constatare, quando verrà il momento di fare la prova, che raggiungete una trance più profonda di quanto non avreste creduto.

Un'altra tecnica eccellente è quella che consiste nel « legare » la suggestione di raggiungere una trance più profonda con un'altra che già dia buoni risultati. Formulerete, ad esempio, la suggestione della levitazione della mano e aggiungerete il pensiero che quando le dita toccheranno il viso, il vostro braccio si farà immediatamente pesante e vi ricadrà in grembo; e nel far questo voi raggiungerete una trance più profonda di quanto non sia mai accaduto in passato. Questa stessa suggestione è spesso molto efficace quando viene collegata al rilassamento della rigidità del braccio. Una volta che il vostro braccio è teso, diritto e rigido, stendete l'altra mano e mentre toccate la mano rigida pensate: « Più profonda... più profonda... più profonda ». E intanto che il vostro braccio si abbandona e ricade in grembo, « lasciatevi andare ». Cercate di non analizzare o valutare in quel preciso momento; usate ogni energia cosciente di cui disponete in quell'istante per pensare al concetto di « approfondire la trance », e prima o poi ci riuscirete. Ricordatevi che più è profonda la trance e più diminuisce la vostra capacità di valutazione. In un certo senso, divenite meno « consapevoli » anche della vostra diminuita « consapevolezza ». Dovete attendere a più tardi per riconoscere e valutare questo fatto.

Un esempio di quel che può accadere vi aiuterà forse, a questo punto, a capire meglio questa perdita di consapevolezza.

Ad un uomo che era stato istruito nell'autoipnosi per una ragione importante, era stato anche insegnato come condizionare se stesso per concentrarsi meglio quando giocava a bocce. In precedenza, lo urtavano i commenti scherzosi dei compagni di gioco e i rumori all'interno. Mi riferì in seguito che « appena lascio la boccia, il rumore aumenta stranamente ». Ritenni inopportuno spiegargli le ragioni di questo fenomeno, dato che era molto soddisfatto dell'aumento dei suoi punti (un aumento medio di circa 21 punti per partita nell'intera stagione rispetto alla sua precedente media annuale).

Evidentemente, la sua sensazione di « un terribile aumento del rumore » appena lanciava la boccia era dovuta al fatto che perdeva coscienza del rumore appena prendeva in mano la boccia e anche che non era conscio della sua diminuita consapevolezza.

Lo stesso accade quando approfondite la trance. Se una trance più profonda significa una diminuita attività cosciente, come potreste valutarla sul momento?

Spiegheremo ancora un'altra tecnica per approfondire la trance e poi passeremo ad occuparci dei metodi e dei mezzi per soddisfare la vostra curiosità sulla profondità della trance da voi raggiunta.

Questa tecnica viene chiamata « a frazionamento » ed è senza dubbio la migliore di tutte quelle usate per approfondire la trance. Si tratta semplicemente di « spezzettare », o utilizzare delle frazioni del periodo totale di trance. Anzichè impratichirsi per un lungo periodo di tempo sull'induzione di una sola trance, il periodo viene suddiviso e vengono praticate varie induzioni di trance, ciascuna destinata a facilitare la successiva, una dopo l'altra. Tre o quattro di queste « frazioni » sono di solito considerate la suddivisione migliore.

Per esempio, supponiamo che abbiate deciso di dedicare 15 minuti alla vostra prossima seduta quotidiana. Potreste stabilire di usare questo metodo per approfondire la trance e di tenere due sedute di tre minuti l'una e una seduta finale di 9 minuti. Le prime due sedute serviranno allo scopo preciso di approfondire la terza, qualunque sia la suggestione che volete realizzare.

■ Sistematevi nella vostra solita posizione « sicura e comoda » per l'esercitazione e pensate: «Adesso andrai in una trance profonda per tre minuti. Al risveglio ti sentirai molto assonnato e sarai ansioso di riandare in una trance più profonda di prima. La seconda volta, la trance sarà molto più profonda e ti sveglierai ancora più assonnato e ancora più ansioso di andare ancora più a fondo nella terza ed ultima trance. Rimarrai nella terza trance per nove minuti, durante i quali la tua suggestione si realizzerà ».

□ Potrete quindi procedere con i simboli « 1000-1 », ecc., e quando sentirete che è il momento di svegliarvi, conterete lentamente da sei a dieci e, nel far questo, penserete di avere molto sonno. Vi dovreste sentire le palpebre molto pesanti quando arriverete al numero dieci, ma, anche se questo non avvenisse, agirete come se lo fossero e ricomincerete di nuovo la stessa procedura. Quando vi sveglierete per la seconda volta, dovreste provare un notevole aumento della pesantezza delle palpebre ed entrando nella terza trance dovreste raggiungere una maggiore profondità. Seguite questo metodo per vari giorni prima di provare la profondità della trance, e poi per vari giorni ancora prima di provare di nuovo. I risultati dovrebbero essere molto soddisfacenti.

Una qualsiasi delle tecniche fin qua descritte può essere facilitata da visualizzazioni della discesa in un ascensore o in una scala mobile, di trovarsi distesi in un'amaca a guardare le nuvole che passano, o da qualsiasi altra visualizzazione di natura rilassante che sia legata al concetto di andare « più a fondo ». Contare alla rovescia partendo da « 1000 » per 1, 3 o 7 e pensando alle parole « più profondo » fra un numero e l'altro, è un'altra possibilità ancora. Uno di questi metodi sarà utile, specie se riuscirete a convìncervi, magari temporaneamente, che lo è.

Il tempo necessario per raggiungere un profondo stato di trance varia considerevolmente da individuo a individuo, specie all'inizio. Un periodo di tempo oscillante fra dieci minuti e un'ora o più non è insolito, ma questo diminuisce sempre gradualmente una volta raggiunta la prima trance. Continuando ad esercitarsi, basteranno pochi minuti.

Se a questo punto sentite di non andare in una trance abbastanza profonda — o piuttosto se determinerete questo fatto con le tecniche di valutazione della trance spiegate più avanti — è probabile che vi sia un elemento di ansia che agisce come fattore inibitore. In questo caso, l'ansia può essere attenuata con le tecniche che spiegheremo nei successivi capitoli.

Come per altri fenomeni ipnotici, l'approfondimento della trance si ottiene più rapidamente con l'aiuto di un assistente. La « voce esterna » che formula suggestioni di approfondimento della natura che abbiamo visto più sopra durante le vostre sedute fa sì che voi dobbiate compiere un minor sforzo cosciente e le risposte ottenute in questa trance più profonda sono più saldamente condizionate nel subconscio.

Valutazione della profondità della trance

Come abbiamo già osservato, ogni prova della profondità della trance dipende da tanti fattori variabili che l'attendibilità di tali prove come indicative di una determinata profondità di trance è discutibile. Tanto più quando queste prove sono effettuate e valutate da se stessi.

Vi è tuttavia un aumento di fiducia che accompagna la riuscita realizzazione di suggestioni sempre più complesse e vi è un notevole vantaggio nel principio di sviluppare suggestioni di carattere « neutrale » prima di dedicarsi al problema di maggiore interesse. Per queste ragioni; elencheremo vari fenomeni la cui riuscita esecuzione sarà per lo meno indicativa di una aumentata capacità di attuare suggestioni sempre più complesse:

1. Incapacità di aprire gli occhi dopo aver raggiunto il « 1000-2 » e mentre si attua la visualizzazione dei numeri dal sei al dieci come se si vedessero scritti sulla fronte.

2. Capacità di raggiungere un notevole rilassamento subito dopo aver raggiunto il simbolo « 1000-3 ».

3. Capacità di realizzare la levitazione della mano o la rigidità del braccio mentre si immaginano i relativi simboli (visualizzare il braccio che reagisce scrivendo o « più leggero » o « rigido » sulla lavagna immaginaria).

4. Capacità di provocare la levitazione della mano o la rigidità del braccio solo con suggestioni formulate prima della trance, e dopo il « 1000-5 » senza nessun ulteriore sforzo cosciente.

5. Capacità di attuare con successo la suggestione che la rigidità del braccio continuerà nello stato di veglia e non cesserà finché il braccio non sarà toccato dall'altra mano.

6. Capacità di attuare con successo la suggestione che la « anestesia a guanto » si verificherà simultaneamente alla levitazione della mano e continuerà nello stato di veglia.

7. Capacità di attuare con successo la suggestione dell'amnesia post-ipnotica per una parola o un numero scritti in precedenza e di ricordarli ad un dato segnale.

A tutti i fini pratici, la capacità di eseguire tutti e sette i suddetti esercizi dovrebbe equivalere — o essere superiore — alla capacità necessaria per realizzare qualsiasi ragionevole scopo con l'autoipnosi. La capacità rappresentata dai primi cinque sarà adeguata per un gran numero di scopi.

Dovreste già avere una buona conoscenza dei metodi riguardanti i fenomeni segnati con i numeri dall'uno al cinque; segue qualche commento sui numeri 6 e 7.

L'« anestesia a guanto » significa la perdita della sensazione tattile della mano dal polso alla punta delle dita. Dopo avere ottenuto la levitazione della mano si formulerà, durante un certo numero di sedute, la suggestione che al momento in cui la mano diventerà più leggera si farà anche insensibile, proprio come se fosse racchiusa in un guanto troppo stretto. Si formulerà anche la suggestione che questa perdita della sensibilità si verificherà più rapidamente e facilmente ad ogni seduta. Molti ci riescono in una o due sedute. In genere, un senso di torpore si verifica alla prima seduta e sembra divenire più profondo ad ogni seduta successiva.

Se si desidera sviluppare ulteriormente l'anestesia, ad esempio per cure odontoiatriche, l'anestesia a guanto potrà essere « trasferita » alla zona desiderata. Giunti al punto di realizzare l'insensibilità della mano, si può ottenere facilmente, con opportune suggestioni, il trasferimento di essa strofinando la mano contro la guancia o la mandibola. Non appena quest'ultima diviene completamente insensibile, la mano potrà essere abbassata come segnale per l'inizio delle cure odontoiatriche. Tutto questo andrà naturalmente discusso con il vostro dentista, e questi probabilmente sarà in grado di aiutarvi, se necessario, a raggiungere l'anestesia. Potrete anche formulare la suggestione che durante la cura, voi osserverete un film o svolgerete, attraverso la visualizzazione, una qualunque altra piacevole attività, pur continuando ad eseguire ugualmente gli ordini che vi darà il dentista. La mascella rimarrà insensibile per tutto il tempo che durerà la cura e non vi saranno né dolore né altre sequele. Se così sarà stato suggerito, vi sarà scarsa o nessuna emorragia nelle estrazioni o altre operazioni sotto anestesia ipnotica, e perciò la ferita si rimarginerà molto più presto. La visita al dentista può divenire una esperienza veramente piacevole per la persona dotata di queste capacità. Maggiori dettagli sullo sviluppo di tecniche specifiche sono contenuti nei successivi capitoli.

Per realizzare l'amnesia temporanea menzionata al numero 7, scrivete una parola o un numero su un pezzo di carta prima di iniziare la seduta. Formulate, nella maniera usuale, la suggestione che mentre la trance diverrà più profonda al momento di cancellare la «X», «vedrete» la parola scritta nel cielo da un aeroplano e che appena sarà ben chiara il vento la spazzerà via. Formulate altresì la suggestione che contemporaneamente sarà spazzata via anche dalla vostra memoria e che non sarete in grado di pronunciarla dopo che vi sarete svegliato finché non l'avrete letta sul pezzo di carta. Potete formulare la suggestione che ad ogni tentativo di pensare più tardi a quella parola, la vedrete di nuovo scritta nel cielo, ma ogni volta che proverete a pronunciarla si dileguerà come è accaduto nella vostra visualizzazione. Dovete, come per ogni suggestione, avere la volontà che questo si verifichi e aspettare il momento opportuno per saggiare il risultato della vostra suggestione.

Esercitazioni regolari e quotidiane eseguite con pacata fiducia daranno risultati migliori e più rapidi dell'ansiosa attesa o di sforzi troppo intensi.

E' possibile provocare un'amnesia temporanea o, per così dire, una inibizione per il proprio nome. Avendo fatto io stesso questo esperimento molte volte, sono in grado di descriverlo molto facilmente.

La prima volta che questo fenomeno si verificò fu otto o dieci anni fa durante una trance indotta da un altro ipnotista. Erano stati suggeriti con successo vari fenomeni sperimentali di natura semplice e a quel punto l'ipnotista mi disse che avrei potuto facilmente vedere il mio nome scritto nel cielo e che appena lo avessi visto avrei alzato l'indice della mano destra per comunicarglielo. Questo accadde infatti in poco tempo. Poi disse che avrebbe contato alla rovescia da cinque a uno e che contemporaneamente il vento avrebbe spazzato via il mio nome. E mentre pronunciava « cinque... quattro... » anche questo si verificò. Allora disse: « Quando vi sarete svegliato, vi sembrerà assurdo, ma se qualcuno vi chiederà il vostro nome lo vedrete chiaramente, come un momento fa, scritto nel cielo. Eppure ogni volta che cercherete di pronunciarlo si dileguerà e non lo potrete pronunciare finché io non farò schioccare le dita ». Ricordo perfettamente di aver pensato fra me che questo non sarebbe accaduto. Anzi, pensai che avrei fatto uno sforzo speciale per dimostrare che si sbagliava. Malgrado questo, mentre continuava a contare alla rovescia, parve nella mia visualizzazione, che il vento spazzasse via il mio nome e io non vedessi più che le nuvole vaganti nel cielo. Dopo che mi ebbe svegliato, discutemmo gli avvenimenti precedenti alla suggestione riguardante il mio nome, e ricordo che pensai che l'ipnotista evitava di proposito l'argomento. Durante questa conversazione, « vidi » occasionalmente il mio nome nel cielo e sentii che avrei potuto certamente pronunciarlo se me lo avessero chiesto. A un tratto, l'ipnotista disse: « A proposito, come vi chiamate? ». Istantaneamente sorrisi, mentre vedevo molto chiaramente il mio nome; ma quando cercai di pronunciarlo, scomparve! Per vari minuti, l'ipnotista e i presenti cercarono di farmi dire il mio nome, ma più mi sforzavo e più diventava difficile. Continuavo a voltare la testa verso destra, perchè mi pareva che il mio nome fosse scritto nel cielo in quella direzione. Ogni volta che giravo il capo lo vedevo chiaramente ma, appena mi voltavo per parlare, scompariva.

Quando l'ipnotista fece schioccare le dita, pronunciai immediatamente il mio nome e ne provai un grande sollievo.

Negli anni successivi, ho visto questo fenomeno ripetuto centinaia di volte e l'ho riprovato io stesso, sia con l'auto-sugge-stione che con l'etero-suggestione, cioè la suggestione formulata da un'altra persona.

Recentemente ho formulato questa suggestione ad un medico durante una breve seduta di trance, e sebbene ne avessimo discusso in precedenza ed egli avesse convenuto di cercare di evitare di rispondere alla suggestione, quando lo svegliai e gli chiesi il suo nome, tirò fuori il portafogli, evidentemente per vederlo stampato su un biglietto in esso contenuto. Ma non riuscì a pronunciarlo nemmeno vedendolo scritto.

Questo fenomeno è stato illustrato dettagliatamente perchè è molto tipico di ciò che accade per molte suggestioni post-ipnotiche. Molto spesso il soggetto pensa che non « funzionerà » e deve poi constatare che « funziona ».

Sembra anche che la visualizzazione di una scena che comporti il « vedere » e il « dissolversi » di ciò che si deve dimenticare sia più efficace della suggestione diretta. Questa è una sottigliezza, ma una sottigliezza indicativa della capacità di raggiungere la trance o, se preferite, della profondità della trance. Meno visualizzazioni e meno suggestioni sono necessarie per produrre con successo una suggestione post-ipnotica, maggiore è la capacità o la suggestionabilità del soggetto.

Occorre anche tener presente che spesso si verifica un periodo di latenza immediatamente dopo il risveglio del soggetto. In altre parole, se si effettuano le prove o si danno i segnali troppo presto dopo la fine della trance, può accadere che le suggestioni post-ipnotiche non vengano realizzate. In tal caso, le suggestioni possono o meno realizzarsi più tardi.

In un recente esperimento condotto dinanzi ad un gruppo piuttosto numeroso di colleghi, si verificò un eccellente esempio di questo periodo di latenza. Il soggetto si offrì volontariamente all'esperimento, ma dichiarò di essere un « cattivo » soggetto poiché l'induzione era stata tentata varie volte su di lui senza successo. Evidentemente le circostanze quella volta erano ideali per lui, poiché andò in trance molto rapidamente alla mia semplice richiesta di fissare la parete lontana e df immaginarsi in una classe intento a scrivere numeri su una lavagna. Dopo tre o quattro minuti di visualizzazioni di questo genere, suggerii, nella maniera sopra indicata, che non sarebbe stato in grado di pronunciare il suo nome finché io non avessi fatto schioccare le dita. Inoltre, formulai anche, una sola volta, la semplice suggestione che non avrebbe più ricordato il numero quattro finché non avessi dato un colpo sul tavolo.

Appena fu sveglio, gli chiesi se poteva dirmi il suo nome; cosa che fece senza esitare. Gli chiesi quindi di contare rapidamente fino a dieci e lo fece perfettamente, compreso il numero « quattro ». Mi rivolsi agli astanti e spiegai, con un certo imbarazzo, che questo accade talvolta e dimostra soltanto che i fenomeni ipnotici non sono prevedibili con matematica sicurezza.

Tuttavia, improvvisamente mi voltai e con tono di voce piuttosto imperioso dissi al soggetto: « Contate sulle dita più rapidamente che potete. Ad alta voce! ». Stese le mani e fece quello che gli chiedevo, ma questa volta saltò il numero « quattro »! Provò a più riprese e ogni volta rimase perplesso constatando di avere sei dita nella mano sinistra (perchè aveva saltato il numero « quattro ») e undici dita in totale. Poi, quando gli chiesi il suo nome, rimase ancora più confuso di non poterlo pronunciare, per quanto si sforzasse.

Quando feci schioccare le dita reagì pronunciando il suo nome spontaneamente e ad alta voce, con evidente sollievo. Seguì una discussione piuttosto divertente in cui cercò di spiegare il suo concetto di un quadrato con tre e cinque lati (il numero « quattro » era ancora perduto per lui) finché, appena ebbi dato un colpo sul tavolo, ricordò improvvisamente il numero « quattro » e- parve ansioso di comunicare a tutti che poteva pronunciarlo.

Fu interessante scoprire, più tardi, che quell'uomo era un professore che insegnava psicologia in un istituto di una città vicina e che era stato molto lieto del successo dell'esperimento.

Sono certo che gli astanti ritennero che io avessi condotto di proposito l'esperimento in modo da dimostrare il periodo di latenza. La verità è che io rimasi deluso quanto tutti gli altri quando il soggetto mostrò di ricordare il suo nome e il numero « quattro ». Fu solo per una fortunata combinazione che mi accadde di pensare al principio della latenza in quel preciso momento e decisi di vedere cosa sarebbe accaduto. Il tentativo avrebbe potuto altrettanto facilmente finire in un completo insuccesso.

Raggiungere l'amnesia temporanea è molto più facile quando un'altra persona decide quello che bisogna dimenticare, stabilisce la visualizzazione e formula le suggestioni. La si può raggiungere, tuttavia, anche senza assistenza e in questo caso dimostra un alto grado di abilità.

Da un punto di vista pratico, il valore di questa capacità sta nel fatto che, se si può ottenere un'amnesia per cose « neutrali », sarà facile condizionare risposte di sollievo a stimoli riguardanti precedenti esperienze traumatizzanti, diminuendo in tal modo le risposte di ansia attraverso la « inibizione reciproca ». Tutto ciò sarà spiegato dettagliatamente nel capitolo sull'ansia e la riduzione dell'ansia.



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