CAPITOLO II
Impostazione mentale
Sfortunatamente la storia dell'ipnotismo è tale che il semplice accenno alla
parola suscita immagini di maghi, globi di cristallo e turbanti. E' vero che,
sotto forme diverse, si è praticato l'ipnotismo per migliaia di anni
incorporandolo nei cerimoniali e nei riti di ogni sorta di culti mistici, di
congregazioni e di religioni. Anche oggi possiamo trovare i principi
fondamentali dell'ipnotismo nei fattori che sono alla base della maggior parte
dei nostri concetti religiosi, ma la stessa cosa possiamo dire di molte altre
indiscutibili verità psicologiche che siamo disposti ad accettare come realtà
niente affatto mistiche o soprannaturali.
Dal 1830 al 1900 un crescente numero di medici applicò l'ipnosi a campi
sempre più vasti della terapia medica. Si registrarono migliaia di casi per i
quali l'ipnosi venne usata con successo per interventi operatorii indolori,
dall'incisione di furuncoli all'amputazione di arti e all'asportazione di enormi
tumori dello scroto, comunemente considerati dolorosissimi.
Attraverso gli sforzi di uomini quali Braid, Esdaile, Charcot, Bernheim e
Bramwell, l'ipnotismo cessò di appartenere al regno dei fenomeni mistici e venne
gradualmente accettato nel campo della ricerca ad orientamento scientifico.
Con l'avvento degli anestetici chimici come l'etere, l'ipnotismo subì una
temporanea battuta d'arresto. I nuovi procedimenti potevano essere usati su
chiunque, agivano più celermente e richiedevano una limitata conoscenza di
natura psicologica. L'interesse e la ricerca sperimentale declinarono fino a
quando, durante la prima Guerra Mondiale l'ipnotismo venne reintegrato come
mezzo efficace per combattere le « nevrosi belliche ». Contemporaneamente
purtroppo, si ridestò anche l'interesse per quei fenomeni, considerandoli
un'affascinante forma di passatempo, così che, ancora una volta, la medicina
ignorò o rimase scettica circa le sue applicazioni pratiche.
Finalmente, nel 1959 ad un Congresso indetto dall'Associazione Medica
Americana, l'ipnotismo ottenne in medicina lo « status ufficiale » di «
strumento aggiunto », stato riconosciuto già da alcuni anni dalla Società Medica
Britannica. Pertanto nei circoli scientifici esso viene ora generalmente
accettato e si compiono di nuovo intense ricerche in questo senso. Mai come ora
l'ipnosi è stata applicata in tanti differenti campi del comportamento umano.
Oggigiorno si effettuano letteralmente migliaia di procedimenti medici,
odontoiatrici e psicologici per i quali l'ipnotismo costituisce un importante
fattore. In vista di questi sviluppi, qualsiasi atteggiamento allo scetticismo o
al misticismo è oltremodo infondato ed erroneo.
Le ricerche nel campo delle risposte condizionate sono molto più recenti. Il
concetto dell'impiego delle tecniche ipnotiche sia come aiuto nel
condizionamento delle risposte desiderabili che per facilitare la
desensibilizzazione di quelle indesiderabili, è ancora più recente. Se l'ipnosi
serva per nuovi procedimenti condizionanti o se il condizionamento aiuti a
conseguire gli effetti ipnotici è soltanto una questione di semantica. I due
concetti potrebbero essere in correlazione o persino identici. Ma, evitiamo, per
ragioni di chiarezza e di opportunità, di creare troppa confusione con queste
differenze e analogie (come potrebbe essere il caso) dato che tali principi
saranno applicati solo per scopi pratici. Non dovrà destare sorpresa
l'affermazione che le nostre risposte sono spesso negative. In molti di noi esse
oltrepassano di gran lunga per numero ed intensità quelle positive. Se ci
dessimo la pena di interrogare ogni persona che incontriamo in un qualsiasi
giorno, potremmo ritenerci veramente fortunati se ne incontrassimo due o tre che
non ammettessero di essere afflitte da qualche sofferenza o da qualche problema.
Reali o immaginarie, leggere o gravi, le risposte negative saranno nettamente in
prevalenza.
Tuttavia, per quanto possa sembrare strano, tutte le risposte classificate
come « negative » non sono necessariamente indesiderabili. Molte di esse sono
estremamente importanti per il nostro benessere ed essenziali alla nostra
sopravvivenza. L'ansia ad esempio, potrebbe sembrare a prima vista una risposta
della quale faremmo volentieri a meno: non è vero. Molte ansie sono di «
adattamento ». Con questa affermazione intendiamo dire che servono a un fine
costruttivo. L'ansia suscitata dalle nostre percezioni di situazioni
potenzialmente pericolose ci porta a compiere delle azioni protettive o
preventive. L'ansia associata alla idea di precipitare da un aereoplano portò
indubbiamente all'invenzione del paracadute. L'ansia causata dalla vista di un
leone affamato ci farà correre alla ricerca di un rifugio sicuro. L'ansia
provocata da una sensazione dolorosa o anormale ci condurrà nella sala d'aspetto
di un medico. Sono ansie di « adattamento » e servono ad uno scopo utile.
Se invece entriamo in uno stato ansioso alla semplice vista di un gattino, di
un particolare colore o di qualsiasi cosa che evidentemente non può ferirci,
l'ansia non serve più ad uno scopo costruttivo; può dar luogo ad un dispendio
inutile di energia fisica od emotiva e non è quindi adattamento. Può dar luogo a
tensione e affaticamento, e potendolo, noi dovremmo cercare di eliminare questo
tipo di ansia.
Esistono anche delle ansie infondate o che, in molto individui, «ombrano
scaturire da qualsiasi stimolo. Queste prendono il nome di ansie diffuse o «
liberamente fluttuanti » (free floating anxieties). Questo tipo indifferenziato
di ansia sovente si associa in vario grado alle ansie «specifiche» di cui
abbiamo parlato. Un individuo potrà essere costantemente in uno stato di ansia
ch'egli non sarà in grado di associare ad un qualunque particolare oggetto o
situazione pur avendo un aggravamento di questo stato in date specifiche
circostanze.
Prenderemo successivamente in considerazione i fattori addizionali
dell'ansia. Esistono altre risposte negative che possiedono entrambe le qualità
di adattabilità e di inadattabilità più pertinenti alla presente
discussione.
Nel corso della nostra vita siamo costantemente posti di fronte a questioni
che ci toccano in vario modo. Alcune ci incuriosiscono ed altre no. Molti
individui trascorrono l'intera esistenza alla ricerca di una risposta ai
problemi che suscitano il loro interesse. Molti la trovano mentre altri muoiono
in piena frustrazione, a volte per gli stessi identici problemi.
Durante l'infanzia la maggior parte dei problemi che dobbiamo affrontare
riguardano il come e il perchè le cose vanno come vanno. I problemi pratici
suscitano maggior curiosità di quelli morali. A mano a mano che maturiamo,
tendiamo ad esaminare i nostri rapporti con gli altri cercando delle risposte ai
problemi più profondi che comprendono la politica, la teologia, la filosofia,
l'infinito, l'eternità e una miriade di altre idee e concetti. Cominciano a
formarsi i nostri atteggiamenti e i nostri pregiudizi. Sviluppiamo le nostre
teorie, i nostri scetticismi e le caratteristiche della nostra personalità. Il
numero e l'importanza di questi atteggiamenti e di queste caratteristiche non
solo mutano continuamente in ogni individuo, ma sono, probabilmente, tanto
differenti nello schema quanto le impronte digitali ed altri dati personali.
Sebbene noi non vogliamo ammetterlo, un gran numero delle nostre
caratteristiche, convinzioni e atteggiamenti, partono da un concetto errato.
Sovente pensiamo che, quando noi stessi vediamo o sperimentiamo qualcosa
possiamo senz'altro accettarla senza riserve. Eppure, anche quando le nostre
conclusioni sono basate sulla nostra esperienza, spesso e volentieri, a meno di
non essere a conoscenza dei metodi scientifici, sbagliamo.
E' molto facile dimostrare che ci si possa ingannare nel tentativo di fare
affidamento sulle nostre stesse percezioni. Vorrei citare numerosi esempi che
illustrano questa tesi, perchè il credere e il non credere sono dei fattori
veramente importanti per il successo o l'insuccesso dello sviluppo
dell'autoipnosi. Una cognizione esatta dei fatti o degli errori che derivano
dalle nostre percezioni sarà di grande aiuto per modificare le convinzioni e le
incertezze circa le idee e le osservazioni che seguiranno.
Affaticamento retinico
Osservando la figura 1, posta all'inizio di questo libro, il lettore avrà la
dimostrazione di come le percezioni si modifichino senza che l'osservatore ne
sia consapevole. Con un bigliettino bianco od un pezzetto di carta coprite la
metà circa del rettangolo colorato, poi fissate attentamente la linea che
delimita le due aree fino a quando i vostri occhi non accuseranno una leggera
stanchezza. Pochi secondi sono normalmente sufficienti. Mantenendo gli occhi
fissi sul rettangolo togliete il pezzo di carta in modo da scoprire il resto
dell'area. Noterete un'intensificazione del colore nell'area finora coperta. A
questo punto molti affermano che « il colore è molto più intenso ».
Quasi tutti diranno la stessa cosa. La verità è che il colore non è affatto
mutato, si è semplicemente modificata la percezione dell'osservatore. E' stato
soltanto un mutamento temporaneo come risulterà evidente se si guarderà di nuovo
il rettangolo colorato. L'intera area apparirà ora uniforme dimostrando così che
si è nuovamente modificata con un ritorno allo stato originale.
La spiegazione è alquanto semplice. La sensazione che noi chiamiamo vista
altro non è che una scomposizione di elementi chimici che ha luogo nei
bastoncini e nei coni, o cellule ricettive, della superficie retinica
dell'occhio. Tale scomposizione fa si che gli impulsi nervosi vengano trasmessi
dalla retina alle aree ottiche del cervello, dove percepiamo la sensazione della
vista. Durante la percezione del colore si svolge questo processo e le sostanze
chimiche vengono gradatamente « utilizzate ». Senza che ce ne rendiamo conto,
l'area retinica colpita, manda al nostro cervello degli impulsi sempre più
deboli. La percezione del colore diminuisce, ma tanto gradualmente da non essere
in grado di notarlo, finchè, spostando il pezzo di carta bianca, non esponiamo
una differente area della retina i cui elementi chimici non sono stati
consumati. Vediamo allora in una parte dell'occhio il colore nella sua intensità
originale, mentre la prima area esposta ha subito una modificazione. (In realtà,
dato il principio del « tutto o niente » del neurone da cui originano gli
impulsi, la modificazione è dovuta alla frequenza piuttosto che all'intensità
degli impulsi nervosi. Ai fini della semplicità e della chiarezza, abbiamo
sacrificato la precisione tecnica).
Questo processo prende il nome di affaticamento retinico. Si tratta di un ben
noto principio, accettato da tutti gli scienziati che conferma la precedente
affermazione secondo là quale ciò che crediamo di vedere non è sempre,
sicuramente, la vera rappresentazione dei fatti. Con questo esempio abbiamo la
prova che durante l'osservazione la nostra percezione del colore si altera,
senza che ce ne rendiamo conto. Soltanto spostando lo sguardo o battendo ogni
tanto le palpebre gli elementi chimici si riformano e la percezione del colore
può mantenere un certo grado di uniformità.
Movimento apparente
Uno degli esperimenti universalmente noti sulla percezione del movimento,
quando in realtà esso non esiste, è quello basato sul « movimento » delle
immagini cinematografiche. I movimenti che si susseguono realisticamente sullo
schermo non sono in effetti che una serie di fotografie « immobili »,
leggermente diverse le une dalle altre, che appaiono in rapida successione. La
macchina da proiezione proietta un fotogramma o immagine alla volta.
Quest'immagine è esposta alla nostra vista per una frazione di secondo, quindi
un otturatore la copre e quella successiva prende il suo posto. Sebbene il film
si muova, e molto rapidamente, in realtà è fermo mentre lo spettatore lo guarda:
per quanto possa sembrare vero, l'effetto non è dovuto al movimento che avviene
davanti ai nostri occhi. E' chiaro dunque che la nostra percezione può essere
tratta in inganno.
Nella vita di ogni giorno si verificano molti fatti analoghi: le luci
intermittenti dei passaggi a livello; il movimento apparente della luna, in
alcune notti, quando in realtà non si muovono che le nuvole.
Esistono letteralmente migliaia di situazioni, vere o inventate che possono
creare percezioni errate non solo nel nostro campo visivo, ma in tutte le nostre
aree sensorie. I maghi, coloro che si occupano di pubblicità e di spettacoli,
tutti, approfittano di questi errori della percezione e dobbiamo, purtroppo,
ammettere che ci piaccia o meno, che sovente ci inganniamo su alcune cose delle
quali siamo profondamente convinti.
Schemi di stimoli equivocabili *
(*) In tutto il presente volume il segno « ■ » indicherà gli argomenti Che
riguardano la concentrazione e la partecipazione individuale; gli argomenti di
testo generale rivolti a « tutti i lettori » saranno preceduti dal segno « □
».
Un esempio di schema costruito appositamente e disegnato per ottenere
modificazioni percettive, è illustrato alla figura 2.
■ E' facile prevedere la vostra reazione percettiva ai disegni mostrati alla
figura 2. Fissate dapprima per trenta secondi circa il disegno « A », poi
guardate il disegno « B » e vedrete il disegno

« A » su uno sfondo di linee incrociate. Continuando a guardare, il disegno «
A » diverrà lo sfondo ed il disegno a linee incrociate, la figura. Una volta
avvenuta, questa modificazione continuerà ad invertirsi qualunque cosa facciate
per impedirlo. Se fisserete quindi per trenta secondi circa il disegno « C »,
riscontrerete guardando « B » che il disegno « C » apparirà dapprima come la
figura, ma anche in questo caso lo scambio avverrà automaticamente.
□ In pratica tutti i testi di psicologia generale contengono esempi ed
illustrazioni di schemi di stimoli equivocabili e descrivono ancor più
dettagliatamente i vari modi in cui le nostre percezioni possono essere tratte
in inganno.
Sono certo che gli esempi suddescritti saranno sufficienti a convincere il
lettore che le reazioni possono essere influenzate e controllate in maniera
prevedibile, con l'applicazione di metodi idonei. Un'opinione potrà essere
trasformata in dubbio; il dubbio o lo scetticismo sostituiti da un'opinione e
un'opinione potrà essere convertita in una convinzione.
Molti di noi sono abbastanza scettici, specialmente nei confronti delle cose
sconosciute. « L'ignoto » spesso crea uno stato di dubbio o di apprensione.
Sensazioni come queste potrebbero formare la base di eventuali resistenze:
resistenza ad accettare modificazioni delle condizioni preesistenti; resistenza
a mutare convinzioni radicate; resistenza ad agire in qualunque modo contrario
ai dettami delle nostre percezioni, anche dopo aver riconosciuto la fallacia
delle nostre percezioni.
Di nuovo in questo caso, abbiamo risposte negative che svolgono un duplice
ruolo. Alcune risposte di resistenza sono di adattamento. Esse servono a
proteggerci in situazioni che variano da quelle che possono cagionare imbarazzo,
come la resistenza a comparire in pubblico nell'individuo tormentato dal panico
del palcoscenico, a quelle che coinvolgono perdite finanziarie o mali fisici. Un
esempio di queste ultime ci viene dato dalla resistenza a comperare in borsa il
titolo di una società sconosciuta che, in effetti, potrà offrire o meno una
garanzia, e la resistenza a volare per primi su un aereoplano non ancora
collaudato che, come nel caso precedente, potrà essere più o meno sicuro. Il
fatto che alcuni individui facciano queste cose non annulla la presenza degli
impulsi di resistenza. Significa semplicemente che, o la resistenza è stata
inibita, o è presente una risposta predominante.
Molte sono le persone afflitte da gravi forme di panico del palcoscenico che
parlano o recitano lo stesso di fronte ad un vasto pubblico. Numerosi attori e
attrici ammettono di trovarsi in uno stato di panico immediatamente prima
dell'inizio dello spettacolo. Essi non reciterebbero affatto se non esistessero
alcuni fattori dominanti di compensazione. La speranza dell'applauso,
l'interesse finanziario o la grande convinzione nel messaggio da trasmettere,
sono tutti elementi che possono dominare le loro risposte di resistenza. Un
altro possibile fattore potrebbe essere una risposta condizionata inibitiva.
Possono cioè avere la sensazione che, una volta di fronte al pubblico, si
sentiranno perfettamente a loro agio. Se ne sono convinti, è facile che questo
accada, ma per delle ragioni del tutto diverse da quelle che probabilmente ci
dichiarerebbero. Entro certi limiti, durante la recitazione, un bravo attore si
dissocia e, quindi, la possibilità che gli accada un danno fisico, o che si
senta in imbarazzo, è minima. A mano a mano che ad ogni rappresentazione la sua
arte si afferma, provando alla fine sensazioni di piacere e di sollievo,
condiziona se stesso a rispondere in modo analogo per il futuro. L'ansia provata
prima dello spettacolo, in effetti servirà ad esagerare dopo le risposte di
sollievo — unicamente per ragioni di contrasto.
Quando inizierete il vero esercizio all'autoipnosi, uno dei fattori
principali per il pieno successo sarà la fiducia nei processi che userete. Si
dovrebbe ridurre lo scetticismo per lo meno ad un livello di neutralità.
Potreste benissimo non aver bisogno di usare tutte le tecniche di cui
disponiamo. Potreste essere per questo metodo un ottimo soggetto e in grado di
capire e di utilizzare con facilità e celermente qualsiasi insegnamento e
qualsiasi istruzione. Potreste invece essere tutto l'opposto.
Non potremo saperlo finché non lo avremo sperimentato, né a questo punto
abbiamo modo di determinarlo. Quale che sia la vostra opinione, essa potrà
essere indifferentemente giusta o sbagliata.
Esistono numerosi elementi che favoriscono il successo, e, fortunatamente,
noi possiamo approfittarne. Se diventerete molto abili nell'autoipnosi, ciò sarà
con ogni probabilità dovuto alla azione esercitata dai fattori sopra menzionati,
o vorrà molto più semplicemente dire che sareste stati comunque un buon
soggetto, anche senza la presenza di tali fattori. Parlando delle possibilità
negative, mi riferivo a voi come eccezione. Considerandovi (se me lo permettete)
nel quadro della società moderna, le probabilità matematiche sono in vostro
netto favore. Il successo potrà non essere immediato o facile, però avete delle
buone possibilità di sviluppare una rilevante capacità autoipnotica.
Cercheremo di annullare qualsiasi vostra resistenza all'auto-ipnosi (potreste
averne senza esserne a conoscenza) descrivendovi una serie di esperimenti da
eseguire. Ognuno di essi vi sarà illustrato a mano a mano che andremo avanti e
sarà più complesso del precedente. Ad ogni nuovo esperimento la fiducia in voi
stessi e nella vostra capacità di usare questa tecnica aumenteranno. Lo
scetticismo diminuirà ed acquistando familiarità con i fenomeni che osserverete,
fenomeni sempre più collegati con l'autoipnosi, qualsiasi apprensione per
l'ignoto svanirà.
Uno sforzo cosciente potrà essere di un certo aiuto. Il progresso sarà
notevolmente favorito se, ad esempio, deciderete di tracciare e di seguire un
determinato programma.
Destinate per questi esperimenti una o due ore un paio di volte la settimana
e nei giorni intermedi dedicate almeno qualche minuto per mettere in pratica
quel che avete imparato durante le sedute più lunghe. Se siete assistiti da
qualcuno, consigliamo che l'assistente sia presente durante le sedute più
lunghe, tenendo conto che queste dovranno aver luogo ininterrottamente per
almeno otto-sedici settimane. Una rigorosa aderenza al programma è
indispensabile. Potrete, se lo preferite, eseguire da soli gli esperimenti e le
prove descritte in questo capitolo. Il vostro assistente anche se sarà di aiuto
attivo soltanto più tardi, dovrà comunque leggere attentamente le
istruzioni.
Leggete più volte lo stesso esperimento fino a quando non avrete ben compreso
i principi in esso contenuti e non sarete in grado di ricordarne le parti
essenziali senza far riferimento al testo. Dopo di che eseguite l'esperimento un
numero di volte sufficiente per ottenere i risultati previsti, prima di passare
a quello successivo. Lasciate che ogni esperimento contribuisca a rafforzare la
vostra convinzione e la vostra fiducia nella tecnica usata, cercando di evitare
qualunque analisi o domanda, dato che queste saranno, con ogni probabilità,
soddisfatte più avanti.
Non dovrete incontrare difficoltà nell'esecuzione di ciascun espe-rimento
perchè ognuno di essi è stato elaborato durante lunghi anni e sperimentato su
centinaia di individui di tutte le categorie. Se per caso incontrerete
difficoltà di interpretazione o di carattere pratico, dovrete senz'altro
consultare uno specialista prima di proseguire.
L'esperimento della matita
Il principale concetto qui espresso prende talora il nome di « mono-ideismo »
che significa semplicemente « una sola idea ». Esso vi dimostrerà che le vostre
azioni volontarie possono facilmente essere inibite da una concentrazione
sistematica del pensiero. Quando si pensa ininterrottamente ad un'idea, è
generalmente impossibile eseguire un'azione volontaria molto semplice, e ancor
meno, una complessa. Il valore di questa affermazione sarà palese allorchè ci
occuperemo del rilassamento fisico. Quando sarete in grado di impedire
l'attività muscolare con i vostri pensieri potrete creare con essi un vero e
proprio rilassamento.

■ Sebbene questo esperimento prenda il nome di esperimento della matita,
potrete usare qualsiasi oggetto di uguale misura o grandezza, come ed esempio
una penna, un cucchiaio o perfino un pezzo di carta. Scegliete l'oggetto che
intendete adoperare e prendetelo tra il pollice e l'indice, come dimostrato alla
figura 3. Sarebbe molto facile, mediante un'azione volontaria, lasciarlo cadere,
non è vero? Basterebbe semplicemente disgiungere le dita. Vediamo ora come sia
altrettanto facile inibire il sistema nervoso e bloccare gli impulsi necessari
per mettere in azione le dita. Vediamo inoltre se possiamo rendere difficile o
impossibile per voi lasciar cadere l'oggetto. L'effetto, naturalmente, durerà
solo fino a quando penserete secondo le istruzioni. Nel frattempo, cercate di
abituarvi all'idea che per pochi secondi farete esattamente ciò che vi sarà
suggerito.
Tenete l'oggetto nella maniera descritta e, mettendo la mano in una posizione
che vi consenta di vederlo facilmente, tenetelo fermo per un minuto o due.
Fissate un punto qualsiasi dell'oggetto e, mantenendo gli occhi fissi in quella
direzione, cercate il più possibile di non battere le palpebre. A questo punto
pensate: « Io posso lasciarlo cadere, io posso lasciarlo cadere ». Pensate
ripetutamente, esclusivamente e senza interruzione a queste parole. Dopo
di che provate a lasciar cadere l'oggetto, noterete di non riuscirvi! Anzi, più
forte sarà la volontà di lasciarlo cadere e più le vostre dita lo terranno
stretto. Non riuscirete assolutamente a lasciar cadere l'oggetto se penserete
costantemente e senza interruzione la frase suddetta. Dopo aver eseguito questo
esercizio numerose volte, vi renderete perfettamente conto che non basta pensare
di poter fare qualcosa per riuscire a farla. In questo caso avete pensato
intensamente al semplice gesto di lasciar cadere un oggetto, ma, pur pensandolo,
non avete potuto compierlo.
Per riuscire ad aprire le dita dovrete decidere quando voi volete che
ciò avvenga. Tale decisione richiede una sollecitazione dell'attività nervosa
della corteccia cerebrale, e questo non accadrà facilmente se il vostro pensiero
è fisso su un'idea, perfino l'idea dell'atto che desiderate compiere.
Se per caso lascerete cadere l'oggetto, la ragione non potrà essere che una
di queste due: o avete male interpretato le istruzioni, o non collaborate
sufficientemente, ed in questo caso dovrete applicarvi di più.
Quando sarete pienamente convinti per aver realizzato con successo
quest'esperimento, procedete, non appena possibile, al successivo.
L'esperimento del semaforo
Quest'esperimento implica una risposta nota con il nome di risposta «
ideomotoria », e cioè, l'innervazione per mezzo di un'idea o di un'immagine di
appropriati gruppi muscolari. In realtà, questo tipo di risposta implica più di
una idea. Sarebbe più esatto definirla « attività moto-concettuale ». Le
principali differenze tra questa e la risposta di « mono-ideismo » sono da
ricercarsi nelle limitazioni poste al pensiero del soggetto. In questo
esperimento, due saranno i concetti a cui pensare, dato che due sono le risposte
che si desidera evocare. I principi inclusi sono i medesimi per entrambe le
risposte e possono essere illustrati singolarmente. Il fatto che le risposte
siano contrastanti servirà ad accrescere l'effetto.
Invece dell'inibizione, come nel precedente esperimento, avremo in questo
caso, un'attivazione muscolare. Questa si verificherà in quanto voi sarete
capaci di pensare, in gran parte a modo vostro, ad azioni che accadono piuttosto
che essere legati ad un'unica serie di simboli che, in sè, non denotano alcuna
attività.
■ Sedetevi su una comoda poltrona in modo da poter restare nella stessa
posizione per due o tre minuti alla volta. I piedi dovranno aderire al pavimento
e dovreste potervi appoggiare all'indietro contro un saldo sostegno, come ad
esempio un muro o lo schienale della poltrona. Stabilite di seguire esattamente
le istruzioni per almeno due o tre minuti.
Leggete a fondo le seguenti istruzioni finchè non saprete esattamene cosa
fare senza aver più bisogno di consultare il testo.
Restando nella posizione suddetta, stendete le braccia in avanti all'altezza
delle spalle, con le palme delle mani rivolte all'interno (vedi figura 4).
Chiudete gli occhi. Ora immaginate, più chiaramente possibile, che un palloncino
sia legato con una cordicella al vostro polso destro. Immaginatelo grande e
pieno di gas, tanto leggero da sollevare il vostro braccio sempre più in alto.
Pensate al colore del palloncino (scegliete il colore che preferite) alla
misura, alla forma e al modo con cui è legato al vostro polso. Pensate al vostro
braccio che si solleva sempre più verso l'alto. Prendete completamente parte a
questa scena rilassandovi. «Vedete», il braccio sollevarsi sempre più in alto ad
ogni respiro.

Quando quest'idea si sarà chiaramente impressa nella vostra mente, pensate
che un peso molto grosso sia attaccato con una corda resistente al vostro polso
sinistro. Pensate al suo peso, alla sua misura, alla sua forma e alla maniera
con cui è legato al polso. Immaginate che il braccio sinistro sia così pesante
da non poterlo sollevare. Lo « vedete », cadere sempre più verso il basso.
Concentratevi alternativamente su questi due pensieri dedicando pochi secondi
ad ognuno. Se vi sorprenderete a pensare alle braccia nella loro posizione
normale cercate di riportare la mente alle immagini del peso e del palloncino.
Dopo due o tre minuti... aprite gli occhi. Le vostre mani dovrebbero essere
staccate una dall'altra di parecchi centimetri, rispetto al piano orizzontale,
con la mano sinistra abbassata rispetto alla destra.
Normalmente, le braccia stese in questo modo diventano molto pesanti ed è
molto diffìcile mantenerle in quella posizione per più di qualche secondo. Nel
nostro caso, un braccio reagirà così e l'altro diventerà sempre più leggero.
Ripeto, se le vostre braccia avranno reagito nel modo descritto, proseguite con
il prossimo esperimento, se no, esercitatevi finchè non avrete ottenuto un buon
risultato. Pochi centimetri di differenza sono già un indice di successo. Questa
differenza, tuttavia deve verificarsi automaticamente, mentre pensate secondo le
istruzioni — non per averlo « fatto » intenzionalmente.
L'esperimento del pendolo
□ Anche quest'esperimento, spesso denominato fenomeno del « pendolo di
Chevreul » è un esempio di risposta ideomotoria. Non vi è nulla di
particolarmente misterioso e non si possono, contrariamente alla convinzione di
molti, predire con questo sistema gli eventi del futuro. Tantomeno, per mezzo
del pendolo possiamo pronosticare con precisione il sesso di un nascituro, o
qualsiasi altro caso che presenti delle probabilità matematiche equivalenti.
Potrà indicare molto bene i desideri, presumibilmente del sub-conscio, della
persona che tiene in mano il pendolo, ma qualsiasi altra pretesa facoltà non
farà che mettere a dura prova la pazienza persino del più credulone dei
ricercatori scientifici.

Per questo esperimento sarà sufficiente un pezzo di filo, uno spago, una
catenella o un nastro della lunghezza di quindici o venti centimetri con un
piccolo peso legato ad uno dei due capi. Molti maghi e pseudo-mistici si servono
di strani pendoli di cristallo, onice, vetro, plastica, ecc., con ogni sorta di
messe in scena e con pozioni « magiche », semi, capelli e così via, racchiuse
all'interno della sfera. Vari tipi di pendoli come questi sono reclamizzati
negli empori e messi in vendita nei negozi di novità. A questi oggetti vengono
attribuite ogni sorta di infondate qualità. Una qualunque stringa da scarpe, una
funicella o un nastro con un peso attaccato otterranno un risultato esattamente
pari a quello di qualunque pendolo elaborato e costoso.
Negli anni venti un'invenzione denominata « Tavola di Ouija » suscitò un
grandissimo interesse. Il congegno consisteva in un oggetto a forma di ferro da
stiro in grado di scivolare su una tavola alfabetica. Le dita dell'operatore, o
degli operatori, dovevano poggiare leggermente sulla superficie del pezzo mobile
in modo da farlo azionare come indicatore. In base ad una domanda formulata,
l'oggetto avrebbe dovuto muoversi indicando, una alla volta, le lettere
occorrenti per comporre un messaggio o una risposta alla domanda formulata.
Possiamo fare esattamente la stessa cosa con un pendolo, facendolo oscillare
avanti e indietro e facendogli cambiare lentamente direzione in modo da fargli
sillabare « risposte » per qualsiasi domanda l'operatore abbia in mente. Ambedue
gli strumenti sono in realtà mossi dalla stessa forza: l'attività ideomotoria.
Non è assolutamente in gioco alcuna misteriosa « forza coer-citiva ».
E' facilmente comprensibile come tali congegni possano essere illustrati e
descritti a coloro che non conoscono i principi su cui sono basati in modo da
far credere all'intervento di qualche forza soprannaturale che guida l'oggetto o
la mano di chi lo tiene. Il dubbio o lo scetticismo, più che validi in questo
caso, possono essere rimossi e sostituiti dalla fede in qualcosa che in effetti
non corrisponde alla realtà. Credere in qualsiasi cosa non vera non costituisce
una buona base su cui costruire un modo di procedere, e purtroppo alcuni sistemi
di auto-miglioramento tendono a fare proprio questo.
Molte tecniche ipnotiche, direttamente o indirettamente, tendono a portare il
soggetto a credere che una potenza o una forza intervenga nel procedimento, nei
congegni usati o nell'ipnotizzatore stesso. Ma questo non è nelle nostre
intenzioni. Noi non desideriamo creare delle false convinzioni, ma speriamo
viceversa di poter eliminare dalla mente del lettore anche il minimo dubbio che
questa tecnica sia in qualunque modo connessa con misteriose potenze o forze
soprannaturali e quindi stabilire un più fermo convincimento nella sua base
scientifica. E, cosa ancora più importante, cerchiamo di dare al lettore la
possibilità di credere e di convincersi.
Durante questi esperimenti le risposte sono provocate dalle idee o dalle
immagini nella mente del soggetto che generano gli impulsi nel sistema nervoso.
Questi impulsi producono un'attività muscolare appropriata a qualsiasi idea di
azione implicata nei processi del pensiero del soggetto durante
l'esperimento.
Quest'attività muscolare spesso non è che una frazione della attività che
occorrerebbe al soggetto se dovesse veramente eseguire il movimento completo,
invece di immaginarlo. Perciò è generalmente impossibile poter osservare
quest'attività muscolare ad occhio nudo, ma essa esiste comunque. Se applichiamo
degli strumenti di misurazione molto sensibili a delle appropriate aree del
corpo mentre il soggetto sta pensando ad un'attività qualsiasi, questi strumenti
registreranno nei potenziali elettrici delle modificazioni come pure la prova di
un movimento nei muscoli usati per compiere quell'azione. Una persona che pensa
di suonare il violino mostrerà un'attività muscolare nelle dita ed il pensiero
di lanciare una palla da baseball genererà un'attività muscolare nel
braccio.
Questo principio è analogo a quello applicato nell'apparecchio chiamato
lie-detector (macchina della verità). Le domande formulate durante il test con
il lie-detector hanno lo scopo di suscitare nella mente del soggetto dei
pensieri associati con le circostanze sulle quali si investiga.
Indifferentemente dalle risposte date, che possono anche essere sbagliate, il
soggetto reagirà alle domande con modificazioni della frequenza del respiro,
delle pulsazioni e della resistenza elettrica della pelle. Sebbene queste
modificazioni non siano direttamente osservabili l'apparecchio le ingrandirà e
le convertirà in un movimento meccanico regi-strabile e valutabile solo da un
esperto. Alcune domande usate durante il test sono chiamate domande «controllo»
e di proposito non hanno attinenza con l'esame in corso. Domande quali: «
Pioveva oggi? » o « Vi chiamate Giovanni? » sono usate per stabilire la reazione
normale dell'esaminando. Altre domande verrannointercalate a domande « controllo
» circa le cose e i fatti sonnessi con l'episodio in esame. Supponiamo che il
test serva per determinare cosa l'individuo sa, se mai sa qualcosa, a proposito
di un furto di anelli di brillanti avvenuto in un'abitazione del quartiere «
Concordia ». Sappiamo che un cane nero ha inseguito il ladro e che gli anelli
sono stati nascosti in una scatola da scarpe. Domande quali: « Eravate dalle
parti di Concordia martedi notte? », « Vi piacciono i cani neri? », « Possedete
un anello di brillanti? » provocheranno delle risposte confrontabili con quelle
date a domande « controllo ». Il colpevole, o l'individuo a conoscenza dei
dettagli del reato, dovrebbe dare una risposta molto diversa ai due tipi di
domande che non invece la persona assolutamente ignara del reato. Procediamo ora
con la descrizione dell'esperimento del pendolo, in seguito discuteremo
esaurientemente il rapporto delle riposte risultanti con quelle sopra
menzionate. ■ Stando in piedi o seduti davanti a un tavolo o ad uno scrittolo,
tenete il pendolo tra il pollice e l'indice in posizione tale che il peso si
trovi ad un centimetro circa dalla superficie. Usate l'altra mano per arrestare
il peso finché il pendolo non rimarrà quasi immobile su un punto (vedi fig. 5).
Immaginate ora una linea tracciata sulla superficie del tavolo direttamente
sotto il pendolo che vada da sinistra verso destra. Non appena avrete immaginato
la linea, il pendolo comincerà, dapprima leggermente, ad oscillare avanti e
indietro lungo la linea immaginaria.
Iniziata l'oscillazione il suo movimento aumenterà anche se penserete
saltuariamente a qualcos'altro, purché i vostri pensieri non implichino un altro
genere di movimento. Ogni qual volta avrete formato una buona immagine mentale,
il pendolo reagirà muovendosi concordemente e con aumentata ampiezza.
Dopo aver fatto questo per un minuto o due o, se lo preferite mentre il
pendolo sta ancora oscillando, modificate l'immagine della linea in una che vada
nella direzione opposta. Durante la trasformazione di quest'immagine il pendolo
rallenterà per poi oscillare con crescente ampiezza lungo la nuova linea.
Potrete poi farlo girare in circolo pensando ad un orologio o ad una qualsiasi
cosa di forma circolare. Quando oscillerà bene in una direzione potrete anche
farlo fermare e girare nella direzione opposta pensando ad una freccia circolare
rivolta in quel senso ad una giostra o a qualcosa di simile.
□ Molti daranno subito dei buoni risultati. Se voi invece otterrete dal
pendolo solo un leggero movimento o una pigra risposta, dovrete interrompere un
attimo per preparare un pezzo di carta bianca (come illustrato alla figura 5)
sul quale tracce rete un grosso circolo con una croce al centro le cui linee
toccheranno il circolo in quattro punti.
■ Appoggiate il disegno sul tavolo e ricominciate. Questa volta iniziate dal
punto di intersezione delle linee ed immaginate solo una linea alla volta.
Questo sistema vi aiuterà ad ottenere reazione desiderata. Se incontrerete
ancora delle difficoltà, disegnate sulla carta una sola linea e cercate di far
oscillare il pendolo in una sola direzione. Dopo di che girate il pezzo di
carta ia modo che la linea corra nell'altro senso. Ottenuta una perfetta
padronanza con le linee potrete tentare con il circolo.
Dopo una risposta ben definita in tutti e tre i movimenti avanti e indietro,
da sinistra a destra e circolarmente — potrete se lo desiderate, usare il
pendolo per « rispondere » ad alcune domande. Potrete indifferentemente avere
qualcuno che vi pone delle domande o formularle voi stessi. A questo punto
stabilirete che il « no » sarà la linea orizzontale e il « sì » quella verta
cale. Questi movimenti somigliano più da vicino a quelli de capo per negare o
assentire. Pensando alla domanda il pendolo oscillerà in un senso o nell'altro
ad indicare la vostra risposta. Se è impossibile rispondere alla domanda con un
« sì » o con un « no » ideate un sistema di risposta più elaborato. Ad esempio
disegnate un circolo avente un diametro di sei o sette centimetri e scrivete le
lettere dell'alfabeto attorno ad una sola metà della circonferenza. Poi, tenendo
il pendolo al centro del circolo, pensate alla domanda; il pendolo sillaberà la
risposta. □Se non siete interessati nell'esperimento della domanda-riposta non è
indispensabile che lo eseguiate. Ve lo abbiamo descritto soltanto come materia
secondaria di possibile interesse. Il movimento del pendolo in risposta al
vostro pensiero costituisce la parte essenziale di questo esperimento, e la
facilita con la quale esso si verificherà servirà a determinare (sebbene non in
modo conclusivo) la vostra predisposizione allo sviluppo dell'autoipnosi. Questo
vale anche per la reazione delle braccia nell'esperimento del semaforo, perciò
le risposte del pendolo potranno, entro certi limiti, essere poste in relazione
con la vostra abilità nel comprendere e nell'eseguire le istruzioni,
nell'immaginare determinati simboli e nell'aderire ai procedimenti sistematici.
Noterete che, per quanto riguarda l'uso del pendolo per ottenere delle risposte a
delle domande, mi sono riferito al risultato come indicazione della «vostra
risposta». E' esattamente così: non si tratta di « una risposta », ma della «
vostra riposta ». La direzione del pendolo è governata esclusivamente dagli
impulsi generati dal vostro pensiero ed il riflesso dei vostri desideri e dei
vostri impulsi più profondi. Più grande sarà per voi il significato emotivo
contenuto nella domanda e maggiore sarà la difficoltà di valutare la risposta
indicata dal movimento del pendolo. Se voi attribuite una considerevole
importanza alla domanda, la risposta potrà essere facilmente influenzata da
chiunque vi starà osservando, specialmente se implicato in qualche modo nella
risposta. Studieremo dettagliatamente le risposte emotive più avanti. Per ora,
sarà sufficiente ai nostri fini che vi rendiate conto del fatto che le risposte
descritte altro non sono che il risultato di processi operanti solamente in voi
stessi e che essi non sono causati da alcuna forza o potere sconosciuti.
Esercitatevi a fondo nei fenomeni del pendolo finché non vi sarete
completamente impratichiti e non avrete ottenuto delle risposte soddisfacenti.
Se la parte che riguarda la domanda-risposta vi interessa, esercitatevi per un
po' fin quando la vostra curiosità non sarà stata appagata, ma assicuratevi che
le risposte alle linee e ai circoli siano state sperimentate e capite prima di
procedere all'esperimento successivo.
Il peso fantasma
Quest'esperimento non comprende dei nuovi principi o dei nuovi elementi, ma
costituisce un altro passo avanti verso il controllo fisico delle nostre
risposte fisiologiche e, a questo punto dell'istruzione, faciliterà lo sviluppo
dello schema autoipnotico.
■ Leggete attentamente le istruzioni fino a quando non avrete ben compreso
cosa dovete fare; poi scegliete un momento adatto per eseguirle. Anche se
pensate di non averne bisogno, dedicate alla prima seduta almeno un'ora di tempo
senza interruzioni. E'molto importante non essere pressati da una sensazione di
fretta. Qualora lo riteniate di aiuto per la vostra percezione mentale, potrete
vedere un autentico oggetto prima di tentare di immaginarlo. In questo caso sarà
bene che ve lo procuriate e che lo osserviate. Se sarete in grado di formare una
discreta immagine di una corda resistente e di un grosso peso, bene, se no
procuratevi gli oggetti veri ed osservateli attentamente.

Non appena pronti, sedetevi in una comoda poltrona o sdraiatevi su un divano
o su un letto con un braccio comodamente abbandonato su un bracciolo della
poltrona o lungo il bordo del letto a seconda dei casi. Il braccio dovrà
trovarsi in posizione tale che con un semplice movimento all'esterno potrà
cadere verso il pavimento.
Chiudete gli occhi. Ora immaginate che una corda molto resistente con un
grosso peso a mezza strada dal pavimento, sia legata al vostro braccio.
Immaginate che il peso vi tiri il polso facendolo scivolare dal bordo e cadere
verso il pavimento. Immaginate anche che il braccio, una volta caduto, sia
trattenuto dal peso e che di conseguenza vi sarà difficile risollevarlo.
Immaginate, o pensate bene all'intera sequenza. Cercate di convincervi che avete
veramente una corda legata al polso con un peso attaccato all'altro capo per cui
il braccio scivolerà e cadrà verso il pavimento. A questo punto pensate alle
parole: « Il tuo braccio è pesante, molto pesante. Ogni qualvolta penserai alla
parola " pesante " il braccio diventerà più pesante, scivolerà dal bordo e cadrà
verso il pavimento ».
Questo completerà le istruzioni, ma prima di incominciare ricapitoliamo per
essere certi di avere capito perfettamente tutto. questo è molto importante.
Quando sarete nella posizione suddescritta dovete raffigurarvi la corda, il peso
ed il movimento del braccio. Poi, mentalmente, usando la seconda persona,
descrivete la scena immaginata. Immaginate di scrivere la parola « pesante » e
dite a voi stessi che il (solo) « pensiero » stesso della parola, lo scriverla e
l'immagine dell'azione farà sì che questa accada. Stabilite che, una volta
cominciato, penserete a queste idee con la maggior concentrazione possibile.
Respingete qualunque altro pensiero, tornando sempre all'idea di pesantezza. Se
vi sorprenderete ad analizzare cosa sta succedendo al vostro braccio, questo
sarà il segnale per tornare con la mente alla sequenza.
E' molto importante usare le parole che formano la suggestione in termini di
« seconda persona ». Pensate «tu » non « io ». Supponete sia la vostra « mente
cosciente » a dare ordine al vostro « subcosciente ». Questo varrà per ogni
suggestione che formulerete d'ora in avanti. Manterrete la stessa terminologia
sia che stiate pensando, leggendo o ascoltando la suggestione. Ripeto, durante
l'intero processo pensate a voi come « tu » non come « io ».
□ Alcuni ricordano con più facilità le istruzioni se le leggono elencate nei
particolari, perciò rifarò la lista di ciascun argomento.
1. Immaginate la corda, il peso ed il vostro braccio muoversi secondo la
descrizione.
2. Immaginate di scrivere la parola « pesante » ed accettatelo come il
simbolo che provocherà la risposta.
3. Pensate o dite la parola « pesante » ed accettate anch'essa come un
simbolo. Alternate il pensiero dei simboli con l'immagine della risposta.
4. Evitate di analizzare o di pensare a qualunque altra cosa dal momento
dell'inizio.
Esercitatevi finché non avrete ottenuto una risposta soddisfacente, cioè fino
a quando il braccio non scivolerà via veramente e non avrete la sensazione che
sia davvero molto pesante. Questa pesantezza scomparirà non appena avrete
ripreso le normali attività.
□ Non scoraggiatevi se non ottenete dei risultati immediati o completi.
Benché molti riescano fin dalla prima volta, altri dovranno fare molte sedute
pratiche.
Quando il braccio avrà risposto in maniera soddisfacente continuate a pensare
ancora per un poco, al peso che lo trattiene. Mentre vi raffigurate il peso, se
proverete a sollevare il braccio lo sentirete più pesante. Cercate di
persuadervi che ogni qualvolta proverete ad alzarlo esso risponderà soltanto con
una sensazione di maggior pesantezza.
A mano a mano che proseguirete, il vostro atteggiamento, costituirà il
fattore principale per il raggiungimento di buoni risultati. Con ogni nuovo
esperimento si aggiungerà qualcosa di soddisfacente ed il successo contribuirà a
formare in voi la fiducia e la convinzione nella vostra abilità e nella tecnica
usata. Ingrandite il più possibile nella vostra mente questo concetto. Cercate
di minimizzare ogni mancanza di risposta pensando, invece semplicemente: «
Accadrà presto e la risposta sarà migliore di un'altra ottenuta troppo in fretta
».
Un giusto grado di collaborazione è importante, però questo non vuol dire che
dobbiate eseguire la risposta coscientemente. Significa piuttosto, che dovete
eliminare qualsiasi dubbio sull'esito della risposta stessa. Dovrete agire «
come se » la situazione immaginata esista veramente e come se la risposta non
sia altro che una naturale conseguenza delle circostanze esistenti.
Supponete di essere un attore (o un'attrice) che prova il brano di una
commedia, e che il regista vi abbia chiesto di recitare la parte di una persona
talmente stanca da non essere in grado di sollevare il braccio. Leggerete il
copione fornito per questa scena e poi reciterete cercando di descrivere nel
migliore dei modi il carattere del personaggio che state impersonando. Facendo
questo (cioè fingendo che il braccio sia pesante) proverete in effetti una
sensazione di pesantezza al braccio. Questo è il genere di collaborazione di cui
vi parlavo. Agite « come se » le circostanze immaginate fossero vere.
■ Se incontrerete ancora delle difficoltà nel conseguimento delle risposte,
potrete seguire un'altra procedura che vi aiuterà ad ottenere dei buoni
risultati. Se però eviterete di ricorrervi sarà meglio. Perciò seguite queste
istruzioni soltanto come ultima risorsa.
Prima di una regolare seduta pratica, mettete il braccio fuori dal bracciolo
o lungo il bordo del letto o del divano e premete forte in direzione del corpo
continuando finché resisterete, non di più. Poi, appoggiate immediatamente il
braccio sul bracciolo (o sul bordo del letto secondo il caso) e proseguite con
le normali istruzioni.
Questo procedimento non solo produrrà una vera sensazione di stanchezza e di
pesantezza al braccio, ma predisporrà i muscoli a rispondere nella maniera
desiderata.
Se comprenderete e seguirete esattamente queste istruzioni l'insuccesso sarà
letteralmente impossibile. Esercitatevi finché non avrete ottenuto un buon
risultato prima di proseguire con il prossimo esperimento.
□ A questo punto vi domanderete se il vostro assistente, sempre che ne
abbiate uno, debba o no continuare a seguirvi. La risposta è no, non
direttamente. Potrà aiutarvi a capire meglio le istruzioni leggendovele e
discutendole insieme con voi e potrà inoltre esservi di aiuto nella valutazione
delle risposte durante gli esercìzi pratici. Egli, tuttavia, non dovrà prendere
parte attiva agli esperimenti contenuti in questo capitolo. Nei prossimi
capitoli vi daremo le istruzioni di definita competenza dell'assistente e diremo
come potrà esservi di aiuto.
L'esperimento della fascia elastica
■ Stando comodamente seduti o sdraiati, mettete un braccio in posizione tale
che piegando il polso possiate facilmente vedere le dita ed il dorso della mano
(vedere la figura 7). Mantenete lo sguardo fisso sulla mano mentre allargate le
dita sforzandovi di aprirle il più possibile. Immaginate ora che attorno alle
vostre dita si stringa un resistente e spesso nastro elastico. Pensate che
questa fascia elastica abbia un diametro inferiore a quello della mano pur
essendo molto grosso, e che vi abbiate infilato le dita dentro cercando di
allargarle il più possibile. Avrete ora la sensazione che vi serri le dita.
Pensate mentalmente: « Più cercherai di impedire che le dita si congiungano e
più esse tenderanno ad unirsi ». Cercate di immaginare questa scena. A questo
punto potrete chiudere gli occhi continuando però a costruire l'immagine
dell'elastico che vi serra le dita. Immaginate infine di impedire con molta
forza, ma senza risultato, che le dita si tocchino e pensate: « Quando le dita
si saranno toccate non sarai più in grado di separarle ». Alternate l'immagine
della fascia elastica che vi serra le dita con le parole che formano la
suggestione: (1) più cercherai di allargare le dita, più esse si stancheranno e
tenderanno ad unirsi. (2) Quando si saranno toccate non potrai più
separarle.
Applicatevi finché non avrete ottenuto una risposta soddisfacente.
Quando le dita si saranno toccate cercate di fissare nella vostra mente
l'immagine della fascia elastica che vi stringe fortemente le dita. Poi
immaginate che l'elastico non ci sia più e che le dita si riposino
normalmente.

Seguite le istruzioni suddette mantenendo un atteggiamento forte e positivo.
Qualora incontraste delle difficoltà vi sarà di aiuto eseguire una o due volte
l'esperimento con una vera fascia elastica in modo da sperimentare una reale
sensazione di pressione.
Le dita magnetizzate
Stando comodamente seduti, congiungete le mani, e, appoggiando i gomiti
contro il corpo tenetele ad una distanza di circa quindici centimetri dal viso.
Fissate per un istante gli indici (vedere figura 8) e poi chiudete gli
occhi.

Immaginate che gli indici siano fatti di un metallo fortemente magnetizzato
così che aderiranno dopo essere stati disuniti con la forza. Quando avrete
chiaramente sviluppato questa idea, tenendo le altre dita strettamente unite,
raddrizzate lentamente gli indici tenendoli più che potete lontani uno
dall'altro. Sforzatevi di tenerli staccati, ma pensate che la forte
magnetizzazione farà sì che si uniranno comunque. Mentre si avvicinano,
immaginate che la forza magnetica aumenti e che quando si saranno toccati non
potrete più staccarli. Pensate anche che, piu vi sforzerete per separarli e più
rimarranno uniti.
Vi sarà facile creare quest'effetto al punto da essere realmente incapaci di
separare le dita per pochi secondi o anche più. Sebbene con ogni probabilità non
sarà necessario, potrete se lo desiderate, procurarvi due piccole calamite ed
esercitarvi con esse per calcolare meglio le forze implicate. Ripeto ancora una
volta, di completare soddisfacentemente quest'esperimento prima di passar
ai prossimi due che chiuderanno la serie. L'esperimento delle mani giunte
Unite le mani come nel precedente esperimento poi, lentamente, fatele
ruotare stendendo le braccia in avanti con i gomiti diritti in modo che possiate
vedere le dita ed il dorso della mano (vedi la figura 9). Quest'esperimento è
conosciuto anche con la denominazione di «Stretta di mano cinese» (Chinese
handclasp). Se i pollici tenderanno a separarsi cercate il più possibile di
tenerli uniti come le altre dita. Ora, chiudete gli occhi e immaginate che una
grossa corda sia legata attorno alle vostre braccia all'altezza dei gomiti e che
li avvicini uno all'altro. Immaginate inoltre che una colla liquida molto
consistente sia stata versata sulle vostre mani e che si stia asciugando
amalgamandola insieme in una massa solida. Pensate nuovamente alla corda attorno
alle braccia e immaginate che sia legata ancor più saldamente. Sviluppate
quest'immagine fino a quando non avrete la sensazione che le braccia siano stese
e rigide. Ripensate alla colla che a questo punto si sarà indurita e
solidificata attorno alle mani, e cercate di rammentarlo mentre pensate ancora
un volta alla corda. Quando sarete in grado di immaginare con vividezza la corda
che vi stringe con forza sempre crescente le braccia, potrete provare a separare
le mani, ma sarete incapaci di farlo. Cercate di convincervi che qualsiasi
sforzo facciate le vostre mani rimarranno saldamente incollate e vi renderete
conto che è effettivamente così!

Non provate a separare le mani per più di pochi secondi. Sebbene sia
importante per voi sperimentare questa difficoltà, ricordatevi che non è stata
causata da una forza esterna, ma dallo sviluppo di risposte che sono il
risultato dei nostri stessi processi mentali. Questo è ciò che avete voluto
accadesse per il conseguimento futuro di più importanti risultati. Accettate
per pochi secondi questa risposta come testimonianza del vostro uso effettivo
della visualizzazione che provoca una reazione fisiologica.
□ State imparando che dovete separare quello che è il condizionamento
di una risposta dal significato sperimentale della risposta. Se durante il
condizionamento o il procedimento di suggestione penserete alla probabilità di
funzionamento o meno, diminuirete notevolmente l'efficacia del condizionamento.
Se, viceversa, « saprete » che esso funzionerà contribuirete efficacemente al
successo. L'opposizione sistematica, anche se temporanea, di un'opinione su
un'altra porta alla convinzione. Ed è al raggiungimento di tale convinzione che
noi tendiamo.
Talvolta, proseguendo con questi esperimenti, potrebbero sorgere dei pensieri
negativi come: « Questo procedimento altro non è che parlare a se stessi ».
Non commettete quest'errore! Ricordatevi che ogni procedimento sistematico in
grado di sviluppare un controllo simbolico sulle funzioni fisiologiche deve
necessariamente coinvolgere i vostri processi mentali. Siete voi che dovete
sperimentare, comprendere e stimolare queste risposte. In un certo senso è come
« parlare a voi stessi » o pensare da soli. Ma questa tecnica ha delle ragioni
molto più profonde. Proseguendo sistematicamente attraverso una serie di
complessi episodi psicosomatici vi condizionarete a rispondere ai livelli del
subconscio a stimoli che possono aver origine solo nei livelli
coscienti. Molte di queste risposte una volta condizionate diverranno
autonome. Vedrete più avanti come i simboli che stabiliremo in questo modo
produrranno delle risposte che sarebbe impossibile inibire od invertire con il
solo sforzo cosciente. L'ultimo esperimento di questa serie è intimamente legato
con lo schema dell'autoipnosi, forse molto più delle precedenti prove. E' anche
il primo esperimento nel quale ravviserete una probabile diretta associazione
con risposte che hanno per voi unvalore pratico. Ci serviremo di un simbolo che
vi verrà spiegato in seguito. Usatelo secondo le istruzioni e vedrete come si
collegherà al resto dello schema quando sarete giunti a quel punto. Dedicate a
quest'esperimento almeno un'ora senza interruzioni; non iniziatelo fin quando
non sarete certi di avere questo tempo a vostra disposizione. Leggete e
rileggete a fondo tutte le istruzioni fino a quando non ricorderete chiaramente e
completamente i concetti in esse contenute, così da non dover fare di nuovo
riferimento al testo. Queste istruzioni non sono complicate, ma di vitale
importanza pergli schemi che seguiranno, perciò seguitele alla lettera e,
nel caso, dedicate ad ogni parte dell'esercizio più tempo di quanto nonriteniate
necessario. Qualsiasi tentativo di procedere in fretta potrebbe ostacolare il
successo. Difatti, qualunque forma di ansia eccessiva è inibitoria.
Riscontrerete ben presto che la concentrazione sull'effetto desiderato piuttosto
che sul tempo impiegato per il suo -raggiungimento porterà sempre a dei
risultati migliori. Vi sia di incoraggiamento il fatto che i fenomeni ipnotici
sembrano possedere la caratteristica di succedersi « da soli ». Un esercizio
pratico tenace e risoluto sull'effetto voluto affretterà il conseguimento di
tale effetto.
Tutti sappiamo per esperienza come « contrari » possano essere a volte i
nostri processi mentali quando cerchiamo di ricordare un nome dimenticato. Per
quanto sia facile il nome, spesso accade che più proviamo a ricordarlo e più
ostinatamente la mente si rifiuta di rilasciarlo. Però non appena
desistiamo il nome compare « non si sa da dove » e, molte volte, a questo punto
abbiamo persino dimenticato di aver fatto uno sforzo per ricordarlo. Questo è
quel che accade di frequente con l'ipnosi.
Un esercizio regolare e sistematico con un atteggiamento, per quanto strano
possa sembrare, indifferente a qualsiasi genere di risposta positiva o negativa
sarà molto più efficace di uno sforzo intensivo e di qualunque sensazione di
urgenza.
Rilassamento frazionato
Eseguite quest'esperimento stando sdraiati sul dorso. Mettete un cuscinetto o
un asciugamano arrotolato sotto il collo ponendo la testa allo stesso livello
del corpo cioè senza cuscino. Collocate tuttavia un cuscino sotto le ginocchia
in modo che il vostro corpo sia sistemato nella maniera più piana e comodi
possibile.
La stanza dovrà avere una temperatura costante, senza variazioni o correnti
d'aria.

Dovrete aver mangiato abbastanza di recente in modo da non provare sensazioni
di appetito, inoltre non dovrete interrompere l'esperimento per degli immediati
bisogni corporali.
E' indispensabile una quiete adeguata, non turbata possibilmente da
improvvisi o acuti rumori. Tuttavia, un assoluto silenzio non è consigliabile né
essenziale.
Si dovranno eliminare gli odori ambientali di cibo o di fumo e, se vi farà
piacere, potrete spruzzare o introdurre diversamente nella stanza un leggero
profumo.
Potrete essere nudi o vestiti con abiti non aderenti per consentire agli arti
dei facili movimenti e per non ostacolare o limitare la circolazione e la
respirazione. Vestiti o indumenti sono meno indicati di pigiami o di pantaloni.
Dovrete togliere o allentare cinture, cravatte, colli, ecc.
Una debole illuminazione o una completa oscurità sono da preferirsi ad una
luce brillante o riflessa.
E' controindicata l'influenza di qualsiasi farmaco o tranquillante a meno che
non stiate osservando un preciso regime prescrittovi dal medico. In questo modo
possiamo valutare meglio le risposte che desideriamo evocare attribuendole
soltanto ai procedimenti di cui ci serviamo.
■ Quando sarete nella posizione suddescritta e avrete seguito i nostri
consigli circa l'ambiente circostante, chiudete gli occhi ed immaginate che il
vostro corpo sia fatto di stoffa come ad esempio di soffice flanella. Pensate ai
vostri muscoli come a delle corde di gomma elastiche tese che ora si stanno
rilassando per tornare alla normale pesantezza e flessibilità. Il simbolo questa
volta sarà il numero « 1000-3 » o « mille e tre ». Usiamo qui per primo un
simbolo astratto il cui significato vi verrà spiegato in seguito. Dovrete legare
(contrarre) insieme dei piccoli gruppi muscolari, poi durante la fase di
rilassamento penserete ripetutamente al simbolo «1000-3». Non ha importanza la
maniera usata per pensare a questo simbolo. Potrete semplicemente dire le parole
mentalmente, immaginando di scrivere le parole o i numeri o di vederli
illuminati in un'insegna luminosa. Fatelo nella maniera che ritenete più
semplice.
Mentre legate ciascun gruppo muscolare a cominciare dagli alluci fin su
attraverso tutto il corpo, continuate a pensare che questi muscoli siano come
delle corde di gomma molto tese. Durante il rilassamento pensate ripetutamente
al simbolo o alla immagine « 1000-3 ». Cercate inoltre di persuadervi che tutti
i muscoli del vostro corpo continueranno a rilassarsi sempre più profondamente
anche quando non proverete più questa sensazione.
L'intero procedimento sarà ora descritto nei particolari, e dovrete impararlo
veramente a memoria prima di eseguirlo praticamente.
Iniziando dagli alluci curvateli verso il basso e premete forte pensando che
i loro muscoli siano delle cordicelle di gomma molto tese. Poi... lasciate che
si rilassino e pensate: « 1000-3 », « 1000-3 », « 1000-3 » Figuratevi ora questi
muscoli come se fossero dei pezzi di fune flessibile, senza tensione... e senza
energia... molli, pieghevoli e rilassati. Dopo di che curvate le caviglie in
modo che i piedi siano puntati in direzione del corpo; ripetete l'esercizio di
prima, cioè legateli stretti per avere la sensazione esatta dei muscoli e
dell'area implicata, poi rilassateli pensando ripetutamente: « mille e tre »,
ecc. Seguiranno le gambe, dovrete stenderle diritte in avanti con gli alluci
rivolti nella direzione opposta al corpo. Legate i muscoli del polpaccio e della
coscia più fortemente possibile. Poi... rilasciateli: flessibili e abbandonati
mentre pensate al simbolo « 1000-3 ». Dedicate almeno dieci secondi o più a
ciascun gruppo muscolare. Agite allo stesso modo sulle natiche. Successivamente
tirate un profondo respiro e ripetete l'esercizio, rilasciandovi mentre
espirate. Ora fate quanto segue senza inarcare il dorso: piegate le spalle in
avanti, legate i muscoli posteriori e sempre pensando a « 1000-3 » visualizzate
i vostri muscoli. Seguiranno le braccia. Sollevatele ben diritte verso il
soffitto con le dita stese; spingete forte, poi lentamente curvate le dita fino
ad ottenere un pugno ben stretto e piegate i gomiti portando i pugni all'altezza
delle spalle continuando a stringere i muscoli delle mani e delle braccia.
Lasciate quindi cascare lateralmente le braccia ora abbandonate e flessibili e
pensate di nuovo al simbolo « 1000-3 ».
Piegate la testa in avanti finché il mento non avrà toccato il torace. Legate
i muscoli posteriori del collo. Questi muscoli sono particolarmente importanti
data la loro vicinanza ai tronchi nervosi che hanno origine nel cervello. Ora,
lentamente, girate la testa da una parte all'altra mantenendo tutti i muscoli
del collo tesi. Eseguite questo movimento tre o quattro volte, poi lasciate
cadere comodamente la testa all'indietro senza inte
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