CAPITOLO I
Alcuni principi sul condizionamento
Agli inizi del secolo il fisiologo russo, Ivan Pavlov, divenne per i suoi
esperimenti sulle funzioni digestive dei cani. Une delle sue scoperte
incidentali, destinata ad assumere in seguito un'importanza ancora maggiore, si
basava sull'osservazione cha i cani possono essere addestrati, o condizionati, a
salivare al suono di un campanello. Il valore di questa scoperta, in relazione
al comportamento sta nel fatto che è stato successivamente dimostrato come su che
gli esseri umani possano essere condizionati a rispondere di uno stimolo in
maniera diversa da quella comunemente prodotta dsll'applicazione di quel particolare
tipo di stimolo. Per essere più chiari diremo che non è insolito prevedere la
reazione in un cane sottoposto alla vista o all'odore del cibo, specialmente se
l'animale è affamato ed il cibo è poco lontano da lui.
Tuttavia,il verificarsi di questo fenomeno, senza la presenza il cibo, ma al
solo suono di un campanello è un fatto alquanto imprevisto a meno che,
naturalmente, all'osservatore non sia dedito allo studio dei processi delle risposte
condizionate. Questo, e molti altri tipi di comportamento, si possono produrre sottoponendo ripetutamente un animale (anche l'uomo)
ad une stimolo che solleciti
la risposta voluta, mentre, quasi conteporaneamente, lo si espone al nuovo stimolo
per mezzo del quale si desidera provocare la stessa risposta. Questo nuovo
stimolo sarà analogo al suono del campanello sopra menzionato e non tale da
provocare abitualmente la risposta che si cerca di condizionare.
Chiunque desideri attuare l'autoipnosi attraverso queste tecniche, dovrà
avere una assoluta padronanza di questi principi, padronanza essenziale non solo
per lo sviluppo della tecnica in sé, ma anche per utilizzare con intelligenza le
istruzioni contenute nei successivi capitoli.
Pertanto, descriveremo numerosi altri esempi di risposte condizionate negli
animali, e illustreremo l'importanza dell'applicazione di questi principi in
relazione al comportamento umano.
Consideriamo innanzi tutto gli effetti che differenti tipi di condizionamento
avranno su un comune gatto domestico — un gatto che sia socievole, sano, e nel
complesso abbastanza soddisfatto della sua vita.
Supponiamo ora che il nostro gatto venga posto in un'ampia gabbia con molto
spazio per muoversi e che si nutra ogni giorno da una cassetta posta in un
determinato angolo della gabbia. Se il pasto avverrà tutti i giorni circa alla
stessa ora, si osserverà ben presto nel gatto un maggiore interesse per quel
particolare angolo, ogni giorno a quella data ora. Tenderà a dirigersi verso
quell'angolo ed a sostarvi con un'aria di attesa. Inoltre, si avvicinerà alla
cassetta senza fretta se la quantità di cibo è adeguata, o precipitosamente se è
scarsa.
Ora, se la quantità del cibo verrà mantenuta intenzionalmente al di sotto di
un livello soddisfacente, e se, ogni giorno qualche istante prima dell'ora del
pasto si suonerà un campanello, il gatto accorrerà invariabilmente verso
l'angolo. Il processo di condizionamento comincia ad operare. Ben presto il
gatto risponderà al suono del campanello in qualsiasi momento del giorno o della
notte, che il cibo ci sia o meno.
La risposta che conduce il gatto verso l'angolo al suono del campanello potrà
essere meglio condizionata con l'applicazione di uno stimolo doloroso.
Immaginiamo di collocare sul fondo della gabbia una grata di metallo percorsa da una leggera corrente elettrica. Se
tutti i giorni, subito dopo il suono del campanello, si somministrerà una scossa
elettrica per un tempo uguale a quello impiegato dal gatto per raggiungere
l'angolo, la risposta dell'animale assumerà presto un carattere di grande
urgenza. Dopo un limitato numero di esperimenti con questa tecnica di
condizionamento, il gatto avrà dei seri motivi per volare letteralmente verso
l'angolo ogni qual volta udrà il suono del campanello... anche quando il suono
non sarà seguito dalla scossa elettrica. A questo punto il gatto reagirà al
suono del solo campanello con reazioni che sarebbero molto più adeguate
all'applicazione della scossa. (Queste potranno sembrare misure un po' eccessive
da usare contro un povero animale indifeso, un tempo così socievole, ma questo è
il genere di esperimenti che ha permesso di aumentare notevolmente le cognizioni
sul comportamento umano, e perciò sono forse scusabili).
Un condizionamento di questo genere può essere portato a ben più estreme
conseguenze per il povero gatto, facendolo diventare nevrotico o perfino,
secondo ogni apparenza, psicotico.
Supponiamo che il gatto, dopo essere stato perfettamente condizionato a
rispondere al campanello accorrendo verso l'angolo, sia egualmente ben
condizionato a rispondere al suono di un campanello diverso dirigendosi
altrettanto precipitosamente verso l'angolo opposto. Cosa accadrà se il primo e
il secondo campanello suoneranno simultaneamente? Il gatto dovrà fare una
difficile scelta: sarà combattuto fra due risposte urgenti. Se il
condizionamento verrà continuato con l'applicazione della scossa elettrica a
tutte le aree della gabbia, contemporaneamente al suòno di entrambi i
campanelli, togliendo così al gatto qualsiasi possibilità di evitare lo
spiacevole stimolo, esso diventerà ben presto nervoso e, in un secondo tempo,
nevrotico.
Aumentando l'intensità e la frequenza degli stimoli condizionanti si può
provocare nel gatto il comportamento di un animale rabbioso. Perderà qualsiasi
interesse nel cibo e, al suono simultaneo del campanello miagolerà e tremerà,
cessando di agire nella maniera prevista in un gatto normale.
Questa condizione avversa può essere resa permanente intenzionalmente e per
un preciso scopo. Quello che prima era un anis male docile e socievole sarà ora
uno psicotico fascio di nervi e di carne. Il suo peso diminuirà perchè rifiuterà
il cibo; tremerà e inarcherà il dorso alla minima provocazione e non risponderà
affatto in maniera razionale ai tentativi di avvicinarlo o di nutrirlo.
Se non verranno adottati dei provvedimenti per desensibilizzarlo o per
decondizionarlo l'animale non avrà grandi possibilità di guarigione. Continuerà
a reagire nella maniera anormale descritta a qualunque stimolo associato anche
lontanamente con l'ambiente in cui avvenne il condizionamento. Se tuttavia,
verrà posto in un altro ambiente, il più possibile diverso da quello in cui è
avvenuto il condizionamento, vi saranno buone probabilità di guarigione. Se
riusciremo a farlo mangiare di nuovo e se saranno attentamente evitati stimoli,
quali scosse elettriche e campanelli, il gatto potrà mostrare un aumentato
interesse per il cibo e, col tempo, calmarsi.
Allorchè avrà ripreso le normali abitudini nutritive, il gatto potrà essere
gradualmente privato del cibo in modo che il desiderio di quest'ultimo divenga
tanto forte da dominare qualunque altra risposta. A questo punto il debole suono
di un campanello durante l'ora del pasto non provocherà che una leggera ansia
tendente a diminuire rapidamente, e anche aumentando gradualmente il volume del
suono ad ogni pasto, le risposte di ansia potranno essere del tutto eliminate.
Adottando lo stesso procedimento per il suono del secondo campanello verrà
rimossa l'ansia collegata ad esso.
Ora che abbiamo visto come si applica il processo di condizionamento che
provoca negli animali risposte tanto negative che positive, possiamo procedere a
esaminare quale reazione possono avere, con il comportamento umano, processi
analoghi.
Supponiamo che, per ragioni sperimentali, si desideri conndizionare una
persona a battere la palpebra dell'occhio sinistro ogni qualvolta sente la
parola « rosso ». E' stato riscontrato che negli esseri umani, a differenza
degli animali, un'idea o simbolo mentale, ha almeno entro certi limiti, la
stessa efficacia di uno stimolo sensoriale. In altre parole, un'idea tende a
generare la realtà di ciò che essa rappresenta. Quel che si cerca di determinare
è se tale idea o simbolo possa o meno provocare una risposta prevedibile.
Dovremmo innanzitutto trovare il modo di far battere la palpebra al nostro
soggetto con l'applicazione di uno stimolo controllato che non lo danneggi in
alcun modo. Questo potrebbe essere un soffio d'aria emesso in direzione
dell'occhio aperto attraverso un tubo, come ad esempio una comune cannuccia di
paglia. La corrente d'aria sarà considerata lo stimolo incondizio-nato (S I)
dato che si prevede produca la risposta desiderata. Dopo aver determinato la
quantità o l'intensità di aria necessaria per costringere il soggetto a battere
ogni volta la palpebra, possiamo pronunciare la parola « rosso » (lo stimolo
condizionante o S C) e farla seguire immediatamente dal soffio d'aria. Si è
riscontrato che il condizionamento è più efficace quando lo stimolo
condizionante precede di un breve intervallo lo stimolo incondizionato. Dopo
numerose prove si osserva che la parola « rosso » anche se non è seguita dal
soffio d'aria, indurrà la persona a battere la palpebra. Otto o dieci prove sono
generalmente sufficienti, se no, altre dieci circa otterranno sicuramente il
risultato voluto.
Il condizionamento eseguito in questo modo non sarà permanente. Sarà
necessario rafforzarlo periodicamente o ideare la maniera di « generalizzarlo »
con qualcosa a cui il soggetto sia esposto di frequente. Finora abbiamo
condizionato la risposta ad uno stimolo sensorio, il suono della parola « rosso
». Possiamo completare l'esperimento chiedendo al soggetto di pensare alla
parola « rosso » ad ogni prova immediatamente prima del soffio d'aria
nell'occhio. Ben presto risponderà correttamente alla sola idea in sè. In luogo
della parola « rosso » possiamo usare l'idea di un cibo, oppure di un'azione
come quella di raccogliere un cucchiaio. Più intensa e più frequente sarà
l'applicazione dello stimolo incondizionato e più la risposta allo stimolo
condizionato sara saldamente stabilizzata.
Il condizionamento a ulteriori stimoli in aggiunta a quelli originali viene
chiamato generalizzazione. Ciò può verificarsi talvolta inaspettatamente. Se uno
di questi stimoli è rappresentato da qualcosa che la persona fa, pensa o alla
quale è esposta di frequente, la risposta verrà automaticamente rafforzata e
resa relativamente stabile.
D'altra parte, se lo stimolo condizionante viene applicato di frequente senza
lo stimolo incondizionato, la risposta potrà diminuire e, col tempo,
scomparire.
In questo modo un individuo potrà essere condizionato (o autocondizionarsi) a
rispondere ad un'immagine mentale o simbolo, con i pensieri, le sensazioni, o le
azioni volute. Inoltre si può ottenere che le risposte desiderabili così
condizionate, dominino o sostituiscano quelle indesiderabili provocate
precedentemente da stimoli uguali o analoghi.
Nella vita quotidiana gli individui sono esposti a degli stimoli
condizionanti. Fin dalla nascita, e da allora in poi, quegli stimoli
strettamente collegati agli inevitabili stimoli incondizionanti, condizionano,
generalizzano ed estinguono costantemente le loro risposte, sia negative che
positive. In certi individui molte risposte sono solo leggermente condizionate e
vengono prontamente estinte. In molti altri, naturalmente, sono condizionati
intensamente e, a meno che non vi sia un'esposizione ugualmente intensa a
stimoli negativi, il condizionamento esisterà sempre come parte della
personalità.
Tra questi due estremi esiste un numero infinito di risposte e di schemi di
risposte soggette ad infiniti gradi di modificazione e di rafforzamento.
Fortunatamente, la maggior parte di esse sono positive o desiderabili, cioè sono
fattori importanti nei confronti della sopravvivenza, dell'apprendimento e del
godimento.
Quelle negative sono importanti elementi rivelatori di un trauma emotivo,
come l'ansia di adattamento, la tensione e la fatica.
Molti studiosi ritengono che ogni sensazione od espressione umana implichi un
condizionamento. E' probabile che questo sia vero.
Prendiamo ora un ipotetico essere umano e vediamo come, per un determinato
periodo, si possano applicare i principi delle risposte condizionate ad una
varietà di situazioni e di schemi di comportamento.
Il nostro soggetto potrebbe essere una bambina di tre o quattro anni che vive
con i genitori in una tipica città americana.
Consideriamo ora quel che spesso avviene quando impara a leggere e a parlare.
Forse la bimba ha un libro con figure di animali e relativi nomi scritti a
grandi lettere, e le viene, ad esempio, ripetutamente mostrata la figura di una
mucca pronunziando simultaneamente la parola « mucca ». Ogni qual volta se ne
presenta l'occasione adatta le sarà additata una mucca vera e, di nuovo, la
parola verrà ripetuta molte volte. Dopo un numero sufficiente di spiegazioni di
questo genere la bambina risponderà al suono della parola con un'immagine
mentale della parola stampata, della figura della mucca o dell'animale vero.
Raggiungerà un condizionamento generalizzato, in maniera da rispondere ad uno
qualsiasi di questi stimoli con immagini mentali di ciascuno o di tutti gli
altri. Sarà un continuo processo di rafforzamento e la bambina infine « imparerà
» attraverso il condizionamento delle risposte il rapporto delle parole
(simboli), sia stampate che parlate, con le figure e gli oggetti.
L'apprendimento quindi è un processo di risposte condizionate.
Molti psicologi ritengono che tre siano i metodi attraverso i quali
impariamo: la ripetizione meccanica o memoria; l'apprendimento per tentativi
successivi; la risposta condizionata.
Va oltre l'intento di quest'opera discutere dettagliatamente ognuno di questi
metodi. Vale la pena, tuttavia, sottolineare che ognuno di essi comporta stimoli
e risposte e che, con ogni probabilità, la ripetizione meccanica e
l'apprendimento per tentativi successivi si spiegano anch'essi con
l'apprendimento per risposta condizionata. Può darsi, com'è convinzione dell'A.
e di molti altri studiosi, che tutto l'apprendimento risulti dal condizionamento
delle risposte. Con tutta probabilità si può affermare che l'apprendimento si è
verificato quando una sequenza stimolo-risposta diviene interscambiabile.
Quando la bambina ha imparato la parola « mucca », ogni simbolo connesso con
il concetto di « mucca » è divenuto interscambiabile come stimolo e/o risposta.
La vista di una mucca vera agisce da stimolo per provocare in risposta la
visualizzazione della parola stampata. In questo caso, un'immagine sensoriale è
lo stimolo e la visualizzazione mentale, la risposta. E' evidente che
un'immagine sensoriale della parola stampata (o anche una immagine mentale)
evocherà ora la visualizzazione della mucca.
Abbiamo così una caratteristica di « interscambiabilità » fra stimolo e
risposta.
Nell'apprendere il concetto completo di « mucca » questa caratteristica deve
essere estesa fino ad includere il suono della parola e la figura di una mucca
che il bambino potrà descrivere con la parola, lo scritto, il disegno, oppure
additando l'animale. Prima che sia stato raggiunto questo grado di
apprendimento, il valore di stimolo della parola scritta è praticamente nullo:
appartiene alla stessa categoria di una sillaba senza senso e assume significato
per il bambino solo quando viene condizionata, prima come stimolo, poi come
risposta ed infine come stimolo-risposta interscambiabili.
La generalizzazione ha inizio quando simboli che non sono contenuti nel
concetto originale vengono ad esso associati. Ad esempio, quando la parola «
latte » verrà associata con uno qualsiasi dei simboli nel concetto di mucca,
servirà non solo a rafforzare ognuno di questi simboli, ma si inserirà
stabilmente in un'altra costellazione di simboli come quelli associati a «
bottiglia », « bianco », « cibo », ecc.
Abbiamo qui una base ragionevole per considerare il condizionamento come il
processo che forma il sustrato dell'apprendimento e della fissazione mnemonica.
Il lettore si renderà meglio conto della funzione dell'interscambiabilità
stimolo-risposta eseguendo egli stesso i seguenti esercizi: analizzate cosa
avviene nella vostra mente, nei muscoli delle labbra e nelle corde vocali mentre
leggete la seguente descrizione: Un... animale... bianco... peloso... con...
occhi... rosa.. e... orecchie... lunghe.
Si è formata nella vostra mente l'immagine di uno specifico animale? E avete
detto mentalmente il suo nome? Osservate ora che cosa accade nel leggere
il nome di quest'animale... CONIGLIO. Forse avrete detto il nome dentro di voi e
avrete osservato che nel farlo le vostre labbra si muoveranno
impercettibilmente, avrete notato anche una differenza nella tonicità delle
corde vocali.
Fate la stessa cosa con varie parole come « albero », « automobile », « casa
» ecc. Provate con parole che non descrivano oggetti e cose come: « triste », «
gaio », « ridere », « veloce », ecc. Parlate con qualcuno che sia a conoscenza
di una lingua straniera a voi sconosciuta e pregatelo di scegliere qualche
parola di quella lingua e di scriverla senza dirvene, sulle prime, ne il
significato né il suono. Notate lo scarso valore associativo che ha la sola
vista della parola. Poi domandate di udirne il suono e considerate la vostra
reazione mentre lo ripetete continuando a guardare la parola scritta. Infine,
chiedetene il significato e a questo punto osservate le vostre reazioni.
Attraverso questo procedimento vi renderete più chiaramente conto di come
avviene l'apprendimento e potrete constatare da soli come il condizionamento
svolga il ruolo principale. Potreste anche controllare il tempo che occorre e i
procedimenti necessari per imparare la parola tanto da essere in grado di
scriverla, pronunciarla e definirla senza l'aiuto di nessuno.
L'A. nonostante le sue ricerche in vari testi, non ha mai trovato menzione
della visualizzazione come associata agli esperimenti di tipo Pavloviano sui
cani. Alla luce delle suddette osservazioni si potrebbe invece concludere che il
suono del campanello non è lo stimolo diretto che provoca l'eccessiva
salivazione, ma è lo stimolo che suscita la visualizzazione del cibo. Questa a
sua volta è lo stimolo che provoca la salivazione.
Si deve chiaramente intendere che la visualizzazione mentale non è limitata
alle percezioni visive. Sebbene queste siano le più comuni si possono altresì
provocare visualizzazioni uditive, olfattive, gustative e di altre sensazioni
come il tatto, il dolore, la pressione, il solletico, ecc.
Nei cani la visualizzazione evocata è, molto probabilmente, quella olfattiva
dato che i cani non distinguono i colori. Un cane può riconoscere la differenza
fra certi colori, ma ciò è dovuto più alle variazioni di luminosità che di
tonalità. E' inoltre alquanto improbabile che i cani possano concepire delle
idee... Ciò appare evidente quando anche i cani meglio addestrati dimostrano di
non rendersi conto affatto o pochissimo della ragione delle loro risposte a
certi stimoli. L'A. un tempo possedeva un cane, « Duca », che al comando
(generalmente dato sotto forma di domanda) « Duca che cosa preferiresti essere
un commesso o un cane morto? » si lasciava cadere a terra facendo il « finto
morto ». Duca era stato condizionato a recitare questa divertente commedia
rispondendo allo stimolo « cane morto » dietro compenso di gustosi bocconi ad
ogni risposta esatta.
Per lui, le parole che precedevano immediatamente lo stimolo non avevano
alcuna importanza. Duca tra la costernazione di commessi, dottori, artisti, ecc.
e tra il divertimento degli spettatori, sembrava preferire la « morte »
piuttosto che essere classificato in una qualsiasi delle suddette professioni.
Il comportamento di Duca in realtà, non dipendeva dal suo potere o dalla sua
abilità discriminatoria. Il cane sì sarebbe gettato a terra con altrettanta
facilità alla domanda: « Se tu non potessi fare il commesso vorresti essere un
cane vivo o un cane morto? ».
L'addestramento di Duca era stato perfezionato attraverso un considerevole
condizionamento e molti bocconcini prelibati. Quando Duca recitava il suo breve
atto stando sdraiato a terra, era la visualizzazione, con ogni probabilità di
natura olfattiva — l'odore immaginato di un bocconcino in arrivo — a trattenerlo
inchiodato al suolo e certamente non la vergogna di essere o di non essere un
commesso.
Troviamo analoghi principi nello sviluppo degli schemi di comportamento della
nostra ipotetica bambina. Ella tuttavia, dato il suo sistema nervoso molto più
complesso, sarà in grado di ritenere e di associare un numero maggiore di idee.
Il suo potere ideativo è di gran lunga superiore a quello del cane o di
qualsiasi altro animale. Quando verrà punita per essersi comportata in una
determinata maniera o sarà premiata per certi tipi di comportamento, imparerà
presto a rispondere Gon schemi appropriati di avvicinamento o di fuga.
Dobbiamo dire ancora una volta che l'intensità e la frequenza degli stimoli
condizionanti sono direttamente proporzionali all'intensità della risposta.
Quando il premio è grande o la punizione severa, la risposta è ancor più
profondamente condizionata.
Non rientra negli intenti di questo volume dare una descrizione
particolareggiata dei principi dell'educazione infantile. Vorremmo far
chiaramente comprendere però, che quando un bambino è picchiato per essere stato
« cattivo » nella sua mente il dolore degli scapaccioni si associa ben presto
all'azione compiuta prima di riceverli. Il bambino impara in poco tempo che
Compiere quell'atto porta invariabilmente ad un risultato doloroso e sarà meno
portato a farlo da quel momento.
Naturalmente, se il bambino a volte compie l'azione senza essere punito, si
avrà l'effetto opposto in proporzione al grado di soddisfazione che il bambino
trae dall'azione stessa.
Esiste tuttavia una eccezione assai importante che non infirma in alcun modo
i principi in questione. Si tratta del caso in cui il bambino continua ad agire
nella stessa biasimevole maniera malgrado le punizioni. Quando questo si
verifica significa semplicemente che sta operando in lui uno stimolo più forte;
per esempio il desiderio di attirare l'attenzione. Quando il bambino pensa di
non essere l'oggetto dell'attenzione di cui sente di avere bisogno, trasforma la
punizione in «premio ». Se il solo modo di attirare l'attenzione sarà quello di
fare qualcosa di proibito, il premio dell'attenzione ricevuta può superare di
gran lunga il dolore della punizione, e quindi la riprovevole azione sarà
ripetuta.
Per condizionare un bambino a dare delle « buone » risposte bisogna premiarlo
adeguatamente per le buone azioni oltre che punirlo per le « cattive ». Quando
sono interessati elementi riguardanti l'attenzione e l'affetto, quello che per
l'adulto può sembrare un premio o una punizione può essere considerato dal
fanciullo in maniera del tutto opposta.
Per continuare ad occuparci dei possibili effetti delle risposte
condizionanti sul nostro ipotetico soggetto, potremmo prendere in considerazione
in che modo il bambino impari ad evitare le situazioni dolorose o
pericolose.
Supponiamo che nell'ambiente dove egli vive esista una grande stufa nera.
Sappiamo che la grandezza di una stufa, o di qualunque oggetto gli apparirà
differente da come la vede un adulto semplicemente perchè il bambino è più
piccolo di un adulto ed osserva ogni cosa da un angolo diverso. Quel che può
sembrare medio o normale ad un adulto, spesso appare enorme al bambino. Inoltre
le cose che non conosciamo o non comprendiamo possono assumere un'importanza
maggiore. La paura dell'« ignoto » è un'esperienza comune a molti di noi, adulti
o bambini, ma nella maggior parte dei casi il numero degli oggetti sconosciuti
al bambino è superiore.
Il bambino avrà spesso sentito dire che la stufa è « calda » e che toccandola
si « farà male »; però non avendo ancora sperimentato la sensazione di « caldo »
non ha ancora imparato che può essere doloroso toccare delle cose calde. La
tendenza del bambino è quella di esplorare e di scoprire le cose da solo.
Quest'atteggiamento potrà fargli desiderare di toccare la stufa a dispetto di
qualunque avvertimento, specialmente se penserà che agendo in quel modo attirerà
l'attenzione su di lui. Può accadere che tocchi la stufa quando è fredda ed in
questo caso c'è ancora in serbo per lui una spiacevole sorpresa. Nel caso che la
stufa sia calda, lo stimolo doloroso potrà essere così forte da condizionarlo,
una volta per tutte, ad evitare di toccarla. Potrà anche avere appreso ad agire
con una risposta di fuga dopo essere stato avvertito circa altri oggetti che
scottano. Potrebbe viceversa cercare di toccare molte volte prima che la
risposta di fuga diventi condizionata. Se qualcuno osservando questo processo
avrà menzionato ogni volta la parola « caldo », il bambino avrà presto imparato
ad evitare altri oggetti caldi quando verrà avvertito.
Vediamo ora come questo potrebbe portare a delle situazioni che
influenzeranno il bambino nella vita futura.
Supponiamo che egli cada accidentalmente contro la stufa e si ustioni
gravemente. Questo avvenimento potrà condizionarlo così fortemente per cui più
nessuno potrà in seguito riuscire a farlo avvicinare ad una stufa. Lo stimolo
della grande stufa nera potrà generalizzarsi al punto di fargli evitare tutto
ciò che è grande e nero. Il condizionamento potrà anche essere prodotto da altri
stimoli presenti al momento dell'incidente: il colore delle pareti, il rumore
della pentola che bolle, l'odore del cibo, e persino le persone che si trovavano
nella stanza. Nella vita futura il bambino potrà diventare un adulto che alla
vista di una grossa automobile nera entrerà in uno stato ansioso. Questo
fenomeno potrà verificarsi anche quando l'incidente della scottatura è stato da
lungo tempo dimenticato e la paura delle stufe passata. Le risposte di fuga e di
ansia possono essere state generalizzate e rafforzate così che l'unica rimasta,
connessa con l'incidente originale, potrebbe essere l'antipatia per un
particolare colore. La causa determinante di questa reazione, tuttavia, potrà
essere un mistero per l'individuo e per chiunque altro fosse presente
all'incidente che lo ha determinato.
L'iniziale risposta di fuga può diminuire col tempo a mano a mano che il
bambino impara che può avvicinarsi ad una stufa calda senza toccarla e senza
provare dolore. Quando la risposta di fuga si è verificata ad un alto livello,
tuttavia l'effetto stimolo-oggetto potrà essersi generalizzato verso altre cose
di uguale misura, forma, colore e suono. La reazione di fuga a quel punto potrà
essersi rafforzata continuamente nel corso degli anni di modo che nella vita
adulta l'individuo diventerà nervoso, ansioso o depresso, alla vista di
qualunque oggetto grosso e nero pur non avendo alcuna paura della stufa che
originariamente ha condizionato la risposta.
Un adulto potrà provare antipatia, o reagire ancor più violentemente ad
alcuni colori, suoni, persone o situazioni, senza essere in grado di capire o di
spiegarsi il perchè. Questo è indubbiamente dovuto a un precedente
condizionamento causato da avvenimenti impossibili da ricordare.
Vediamo quali possono essere le possibili ragioni per cui un individuo può
aver paura dell'isolamento, di trovarsi chiuso in uno spazio limitato come in
ascensore e tuttavia non ricordare di essersi mai spaventato per una situazione
simile. Una possibilità, che non intendiamo applicare ad alcun caso specifico,
ma usare solo a scopo illustrativo, potrebbe essere quella di un padre che gioca
con il figlioletto sul pavimento della cucina. Immaginiamo che la famiglia abbia
appena ricevuto qualcosa consegnata in una grande scatola di cartone e che il
padre abbia infilato la scatola sulla testa del bambino, che la sollevi di tanto
in tanto per ischerzo lasciandola poi ricadere su di lui. Una specie di
nascondarello: un gioco divertente e un piacevole passatempo per entrambi.
Supponiamo ora che il campanello della porta suoni e che il genitore dimentichi,
momentaneamente, il bambino infilato nella scatola per correre ad aprire. Egli
pensa probabilmente che al bambino non accadrà nulla per pochi minuti, o non
considererà neanche questo. Nel frattempo il bambino è in attesa che la scatola
venga di nuovo sollevata e quando si accorge che cio non avviene si stanca
presto di aspettare. Tenterà di sollevarla da solo e non troverà un punto di
appiglio. In questa lotta i suoi piedi potranno toccare uno dei lati della
scatola e le mani quello opposto. Potrà avere la sensazione di essere
rinchiuso... intrappolato. Nessun essere umano o animale può sopportare questa
sensazione. Più cercherà di liberarsi e più si sentirà impotente. Si spaventerà,
forse fino al parossismo. Quando il padre finalmente ritornerà, potrà rendersi
conto in parte di quel che è accaduto, ma non potrà mai supporre l'intensa
impressione provata dal bambino. Se il bambino non smetterà immediatamente di
piangere c'è caso che egli lo picchi per interrompere il fenomeno isterico, e
questo, naturalmente, non farà che rafforzare l'effetto traumatico
dell'avvenimento nella mente del bambino.
Negli anni seguenti potranno accadere altri fatti che condizioneranno queste
sensazioni mentre l'episodio iniziale sarà lentamente dimenticato. In futuro
egli potrebbe trovarsi in un ascensore che si ferma improvvisamente fra due
piani, e restare anche senza luce. La sua reazione potrà andare da una leggera
espressione o sensazione di nervosismo ad una gamma di risposte sempre più
violente fino a raggiungere proporzioni di panico. Con tutta probabilità sarà
incapace di spiegare le sue emozioni o il suo comportamento, persino a se
stesso, e si chiederà se sia o meno un codardo. Potrebbe d'altra parte superarlo
facilmente, ma continuare ad angustiarsene irritato per il contrattempo.
Il punto è che un adulto può spesso comportarsi in una maniera che risulta da
un precedente condizionamento anche quando in lui è annullata la consapevolezza
dell'episodio condizionante. Ciò vale sia per le risposte positive che negative,
di adattamento e inadattamento; per gli schemi di comportamento costruttivi o
distruttivi, tutti condizionati in vario modo da precedenti esperienze od
avvenimenti; per le risposte condizionate agli stimoli incessanti, interni ed
esterni, ai quali siamo tutti esposti.
Molte sofferenze umane, paure, ansie, senso di colpa e dolore vengono
condizionate allo stesso modo. E così nascono i nostri piaceri. Le lacrime non
sono il solo frutto di questo strano raccolto. Anche i semi dell'allegria,
dell'amicizia, dell'orgoglio e della compassione vengono gettati e coltivati da
processi di condizionamento.
Forse quel che suscita in noi maggior interesse è il fatto che tali risposte
non solo sono condizionate, ma possono essere decondizionate, alterate o
rafforzate, che risposte negative possono essere sostituite da risposte
positive; che l'intera struttura della personalità può essere ricostruita.
Alcune modificazioni auspicabili possono sembrare facili da realizzarsi,
altre difficili, alcune apparentemente impossibili. Lo sapremo solo
provando.
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